venerdì, 15 settembre 2006
Interessante descrizione di come funzionano i TG sulla rete pubblica in termini di dibattito politico (naturalmente, essendo un articolo tratto da un giornale di sinistra, il pezzo è un po' più morbido con la propria parte). Speriamo che il buon Riotta sappia trovare una formula innovativa e un po' più neutrale rispetto al passato.


Tratto da Repubblica di oggi.

"La formula ha sostituito in video e alla radio il pastone politico. E ora il Palazzo chiede al nuovo direttore del Tg1 di abolirla

"Ultima parola sempre alla Cdl"

Così Mimun inventò il panino. Quando l'Ulivo vinse fu rovesciata la ricetta: parola all'opposizione due volte

di SEBASTIANO MESSINA

ROMA - L'augurio di Fausto Bertinotti: "Caro Riotta, spero davvero che lei riesca ad abolire il "panino" dal Tg1". La certezza di Carlo Rognoni: "Riotta innoverà, cominciando a togliere di mezzo pratiche indigeste come il famigerato "panino"... ". L'avvertenza di Franco Giordano: "Per noi il pluralismo non è il cosiddetto "panino"del Tg1". Di quale panino parlano, il presidente della Camera, il consigliere d'amministrazione della Rai e il segretario di Rifondazione? Di un panino virtuale, naturalmente. Nulla che abbia a che fare con la pausa pranzo dei giornalisti del Tg1. Nulla di commestibile. E neanche nulla di buono.

Cos'è il "panino"? E' un'invenzione di Clemente Mimun, un'idea che lo illuminò negli anni in cui dirigeva il Tg2 (è passato tanto tempo: c'era il primo governo Berlusconi). Una formula che non consiste nello sminuzzare, cuocere e servire le opinioni di quindici partiti in un minuto - questo era il "pastone", che risale alla preistoria dei nostri telegiornali - ma nel confezionare una specialissima nota politica nella quale il ruolo del pane e quello del companatico sono assegnati in partenza: la prima fetta di pane spetta al governo, in mezzo c'è la fettina di mortadella dell'opposizione (che in genere "protesta", "attacca", "contesta" o si produce in altre attività negative) e poi arriva, puntualmente, la seconda fetta di pane, quella della maggioranza.

La bravura di Mimun - se così si può dire - è stata quella di adattare questa ricetta, creata inizialmente per il primo governo del Polo, anche alla stagione del centro-sinistra. Rovesciando la parti, si capisce: durante il governo D'Alema, per esempio, nel suo Tg2 la prima e l'ultima parola spettava sempre all'opposizione berlusconiana.


Ma il trionfo del "panino", la sua definitiva consacrazione a sistema ufficiale per lo schiacciamento del centro-sinistra, è arrivato con il secondo governo Berlusconi, quando Mimun è passato dal Tg2 al Tg1. Approdato al primo telegiornale italiano, lui ha perfezionato la formula rendendo tassativo l'ordine delle opinioni. Mai, neanche per sbaglio, l'ultima parola doveva toccare all'opposizione.

E se nessun ministro aveva detto una parola? Si faceva chiudere, comunque, a un capogruppo della maggioranza. E se poi, disgraziatamente, l'attesa dichiarazione governativa era arrivata dopo il montaggio del servizio, allora toccava al conduttore incollarla subito dopo la nota politica (memorabili le facce della Busi o di Sassoli, più di una volta costretti a leggere in diretta, senza preavviso, le urgentissime parole di Bondi, di Cicchitto o di Schifani).

Ora, poteva anche capitare - in linea teorica - che i commenti a una vicenda politica fossero solo due, e che il primo in ordine di tempo fosse quello berlusconiano. E' capitato. Capitò, per l'esattezza, ad Andrea Montanari. Il quale un giorno si trovò a scrivere di una polemica tra l'avvocato Taormina (Forza Italia) e il suo collega Calvi (Ds). Montanari, essendo un cronista di vecchia scuola e un giornalista dalla schiena dritta, rispettò l'ordine cronologico (oltre che logico), e montò prima la battuta di Taormina e poi la risposta di Calvi. "Non va - gli dissero - devi invertire l'ordine". Lui si rifiutò: "Non posso dare prima la risposta e poi la domanda". Risultato: il servizio venne sfilato dall'edizione delle 20 e mandato in onda solo a mezzanotte. Quanto a Montanari, per un anno fu tenuto fuori dal video - senza che nessuno gli affidasse più un servizio - a riflettere sulla sua testardaggine.

Dice Mimun: ma il panino non l'ho inventato io, c'era già prima di me. Non è così. Prima c'era un'altra cosa. C'era il "bidone". Nei telegiornali dell'Ulivo, per esempio, ogni giorno un cronista seguiva il centro-sinistra e un altro si occupava del centro-destra. Poi, a fine giornata, ciascuno dei due impastava le notizie sul suo schieramento (in un "bidone", come fu subito soprannominato questo contenitore dalla forma elastica) e il Tg mandava in onda i due servizi uno dopo l'altro. Neanche quello era un metodo esaltante, però almeno non annullava il ruolo del cronista politico e non prevedeva il divieto per il giornalista di fare domande al politico.

Perché - al di là del "panino" che rimane il suo capolavoro - la mossa di Mimun che ha provocato una mutazione genetica dell'informazione politica nei tg è proprio l'abolizione dell'intervista come genere giornalistico. Il contraddittorio tra il cronista e il politico è stato abolito, e lui ha riservato solo a se stesso il diritto di intervistare i leader.

Quando vedevamo Bonaiuti o Vito che parlavano al Tg, pensavamo che stessero rispondendo a un giornalista. E invece no, avevano davanti solo un telecineoperatore, mandato lì a raccogliere (da solo) le dichiarazioni spontanee dell'interessato. A tutti, centro-sinistra compreso, stava bene così. Solo una volta - che si sappia - un ministro protestò. Quando Gianni Alemanno vide arrivare il telecineoperatore chiese, incavolato: "E il giornalista, dov' è?". "Ma lei sa già tutto, mi hanno detto..." rispose l'altro, imbarazzatissimo. "No, io non so niente. E non mi piace farmi le interviste da solo". L'"intervista" non si fece. Ma rimase un caso isolato."
postato da: civix alle ore 04:15 | Permalink | commenti
categoria:politica, società
mercoledì, 21 giugno 2006
Oggi è stata conferita la medaglia d'onore alla famiglia di Matteo Vanzan, soldato italiano e veneto morto in Iraq due anni fa. E' stata consegnata a Mestre, alla Caserma Matter, sede dei lagunari (c'è stato perfino qualcuno che si è lamentato del fatto che la cerimonia non si sia svolta nella più solenne Piazza San Marco a Venezia, come se la sostanza cambiasse). Siamo fatto così, noi italiani. Ripudiamo la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti internazionali, come sancisce la nostra Costituzione, e poi mandiamo i nostri soldati ad aggiustare i guai degli statunitensi e britannici, alleggerendogli i compiti e permettendogli di concentrarsi sui combattimenti. Mandiamo i lagunari a combattere nel deserto, dove non c'è un filo d'acqua, ad esclusione di qualche oasi e del sottosuolo. Così come abbiamo mandato gli alpini a combattere sulle pianure russe durante la Seconda Guerra Mondiale. Paghiamo tributi di sangue in Iraq e Afghanistan e poi paghiamo bollette energetiche astronomiche a causa dei prezzi del petrolio, mentre un pugno di compagnie petrolifere sguazza letteralmente nell'oro. Nemmeno per gli interessi nazionali ci muoviamo, ma per sudditanza e vanagloria.
postato da: civix alle ore 10:57 | Permalink | commenti
categoria:politica italiana, guerra, società
venerdì, 27 gennaio 2006
Mentre Silvio si arricchisce l'Italia va sempre peggio, tra i tanti, anche l'Eurispes. Ma occhio alla ricetta, sottolineata in grassetto. Finalmente qualcuno che dica cose serie e sensate! Speriamo siano solo i primi. Tratto da Repubblica.

Il Rapporto Eurispes 2006 denuncia l'immobilismo dell'economia e il conseguente arretramento del Paese, in attesa di 'soluzioni'

L'Italia spreca il talento e declina tra Don Gesualdo, Cassano e debiti

Paese che si mostra incapace di esprimere tutte le sue risorse
. E si indebita: prestiti per mantenere il livello di vita precedente

di ROSARIA AMATO

ROMA - Un Paese che non riesce a trasformare la propria potenza in energia. Che accumula 'robba' che non si traduce in ricchezza collettiva. Che perde per strada, per incapacità di valorizzarli, talenti propri e importati. Per spiegare il declino dell'Italia l'Eurispes, nel Rapporto 2006, tira in ballo la filosofia aristotelica, Mastro Don Gesualdo, protagonista dell'ominimo romanzo di Giovanni Verga, e infine un personaggio dei giorni nostri, Cassano.

Aristotele. Per declinare in questo modo la metafora: di Aristotele si cita la fisica, la trasformazione dell'essere in potenza ad un essere in atto. L'Italia, spiega il presidente dell'Eurispes Gian Maria Fara, è "un Paese dalle grandi risorse e dalle grandi potenzialità che non riesce ad esprimere e ad affermare un progetto di crescita e di sviluppo. Che non riesce ad individuare un percorso orginale al quale affidare il proprio futuro".

Mastro Don Gesualdo. Per cui la ricchezza accumulata, non traducendosi in benessere e progresso per il Paese, diventa inutile come la 'robba' di Mastro Don Gesualdo, che avrebbe dovuto garantire al personaggio verghiano la sognata elevazione sociale, e invece rimane lì, pronta per essere dilapidata dal genero nobile e squattrinato.

Cassano. E così anche quello che avrebbe pregio, che meriterebbe di essere valorizzato diventa inutile, improduttivo. Come il giocatore della Roma Cassano, ricorda l'Eurispes, acquistato dalla Roma nel 2001 per 30 milioni di euro, un talento poco o nulla valorizzato dalla squadra, alla quale alla fine non rimane che venderlo.

Il declino. In opposizione all'ultimo Rapporto Censis che nega che in atto ci sia un declino del Paese, e che parla anzi di segnali, sia pur deboli, di cambiamento, l'Eurispes afferma senza mezzi termini che "l'Italia è già 'declinata'", almeno quella alla quale eravamo abituati, e ne sta nascendo un'altra che gli osservatori stranieri non vedono e non considerano". E alla quale, contesta Fara, si applicano inutilmente "analisi a scoppio ritardato e ricette politiche bipartisan ancora legate ai modelli della tradizione economica, che hanno mostrato il loro sostanziale fallimento nel corso degli ultimi cinquant'anni".

I segnali: l'indebitamento delle famiglie. I più ampi ed espliciti segnali di declino sono naturalmente la stagnazione economica, il cattivo andamento della produzione industriale, la dimuzione delle esportazioni, il debito pubblico...Tutti dati già ampiamente noti, mentre vale la pena di soffermarsi sulla crisi dei bilanci familiari, e sul conseguente aumento esponenziale dell'indebitamento delle famiglie stesse. Nel 2005, si legge nel Rapporto Eurispes, il credito al consumo ha avuto una crescita del 23,4%, pari quasi a 47 miliardi di euro. Ma all'impennata dei debiti non ne corrisponde una analoga dei consumi, cresciuti a malappena nello stesso periodo dell'1%. Questo perché le famiglie vi fanno ricorso "solo per mantenere il vecchio, dignitoso livello di vita".

Prestiti anche per i consumi alimentari. Negli ultimi anni si registra inoltre un allungamento dei crediti al consumo: quelli la cui restituzione è prevista entro i cinque anni sono passati dai 5.802 milioni di euro del 2001 ai 17,5 miliardi del 2005, con un aumento del 200%. Le famiglie ricorrono al credito "soprattutto per far fronte ai bisogni essenziali (cure mediche e specialistiche, automobili, elettrodomestici, servizi per la casa, ecc) piuttosto che per acquistare beni e servizi voluttuari quali, ad esempio, viaggi e vacanze. Peraltro si sta diffondendo sempre più la pratica di credito al consumo per l'acquisto di beni di prima necessità come quelli alimentari". Pertanto, prevede l'Eurispes, nel 2006 la percentuale delle famiglie italiane che vi farà ricorso aumenterà dell'11,8%.

Più poveri, più ricchi. Come segnalato anche da altre ricerche, l'arretramento dell'economia ha schiacciato la classe media, aumentando il divario tra ricchi e poveri. Alle 2.674.000 famiglie (l'11,7 %) povere rilevate dall'Istat secondo l'Eurispes ne vanno aggiunge due milioni e mezzo a rischio povertà. Si ottengono così 5.200.000 nuclei familiari, il 23% del totale, in situazioni di indigenza. Che hanno tagliato le spese per il tempo libero (61,5%), viaggi e vacanze (64%), destinate ai regali (72%) o ai pasti fuori casa (oltre il 66%).

Mentre i nuovi ricchi vanno cercati, rilevano gli autori del Rapporto, "nei settori finanziario, assicurativo, immobiliare e dei servizi alle imprese". E poi tra i "commercianti all'ingrosso e al dettaglio, imprenditori nel settore dell'edilizia, immobiliaristi e agenti immobiliari, produttori e rivenditori di beni di lusso, titolari di centri estetici e beauty farm". E ancora, tra le "diverse tipologie di liberi professionisti come avvocati e consulenti legali dei settori finanziario, assicurativo e immobiliare, medici specialisti e dentisti, commercialisti e tributaristi", categorie che "hanno potuto sfruttare il ciclo economico di elevata inflazione adeguando verso l'alto in maniera pesante onorari, tariffe e parcelle professionali". Mentre a perdere sono stati i piccoli risparmiatori, i piccoli imprenditori, tra i quali gli artigiani, gli impiegati a stipendio fisso.

Cala la fiducia nelle istituzioni. Nei vari sondaggi che registrano la fiducia dei cittadini nelle istituzione il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi è quasi sempre in testa alle preferenze, e infatti anche per l'Eurispes non fa eccezione. E tuttavia, fa notare l'istituto di ricerca, anche la credibilità personale del presidente rischia di venire travolta dalla sempre più dilagante sfiducia degli italiani nei confronti di chi li governa: infatti Ciampi passa dall'80% per dell'anno scorso e di due anni fa al 65,6% attuale. Il 49,2% degli intervistati è "meno fiducioso verso le istituzioni" rispetto allo scorso anno. Dopo Ciampi registra i maggiori consensi la magistratura (38,6%), seguita dal Parlamento e dal governo con, rispettivamente, il 24,6 e il 23%. Anche queste ultime sono percentuali in ribasso (l'anno scorso erano al 44, 34 e 32,9%).

L'Italia in potenza. Il Rapporto Eurispes dopo una disamina impietosa del declino passa a parlare delle potenzialità. A cominciare dal patrimonio culturale che, nelle stime dell'Unesco, assomma al 60-70% di quello mondiale. E poi il turismo, e il suo matrimonio fruttuoso con l'agricoltura. "La via d'uscita dalla crisi è legata - afferma Fara - alla riscoperta e alla valorizzazione delle peculiarità e delle vere vocazioni del nostro Paese. Trasformare la potenza in atto significa dunque realizzare il passaggio da un sistema produttivo orientato alla produzione di beni di consumo individuali, materiali o immateriali, verso la produzione di 'ben vivere collettivo' in termini di riqualificazione urbana; energie pulite e rinnovabili; salvaguardia del territorio, dell'acqua e dell'aria; salute e prevenzione sanitaria; agricoltura e sicurezza alimentare; ristrutturazione della mobilità dei passeggeri e delle merci; ristrutturazione disinquinante dei processi produttivi e uso più efficiente delle risorse".

La raccomandazione: esecrabile ma gradita. In una situazione piuttosto nera nella quale le prospettive lavorative più rosee sono quelle di un precariato a vita, l'italiano medio, pur vedendo la raccomandazione come "una pratica negativa e discutibile per entrare nel mondo del lavoro", la considera, nel 65% dei casi "un'occasione d'inserimento", che per il 67,4% (con punte del 73,4% tra i più giovani) risulta "necessaria".
mercoledì, 25 gennaio 2006
Giunge notizia che il motore di ricerca internet Google ha ceduto alle richieste del Governo Cinese sulla censura in internet, per non riununciare al fiorente mercato cinese.

Vi invito a boicottare da oggi Google, fintanto che non prenderà posizione diversa sulla questione.

Siamo per la società digitale, per la libertà di accesso all'informazione da parte di tutti, per la rivoluzione che la rete porta avanti, per il software libero, e poi accettiamo una situazione del genere, in cui a più adi un miliardo di persone è potenzialmente proibito di accedere a tutte le informazioni, soprattutto quelle riguardanti la propria storia (a partire dalla strage di piazza Tienanmen del 1989) e il proprio governo?

C'è anche un discorso più generale: se vogliamo una globalizzazione più giusta ed equa, se vogliamo che i cinesi non ci invadano con prodotti realizzati senza rispetto dei diritti dei lavoratori e dell'ambiente, dobbiamo impegnarci affinchè quella società si apra ai valori occidentali di libertà e democrazia (quella vera, che stiamo cercando di costruire anche noi ancor'oggi). La libertà di informazione è uno dei diritti fondamentali di una società civile.


Anche Yahoo non si è comportato benissimo in passato nei confronti della censura cinese, ma il comportamento di Google è ben più grave. Qualcuno di voi conosce motori di ricerca alternativi? So che Google offre una serie di servizi gratuiti molto utili ed interessanti (ho scaricato da pochi giorni Googleearth per Mac), e voglio che continui a svilupparne di nuovi in futuro. Ma per dare un segnale alla società sarebbe sufficiente far calare sensibilmente gli accessi al motore di ricerca. Diffondete il più possibile questo appello.
postato da: civix alle ore 11:44 | Permalink | commenti (1)
categoria:giustizia, libertà, società, partecipazione attiva
venerdì, 20 gennaio 2006
Dalla tecnologicissima Silicon Valley, ad un passo da Berkeley, posto questa simpatica parodia sull'invasività della tecnologia nella nostra vita quotidiana. Lungi da me l'accusa che la tecnologia è un male, devo però ammettere che mi ci ritrovo appieno e che in certi casi ci siano degli eccessi, come quello del telefonino.

Tratto da www.managerzen.com

TI RENDI CONTO DI VIVERE NEL 2006 QUANDO...

   1.  Per sbaglio inserisci la password nel microonde.
   2.  Sono anni che non giochi a solitario con carte vere.
   3.  Hai una lista di 15 numeri di telefono per contattare i tuoi 5 familiari.
   4.  Mandi e-mail alla persona che lavora al tavolo accanto al tuo.
   5.  Il motivo per cui non ti tieni in contatto con i tuoi amici e familiari è che non hanno indirizzi e-mail.
   6.  Rimani in macchina e col cellulare chiami a casa per vedere se c'è qualcuno che ti aiuta a portare dentro la spesa..
   7.  Ogni spot in tv ha un sito web scritto in un angolo dello schermo.
   8.  Uscire di casa senza cellulare, cosa che hai tranquillamente fatto per i primi 20, 30 (o 60) anni della tua vita, ora ti crea il panico e ti fa tornare indietro per prenderlo.
   10.  Ti alzi al mattino a ti metti al computer ancora prima di prendere il caffè.
   11.  Cominci ad arrovellarti il cervello alla ricerca di modi per sorridere  : )   :o)    :->
   12.  Mentre leggi tutto questo ridi e fai Sì con la testa.
   13.  Sei troppo occupato per accorgerti che su questa lista manca il punto 9.
   15.  E ora sei tornato indietro per vedere se davvero manca il punto  9..

E ORA STAI RIDENDO DA SOLO....
postato da: civix alle ore 10:53 | Permalink | commenti
categoria:tecnologia, divertimento, società
venerdì, 23 dicembre 2005
In America Latina stanno succedendo un sacco di cose interessanti, in un continente dai mille contrasti e con aree di estrema povertà. Non senza contraddizioni (una su tutte il brasiliano Lula) questa area del mondo sembra voler proporre un modello economico e sociale diverso, nè comunista nè ultraliberista. Oltre il numero crescente di governi "del popolo per il popolo", almeno sulla carta, è da registrare la mancata approvazione di un'area di libero scambio nell'intero continente americano (ALCA), fortemente voluta dall'amministrazione americana, ma rigettata da buona parte dei sudamericani, vista come ineguale e penalizzante per le economie in via di sviluppo, almeno nel modo in cui era stata proposta. Senza contare che l'America del Sud ospita uno dei forum sociali più grandi e forti al mondo, Porto Alegre. Dobbiamo tenere d'occhio questa parte del pianeta in futuro, anche perchè è forse quella più culturalmente affine a noi italiani.

Dell'articolo che vi riporto, a proposito della vittoria per la presidenza in Bolivia di un indios, Morales, sottolineo solo una frase, relativa alla posizione del governo statunitense. E poi vi invito ad andare a vedere, appena uscirà in Italia, Syriana. In quel momento ricordatevi la frase che ho evidenziato, e chiedetevi se questi film sono poi così tanto campati in aria. E che chiamare Bush terrorista o meno è in fondo solo una questione di definizioni, ma la sostanza non cambia molto. Mi chiedo che differenza passa tra un fondamentalista che recluta kamikaze nei sobborghi poveri e degradati della Palestina, e un sistema di governo che mantiene nel proprio paese sacche di povertà, solitamente popolate da neri e minoranze etniche, per le quali una delle poche alternative è l'impiego nell'esercito, che arruola i soldati nelle scuole, e che poi li manda a combattere e morire per una guerra basata sulle menzogne e per i petrodollari. Io non ne vedo poi molta.

In questi giorni con gli auguri di Natale ho ricevuto anche inviti al "sano ottimismo" nei confronti della vita. Ho gradito l'invito, ma allo stesso tempo ho riflettuto e mi sono chiesto cosa significhi "sano". Secondo me è sano quando non si abbandona all'idea che le cose andranno bene per forza, che qualcuno ci penserà, e intanto ciascuno prosegue per la sua strada. Ha ragione don Tonino Bello, "che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili". L'ottimismo è sano quando significa fiducia che se tutti facciamo la nostra parte le cose andranno meglio, e per questo ciascuno opera nel suo piccolo, nel quotidiano, come può, per cambiare Sè stesso e gli altri.

Comunque questa della Bolivia è una sana e ottimistica notizia! Tratta da PeaceReporter.


P.S. per chi vuole iniziare a fare qualcosa in ambito lavorativo, segnalo il link a managerzen sotto "stili di vita". Non sempre occorre diventare attivisti di Greenpeace, medici di Emergency o volontari in Iraq!


"Un indio al comando

Vince Evo Morales. La Bolivia inizia oggi un nuovo corso storico


Urla di gioia per le strade di Cochabamba: la sede del Mas, il Movimento al Socialismo è presa d’assalto, un attacco festoso di centinaia di suoi simpatizzanti che si sentono per una volta padroni a casa loro. I colori degli Aymara (la popolazione autoctona che vive negli altos boliviani) si mescolano con la polvere alzata dalle auto che sfrecciano per la città. Uno di loro, un cocaleros di umili origini ma dalle idee chiarissime ce l’ha fatta. Evo Morales, leader indigeno e maggiore rappresentante del Movimento al Socialismo ha stravinto con il 52 percento circa le elezioni presidenziali boliviane. “E’ iniziata una nuova era per la Bolivia, - ha detto Morales -  era nella quale questa nazione troverà giustizia, uguaglianza, equità e pace sociale”.
Lo scarto è ormai incolmabile e il suo avversario Josè Quiroga, espressione della coalizione Podemos (Poder Democratico Social, della destra boliviana) si è già congratulato con il capo dei cocaleros per la vittoria: “Mi congratulo pubblicamente e apertamente con Evo Morales per il suo risultato elettorale. Mi congratulo con i candidati del Mas (il partito di Morales). Hanno fatto una buona campagna elettorale e adesso è venuto il momento di mettere da parte le nostre differenze e di guardare verso un futuro di pace, di tranquillità e d'armonia tra tutti i boliviani”.
 
Una vittoria non solo Presidenziale. Ma la tornata elettorale di ieri è da considerarsi storica per i boliviani. In primo luogo perché, se dovessero essere confermati i dati, Morales sarebbe il primo presidente indio della storia boliviana. Ma non solo. Secondo i primi risultati, il Mas avrebbe ottenuto grandi risultati anche a livello parlamentare, dove avrebbe conquistato 78 seggi (65 in parlamento e 13 al senato, importanti per confermare la vittoria elettorale del leader indigeno), e ne basterebbe uno solo per raggiungere la maggioranza assoluta al congresso nazionale.
Nel corso degli ultimi anni, le forti contestazioni di piazza, organizzate soprattutto dalle confederazioni sindacali e dagli indios, avevano fatto cadere dalla poltrona presidenziale Sanchez de Losada prima e Carlos Mesa poi.

E adesso? C’era da aspettarselo. Morales, che da tempo cercava un’affermazione politica di prestigio, ha basato la sua campagna elettorale sugli aiuti da dare ai contadini, agli indigeni e agli operai. Legalizzare la foglia di coca (e non la cocaina, attenzione), è stato uno dei primi punti del programma con il quale ha viaggiato per tutta la Bolivia nel corso degli ultimi mesi. Un programma che prevede anche la ridistribuzione delle terre e il pagamento dovuto dalle multinazionali per l’utilizzo delle risorse boliviane, soprattutto il gas.
Adesso però arriva il difficile.
Governare a casa propria sarà una vera impresa. Nella provincia di Santa Cruz ad esempio Morales se la dovrà vedere con i poteri forti degli imprenditori che da tempo cercano una autonomia dal governo centrale. Ma a loro Morales ha rivolto parole concilianti facendo sapere: “Il Movimento al Socialismo non ricatta e non ricatterà mai gli imprenditori onesti che desiderino investire nel paese” ha detto.Gli Usa hanno già fatto sapere di considerarlo un narco trafficante e questo non giova alla pace nella regione. Sono preoccupati per il notevole spostamento a sinistra di tutto il continente sud americano: in Cile con la Bachelet, in Venezuela con Chavez, in Argentina con Kirchner, in Uruguay con Vasquez e in Brasile con Lula."
postato da: civix alle ore 15:28 | Permalink | commenti
categoria:politica, società, politica americana