mercoledì, 20 settembre 2006
Riporto interamente questo post tratto dal sito di Beppe Grillo. E' la dimostrazione di cosa è diventato il partito dei DS, un'oligarchia completamente staccata dalla base e dagli elettori, cosa che si era già vista in occasione delle primarie a Milano. Un partito incapace di mettersi in discussione e incapace di uscire dal complesso di Berlusconi. Qui il video dell'accaduto descritto nell'articolo.

"I meet up di Beppe Grillo di Pavia e Milano insieme a Piero Ricca sono andati alla Festa dell'Unità per discutere dell'indulto. Ecco come è andata.

"Rivoglio il mio microfono.
Potrei iniziare da qui, con involontaria citazione dal Santoro rockpolitik, questa cronachetta dalla serata fassiniana alla festa dell'Unità di Milano.
Il microfono del mio megafono Ikarus, intendo, che mi è stato strappato da un militante diessino violento e ladro.
Non è stato semplice, lunedì sera, alla festa dei 'democratici di sinistra' esprimere il nostro democratico diritto al dissenso. Meglio: esprimere l'opinione della maggioranza degli italiani sull'indulto vip di mezza estate. Ma l'avevamo messo in conto. E tutto sommato ci è andata di lusso: siamo rincasati sani e salvi. Ecco com'è andata.
Alle 20,20 ci ritroviamo, come convenuto con i grilli milanesi, alla fermata del metro Lampugnano. Siamo una quindicina, con duemila volantini e i soliti cartelli. In pochi minuti raggiungiamo lo spazio antistante il palamazda (quel palamazda, dove con l'amico Ric Farina sfidammo la tribù forzista, che oggi quasi rivaluto al confronto di tanti militanti diessini). Indossati i cartelli, iniziamo a volantinare a tutto spiano. A un certo punto, in attesa di Fassino, annuncio la nostra presenza al megafono, con breve comizietto. In un attimo mi arrivano addosso in tre o quattro, c'è anche una donna, con la voce roca, i capelli biondastri e l'aria della padrona di casa. Segue un'accesa discussione: nel senso che loro ci aggrediscono e noi cerchiamo di toglierceli di torno. Vogliono impedirci di parlare al megafono e di filmare. Un tizio prende alcuni volantini e li strappa. La biondastra rocamente mi intima di smettere di megafonare. Gli altri ringhiano senza sosta.
Rispondo con le pacate argomentazioni di sempre:
1 - Questa è una piazza pubblica
2 - La festa dell'Unità non è luogo extraterritoriale
3 - Anche qui, dunque, vige l'articolo 21 della Costituzione italiana, che garantisce la libertà di espressione
4 - Peraltro sIamo anche noi elettori del centrosinistra: possiamo criticare o andiamo bene solo alle elezioni?
5 - In tema di indulto, inoltre, la maggioranza degli elettori del governo Prodi è con noi.
Le repliche dei sempre più agitati compagni sono un campionario di ritardo culturale. Eccole riassunte:
1 - Questa è una festa privata
2 - Questa piazza l'abbiamo affittata noi, per questa sera è nostra
3 - Ma a voi chi vi paga, Berlusconi?
4 - Se lo andaste a fare alle feste delle destra, questo lavoro, vedreste cosa vi capita
5 - Andate fuori dai c…ni brutti str…zi!

Volti, espressioni, modi sono incarogniti, minacciosi, penosi. Gli amici della Digos vigilano in disparte, inutile è il mio tentativo di farli intervenire per difendere i nostri diritti. Alle feste 'private' dei Partiti-Stato la vera forza pubblica è il servizio d'ordine. Il primo assalto si conclude con la sospensione del mio comizio al megafono. Poi inizia l'entusiasmante esternazione fassiniana; la seguiamo da uno schermo esterno continuando a volantinare e a esporre i cartelli. C'è il tempo di uno scambio di battute con l'uomo di punta della Quercia a Milano: il presidente della provincia Filippo Penati. Provo a scuoterlo dal suo lugubre torpore obiettando che in un'epoca di corruzione dilagante varare come primo provvedimento parlamentare un indulto esteso ai vip del crimine e a reati non ancora scoperti.. Mi risponde: l'indulto è servito ai poveri cristi, tanto i vip in galera non ci andranno mai, Consorte non è stato ancora condannato. Ha capito tutto.
Verso le 23 Fassino s'avvia al ristorante Valtellina per il rituale saluto ai volontari della festa. Lo avviciniamo chiedendogli di prendere il volantino e di rispondere alle nostre critiche. Lui tira dritto, mesto e indifferente.
A quel punto riprendo il megafono, salgo su una panca e riassumo le nostre ragioni, anche evocando la figura di Enrico Berlinguer e la sua battaglia sulla questione morale.
Apriti cielo. Evocare la questione morale alla festa dei diesse? Peggio che bestemmiare in chiesa! Si leva una sorta di boato, un frastuono indistinto di insulti, minacce, fischi e ululati. I più esagitati ci vengono addosso. Fisico tracagnotto, mezz'età, volti ottusi: il giorno dopo me li ricordo così, gli ultimi residui della vecchia guardia stalinista. Nuovo parapiglia. Si sfiora il linciaggio. Questa volta i gendarmi si mettono in mezzo, limitando i danni. Nel trambusto uno degli stalinisti tracagnotti, protetto dalla massa, per zittirmi mi strappa il microfono del megafono. Non son più riuscito a recuperarlo. Naturalmente i poliziotti - ben attenti a proteggere Fassino dal terribile rischio di una pernacchia - fanno finta di non vedere, benché siano a mezzo metro di distanza. Alle feste 'private' dei Partiti-Chiesa si può aggredire e derubare impunemente un dissenziente sotto lo sguardo vigile della Digos. Ma questa storia non finisce qui. Anche le maggioranze, dopo tutto, hanno diritto a far sentire la propria voce". Piero Ricca."
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lunedì, 18 settembre 2006
I tifosi della politica mi fanno riflettere molto ultimamente. Molti di loro sono convinti che la loro parte politica sia il meglio, e faticano a vedere errrori, o peggio, doppio giochi e astuzie dei loro leader. In questo momento penso ai tifosi della sinistra, a chi inneggia ai vari Fassino, Rutelli, Dalema. Ecco un ottimo articolo di Giavazzi sul Corriee di oggi, che spiega non solo alcuni colpi di finanza creativa del buon Tremonti, ma come la sinistra li abbia ripresi alla grande. Capisco le difficoltà finanziarie del momento, ma vista la campagna elettorale mi sarei aspettato qualcosa di diverso, più rischio e intraprendenza. Certo, ipotizzando che quel che si dice in campagna elettorale corrisponda almeno un po' agli intenti veri!!!!

"I telefoni e il ritorno dello statalismo

Le tentazioni della cassa

di
Francesco Giavazzi

È possibile che il ministro dell’Economia sia faticosamente alla ricerca di 30 miliardi di euro con i quali far tornare i conti della legge finanziaria e negli stessi giorni i consiglieri del presidente del Consiglio pensino di spenderne 10 per acquistare un pezzo di Telecom Italia, e così consentire a qualche privato di rimborsare i propri debiti con i denari dello Stato? È una coincidenza curiosa e che desta stupore e incredulità nei cittadini. Questa incongruenza è possibile solo perché esiste la Cassa depositi e prestiti. È la Cassa la «madre di tutte le tentazioni ». Senza la Cassa il progetto di scorporo della Telecom ideato da Angelo Rovati e da altri collaboratori di Prodi non sarebbe stato neppure immaginabile.

Fino a qualche anno fa la Cassa — che è una specie di banca dello Stato — esercitava una sua tranquilla funzione: raccoglieva i risparmi delle famiglie presso gli sportelli postali e li usava per concedere mutui ai Comuni. Cinque anni fa Giulio Tremonti scoprì che i regolamenti europei non esigevano il consolidamento della Cassa nel bilancio dello Stato. Per ridurre il debito non era più necessario privatizzare imprese pubbliche: era sufficiente spostare le loro azioni dal bilancio dello Stato a quello della Cassa. Ed era anche possibile finanziare alcuni investimenti pubblici senza pesare sul bilancio: bastava chiedere alla Cassa di farsene carico. Evidentemente si trattava di illusioni contabili, pur legittimate da Bruxelles, e Tremonti le usò con disinvoltura. Con il tempo il risparmio postale non fu più sufficiente: Tremonti chiese alle Fondazioni bancarie di fare un prestito alla Cassa.
Con questi denari il ministero dell’Economia, padrone della Cassa, acquistò da se stesso azioni di Eni, Enel, Terna e StMicroelectronics, chiamandole privatizzazioni. In cambio le Fondazioni ebbero la garanzia di un buon rendimento (privo di rischio perché nella Cassa esse godono del diritto di recesso), qualche posto in consiglio di amministrazione e soprattutto la speranza che Tremonti abbandonasse la coraggiosa battaglia che da anni conduceva contro queste istituzioni. (L’aspetto poco elegante ed eticamente discutibile sta nel fatto che le risorse delle Fondazioni sono gestite da consigli di amministrazione autonominati, come se il loro patrimonio non fosse un bene pubblico). Due sono le implicazioni.
Ormai per privatizzare davvero Eni ed Enel non è più sufficiente una decisione del governo: bisogna convincere la Cassa, dove le Fondazioni contano molto. Inoltre, la nuova Cassa non è più una tranquilla istituzione priva di rischio: le sue passività sono titoli a reddito fisso, ma oggi i suoi investimenti sono, almeno in parte, azioni. Immagino che la Vigilanza della Banca d’Italia la terrà sotto osservazione. Dopo aver tuonato per cinque anni contro la finanza creativa di Giulio Tremonti, il governo dell’Unione non ha saputo resistere alla tentazione. Perché non ricorrere alla Cassa per statalizzare qualche impresa privata e difenderne così l’italianità? La Cassa non ha risorse sufficienti? Non è un problema: dopo le Fondazioni si può ricorrere alla nuova grande banca nazionale, Intesa- San Paolo, che non a caso Prodi chiama «la banca dello sviluppo».
Anche in questo caso basterà garantire un buon rendimento e nessun rischio, il tutto a carico dei contribuenti. Intanto il ministro dell’Economia fatica a trovare i soldi anche per finanziare la missione di pace in Libano.
18 settembre 2006"
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venerdì, 18 agosto 2006
Ha poco da sostenere, Fassino, che questo indulto non è un colpo di spugna, quando c'erano validissime alternative al provvedimento così come è stato varato, vedi le proposte di Marco Travaglio. Questo indulto, così com'è, non lo voleva nessuno, al di fuori della cerchia politica. A pochi mesi di distranza dal precedente indulto la popolazione carceraria è aumentata rispetto a prima del provvedimento, vuol dire che l'indulto non funziona. Allora perchè vararlo? Lo spiega questo articolo apparso oggi su Repubblica: i furbetti della finanza sono bipartisan, destra e sinistra, e allora va bene così. Si tratta di una sospensione del potere rappresentativo: noi (politici) decidiamo sulla basa dei nostri interessi e di quelli di alcuni amici (Consorte, Previti, ...) e non di quelli della maggior parte degli elettori.  Ricorda molto da vicino il sistema lobbystico statunitense, solo mascherato.

"Così l'indulto salverà i "furbetti"

Niente carcere per gli scandali finanziari

di ORIANA LISO e FERRUCCIO SANSA


MILANO - L'indulto? Un affare d'oro, per chi di affari se ne intende. Finanzieri, banchieri, immobiliaristi. Indagati alcuni, imputati altri, per tutte le possibili combinazioni di reati economico-finanziari. Per semplicità: i "furbetti del quartierino". Fazio, Fiorani, Consorte, Ricucci. Ma anche Tanzi, Geronzi, Cragnotti. Per loro i tre anni di sconto di pena previsti dall'indulto hanno il sapore della certezza della libertà.

Fatti due conti, la nuova legge aiuterà tutti loro, in caso di eventuale condanna, a fare pochi o nessun giorno di carcere perché l'indulto - che copre tutti i reati commessi entro il 2 maggio scorso - "abbuona" di fatto sei, e non tre, anni di carcere, grazie alla possibilità di accedere prima del tempo all'affidamento ai servizi sociali e, in generale, alle misure alternative. Basta sfogliare il Codice penale per rendersi conto che le eventuali condanne più alte - che potrebbero aggirarsi sui dieci anni - saranno comunque ridotte sensibilmente. Considerando quanti chiederanno il giudizio abbreviato (con lo sconto di un terzo della pena) e che alcuni di loro hanno problemi di salute e di età, il gioco è fatto. Da ultimo, non va dimenticato che molte di queste indagini arriveranno a processo per il rotto della cuffia, grazie alla legge ex Cirielli, che riduce i tempi di prescrizione.

Eccessivo parlare di colpo di spugna, obiettano gli avvocati. Ma che gli effetti della nuova legge servano anche ai protagonisti di tutti gli ultimi scandali bancari è indubbio. In caso di condanna la mano al portafogli, per risarcire le parti civili, dovranno mettercela comunque, perché l'indulto su questo non ha effetti. Ma i tempi saranno lunghi e le vittime dovranno pazientare anni. Così, resteranno in piedi anche le pene accessorie, come l'interdizione dai pubblici uffici.

Gli esempi si sprecano, solo fermandosi ai nomi che hanno riempito le cronache giudiziarie recenti. L'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio è indagato a Milano per aggiotaggio (pena massima sei anni) e a Roma per abuso d'ufficio (da sei mesi a tre anni). Indagini ancora aperte e collegate, perché l'inchiesta è sempre quella sulla fallita scalata di Bpi all'Antonveneta. Se Fazio dovesse essere processato e condannato al massimo della pena, grazie all'indulto la vedrebbe ridotta a metà. Per i suoi legali sarebbe facile ottenere l'affidamento ai servizi sociali.

Per Calisto Tanzi il discorso è di poco diverso. L'ex patron della Parmalat, per motivi di salute e di età, difficilmente finirebbe in carcere, nonostante le accuse pesantissime. Ma l'indulto potrebbe fargli "saltare" o ridurre anche gli arresti domiciliari. Non ha problemi di età, invece, Gianpiero Fiorani, l'ad disarcionato della Bpi. L'inchiesta milanese è vicina alla chiusura: Fiorani è iscritto nel registro degli indagati per associazione a delinquere, aggiotaggio e riciclaggio. Anche per lui un calcolo, per quanto approssimativo, dovrebbe tenere conto di sei mesi di custodia preventiva (tra carcere e domiciliari) già scontati, dei tre anni dell'indulto e dei tre in cui utilizzare il "bonus" delle misure alternative. Questo vuol dire che anche a Fiorani (come al suo braccio destro Gianfranco Boni) rimarrebbe poco o nulla da scontare in carcere, almeno per quanto riguarda quel filone (perché, ovviamente, l'indulto si applica una volta sola, e non per ogni condanna).

Forse, alla fine, chi rischia di più è Sergio Cragnotti, ex patron della Cirio. Lo scandalo dei bond argentini ha coinvolto migliaia di risparmiatori e fatto da apripista tra le indagini economico-finanziarie degli ultimi anni. Per il finanziere si è già aperta l'udienza preliminare per il crac Cirio, a Roma: la bancarotta fraudolenta - che è solo uno dei reati contestati - prevede condanne fino a dieci anni. Ma anche per lui, lo sconto dei tre anni per l'indulto, una volta arrivati in appello, potrebbe automaticamente far scendere la sua pena fino ai fatidici tre anni. Oltre i quali resta solo l'affidamento ai servizi sociali. Che di fatto vuol dire la libertà."
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categoria:politica italiana, sinistra, corruzione
mercoledì, 26 luglio 2006
A volte mi chiedo se veramente non stiamo vivendo un'enorme commedia dell'arte. Se all'improvviso qualcuno apparira da dietro le quinte gridando "Sorridi, sei su scherzi a parte!!!". Davvero ci meritiamo questa classe politica, questi personaggi, questi VIP???

La goccia che ha fatto traboccare il vaso oggi è stata la conferenza stampa di Moggi: "Non mi faranno fuori dal calcio. Niente da farsi perdonare". Il 14 maggio, subito dopo la vittoria del 29° scudetto (poi revocato), dichiarava "Il calcio non sarà più il mio mondo". Avrà respirato, assieme alle altre squadre indagate, l'aria di indulto che tirava e avrà pensato di poterla fare franca. Tutti hanno dichiarato di volere l'assoluzione piena. Come se gli italiani cretini non avessero letto le interecettazioni. Pene comunque ridimensionate di molto, grazie ad un gruppo giudicante nominato da Carraro, l'ex presidente FIGC dimissionario e indagato. Onore al neocommissario Rossi, che ha cercato (invano, almeno finora) di rifondare il calcio.

A proposito di indulto, complimenti alla sinistra per il provvedimento, l'atto di clemenza verso i condannati, tra i quali rientrano anche quelli che hanno commesso reati contro l'amministrazione pubblica e i corruttori. Così l'amico Previti, dopo essere stato bersaglio per anni della sinistra giustizialista, tornerà in libertà, nemmeno vigilata. In quel parlamento dove siedono ben 82 tra senatori e deputati indagati, condannati in  via definitiva (25) o in primo o secondo grado, miracolati dalla prescrizione o dalle varie leggi-canaglia, quasi il 10 per cento dell’intero Parlamento. Onore solo a Di Pietro, che è sceso in piazza, e Diliberto, che ha chiesto lo stralcio dal provvedimento, di questo tipo di reati.

Il governo inizia un processo di liberalizzazione, di ammodernamento del Paese, seppur timido, e succede il 48, categorie che scendono in piazza a protestare, scioperi selvaggi, manifestazioni a Roma. Ma avete provato a notare quanti giovani ci sono a queste manifestazioni? Nessuno! Semplice, gli ordini sono delle caste semichiuse, nelle quali entri dopo anni di gavetta e sudori (pensate agli architetti) per i quali mai rinnegherai il sistema, non prima di esserti rifatto delle spese almeno.

Nel paese dell'illegalità manifesta, il nero dilaga ovunque. Capisco chi trova conveniente a volte risparmiare su certi acquisti (nessuno qui è santo) ma ad esempio nell'edilizia la cosa sta raggiungendo livelli spaventosi, tanto che il governo ha dovuto varare una legge che dice che verranno chiusi non i cantieri in cui si fa del nero, ma quei cantieri in cui il nero supera il 20%!!! Avete capito, c'è un livello fisiologico di nero accettabile anche dallo Stato!

I servizi segreti continuano le loro lotte interne, e a decidere per il popolo cos'è bene e cos'è male. Per senso dello Stato. Si scatena la guerra delle intercettazioni, servizi che intercettano terroristi, carabinieri che interccettano servizi, guardia di finanza che intercetta politici che intercettano avversari politici. Scandali a profusione, e poveri cristi si buttano dai cavalcavia, mentre il Tronchetto dell'infelicità dice che la sua compagnia è estranea, che la sua compagnia va bene, anche se è la più indebitata d'Europa e il valore delle sue azioni continua a scendere.

E i giovani, magari precari, non sanno più dove battere la testa. Magari se sei carina, puoi sempre tentare la carriera in RAI, devi scendere a qualche compromesso con la tua moralità e i tuoi sani principi. Però se ti va bene, magari dopo qualche anno finisci a condurre una trasmissione di attualità cristiana su RAI1.

L'Inter ha vinto lo scudetto (e non lo può nemmeno festeggiare), l'Italia ha vinto i mondiali. Questi sì che sono veri segnali di cambiamento. Un cucchiano di sciroppo per un malato in fase terminale.



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categoria:politica italiana, giustizia, sinistra, corruzione
domenica, 23 luglio 2006
Pubblico questa lettera del ministro Antonio Di Pietro inviata a Beppe Grillo.

“Caro Beppe,

a pochi mesi dalle elezioni ho deciso di scriverti una lettera che spero tu possa pubblicare sul blog. Domani Unione e Cdl voteranno a favore di una legge, quella sull’indulto, che non era prevista nel programma dell’Unione e che io ritengo del tutto estranea alla volontà degli elettori del centrosinistra. Questa legge, nata per liberare le carceri, è stata estesa ai reati di falso in bilancio, corruzione, reati fiscali e finanziari anche nei confronti della Pubblica amministrazione.

Neppure il governo Berlusconi era arrivato a tanto. E’ un colpo di spugna che viene effettuato nel pieno del periodo estivo. Un atto gravissimo del quale è riportata un’informazione parziale, e spesso strumentale, da parte di giornali e televisioni. Il tuo blog, forse, può darne una diffusione maggiore e soprattutto libera.

Sono profondamente contrario al fatto che l’accordo per l’approvazione dell’indulto si basi su uno scambio politico con Forza Italia, in quanto prevede l’inclusione di reati per i quali vi sono processi e condanne di esponenti, anche di primo piano, della Casa delle Libertà. Se l’indulto passasse così com’è, tutti i fatti di mala amministrazione e di mala attività imprenditoriale, rimarrebbero impuniti. Si tratta di persone colpevoli di reati come tangentopoli, calciopoli, bancopoli. Persone che hanno occupato le indagini delle magistrature e le prime pagine dei giornali in questi ultimi anni.

Io ho scritto ai leader dei partiti dell’Unione per un vertice in cui discutere dell’indulto. Non ho avuto risposta. Nel Consiglio dei ministri dello scorso venerdì ho sottolineato la gravità di questa legge, contraria agli interessi dei cittadini, ma utile alle consorterie dei partiti.

Ho minacciato le dimissioni da ministro nella più totale indifferenza dei colleghi. L’Idv è il quarto partito della coalizione con 25 rappresentanti tra Camera e Senato. La sua uscita dalla coalizione può far cadere il Governo, ma io non mi sento di ritornare alle urne e, forse, di riconsegnare il Paese a Berlusconi.

L’Unione ha posto il veto sui nostri emendamenti per l’esclusione dei reati finanziari, societari e di corruzione dall’indulto. Lunedì e martedì prossimo l’Italia dei Valori farà tutto quello che è in suo potere per rallentare l’approvazione della legge sull’indulto attraverso una serie di emendamenti. L’Italia merita altri politici, altri governi. Non deve essere costretta a scegliere tra il peggio e il meno peggio, come tu spesso dici.

L’Italia dei Valori, da sola non può cambiare, questo Paese. Gli italiani devono fare sentire e forte la loro voce, in tutti i modi legittimi possibili, per evitare un ennesimo passo indietro della democrazia”.

Antonio Di Pietro.
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categoria:politica italiana, sinistra, corruzione
sabato, 24 giugno 2006
Pubblico questa notizia sulla proposta di istituire una tassa sulle auto inquinanti. Sottoscrivo in pieno l'iniziativa ma boccio in pieno il piano di comunicazione. E' il solito masochismo della sinistra che si vuole attirare le ire del borghese medio-piccolo.

"E' dei giorni scorsi la proposta del ministro Bersani di cambiare la fiscalità delle auto adottando un sistema che penalizzi le auto che consumano di più e inquinano di più. Rientrerebbero in questa categoria i Suv, Sport Utility Vehicles che Legambiente ha più volte definito "voraci trangugiatori di petrolio e altamente inquinanti". L'associazione ambientalista plaude all'iniziativa di Bersani: "Il bollo maggiorato oltre che una risorsa aggiuntiva per le finanze pubbliche - sostiene Roberto Della Seta, presidente di Legambiente - è un favore fatto alla salute e la sicurezza dei cittadini. Disincentivare l'utilizzo di questi bestioni è importante soprattutto in città dove il loro ingombro è inutile e dannoso. Basti pensare che i 10 SUV più venduti in Italia hanno consumi urbani del 60-70% superiori rispetto quelli delle 10 auto più vendute tout court". Non solo, l'Italia è il paese europeo con il più alto tasso di auto per abitante: 58,1 veicoli ogni cento abitanti contro la media Ue di circa 50 auto: "Un'enormità. - continua Della Seta - Se si pensa, infatti, che su un parco circolante di 34 milioni di mezzi i Suv sono in costante crescita nelle vendite, arrivando oggi a quasi il 6% (2,6% nel 1998). L'elevata densità di autovetture si riflette in un livello di traffico motorizzato per abitante superiore alla media Ue, anche se con un uso meno intenso della singola vettura. Insomma, - conclude il presidente di Legambiente - i SUV sono i portabandiera di un processo di regresso tecnologico che in Italia come in gran parte dei paesi ad industrializzazione avanzata sta portando ad una perdita di efficienza energetica nel trasporto privato su gomma". (Help Consumatori)".

Meno strali e una comunicazione più semplice ed efficace avrebbero avuto un impatto molto più positivo. Del tipo "è dimostrato che l'emissione di anidride carbonica, gas responsabile del riscaldamento e del cambiamento climatico, è direttamente legata ai consumi delle vetture. Pensiamo quindi di introdurre una tassa sulle emissioni che stimoli la produzione di auto più efficienti dal punto di vista energetico, che cioè riducano consumi ed inquinamento. I primi beneficiari saranno quindi i cittadini, specialmente le classi medio-basse della popolazione. Ci impegniamo pubblicamente ad utilizzare gli introiti per incentivare la ricerca in questo senso, e per promuovere finanziamenti a supporto dei cittadini meno abbienti nel momento in cui decidono di cambiare la propria auto".
Stesso obiettivo e molti meno pruriti tra i cittadini. Difficile?
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categoria:politica italiana, sinistra, ecologia, energia
martedì, 16 maggio 2006
Tratto dal sito di Beppe Grillo. No Comment.

"Nel più puro stile democratico-popolare i Ds hanno opposto il loro: “Me ne frego!” al risultato delle primarie a pagamento (un euro per votare) a Caserta. I 9000 votanti “non avevano capito” e hanno dovuto essere rieducati con una decisione dall’alto, la prossima volta votino con maggiore attenzione.

Primo classificato Petteruti, secondo classificato Alois dei Ds: vincitore a pari merito Alois per volontà marxistafassinista.
Alle prossime elezioni ci saranno due candidati per il centro sinistra e non solo Petteruti perchè, come ha affermato Gianfranco Nappi, segretario regionale dei Ds, dal balcone di casa sua: “Alois è arrivato secondo, ma solo per una manciata di voti”.
Questa tesi mi ricorda qualcosa, ventiquattromila voti di differenza alle politiche, una manciatina...
A proposito di mance vorrei sapere che fine hanno fatto i 9000 euro versati alle primarie, se il risultato è stato invalidato devono essere restituiti. In caso contrario si prefigura la truffa o la circonvenzione di (cittadini) incapaci.

Pubblico la lettera di un elettore di Caserta.

“Il 12 marzo si sono svolte a Caserta le primarie dell'Unione per scegliere il candidato sindaco.
Tutti i partiti hanno accettato questo metodo e hanno sottoscritto norme di regolamentazione delle primarie. Fra queste regole, vi era quella secondo cui anche le associazioni avrebbero potuto presentare candidati.
Alcuni partiti hanno presentato un loro candidato: la Margherita ha presentato Ciontoli, i Ds (su pressioni di Bassolino) ha presentato Alois (ex assessore regionale alle attività produttive), i Repubblicani europei e l'associazione Vestigia Tifatine hanno presentato Petteruti (già assessore ai lavori pubblici a Caserta e all'urbanistica a Maddaloni).
Alle primarie, contro ogni più rosea previsione, hanno partecipato oltre 9000 persone (più del doppio dei votanti alle primarie nazionali). Ci sono state lunghe file per votare in una giornata piovosa e gelida. Le operazioni di voto si sono protratte fin quasi a mezzanotte. Ogni elettore ha dovuto pagare 1 euro!

Ha vinto Petteruti per 31 voti su Alois, contro i pronostici della vigilia. Hanno pesato molto nella vittoria l'appoggio del presidente della provincia di Caserta e soprattutto il fatto che i casertani hanno percepito quella di Alois come una candidatura imposta da Napoli.
Sennonché, Ds e Margherita - nonostante una netta presa di posizione di Prodi, tramite Ansa, per rispettare il risultato delle primarie a Caserta - non hanno accettato il responso e hanno deciso di presentare Alois come candidato sindaco, sebbene avesse perso le primarie.
Al di là di ogni considerazione di carattere politico, questa decisione di sovvertire il risultato delle primarie è una autentica carognata, una schifezza antidemocratica. Se si accetta di partecipare a una competizione, se si mandano a votare 9000 persone, se si fa pagare 1 euro per votare, dopo non si può dire "scusate, abbiamo scherzato". Come cittadino mi sento preso in giro da questa farsa. I partiti, dopo averci preso per i fondelli, ci hanno estorto 9000 e passa euro. Li rivogliamo indietro, o perlomeno vogliamo che non li usino i partiti e siano devoluti in beneficenza.
Chiedo la voce di Beppe Grillo per dare uno sbocco comunicativo e una risonanza ampia alla voce mia e di tanti cittadini defraudati della loro opinione (abbiamo fondato il comitato: “RIDATECI L'EURO”), che per i partiti, o per alcuni di essi, evidentemente non vale nulla.
Grazie.” Luigi L."
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categoria:politica italiana, sinistra
giovedì, 02 febbraio 2006
Credo che la sinistra abbia fatto un grosso errore a boicottare Dario Fo a Milano. Nel suo sito (www.dariofo.it) trovate tutti i suoi sostenitori, compreso il sindaco di Londra Livingston. Sindaco rosso in una delle capitali più importanti d'Europa, che ha portato avanti progetti importanti e difficili, come rendere a pagamento la circolazione veicolare nel centro di Londra, rafforzando al tempo stesso i servizi pubblici, con una netta riduzione di inquinamento, congestione e incidenti. Cose che Dario Fo e solo Dario Fo proponeva per Milano, ma che i milanesi non hanno voluto rischiare. La Milano che ha deciso di provare un imprenditore al governo (se ha fatto bene per le aziende, farà bene anche per l'Italia) ha ritenuto troppo rischioso mettere come sindaco un attore di teatro, pur contornato da una squadra di tecnici ed esperti. Non capisco, per me i due fanno lo stesso lavoro, il secondo per di più ha preso anche un Nobel!

Certo ammetto che la sua comunicazione e retorica politica è troppo focalizzata: pur sposando pienamente la sua attenzione per i più disagiati, gli contesto toni troppo estremi contro i gruppi e i poteri economici della città. Non che ritenga che non vadano rivisti e regolamentati, ma se prometti di bloccare processi già avviati, con soldi spesi e investiti, è chiaro che ti metti contro una parte della città. E capisco anche la paura che un personaggio come Fo fa alla vecchia struttura di partito della Sinistra. Ma io non ci avrei pensato due volte a votarlo: abbiamo bisogno di cambiamento, di creatività, di trasparenza e dedizione nella poltica, anche a costo di rischiare qualcosa. Piuttosto che giocarci il futuro è meglio rischiare qualcosa.

Spero che queste persone continuino a lavorare per arrivare ad un cambiamento. Riporto questo post dal blog di Jacopo Fo, parla della sinistra e dello stato allarmante in cui si trova. Fate spazio ai giovani, cavolacci!

"Stasera ho avuto la gioia di incontrare Grillo e Alex Zanotelli a Napoli, a piazza Dante, un paio di migliaia di persone riunite a festeggiare la vittoria ottenuta dal movimento contro la privatizzazione dell'acqua.
Bassolino, ha detto Grillo, ha fatto una doppia capriola all'indietro bloccando il suo stesso progetto quando si è reso conto che la mobilitazione inziava a diventare tosta e capillare e i sindaci dei piccoli comuni hanno iniziato a ritirare le adesioni alla privatizzazione... Ora si tratta di ottenere che, come in Puglia, si crei un grande consorzio pubblico per l'acqua della Campagna. (Sul quale bisognerà vigilare). Grillo e Zanotelli hanno sottolineato che questa vittoria, che pareva impossibile solo pochi mesi fa, è stata ottenuta grazie ai comitati di base, ai gruppi locali, alle piccole associazioni. Un movimento che ha già mostrato la sua forza in Val di Susa bloccando la Tav e che ora cercherà di bloccare il ponte sullo Stretto di Messina.

Quando incontro Zanotelli o Grillo mi commuovo sempre perchè mi fa proprio piacere che esista gente così. Stasera poi loro e i compagni del Meet Up di Grillo di Napoli mi hanno fatto l'onore di farmi parlare davanti a quella folla. Così ho avuto la possibilità di urlare un paio di cose che mi bruciavano da tempo.

Napoli non ha avuto le Primarie come Milano. Questo perchè i napoletani sono esseri inferiori. Tanto che ad Acerra, grazie alle discariche di rifiuti tossici della camorra, in alcune zone, secondo le analisi chimiche della Asl, c'è quasi il doppio della diossina che c'era a seveso. Ma a Acerra non hanno sgombrato la zona, non l'hanno recintata e non sono arrivati gli omini con le tute anticontaminazione. Lasciano creapare la gente e Bassolino e De Palma non intervengono. E questa è una vera follia che si fa finta di non vedere nonostante Sandro Ruotolo, uno dei giornalisti italiani che hanno più fegato, abbia trasmesso su rai 3, un documentario spietato (ne parlo altrove in questo blog). Attenzione, grazie all'inquinamento e alle discariche abusive alcune zone della provincia di Napoli hanno un incidenza dei tumori molto più alta del resto dell'italia e anche la mortalità è da record!!!!

E ho anche raccontato dell'incapacità dei politici di capire. Quando ho incontrato il sindaco Jervolino, ho contato nel suo studio 17 lampadine a incandescenza e ho provato a spiegarle che sostituendo ogniuna di quelle 17 lampadine con lampadine ad alto rendimento e durata che permettono di ridurre dell'80% i consumi dell'elettricità si risparmierebbero 150 euro (per 17). Ma lei mi guardava e non capiva di cosa parlassi. E non mi ha capito neanche quando le ho detto che a Napoli come in quasi tutta l'Iatalia c'è un esercito di operai che passano la vita a svitare e avvitare le lampadine dei semafori che durano solo 2000 ore. Mentre in Germania, ma anche a Bolzano o a Padova hanno scelto di usare lampadine che durano 80-100 mila ore e che fanno risparmiare l'88% dell'energia.

E ho ricordato che Napoli ha un livello di criminalità spaventoso e che la Jervolino e Bassolino non posono permettersi di minimizzare. La Jervolino arrivò a dire ai giornalisti che anche a Genova ci sono gli scippi. Ma a Napoli ci sono più scippi che a Genova, Milano e Roma messe assieme e ci sono il doppio degli omicidi di tutta la gran bretagna.

Insomma, non è che ho parlato per metafore..."
postato da: civix alle ore 01:00 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica italiana, sinistra, beppe grillo, dario fo