domenica, 25 dicembre 2005
postato da: civix alle ore 00:38 | Permalink | commenti
categoria:natale
sabato, 24 dicembre 2005
Anche qui nella lontana e calda California è vigilia di Natale, una celebrazione che travalica i confini della fede e delle religioni, e diventa momento di riflessione per ogni uomo. La notte sembra un po' più buia e fresca, e mentre in sottofondo passano Christmas carols, un pensiro va all'Italia, e al mondo che si prepara ad una nuova Rinascita... let's hope it's a good one.



Buon Natale (la guerra è finita)
J. Lennon


So this is Christmas                                Così questo è Natale
And what have you done                       E cosa hai fatto?
Another year over                                   Un altro anno è finito
And a new one just begun                     E un altro è appena iniziato
Ans so this is Christmas                         Così questo è Natale
I hope you have fun                                Spero che avrete fortuna
The near and the dear ones                  I vicini, i cari
The old and the young                           I vecchi e i giovani

A very merry Christmas                          Un Buon Natale
And a happy New Year                           e Felice Anno Nuovo
Let's hope it's a good one                      Speriamo sia uno di quelli buoni
Without any fear                                     Senza nessuna paura

And so this is Christmas                          E così questo è Natale
For weak and for strong                         Per i deboli e i forti
For rich and the poor one                      Per i ricchi e per i poveri
The world is so wrong                             Il mondo è così sbagliato

And so happy Christmas                        Allora felice Natale!
For black and for white                         Per i neri e i bianchi
For yellow and red ones                        Per i gialli e i rossi
Let's stop all the fight                            Fermiamo tutti gli scontri
 
A very merry Christmas                        Un Buon Natale
And a happy New Year                         e Felice Anno Nuovo
Let's hope it's a good one                    Speriamo sia uno di quelli buoni
Without any fear                                   Senza nessuna paura

And so this is Christmas                       E così questo è Natale
And what have we done                       E cosa abbiamo fatto?
Another year over                                 Un altro anno è finito
And a new one just begun                   E un altro è appena iniziato
Ans so this is Christmas                       Così questo è Natale
I hope you have fun                              Spero che avrete fortuna
The near and the dear ones                I vicini, i cari
The old and the young                        I vecchi e i giovani

A very merry Christmas                       Un Buon Natale
And a happy New Year                        e Felice Anno Nuovo
Let's hope it's a good one                   Speriamo sia uno di quelli buoni
Without any fear                                   Senza nessuna paura

War is over ove                                     La guerra è finita
If you want it                                         Se lo vuoi
War is over                                            La guerra è finita
Now...                                                     Ora.
postato da: civix alle ore 18:37 | Permalink | commenti (1)
categoria:natale
venerdì, 23 dicembre 2005
In tempo di Natale questa lettera del capo indiano Seattle al presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce è per me allo stesso tempo motivo di riflessione sul passato e presente della nostra società, e speranza che il futuro possa essere diverso. A volte, mentre sono qui in California, mi sorprendo a pensare ed immaginare come fossero queste colline e queste terre quando erano abitate da questo straordinario popolo, i nativi americani, e come fosse una vita in piena armonia con la Natura.

"Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra?
L'idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell'aria, lo scintillio dell'acqua, come potete voi acquistarli?
Ogni parte di questa terra è sacra per il mio popolo.
Ogni ago lucente di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura e ogni ronzio di insetti è sacro nel ricordo e nell'esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi, porta con sé il ricordo dell'uomo rosso.
I morti dell'uomo bianco dimenticano il loro paese natale, quando vanno a passeggiare nelle stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa terra meravigliosa, perché essa è la Madre dell'uomo rosso. Noi siamo una parte della terra e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli: il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli; le coste rocciose, il verde dei prati, il calore dei pony e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia.
Per questo quando il grande Capo Bianco di Washington ci manda a dire che vuole acquistare la nostra terra, ci chiede una grossa parte di noi. Il grande Capo ci manda a dire che ci riserverà uno spazio per muoverci, affinché possiamo vivere confortevolmente tra di noi. Egli sarà il nostro padre, noi saremo i suoi figli.
Prenderemo in considerazione, dunque, la vostra offerta, ma non sarà facile accettarla.
Questa terra per noi è sacra.
Questa acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi, non è solamente acqua; per noi è qualcosa di immensamente più significativo;
è il sangue dei nostri padri.
Se vi vendiamo le nostre terre, dovete ricordarvi e insegnarlo ai vostri figli che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per i fiumi lo stesso affetto che dimostrereste ad un fratello.
Sappiamo che l'uomo bianco non comprende i nostri costumi.
Per lui una parte della terra è uguale all'altra, perché è come uno straniero che arriva di notte ed alloggia nel posto che più gli conviene.
La terra non è sua amica, la considera nemica e, quando l'ha conquistata, va oltre.
Abbandona la terra dei suoi avi, e ciò non lo turba.
Toglie la terra ai suoi figli, e ciò non lo turba.
La tomba dei suoi avi, il patrimonio dei suoi figli cadono nell'oblio
Tratta sua madre, la Terra, e suo fratello, il Cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere, come si fa con le pecore e con le pietre preziose. La sua bramosia divorerà tutta la terra e a lui non resterà che il deserto.
Io lo so.
I nostri costumi sono diversi dai vostri.
La vista delle vostre città fa male agli occhi dell'uomo rosso. Non esiste un luogo per udire le gemme schiudersi in primavera o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse ciò avviene perché io sono un selvaggio, e non posso comprendere.
Sembra che il rumore offenda solo le orecchie. E che gusto c'è a vivere se l'uomo non può ascoltare il grido solitario del caprimulgo o il chiacchierio delle rane di notte attorno ad uno stagno?
Io sono un uomo rosso e non comprendo.
L'indiano preferisce il suono dolce del vento che si slancia come una freccia al di sopra dello specchio di uno stagno, e l'odore del vento stesso, reso terso dalla pioggia meridiana o profumato di pino. L'aria è preziosa per l'uomo rosso, giacché tutte le cose respirano la stessa aria.
L'uomo bianco non sembra far caso all'aria che respira. Come un uomo per più giorni in agonia, egli è insensibile al fetore.
Ma se vi vendiamo le nostre terre, dovete ricordare che l'aria per noi è preziosa, che l'aria partecipa il suo soffio con tutto ciò che essa fa vivere. Il vento che ha dato il primo alito al nostro avo, è lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro.
E se vi vendiamo le nostre terre, voi dovete custodirle in modo tutto particolare, e tenerle per sacre, e considerarle come un luogo dove anche l'uomo bianco può andare a godersi il vento che reca le fragranze del prato, reso dolce dai fiori.
Considereremo la vostra offerta di acquistare le nostre terre.
Ma se decidiamo di accettare la proposta, io porrò una condizione: l'uomo bianco dovrà rispettare gli animali che vivono in questa terra,
come se fossero suoi fratelli.
Io sono selvaggio, e non conosco altro modo di vivere.
Ho visto un migliaio di bisonti imputridire sulla prateria abbandonati dall'uomo bianco dopo che erano stati abbattuti da un treno in corsa.
Io sono selvaggio, e non comprendo come il "cavallo di ferro fumante" possa essere più importante dei bisonti quando noi li uccidiamo solo
per sopravvivere.
Cosa è l'uomo senza gli animali?
Se tutti gli animali sparissero, l'uomo morirebbe in una grande solitudine. Perché ciò che accade agli animali, prima o poi accade agli uomini.
Tutte le cose sono connesse tra loro.
Dovete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano, è fatto delle ceneri dei nostri padri. Affinché i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa è arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri: che la Terra è la Madre di tutti noi.
Tutto ciò che di buono arriva alla terra, arriva anche ai figli della terra.
Se gli uomini sputano sul suolo sputano su se stessi.
Noi sappiamo almeno questo: Non è la Terra che appartiene all'uomo, ma è l'uomo che appartiene alla terra.
Questo noi lo sappiamo.
Tutte le cose sono connesse, come i membri di una famiglia sono connessi da un medesimo sangue. Tutte le cose sono connesse.
Tutto ciò che accade alla terra, accade anche ai figli.
Non è l'uomo che ha tessuto la trama della vita: egli ne ha soltanto il filo. Tutto ciò che egli fa alla trama, lo fa a se stesso. Lo stesso uomo bianco con il quale il suo Dio si accompagna e parla con lui, come due amici insieme, non può sottrarsi al destino comune.
Dopo tutto forse noi siamo fratelli.
Vedremo.
C'è una cosa che noi sappiamo. e che forse l'uomo bianco scoprirà presto: il nostro Dio è il suo stesso Dio.
Voi forse pensate che adesso lo possedete, come volete possedere le nostre terre: ma non lo potete. Egli è il Dio degli uomini e la pietà è uguale per tutti: tanto per l'uomo bianco, tanto per quello rosso.
Questa terra per lui è preziosa, nuocere alla terra è come disprezzare il suo Creatore.
Anche i bianchi spariranno; forse prima di tutte le altre tribù.
Contaminate il vostro letto e una notte vi troverete soffocati dai vostri rifiuti.
Dove è finito il bosco?
E' scomparso.
Dove è finita l'aquila?
E' scomparsa.
E' la fine della vita e l'inizio della sopravvivenza."
postato da: civix alle ore 01:53 | Permalink | commenti
categoria:natura, natale
giovedì, 22 dicembre 2005
In questi giorni che precedono il Natale ho ricevuto questa lettera girata da un amico. E' stata scritta anni fa dall'allora Vescovo di Lecce don Tonino Bello che ha lasciato questo mondo 12 anni fa. Mi piacciono i preti radicali, non quelli che interpretano alla lettera la Bibbia (come si è soliti fare qui negli States) ma quelli che colgono l'essenza del messaggio cristiano, che non fanno sconti e compromessi ai suoi principi, e che nemmeno fanno salti logici mortali per arrivare a giustificare dogmi e imposizioni. E che soprattutto sono scomodi per le coscenze di tutti, comprese le loro. Predicava la non violenza don Tonino, certamente in questi anni bui si sarebbe levato con voce potente contro questa guerra e questa amministrazione americana che chiama in causa Dio per giustificare le sue opere.

"Auguri di Natale di don Tonino Bello

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo, se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora , miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie , fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.

I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora , vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza."

Se fosse ancora qui scriverei a don Tonino, dicendogli che ho gradito moltissimo i suoi auguri, specie i più scomodi per me. E mi permetterei di mandargli q
uesta preghiera di Alessandro Santoro, prete delle Piagge in Firenze, pregandolo, se potesse, di inviarla al Papa. Spero che don Tonino, in qualche maniera, mi possa comunque leggere.

postato da: civix alle ore 00:20 | Permalink | commenti
categoria:natale