giovedì, 07 settembre 2006
Questa notizia la posto perchè mi ha fatto tanto ridere la storia di questa ragazza squattrinata che ha avuto fortuna, e la domanda ingenua che si è posta "perché non si dovrebbe poter dormire in mezzo alle spighe?". In bocca al lupo a tutti gli squattrinati in cerca di un lavoro romantico!


In Germania la prima struttura open air: 15 «stanze» in un campo coltivato.

Si dorme sotto baldacchini, coperti di fieno. «È il nuovo turismo ecologico», né radio, né tv: solo grilli e civette. 7 euro a notte.

BERLINO — «Un letto nel grano è sempre libero, i grilli cantano e c'è profumo di fieno», cantava nel 1976 Jürgen Drews, ibrido tedesco tra Gianni Morandi e i Righeira.
Ma se passate dalle parti di Bad Kissingen, cittadina dell'Alta Baviera, forse è meglio prenotare.
Perché tra le spighe, di questi tempi, lo spazio rischia di essere limitato. Bett im Kornfeld, «Letto nel grano»: il primo vero open-air hotel del mondo, quindici stanze senza pareti — tre metri per tre di campo su cui le spighe sono state spianate per lasciar spazio a un letto matrimoniale in ferro battuto; al posto delle coperte, mucchi e mucchi di fieno.
La reception è una tenda da circo a spicchi colorati, sopra ogni «camera» un baldacchino di tela per ripararsi dalla pioggia.
Chi vuole si porta sacco a pelo o lenzuola — in campagna, di notte, fa freschino —, altrimenti ci si seppellisce tra l'erba secca, lasciandosi inondare da profumi e sensazioni, e ci si addormenta nel silenzio più assoluto (frinire di grilli e richiami di civette, ovviamente, non fanno testo).
Niente luci, niente radio, figuriamoci cellulari o televisioni: chi sceglie di trascorrere una o più notti al «Bett im Kornfeld» non cerca comodità da grande albergo, ma un contatto più profondo con la natura.
Lontano dalla pazza folla.
La fuga, ora, è possibile; e gli ospiti si precipitano qui da tutta la Germania, conquistati da un semplice passaparola.

Gli amanti del riposo senza muri devono paradossalmente ringraziare la crisi economica: «Era l'estate del 2002 — racconta oggi Monika Fritz alla Süddeutsche Zeitung — ed ero completamente spiantata. Volevo fare qualcosa di emozionante, romantico e legato alla natura — ma che non mi costasse niente».

Il Letto nel grano è nato così, dal desiderio di vacanze di una «ecotropologa», come si definisce lei, senza lavoro e senza soldi.
Che una mattina alla radio si è trovata a riascoltare quella vecchia canzone, hit di un'estate di ormai trent'anni fa, «e ho pensato: perché non si dovrebbe poter dormire in mezzo alle spighe?».

L'idea ha conquistato Otto Funck, consigliere comunale e agricoltore, che ha messo a disposizione oltre 600 metri quadrati di campo coltivato a cereali.
Doveva durare due settimane; questo è il quarto anno.

«Da nessun'altra parte al mondo è possibile dormire in un campo di grano, è fantastico», raccontano gli ospiti. E l'albergo di Monika e Otto (www.bett-im-kornfeld.de) rischia davvero di essere unico: perfino i lodge «open air» più sperduti, nella savana o nelle foreste pluviali, hanno abdicato alle pareti, ma non a tetti e pavimenti in legno, bar e piscine.
Qui al Bett im Kornfeld, niente di tutto questo.
La sera ci si riunisce intorno al fuoco, per un barbecue a base di würstel e patate; alle 22 scatta il «silenzio», all'aria aperta anche un sussurro diventa un grido.
La mattina, tutti sotto la tenda centrale per una colazione a base di müsli biologico, marmellate fatte in casa, formaggi e salumi tipici. I bambini si rincorrono da una stanza all'altra, collegate da «corridoi» che assomigliano a un labirinto dorato, si tuffano nei covoni, si imbrattano col fango dello stagno.
Costo di una notte sotto le stelle, sulle orme dei vagabondi che popolano la letteratura tedesca, dal medievale Till Eulenspiegel ai personaggi di Hermann Hesse: 7 euro.
Costo della colazione: 8 euro.
Il profumo della libertà non ha prezzo, è vero; ma se può essere addirittura economico, allora il tutto esaurito del Letto nel grano si spiega da sé.

Corriere della sera, 10 agosto 2006
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categoria:divertimento, buone notizie, stili di vita, sviluppo sostenibile
mercoledì, 30 agosto 2006
Progetto molto interessante in mostra alla biennale di Venezia. Tratto da l'Arena.it

La città ideale? Si chiamerà Vema, in ossequio ai capoluoghi più vicini - Verona e Mantova - è sarà una città, anzi un grande quartiere, nel contempo ideale e utopico, ma assolutamente a misura d’uomo, seppur tecnologicamente avanzato e, soprattutto, ecocompatibile.

La ricerca della città ideale si arricchisce di un nuovo, interessante capitolo, che sarà oggetto della mostra «La città nuova. Italia - y - 2026. Invito a Vema», aperta al pubblico da venerdì 8 settembre al Padiglione Italiano, alle Tese alle Vergini all’Arsenale, nell’ambito della decima rassegna internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.
«Vema è una città ideale che snoda le sue strade verso il futuro dell’architettura», spiega il curatore della rassegna, l’architetto Franco Purini, professore ordinario di Composizione architettonica e urbana nella facoltà di Architettura Valle Giulia dell’Università La Sapienza di Roma, «una città collocata in una zona geografica che risponde a particolari requisiti, così da renderla un’ipotesi più che fondata. Una città totalmente ecosostenibile che i progettisti hanno pensato per un futuro prossimo, il 2026 per l’appunto, bella da vedere e da vivere».
Perché Vema, perché la terra fra le province di Verona e Mantova?
«La scelta non è stata casuale», spiega l’architetto Purini, «diciamo che hanno pesato i motivi per cui Verona, da decenni, rivendica giustamente il ruolo di crocevia d’Europa. Anche se si tratta di un’ipotesi di città ideale, volevamo essere sicuri della fattibilità del progetto e per questo ci siamo avvalsi della collaborazione di Nomisma, che ci ha messo a disposizione aspetti socio-economici del territorio che di fatto avallano quelli logistici. Il quadrante territoriale veronese-mantovano dal punto di vista imprenditoriale, culturale e ambientale è una realtà tra le più pregiate d’Italia e quindi idonea a simboleggiare il futuro prossimo che abbiamo progettato. In secondo luogo, l’area è collocata in prossimità dell’incrocio dei corridoi ferroviari transeuropei Lisbona-Kiev e Berlino-Palermo, facendone un nodo strategico dell’economia mondiale».
Un quadro di riferimento che consta di grandi numeri, quindi, ma una città di piccole dimensioni.
«Un paesone, più che altro, perchè non si può più assecondare la mania ipermetropolitana attuale, per cui si lascia che le città crescano senza limiti e criteri. Una piccola città, anche, per contrastare il fenomeno della città diffusa che sta mettendo in crisi in particolare i ricchi territori del Nordest. Sull’asse Venezia-Verona è un proliferare di capannoni, centri commerciali, case e casette per cui non si capisce dove finisce la città e comincia la campagna. Invece bisogna pensare allo sviluppo futuro del nostro territorio in forme più adeguate, compatibili con un vivere più armonioso e sicuro. Una città ideale, ma anche utopica, nel senso che vi si sperimenta un modo di vivere più complesso, più adatto ai nostri tempi. Da qui le connessioni a Internet senza fili, ma anche spazi verdi in cui prendersi cura di se stesso e vivere il rapporto con la natura. Basti pensare che gli strumenti atti a captare l’energia solare verranno inseriti in un contesto urbano godibile anche visivamente, come fossero alberi meccanici».
«Una città vista e pensata in tutte le sue manifestazioni», conclude l’architetto Purini, «compresi i trasporti. Nello specifico, le metropolitane leggere di superficie, che non necessitano di guidatore. E siccome una nuova città non può nascere senza arte, abbiamo chiesto di associare a ogni argomento di progettazione un artista. Per cui avremo contributi di artisti che interpretano alla loro maniera i progetti dell’architetto».
Resta da chiarire il mistero della "y" nel titolo della mostra... «Chiamiamolo fattore y», sorride l’architetto Purini, «messo lì per richiamare Italy e suggerire quindi, a livello subliminale, l’amplificazione extranazionale del Paese e il trascendimento creativo dei propri confini. Vema, infatti, può crescere. E lo sviluppo della città ideale è stato affidato dai giovani architetti a colleghi affermati a livello mondiale. Il risultato? Lo vedrete alla Biennale».
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categoria:stili di vita, sviluppo sostenibile
giovedì, 24 agosto 2006
Oggi vorrei fare due proposte di lettura.

La prima è un'intervista ad Hugo Chàvez, presidende del Venezuela ed artefice di alcuni interessanti cambiamenti nel business petrolifero e non solo.

La seconda è l'ultimo libro di Maurizio Pallante, la Decrescita Felice, che ho piacevolmente letto sotto l'obrellone e che mi è piaciuto molto, anche se all'inizio ero scettico. Eccone un abstract

"I segnali sulla necessità di rivedere il parametro della crescita su cui si fondano le società industriali continuano a moltiplicarsi: l'avvicinarsi dell'esaurimento delle fonti fossili di energia e le guerre per averne il controllo, l'innalzamento della temperatura terrestre, i mutamenti climatici, lo scioglimento dei ghiacciai, la crescita dei rifiuti, le devastazioni e l'inquinamento ambientale. Eppure gli economisti e i politici, gli industriali e i sindacalisti conl'ausilio dei mass media continuano a porre nella crescita del prodotto interno lordo il senso stesso dell'attività produttiva.
In un mondo finito, con risorse finite e con capacità di carico limitate, una crescita infinita è impossibile, anche se le innovazioni tecnologiche venissero indirizzate a ridurre l'impatto ambientale, il consumo di risorse e la produzione di rifiuti. Queste misure sarebbero travolte dalla crescita della produzione e dei consumi in paesi come la Cina, l'India e il Brasile, dove vive circa la metà della popolazione mondiale.
Forse è arrivato il momento di smontare il mito della crescita, di definire nuovi parametri per le attività economiche e produttive, di elaborare un'altra cultura, un altro sapere e un altro saper fare, di sperimentare modi diversi dirapportarsi col mondo, con gli altri e con se stessi. "

Qui c'è una bella intervista all'autore.
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categoria:economia, stili di vita, sviluppo sostenibile, autoproduzione
martedì, 01 agosto 2006
Una volta sulla RAI trasmettevano "intervallo", foto da varie località d'Italia con un sottofondo musicale (un po' troppo antiquato, a dire la verità). Che bei tempi. Ho deciso di prendere spunto e di postare questa notizia senza nessun commento. Le cifre parlano da sole. Da Il Sole 24 Ore di Oggi.

"Il valore della spesa pubblicitaria in Italia nei primi sei mesi del 2006, secondo Nielsen Media Research, ammonta a oltre 4.735 milioni di euro (+4% contro lo stesso periodo del 2005).

Il confronto mensile tra giugno 2006 e giugno 2005 ha registrato un aumento del 5,3%, grazie soprattutto ai Mondiali di calcio in Germania. I top spender di questa prima metà dell'anno sono: Unilever, Ferrero, Vodafone, Fiat Auto e Wind. La crescita della televisione nel periodo di riferimento è dell'1,7% (2.685 milioni di euro); sulla radio, gli investimenti pubblicitari sono aumentati del 14,4%, sulla stampa del 4,9% e sulle affissioni del 2,9%, mentre il cinema è in flessione del 10,5 per cento. Continua l'exploit di internet che fa registrare investimenti nei primi sei mesi dell'anno pari a 92,9 milioni, con una crescita del 53,5% contro lo stesso periodo dell'anno precedente."
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categoria:economia, stili di vita
mercoledì, 12 luglio 2006
Viviamo in un'opera d'arte incommensurabile, e quasi sempre ce ne dimentichiamo.






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categoria:natura, stili di vita
martedì, 11 luglio 2006
Vicino a casa mia è stata costruita una casa in paglia. Ora, prima che iniziate a ridere, leggete un attimo. Si tratta di una tecnica antica di costruzione, ed esistono diversi edifici in paglia in giro per il mondo, anche di ottima fattura. L'aspetto rilevante di questa tecnica, oltre a permettere di realizzare un ambiente domestico salubre, un edificio efficiente dal punto di vista del consumo energetico ed ecologico e tempi di realizzazione molto veloci, è che garantisce un risparmio iniziale non indifferente. Per la costruzione al grezzo della casa presentata nel sito si sono spesi circa 15.000 euro, mentre con tecniche tradizionali in muratura si arriva oltre gli 80.000 euro. Il tutto funziona se si organizza un gruppo di autocostruzione (l'associazione da tutta l'assistenza). Anche chi ha già acquistato casa non disperi: tra qualche anno può costruirsene una in paglia, nel frattempo vendere la sua e incassare il differenziale di prezzo! Al tempo stesso si ritrova una casa che consuma molto meno e una liquidazione (intesa come TFR), che di questi tempi non è affatto male, specie per chi è precario!
L'associazione organizza anche dei corsi per imparare a costruire con la paglia e in futuro altri sistemi, quali pannelli solari termici, sistemi di raccolta di acqua piovana, fitodepurazione, ecc. Per chi pensa che la decrescita e la sobrietà non siano solo delle boutade stile hippy, l'autocostruzione è oltre che un fenomeno in netta crescita e
un mezzo per risparmiare soldi e vivere in maniera più sostenibile, un modo di riappropriarsi di conoscenze e capacità pratiche molto interessante.

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categoria:stili di vita, sviluppo sostenibile, autoproduzione
sabato, 24 giugno 2006
Secondo una stima recente il costo di una “biocasa” sarebbe superiore di soli 60 euro al mq rispetto a una casa “convenzionale”. Poco, decisamente poco, rispetto ai vantaggi diretti e indiretti di un diverso modo di costruire. Del fatto che questi 60 euro in più al metro quadrato siano un buon investimento sembrano essere convinti in molti e la rilevanza che il tema ha assunto è testimoniata dal singolare “ingorgo” di manifestazioni, convegni, workshop e seminari che si sta verificando in questi ultimi mesi. Durante la scorsa settimana, Roma è sembrata essere l’epicentro del dibattito, con almeno 5 iniziative organizzate da soggetti diversi (istituzioni, associazioni, ordini professionali). Una di queste iniziative, quella realizzata da ANAB con la Provincia di Roma, era finalizzata a lanciare l’idea di un disegno di legge sull’architettura sostenibile, che definisca gli indirizzi di rinnovamento dell’attività edilizia. Un passo che avrebbe un'importanza enorme per tutto il settore e per lo stesso “sistema paese”, dal momento che, come amano affermare con compiacimento i costruttori, proprio l’edilizia avrebbe tenuto in piedi il PIL nella non facile congiuntura economica attuale.
L’idea di un disegno di legge sembra raccogliere consenso e il documento portato alla discussione durante la tavola rotonda “Idee operative per una proposta di legge sull’architettura sostenibile” svoltasi a Roma lo scorso 26 maggio, è reperibile sul sito di ANAB.

Tornando ai 60 euro in più: a questi vanno comunque aggiunti i risparmi nei consumi energetici che un edificio ecoefficiente permette di conseguire negli anni. Ci metti qualcosa di più all’inizio, ma quel plus di investimento si ripaga, e più velocemente di quanto si pensi. Quando il mercato immobiliare inizierà a premiare anche queste differenze qualitative, l’investimento risulterà essere stato ancor più lungimirante.
Oltre a moltiplicare le occasioni di dibattito e le iniziative politiche, è ancora essenziale lavorare sulla diffusione di una diversa cultura del costruire e del progettare.

Mentre altri pensano già a quartieri sostenibili completamente indipendenti dalle fonti energetiche fossili
noi, in un’Italia ormai tutta già “costruita”, abbiamo di fronte la grande sfida di rinnovare secondo criteri di sostenibilità. E, ancor prima, di imparare come si fa.
martedì, 20 giugno 2006
Valori di giugno vi aspetta. Inchieste, approfondimenti e tante news sui temi della finanza etica e dell’economia sociale; ecco una sintesi di quello che potrete trovare nel sesto numero del 2006.

DOSSIER: Banche etiche d’Europa. Mappa ragionata degli istituti che stanno cambiando il credito

Banca Etica, GLS Gemeinschaftsbank, Triodos, Merkur, BAS, Ekobanken, La Néf: sono solo alcune delle istituzioni finanziarie etiche nate in Europa negli ultimi anni. Diverse per storia, base sociale e dimensioni, le accomuna lo sforzo quotidiano di usare il denaro come mezzo per dare credito alla cooperazione internazionale, alla tutela dell’ambiente, alla cultura, all’integrazione sociale. Quella del credito etico, in tutto il continente, è una rivoluzione silenziosa, che punta a trasformare i meccanismi sociali e gli stili di vita, orientandoli verso una reale sostenibilità.

MAFIA: Anche Palermo cerca di uscire dal buio della paura e del ricatto

"Addio Pizzo" è un’associazione antiracket nata nel 2004, quando una trentina di giovani palermitani hanno tappezzato la città di adesivi listati a lutto con scritto "un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità". Oggi sono oltre 100 i commercianti che vi aderiscono, rendendo pubblico il loro rifiuto di subire le estorsioni mafiose. E più di settemila sono i palermitani che hanno deciso di essere solidali con i loro concittadini, sottoscrivendo l’impegno di andare a comprare nei negozi "ribelli". Una forma di commercio critico e solidale che rende liberi.

NUOVE POVERTÀ: Matera, un’anima fragile dietro il volto rassicurante

La povertà si insinua tra i Sassi di Matera: lo conferma un rapporto redatto dalla Caritas diocesana. Oggi un materano guadagna in media 11.235 euro all’anno, decisamente meno della media nazionale di 15.541 euro. Sempre ammesso che un reddito ci sia! Infatti con un tasso di disoccupazione del 12%, sono in molti a Matera a non vedere soldi a fine mese. E solo nell’ultimo anno nel territorio provinciale ben 2.200 persone hanno perso il lavoro: una cifra rilevante, su una popolazione di 55 mila abitanti. Ma Matera è bravissima a nascondere la miseria, mostrando un’immagine di sé dignitosa e rassicurante. Il disagio profondo si consuma nell’intimità delle case: spezza gli equilibri delle famiglie, provoca separazioni, violenza, ricorso a droghe e alcol.

INTERNAZIONALE: Cina. Parla il sindacalista che lotta per i diritti civili e sociali

Combatte per migliorare le condizioni di lavoro in Cina, ma lo può fare solo all’ombra della Tour Eiffele: è Cai Chongguo, sindacalista cinese scappato a Parigi dopo la strage di Tienammen. "È vero, oggi la Cina è più ricca di dieci anni fa – racconta nell'intervista rilasciata a Valori - ma il prezzo da pagare sono state la sicurezza sociale e la dignità del lavoro. In Cina i lavoratori praticamente non hanno diritti. Lavorano 12-14 ore al giorno, sette giorni su sette, senza alcuna garanzia sociale. I salari sono bassi, e spesso non vengono neanche pagati. La parola sicurezza non esiste. Basti pensare a tutte le esplosioni nelle miniere di carbone: almeno 20 mila minatori muoiono ogni anno".

AMBIENTE: Dal satellite la mappa delle foreste in via di estinzione
È un vero e proprio atlante delle foreste del pianeta quello che Greenpeace è riuscita a creare grazie alle più aggiornate immagini satellitari ad alta definizione. Una mappatura che consente di stabilire qual è lo stato attuale delle foreste in Europa, Africa e America latina. Il tasso più alto di deforestazione spetta al Brasile, che mette a rischio anche le specie animali e le popolazioni indigene.
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categoria:economia, giustizia, ecologia, energia, stili di vita, consumo etico