lunedì, 21 agosto 2006
Una delle tante ideologie di cui credo sia costellata l'economia, almeno per come mi è stata insegnata, è che il settore agricolo è destinato ad occupare una posizione secondaria nel panorama economico odierno. I fatti dicono il contrario: cresce l'importanza e la domanda di cibo di qualità in grado anche di salvaguardare l'ambiente (agricoltura biologica); i sistemi energetici basati sulle biomasse non solo sono sostenibili e rinnovabili, ma aiutano anche a mantenere in buono stato l'ambiente (es. di montagna) e a valorizzare le economie locali; alcuni materiali, come ad esempio il legno, tornano ad essere utilizzati largamente per le loro caratteristiche funzionali ed estetiche (ad esempio nella bioedilizia ma anche in progetti ambiziosi ed architetturalmente affascinanti).
Finalmente oggi viene portato all'attenzione di tutti quello che purtroppo sta succendendo in India nel settore agricolo, dove multinazionali senza scrupoli, con la complicità di politici locali ed organismi internazionali, stanno scardinando il sistema agricolo indiano, con il mito del progresso (vedi ogm) e della globalizzazione necessaria (la peggiore che si potesse pensare: esportazione di materie prime a basso costo contro scambio di tecnologia per la coltivazione).
Sono sempre più convinto che dobbiamo puntare a creare economie reali autosufficienti in ogni continente, e destinare al commercio internazionale solamente quei prodotti per i quali vi è un'effettiva convenienza (e sostenibilità) nello scambio internazionale. Le sementi, come l'energia, mi pare che non rientrino proprio in questa categoria.
Tratto da Il Corriere della Sera di oggi.

"India, tra i suicidi nei campi di cotone


Gli ecologisti contro il Fondo monetario: ha spinto a tagliare gli aiuti pubblici. Gli Usa impongono i loro semi Ogm, costringendo i lavoratori a indebitarsi


NEW DELHI — «Nel villaggio di Bheemavaram, Stato dell'Andhra Pradesh, il contadino Chinta Venkateswara, 46 anni, s'è ucciso bevendo del pesticida per i troppi debiti. È il terzo suicidio tra i coltivatori di cotone nella stessa località, in soli due giorni». Notizie come queste sono ormai la norma qui in India, non si stupisce più nessuno.
«La sedicenne Vijay Chatale è sotto choc per aver scoperto il padre, agricoltore del Kerala, morto per impiccagione nella cucina di casa dopo il crollo dei prezzi agricoli internazionali», si legge su un altro giornale. E ancora: «Nel paesino di Nagpur, nello Stato del Maharashtra, la polizia ha fermato alcuni contadini disperati che stavano preparando una pila funeraria su cui intendevano immolarsi». E si potrebbe continuare a lungo.
Sui media indiani queste notizie sono infatti quotidiane: come gli spostamenti dell'amato-odiato monsone lungo l'enorme subcontinente, i gossip sugli attori miliardari di Bollywood, i lenti ma costanti successi delle caste «inferiori» nello scardinare l'antica struttura sociale. Avvenimenti ormai entrati nella routine di questo Paese.

Ma i suicidi di migliaia di contadini — l'attuale governo di New Delhi ne ammette «quasi 10 mila» dal 1997, stime indipendenti ne quadruplicano almeno la cifra — sono diventati un'enorme tragedia collettiva. Una piaga nemmeno immaginabile finché l'agricoltura — da cui dipendono ancora i due terzi della popolazione indiana, ovvero 750 milioni di persone — era gestita su basi comunitarie o basata sui grandi latifondi e lo Stato sosteneva il settore. Soprattutto fino a quando le multinazionali americane non hanno iniziato a imporre i loro carissimi semi — in particolare per la diffusissima coltivazione del cotone, per di più geneticamente modificato — costringendo i contadini a ricomprarli ogni anno per mantenere gli standard richiesti dal mercato internazionale nonostante il crollo dei prezzi della materia prima.

Che l'«epidemia» di morti nelle campagne — quasi tutti uomini e in genere piccoli e piccolissimi proprietari — sia un fenomeno nuovo è un fatto che nemmeno il governo mette più in dubbio. Che le decine di migliaia di suicidi siano causati dalla disperazione dovuta a debiti impossibili da ripagare, nemmeno.

Piuttosto, è sui motivi a monte che il potere politico ha finora dato spiegazioni «naturali» anziché politiche ed economiche. Colpa di inondazioni e siccità, invasioni di insetti e parassiti delle colture, sostiene (con sempre minor convinzione) New Delhi, dichiarandosi impotente e impegnandosi al massimo a stanziare fondi per le regioni più in crisi, come ha fatto recentemente il premier Manmohan Singh nel Maharashtra, con un programma da 800 milioni di euro.

Ma le catastrofi naturali sono flagelli antichi in India. Perché tutte quelle morti, quasi all'improvviso? E soprattutto, come mettere loro fine?
Una risposta arriva da tempo dalle analisi dei combattivi ecologisti indiani. Dalla famosissima scienziata-ambientalista Vandana Shiva, da migliaia di organizzazioni e attivisti meno noti. «La Super India Scintillante con una crescita annua dell'8%, magnificata da tutti per il polo di Information technology a Bangalore, sede ambita dall'Occidente per la delocalizzazione delle sue imprese, oggetto delle copertine dei magazine di mezzo mondo, è solo una faccia della medaglia», dice Kishor Tiwari, che dieci anni fa ha lasciato un ottimo impiego alla General Electric per dedicarsi alla causa dei contadini del Vidarbha (nel Maharashtra), la regione produttrice di cotone più colpita in assoluto.

L'altra faccia, dice Tiwari, mostra un'agricoltura ormai semidistrutta da 15 anni di riforme sconsiderate, dagli accordi tra New Delhi e Washington ribaditi anche nel 2005, che concedono un quasi monopolio alle multinazionali Usa nell'imporre i loro carissimi semi. E questo nell'indifferenza dei governi federali e statali, sempre più proiettati a lanciare l'India del hi-tech a scapito dell'agricoltura, da cui dipende appunto il 75% della popolazione del Paese ma che contribuisce ormai solo per il 25% al suo Pil.

Un'analisi soltanto in apparenza frutto di una visione anti-governo e anti- globalizzazione. Infatti, anche il prestigioso e ben poco rivoluzionario Tata Institute of Social Sciences di Mumbai, a cui si era rivolto mesi fa il tribunale supremo della capitale finanziaria indiana per capirne di più, si è trovato alla fine d'accordo. «I suicidi sono avvenuti a partire dal 1997 nelle zone più ricche del Paese e sono l'indubbio sintomo di una profonda crisi del settore agricolo — si legge nel rapporto del Tata Institute —. Tra i motivi che abbiamo individuato c'è il crollo degli investimenti pubblici nel settore, in linea con le direttive di Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale che hanno soprattutto costretto l'India ad aprire le porte, dal 1998, a corporation come Monsanto, Cargill e Sygentas i cui semi sono più cari e richiedono più fertilizzanti, pesticidi e acqua. Fattori, questi, che diminuiscono la fertilità dei terreni, aumentano i costi di produzione, mettono i contadini in balia degli usurai e del mercato internazionale. Il tutto, mentre l'Organizzazione mondiale per il commercio impone di togliere le tariffe all'import, e gli Stati Uniti continuano a finanziare il loro export»."
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categoria:economia, ogm , sviluppo sostenibile
lunedì, 20 marzo 2006

Se fosse stata vera, sarebbe stata una buona, buonissima notizia. Avremmo trovato una cavia per testare gli effetti del cibo ogm sulla donna (o meglio, una specie minore), e magari ci saremmo liberati presto di un buffone. Anzi, mi verrebbe da dire che, visto il personaggio, gli effetti della presunta dieta sono già ampiamente visibili. Voglio sottolineare, delle dichiarazioni fatte da questa specie di donna, l'ipocrisia di portare gli ogm come soluzione della fame nel mondo e poi vivere tra lussi e sprechi come fa lei. Tra donne col dito facile e ministri della sanità spioni, consiglio a Fini di fondare un nuovo partito. Tratto da Greenplanet.


"AN, SANTANCHÈ CONTRO ALEMANNO: "IO MANGIO SOLO OGM"

«La  posizione di Alemanno sugli Ogm non è condivisa in An. Non dobbiamo fare una politica miope o di retroguardia, gli Ogm sono una grande opportunità da perseguire, anche per il problema della fame nel mondo».


«Gli Ogm? Io mangio solo quelli».
È cominciato dall’incontro con il mondo economico e con una battuta destinata a far discutere la campagna elettorale di Daniela Santanchè, signora dei salotti milanesi, parlamentare e fedelissima di Gianfranco Fini, che l’ha fortemente voluta al 2° posto, sinonimo di elezione certa, nella lista di An alla Camera, circoscrizione Lombardia 3 [...]

Vestita interamente di bianco, la Santanchè è arrivata alle 10.30 e subito, mentre nella sala vicina si riuniva il consiglio d'amministrazione della Fiera, ha incontrato, insieme con Grillotti, i rappresentanti delle associazioni di categoria: i presidenti della Libera Mario Maestroni, dell’Ascom Claudio Pugnoli, dell’Associazione artigiani Giuseppe Ferrari e Giuseppe Bini, per gli industriali. Anfitrione Antonio Priva, presidente di CremonaFiere. Un confronto di 40 minuti, senza rete, scoppiettante, con più di una sorpresa.
Ha cominciato la Santanchè parlando di Luca di Montezemolo: «Il leader di Confindustria ce l’ha con il centrodestra, anche se più, a dir la verità, con Forza Italia che An. Noi non vogliamo creare tensioni con le associazioni di categoria, questa conflittualità è un errore». «Al nostro interno convivono posizioni ed esigenze diverse», ha risposto Bini.

Archiviato il discorso su Montezemolo, «quali sono i problemi dell’economia cremonese?», ha chiesto la relatrice dell’ultima Finanziaria. «La Cina non ci sta creando grosse difficoltà», ha detto Bini. «Qualche sfumatura, per quanto ci riguarda, c’è. An supporta una certa tesi sugli Ogm, ai quali noi non siamo contrari», ha affermato Maestroni.

«La penso come lei. Mangio solo Ogm», ha colto la palla al balzo la Santanchè, non nascondendo la diversità di vedute sugli Ogm con Gianni Alemanno, ministro all’agricoltura, suo compagno di partito e leader di un’altra corrente, Destra sociale: «Alemanno ha ridato dignità a un ministero che era caduto in disgrazia. La sua posizione sugli Ogm non è la mia e nemmeno di tanti altri in An. Non dobbiamo fare una politica miope o di retroguardia, come ai tempi della rinuncia del nucleare, uno scotto che adesso paghiamo. Gli Ogm rappresentano una grande opportunità, anche per il problema della fame nel mondo, e sono una strada che va perseguita».

[...]

Salutati gli interlocutori, la Santanchè è tornata sulla vicenda degli Ogm: «Se è vero che mangio solo quelli? Era, anche se negli Ogm ci credo davvero, una battuta. Se no cosa scrivete domani?»."
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categoria:politica italiana, ogm
domenica, 05 marzo 2006
Tratto da Greenplanet.

Un paio di settimane fa, gli agrari cremonesi sollecitavano: «Basta con le ideologie, sugli OGM la parola alla scienza».

In autunno, Veronesi si era lamentato perché «In Italia serpeggia un movimento antiscientifico», dopo aver dichiarato l’anno prima che «I cibi geneticamente modificati non nascondono alcun rischio per la salute. Nessuna indagine epidemiologica dimostra l'esistenza di danni provocati da questi alimenti, che anzi sono più sicuri di quelli cosiddetti naturali perché molto più controllati. E dirò di più. Se in Italia si potesse scegliere, personalmente vorrei nutrirmi di mais transgenico».

Più o meno contemporaneamente, Tullio Regge allertava «Attenti, vogliono imbavagliare la scienza», e Giuseppe Bretoni tuonava: «Sugli OGM il principio di precauzione ha rasentato l’ignavia».

E potremmo continuare, piluccando nel nostro capiente archivio.

Nel quale - però - troviamo, tra l’altro, anche notizia della sperimentazione effettuata dall’Arsia per conto della Regione Toscana: il mais OGM contamina tranquillamente l’altro mais seminato a 50 metri di distanza, dato sostanzialmente confermato dal recente lavoro presentato dal Cedab, secondo il quale, in condizioni ottimali, a risparmiare il mais convenzionale o biologico dall'inquinamento dello 0.5% da parte di mais OGM non bastano 30 metri di area tampone.

Ma troviamo anche che ricercatori italiani delle Università di Pavia e di Urbino hanno presentato uno studio nel quale si rilevano nelle cavie alimentate con OGM alterazioni nelle cellule dei testicoli, del fegato e del pancreas (tranquilli: regredivano in poco tempo tornando a una dieta senza OGM).

Oppure che in un rapporto che un’impresa sementiera biotech aveva distrattamente scordato di presentare all’Autorità europea sulla sicurezza alimentare, si rilevavano nelle cavie alimentate con mais OGM malformazioni ai reni, una diversa composizione del sangue e altre gravi anomalie fisiche.

O la presentazione -la settimana scorsa- dei risultati del maxi progetto di ricerca coordinato dall'Inran e finanziato dal Ministero per le politiche agricole, nel quale si rilevano modificazioni della risposta immunitaria intestinale e periferica in animali alimentati con OGM.

Probabilmente agli agrari cremonesi, a Veronesi, Regge & Bertoni, impegnati com’erano nella difesa della scienza contro l’ideologia non è rimasto tempo sufficiente per leggere quanto qui sopra sommariamente accennato.

Chissà come mai ci torna in mente quanto il Consiglio dei diritti genetici scriveva nel presentare gli atti del congresso internazionale "Nutraceutical, nanobiotecnologie, test genetici", e cioè «La scienza è davvero tale solo se usa prudenza e precauzione, se "vede prima" le conseguenze che determina e "pre-viene" quelle negative. Altrimenti è avventura».

Roberto Pinton


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categoria:scienza, salute, ogm
martedì, 29 novembre 2005
La scienza è una delle più grandi invenzioni dell'uomo, tra le poche che gli hanno permesso di fare un vero e proprio balzo in avanti nell'evoluzione della specie. Quella di fine millennio, e ancor di più quella del 21° secolo, però, sono pericolosamente sempre più collegate ad interessi economici e politici. Purtroppo la ricerca si fa sempre di più nei laboratori delle aziende, oppure nei laboratori pubblici ma con cospicui finanziamenti privati. Anche per il fatto che spesso nei paesi occidentali sembra imperante la fobia dell'intervento pubblico: nella migliore tradizione repubblicana, ciò che fa lo stato è sempre circondato da un'alone di diffidenza, di presunta inefficienza ed incapacità. Se a ciò aggiungiamo il pessimo stato dei conti pubblici e delle risorse per università e ricerca, specialmente nel nostro paese, ci rendiamo conto che la situazione non è delle migliori.

Succede così che, come è stato evidenziato in un post precedente, un noto oncologo ed ex ministro della salute, che nel 2000 si esprime a favore dei prodotti biologici, indicati come una delle migliori soluzioni per la prevenzione del cancro, qualche anno dopo li attacca con termini quasi talebani, "i cibi biologici sono un regresso", sono più pericolosi per la salute, "la polenta fa venire il cancro" (ma non era la gotta?!!), promuovendo a pieni voti i cibi OGM come "futuro dell'umanità". Badate bene che la specializzazione di Veronesi, oncologia, non ha nulla a che fare con agricoltura, alimentazione o epidemiologia. Eppure può benissimo succedere, con la complicità dei media, che un normale cittadino faccia due più due e pensi che Veronesi stia parlando con cognizione di causa. Vi segnalo questo caso, dove si mettono bene in evidenza anche tutti gli errori e le imprecisioni commesse da Veronesi. Chi pensa male non può non ricollegarle al fatto che a settembre 2003 è entrato a far parte del capitale della società biotech Genextra e ne è stato nominato vice-presidente (chi pensa bene dirà che crede talmente tanto agli OGM da investirci anche dei soldi, ed è liberissimo di farlo). Quando poi un sedicente scienziato attacca contiunamente una (sola) parte politica in maniera aperta e veemente, la scienza tocca il fondo: qui trovate l'esempio dell'ormai mitico fisico Franco Battaglia, che oramai ha messo in cantiere una vera e propria pioggia di fuoco, specie contro la sinistra, su OGM, energia, ambiente, agricoltura (vi stupite che scriva per "il Giornale"?). Qui sostiene che il biologico fa ammalare e che l'effetto serra non esiste.

Altro modo di fare disinformazione scientifica è quello di dire che, ad esempio, gli americani hanno introdotto gli OGM su vasta scala e non è successo niente. Questo è proprio un comportamento antiscientifico: non potendo più isolare i soggetti che mangiano OGM con quelli che non lo fanno, non si può ottenere un controllo incrociato sui loro effetti. Gli studi sugli effetti dannosi sulla salute si moltiplicano, l'ultimo è di qualche giorno fa.
O sostenere che una ricerca dimostra che la metà degli agricoltori italiani è favorevole agli OGM (vedi la nota della redazione a fondo pagina).

La sperimentazione sugli OGM viene fatta in massima parte nei laboratori di pochi grandi multinazionali, interessate a ricavare profitto dagli esperimenti e poco propense alla "ricerca di base". Le autorità di controllo si limitano spesso a controllare i dati forniti dalle stesse aziende, anche perchè i controlli e le ricerche in questo campo richiederebbero un sacco di soldi, visto che per la maggior parte delle volte si procede a tentativi. Infatti le conoscenze a disposizione sulle modificazioni genetiche a livello di DNA sono poche rispetto ad un mondo molto vasto e complesso. Per questo non si può parlare di "tecnologie biotech": una tecnologia è data da un insieme di conscenze che mi permette, dato un certo input, di ottenere un determinato output predeterminato, in maniera replicabile ovunque e in qualunque momento. Non è così per gli OGM.

C'è poi la mancata scienza, ovvero la possibilità negata di fare ricerca: restando nel tema degli OGM si può citare Ignacio Chapela, che lavora qui a Berkeley (l'ho potuto sentire di persona un paio di settimane fa ad una conferenza pubblica) e che è stato sospeso tre anni dal suo impiego per la pubblicazione di una ricerca che contesta gli OGM (l'Università di Berkeley aveva ricevuto un finanziamento di 25 milioni di dollari dalla Novartis per sperimentazioni sugli OGM). Chapela non è il solo. Ancora peggio è l'impossibilità di pubblicare i risultati delle proprie ricerche e di metterli al vaglio della comunità scientifica internazionale: penso ai molti dubbi che riguardano la sperimentazione Di Bella, oppure la persecuzione che da anni si abbatte sul dottor Hamer, che ha una teoria molto interessante sull'origine del cancro, supportata da ampie sperimentazioni, e che vorrei una volta per tutte sottoposta alla scienza in maniera obiettiva. Cosa che non è mai stata fatta, per esplicito rifiuto dei suoi superiori (che sono sempre uomini, quindi potenzialmente fallibili).

Senza dimenticare infine, che il metodo scientifico, pur essendo il miglior strumento conoscitivo di cui disponiamo oggi, non è perfetto, nel senso che ci dice qualcosa solo a proposito di ciò che con esso indaghiamo. Difficilmente può dirci se sia vero o meno qualcosa di cui ignoriamo l'esistenza, e che quindi non indaghiamo.
postato da: civix alle ore 18:43 | Permalink | commenti
categoria:scienza, alimentazione, ogm