lunedì, 23 gennaio 2006
Bush inviterà Berlusconi a parlare di fronte al Congresso statunitense. E la moglie a capo della rappresentanza americana alle olimpiadi invernali a Torino. Bel colpaccio per il Cavaliere in vista delle elezioni. L'Italia si spaccherà in due, ma molti saranno attratti dal prestigio di parlare di fronte al Congresso da parte del nostro Premier, onore concesso a pochi da parte di questa amministrazione. In Italia gli Stati Uniti continuano ad esercitare un certo fascino su molte persone, per motivi storici e culturali del tutto e legittimi e spesso condivisibili. Purtroppo tendiamo a sovrapporre una nazione con il proprio Governo. E' questo è uno dei peggiori della storia. Credo di avere già argomentato a sufficienza le mie ragioni in questo blog. Per tale motivo questa notizia non sposta di un millimetro le mie opinioni sul nostro attuale Governo e sulle mie intenzioni di voto, anzi, non fa che rafforzarle. Temo che per altri non sarà così.

Allora vi faccio un invito: girate questo articolo, tratto da Il Foglio, a amici, parenti o persone che conoscete e che servono nell'esercito. Perchè spessissimo queste persone mettono a repentaglio la propria vita per servire il proprio paese. Dall'articolo invece (parte in neretto) si evince che sono usate per motivi politici. Non è certo una novità, ma a dirlo è un giornale di destra, non un no-global. Per noi civili, invece, un'altra considerazione: occhio ad ingnorare e snobbare quanto succede negli Stati Uniti. Questo paese influenza talmente le nostre vite, anche se indirettamente, che si permette di condizionare le nostre elezioni, e offre una sponda non indifferente ad un candidato politico ad un mese dalle elezioni.

"Bush invita Berlusconi a parlare al Congresso e manda Laura a Roma


Ufficialmente l’America non tifa per nessuno, ma dà l’ok sull’Iraq e riserva al Cav. un onore concesso a pochi


Spogli si muove a tutto campo

Roma. Silvio B. va a Washington. A febbraio, subito dopo il discorso sullo stato dell’Unione di Bush del 31 gennaio, al presidente del Consiglio italiano spetterà un onore che l’amico George W. ha concesso soltanto a pochi capi di stato o di governo: un discorso al Congresso riunito in seduta comune, un evento che dopo l’11 settembre si è verificato soltanto con Blair, Aznar, l’iracheno Allawi, l’afghano Karzai, l’indiano Singh e l’ucraino Yushenko. L’invito solenne a Berlusconi, a poche settimane dalle elezioni politiche italiane, dimostra come la Casa Bianca non abbia nessuna intenzione di abbandonare il premier, nonostante i report provenienti da Roma raccontino il vantaggio del centrosinistra nei sondaggi elettorali. Ma per Bush, dicono al Foglio da Washington, quel che conta è il rapporto politico e personale instaurato con Berlusconi e il sostegno che il governo italiano ha dato agli Stati Uniti dopo l’11 settembre e in tutti i momenti chiave della guerra al terrorismo. Il premier italiano non è soltanto un amico personale, ma un affidabile partner politico. A Washington non dimenticano che fu lui a lanciare l’idea di un appello, poi confezionato da José Maria Aznar, con cui nel 2003 otto paesi europei risposero all’unilaterale scelta antiamericana di Francia e Germania. Bush dunque spera che l’amico Berlusconi resti ancora al governo, sicché il mandato dell’altro grande amico del presidente, cioè del nuovo ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, è quello di coltivare con giudizio questa precisa indicazione della Casa Bianca.
La notizia dell’invito a Berlusconi, insieme con la decisione italiana di ritirare le truppe dall’Iraq entro il 2006 e al prossimo viaggio italiano di Laura Bush, giovedì sera sono stati il passa-parola di una cena a Palazzo Taverna a Roma, dove l’ospite d’onore era proprio Spogli. L’ambasciatore è un grande conoscitore del nostro paese, parla benissimo l’italiano con un leggero accento toscano, ricordo dei cinque anni, tra il 1968 e il 1973, vissuti a Firenze. Spogli si districa perfettamente nelle maglie della politica italiana, nonostante abbia una formazione storica e un passato da businessman. Legge con attenzione i giornali, incontra praticamente tutti i giorni i leader di primo piano, gli imprenditori di alto livello, gli opinionisti di vertice, gli uomini degli apparati e invia a Washington report molto precisi, soltanto velati di pessimismo rispetto all’esito elettorale che farebbe felice la Casa Bianca. Alla cena di giovedì c’era anche l’ex ambasciatore Reginald Bartholomew, ma è stato Spogli ad attirare l’attenzione e a parlare fitto fitto con i più svariati interlocutori (e in particolare col direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta), salvo poi trovare un pretesto gentile per liberarsi elegantemente quando la conversazione diventava poco interessante o poco utile.

Gli incontri dell’ambasciatore
Gli Stati Uniti non interferiscono negli affari interni di paesi sovrani, per di più se fedeli alleati. Eppure, nonostante le bocche cucite all’Ambasciata di via Veneto e al desk Italia del dipartimento di stato, le indiscrezioni trapelano. Spogli sa che Bush spera nella vittoria di Berlusconi, ma non sta con le mani in mano. Oltre al Cavaliere a Gianni Letta, incontra spesso anche i leader del centrosinistra Amato, Rutelli, Veltroni, Fassino, D’Alema. E, un po’ meno, anche Prodi. Ma non c’è un tifo aperto come è capitato nel recente passato con altri ambasciatori americani.
Il sostegno bushiano a Berlusconi non è segreto, non c’è nessuna trama oscura, è tutto alla luce del sole. L’unica cosa che gli americani chiedono al premier è la cautela, per evitare un’altra figuraccia come quella del 31 ottobre scorso, quando il portavoce della Casa Bianca fu costretto a smentire Berlusconi perché dopo un incontro con Bush aveva detto che gli americani “temevano” una vittoria dell’Ulivo.
A Washington sanno molto bene che il ritiro delle truppe italiane, sostituite da una presenza di tipo civile, aiuterà il premier a disinnescare una potenziale arma a disposizione del centrosinistra. Così Pentagono e dipartimento di stato hanno dato il via libera alla scelta italiana di annunciare il ritiro dei soldati entro il 2006, concordando tutti i dettagli militari con il ministro Antonio Martino e con Palazzo Chigi. Anche la decisione di far guidare proprio a Laura Bush la delegazione americana alle Olimpiadi invernali di Torino è da interpretare in questo senso. A Washington fanno notare che se Bush ha scelto di mandare sua moglie dall’amico Silvio non è per caso."

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categoria:politica italiana, guerra, silvio, politica americana
mercoledì, 18 gennaio 2006
Mi sembra che la campagna elettorale italiana sia inziata nel peggiore dei modi, e abbia ampiamente superato i limiti della decenza. In questo caso non posso essere equidistante e fare a meno di notare che il nostro (spero ancora per poco) Presidente del Consiglio, stia facendo carta straccia delle più elementari regole democratiche e di serietà istituzionale solitamente seguite in questi casi.

La vicenda Unipol-Sinistra è allo stesso tempo grave per quello che Consorte ha fatto, ma politicamente poco rilevante per le colpe della sinistra. Nella mia opinione, per le informazioni a disposizione, non ci sono stati atti di corruzione, di interferenza, di illegalità, di arricchimento personale da parte di esponenti politici della sinistra. Certo c'è stata in alcuni casi incapacità di capire velocemente le cose, incompetenza nell'interpretare i fatti, ritardo nel prendere le distanza. Spero che la burrasca attuale spinga la sinistra a tenere le antenne ritte in futuro su questi aspetti.

L'attacco di Berlusconi è inaccettabile. Non si può fare un uso del genere del mezzo pubblico televisivo: andare da Vespa facendo credere alla gente di sapere chissà che cosa su responsabilità e intromissioni di politici di sinistra nella vicenda Unipol. Poi cos'ha detto veramente ai magistrati: che una persona gli ha detto di aver saputo che politici della sinistra hanno incontrato uomuni delle Generali per convincerli a cedere quote di BNL a Unipol. Quindi non ha raccontato fatti, ma voci. Voci subito smentite dai diretti interessati, come i dirigenti delle Generali, che hanno dichiarato di non essere stati in nessuna misura condizionati o messi sotto pressione da esponenti della sinistra. Lo stesso si dica per i 50 milioni sottratti da Consorte, di cui Berlusconi aveva maliziosamente chiesto conto a Fassino e ai DS: sono stati regolarmente trovati nelle casse Unipol. Intanto, in questo marasma mediatico, l'idea che è passata è che sinistra e destra sono uguali, rubano tutti e non vale la pena fare distinzioni su questo punto. Stesso effetto è stato ottenuto, in maniera illegale, facendo pubblicare al Il Giornale (di proprietà di suo fratello) le intercettazioni di Fassino e Consorte, che non dimostrano nulla se non la già citata poca accortezza di alcuni politici di sinistra. Atto per cui il giornalista è attualmente indagato (un'altro leccapiedi al servizio del potere).

E mentre, credo, la maggior parte degli italiani vorrebbe politici puliti e, io almeno, spero che questa ondata di indagini vada il più a fondo possibile, il Ministro Castelli (un dentista a capo della Giustizia) dichiara che "le intercettazioni sono un pericolo per la democrazia". Lui, a capo del dicastero che ha permesso che Berlusconi, in questi cinque anni, facesse passare così tante leggi ad personam da essere assolto da alcuni processi perche "il fatto non costituisce PIU' reato", prescritto da altri (quindi giudicato colpevole ma senza pena), di vedersi stralciare altri processi (come il processo SME, chiuso a causa della recente legge Cirielli), mentre i suoi più stretti collaboratori (Dell'Utri e Previti) venivano condannati, anche se non ancora in ultimo grado di giudizio, per associazione mafiosa e corruzione. E il 90% dei parlamentari condannati in via definitiva ma regolarmente in Parlamento sono di centro-destra.

Non ho tempo ne voglia di raccogliere le evidenze di queste situazioni e degli svariati errori e provvedimenti inaccettabili varati da questo Governo. Si possono tranquillamente rintracciare sui principali giornali nazionali (ad eccezione de Il Giornale, naturalmente), persino su Il Foglio. Segnalo solo che, mentre ministri e parlamentari di centro-destra continuano a sostenere che il Paese va bene, che non c'è mai stato un Governo più prodigo e fattivo e che il declino è solo apparente o dipinto dai gufi della sinistra, la Camera dei Deputati ha emesso questa nota, a proposito della decurtazione del 10% dello stipendio dei Parlamentari. "Con la delibera adottata oggi - si sottolinea in una nota - la Camera ha recepito gli indirizzi contenuti nella legge finanziaria in materia di contenimento dei costi della politica, nella consapevolezza delle difficoltà economiche attraversate in questo momento dal Paese." Siamo proprio alla frutta.

Però forse lo scandalo più grande è che la Sinistra stia a litigare al suo interno. Siamo la terra del calcio, oltre che dei cachi, dovremmo tutti sapere che i conti e i processi si fanno in spogliatoio! Esistono i telefoni, non solo tv e giornali. Stupido, davvero stupido. Che gran cosa sarebbe, e quanti consensi guadagnerebbero, se invece di dividersi, sicuri di vincere, rispondessero con proposte serie di programma ad ogni attacco di Berlusconi. Anche quest'anno si dovrà scegliere tra il meno peggio. Spero di consolarmi vedendo cose interessanti a Milano, a partire dal 29 gennaio.
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categoria:politica italiana, sinistra, silvio
martedì, 10 gennaio 2006
Faccio notare le date degli articoli, anche invertendo il loro ordine la tragicommedia non sarebbe cambiata.

Tratto da La Repubblica, 9 Gennaio 2006.

Berlusconi, grazie al condono fiscale paga 1800 euro per sanare milioni


ROMA - Grazie alla norma sul condono fiscale varata dalla maggioranza nel 2002, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrebbe sanato la sua posizione fiscale da decine di milioni di euro versando 1.800 euro in due tranche: una da 1.500 euro e la seconda da 300 euro. Il dato è emerso dal procedimento, in corso a Milano e ancora in fase di udienza preliminare, sulle presunte irregolarità compiute da Mediaset nell'ambito della compravendita dei diritti televisivi.

Il 15 dicembre scorso, infatti, l'agenzia delle entrate aveva chiesto copia di alcune carte processuali per compiere accertamenti fiscali proprio a carico del premier in relazione al periodo 1996/2002, ma la richiesta è stata ritirata dopo pochi giorni proprio perché Berlusconi, utilizzando la norma sul condono fiscale n. 289, varata dalla maggioranza di governo nel 2002, avrebbe regolarizzato così la sua posizione nei confronti del fisco.


Tratto da Il Corriere della Sera, 10 Gennaio 2006.

Berlusconi all'attacco dell'Unione e delle coop

«Politica divisa dagli affari, io l'esempio»

ROMA - Esordio di Ferrara: «Abbiamo il piacere, il privilegio di avere il presidente del Consiglio...». Risposta di Berlusconi: «Il piacere e il privilegio è tutto mio». Inizia così l'attesa puntata di «Otto e Mezzo» su La7, la prima uscita televisiva del premier di una lunga serie. «Sono tornato in tv per spiegare la realtà agli italiani», sintetizza Berlusconi, che poi già che c'è - una volta finito con Ferrara - si accomoda nel salotto del Processo. Stessa rete, temi sportivi. «Biscardi per convincermi a essere qui mi ha detto: venga presidente a parlare finalmente di cose serie...», scherza rilassato e a suo agio il Cavaliere discettando dell'addio di Vieri, della «Juve dei miracoli» e di Galliani che, per via del conflitto d'interessi, «non può mai protestare con gli arbitri anche quando dovrebbe».

AFFARI E POLITICA - Da Ferrara appare più teso, con il conduttore che lo incalza subito sul tema più caldo, l'intreccio tra politica e affari. Berlusconi ribadisce: «Io sono l'esempio della separazione tra politica e affari». Il Parlamento ha legiferato spesso in materia, favorendolo nei suoi molti interessi? «Se un Parlamento decide di intervenire su un certo settore decide di intervenire liberamente - ribatte il premier - ma sono davvero molte le situazioni che mi hanno penalizzato». Segue un lungo elenco di rinunce: dai giornali alle tv, fino alla Standa. Insomma «se c'è qualcuno penalizzato dalla politica nel fare impresa: io non ho mai fatto finanza - sono io... Nel '93 - osserva Berlusconi - ho dato le dimissioni... a volte ho persino paura a fare una telefonata per le televisioni».
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categoria:politica italiana, corruzione, silvio