martedì, 29 agosto 2006
Ieri Scaroni, AD ENI (settore prodotti petroliferi) ed ex AD Enel (primo produttore italiano di energia elettrica) rilascia un'intervista a Repubblica sulla necessità di razionalizzare i consumi di energia e combustibili fossili, con relativi commenti più o meno positivi da parte di diversi interlocutori.

Notizia positiva? Assolutamente sì. Tutto quello che contribuisce ad alimentare il dibattito su questo tema è benvenuto.

Però... c'è un però. Qualcuno ha la memoria lunga e le orecchie a Scaroni (che non è uno stinco di santo) vanno tirate sonoramente. Quando era all'Enel non si preoccupava di razionalizzare i consumi, anzi lanciò una campagna pubblicitaria nella quale si invitata ad indossare in casa indumenti con le maniche corte d'inverno e di lana d'estate, tanto ci avrebbe pensato l'Enel a fornire il servizio di condizionamento (un allargamento dell'offerta sotto due punti di vista: nuovi servizi venduti, aumento dei consumi). Anche la differenziazione delle tariffe giorno-notte non è esattamente pensata per diminuire i consumi totali, ma piuttosto per aumentarli nelle fasce giornaliere in cui sono più bassi (solitamente la notte). Tanto è vero che per avere la tariffa differenziata dovete aumentare la potenza del vostro contratto (da 3 a 4,5 kW se non sbaglio).

Ora che è all'ENI, dove stanno facendo badilate di soldi grazie al caro-greggio, si preoccupa della razionalizzazione dei consumi (che è praticamente d'obbligo oramai, e che si farà anche senza il suo invito), non per lanciare con decisione le fonti rinnovabili, che a suo avviso "rappresentano ancora una quota troppo esigua per incidere sul mercato dell'energia. Ma nei prossimi 30-40 anni, continuando a investire sull'innovazione, il loro contributo può diventare significativo". (30-40 anni?).

Il risparmio energetico serve per "prolungare l'era dei combustibili fossili. E per questo è necessario puntare con convinzione sull'unica fonte alternativa che può avere un impatto immediato e formidabile sul mercato del petrolio: un uso più razionale ed efficiente dell'energia".

Capito? Stiamo guadagnando come non mai con il caro greggio, che ne dite se tiriamo un po' il freno in modo da ritardare la scomparsa di scena dell'oro nero? Questo è il risultato della visione a breve termine che ha il mercato, e del sistema del management delle grandi aziende, che tende a creare valore nell'immediato per i propri azionisti. E' quello che ha fatto Scaroni. Sottraendo risorse e denaro al Paese e ai suoi cittadini.


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categoria:economia, energia
venerdì, 21 luglio 2006

La missione militare italiana in Iraq è stata presentata così il 15 aprile 2003 dal nostro ministro degli esteri Franco Frattini.

"Quella dell'Iraq è una missione che ha scopo emergenziale e umanitario"

E infatti il governo italiano finanzia un ospedale della Croce Rossa a Bagdad e invia ben 27 carabinieri per difenderlo...
... poi già che c'è invia altri 3000 militari a Nassiriya.

Ecco le cifre: l'ospedale a Bagdad costa...
21 milioni 554 mila euro.
Il nostro contingente a Nassiriya costa...
232 milioni e 451 mila euro.

La domanda è: ma perché il nostro intervento umanitario in senso stretto è a Bagdad e invece i nostri soldati e le nostre risorse stanno a Nassiriya? Che c'è lì di così tanto umanitario?

Il 22 ottobre 2003 i parlamentari italiani della commissione difesa vanno a Nassiriya.
Elettra Deiana, deputata di Rifondazione Comunista, faceva parte della delegazione e ha ascoltato uno strano discorso.
"Abbiamo incontrato l'ambasciatore presso il governo provvisorio di Bagdad Antonio Armellini, il quale ci ha detto che vi sono degli interessi italiani in gioco in questa vicenda"
Interessi in gioco!

"Di conseguenza il calcolo è che i benefici saranno all'altezza dell'impegno militare"
Benefici in cambio dell'impegno militare!

Ora in Iraq in generale e a Nassiriya in particolare ci sono importanti giacimenti di... benefici.

Ne sa qualcosa Benito Li Vigni, un'ex dirigente dell'Eni.
"Il governo iracheno accordò all'Eni lo sfruttamento di un giacimento sul territorio di Nassiriya, nel sud del Paese, con 2,5 / 3 miliardi di barili di riserve, un giacimento quinto per importanza tra i nuovi che l'Iraq voleva avviare a produzione. Nel suo territorio c'è una grande raffineria ed un grande oleodotto"

Guarda un po', l'Eni aveva contratti petroliferi con l'Iraq che riguardavano i pozzi proprio di Nassiriya! Che coincidenza! Ancora Li Vigni.

"I contratti che regolavano i rapporti tra la parte pubblica e quella privata delle compagnie concessionarie, seguivano una formula che nel settore era considerata la più vantaggiosa di tutte, che di solito i Paesi produttori mediorientali fanno di tutto per evitare. E' un contratto che consente di considerare come propria riserva una quota della produzione. Di fatto la riserva accertata tra 2,5 e 3 miliardi di barili poteva essere iscritta in bilancio Eni" Contratti vantaggiosi. Un peccato rinunciarvi!

In parlamento la senatrice Tana De Zulueta, del gruppo Occhetto - Di Pietro, ha presentato un'interrogazione proprio su questa vicenda. "Il fatto è che quando i soldati italiani sono arrivati a Nassiryia, la loro prima base militare era ubicata proprio di fronte alla raffineria che consentirebbe all'Eni di poter raffinare proprio lì il petrolio estratto.
Altra condizione che si aggiunge a un contratto che in sé era estremamente vantaggioso.
Dico "era" perché quel contratto è in forse, nel senso che l'occupazione dell'Iraq e la caduta di Saddam Hussein hanno fatto sì che le tre grandi concessioni siano congelate. Noi abbiamo chiesto al governo se la scelta di mandare i nostri militari in Iraq fosse motivata da un desiderio di tutelare quella concessione, di garantircela per il futuro"

E noi ci siamo procurati la risposta del governo all'interrogazione della parlamentare.

"La nostra presenza in Iraq è frutto di prioritarie considerazioni di carattere politico e umanitario"
Prioritarie considerazioni di carattere politico e umanitario.

"La scelta di dislocare un contingente a Nassiriya non è stata in alcun modo legata agli interessi dell'Eni"
Ah, no?

"Le bozze di accordo per lo sfruttamento dei campi petroliferi a Nassiriya tra Eni e le autorità competenti irachene non sono mai state perfezionate attraverso la firma di un testo vincolante"
E intanto il governo ammette gli accordi. Il 23 febbraio 2003, un mese prima dell'invasione, l'agenzia Ansa dà notizia dell'esistenza di un dossier circa gli affari italiani in Iraq.

"L'Italia, che e' già presente con le iniziative dell'Eni ad Halfaya e Nassiriya, può giocare anch'essa un ruolo"
Ecco cosa dice l'amministratore delegato dell'Eni, un mese dopo la caduta di Saddam.
"L'amministratore delegato dell'Eni Vittorio Mincato ricorda agli azionisti come già nel passato il gruppo aveva messo gli occhi sull'area irachena di Nassiriya"

Nassiriya!

Il nostro dubbio a questo punto è il seguente: è un caso che i nostri soldati siano finiti a Nassiriya?

Ecco il sottosegretario alla difesa Filippo Berselli.
- Non posso essere d'aiuto, né confermando, né smentendo una notizia che non so.
- Allora posso chiederle quest'altra cosa, più in generale: perché siamo andati proprio a Nassiriya?
- Beh, a Nassiriya perché a Bagdad c'erano gli americani, c'erano delle aree d'influenza ed è stata scelta Nassiriya, sarà una coincidenza. Per quanto mi riguarda è assolutamente una coincidenza.
- Ah, una coincidenza.
- Sì.


Riferimenti

Radio Capital Scandali al sole
www.capital.it

"La Guerra del petrolio" editori riuniti di Benito Li Vigni
http://www.ita-bol.com/

Nel libro «La guerra del petrolio» (Editori Riuniti), l'autore, Benito Li Vigni, entrato all'ENI con Mattei e rimasto nel gruppo fino al 1996, ricoprendovi posizioni di grande responsabilità, a proposito di Nassiriya scrive: «La presenza italiana in Iraq, al di là dei presupposti ufficialmente dichiarati, è motivata dal desiderio di non essere assenti dal tavolo della ricostruzione e degli affari. Questi ultimi riguardano soprattutto lo sfruttamento dei ricchi campi petroliferi.
Non a caso il nostro contingente si è attestato nella zona di Nassiriya dove agli italiani dell'ENI il governo iracheno, pensando alla fine dell'embargo, aveva concesso - fra il 1995 e il 2000 - lo sfruttamento di un giacimento petrolifero, con 2,5-3 miliardi di barili di riserve: quinto per importanza tra i nuovi giacimenti che l'Iraq di Saddam voleva avviare a produzione».


fonte: Radio Capital
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categoria:iraq, politica italiana, guerra, energia
sabato, 24 giugno 2006
Pubblico questa notizia sulla proposta di istituire una tassa sulle auto inquinanti. Sottoscrivo in pieno l'iniziativa ma boccio in pieno il piano di comunicazione. E' il solito masochismo della sinistra che si vuole attirare le ire del borghese medio-piccolo.

"E' dei giorni scorsi la proposta del ministro Bersani di cambiare la fiscalità delle auto adottando un sistema che penalizzi le auto che consumano di più e inquinano di più. Rientrerebbero in questa categoria i Suv, Sport Utility Vehicles che Legambiente ha più volte definito "voraci trangugiatori di petrolio e altamente inquinanti". L'associazione ambientalista plaude all'iniziativa di Bersani: "Il bollo maggiorato oltre che una risorsa aggiuntiva per le finanze pubbliche - sostiene Roberto Della Seta, presidente di Legambiente - è un favore fatto alla salute e la sicurezza dei cittadini. Disincentivare l'utilizzo di questi bestioni è importante soprattutto in città dove il loro ingombro è inutile e dannoso. Basti pensare che i 10 SUV più venduti in Italia hanno consumi urbani del 60-70% superiori rispetto quelli delle 10 auto più vendute tout court". Non solo, l'Italia è il paese europeo con il più alto tasso di auto per abitante: 58,1 veicoli ogni cento abitanti contro la media Ue di circa 50 auto: "Un'enormità. - continua Della Seta - Se si pensa, infatti, che su un parco circolante di 34 milioni di mezzi i Suv sono in costante crescita nelle vendite, arrivando oggi a quasi il 6% (2,6% nel 1998). L'elevata densità di autovetture si riflette in un livello di traffico motorizzato per abitante superiore alla media Ue, anche se con un uso meno intenso della singola vettura. Insomma, - conclude il presidente di Legambiente - i SUV sono i portabandiera di un processo di regresso tecnologico che in Italia come in gran parte dei paesi ad industrializzazione avanzata sta portando ad una perdita di efficienza energetica nel trasporto privato su gomma". (Help Consumatori)".

Meno strali e una comunicazione più semplice ed efficace avrebbero avuto un impatto molto più positivo. Del tipo "è dimostrato che l'emissione di anidride carbonica, gas responsabile del riscaldamento e del cambiamento climatico, è direttamente legata ai consumi delle vetture. Pensiamo quindi di introdurre una tassa sulle emissioni che stimoli la produzione di auto più efficienti dal punto di vista energetico, che cioè riducano consumi ed inquinamento. I primi beneficiari saranno quindi i cittadini, specialmente le classi medio-basse della popolazione. Ci impegniamo pubblicamente ad utilizzare gli introiti per incentivare la ricerca in questo senso, e per promuovere finanziamenti a supporto dei cittadini meno abbienti nel momento in cui decidono di cambiare la propria auto".
Stesso obiettivo e molti meno pruriti tra i cittadini. Difficile?
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categoria:politica italiana, sinistra, ecologia, energia
sabato, 24 giugno 2006
Secondo una stima recente il costo di una “biocasa” sarebbe superiore di soli 60 euro al mq rispetto a una casa “convenzionale”. Poco, decisamente poco, rispetto ai vantaggi diretti e indiretti di un diverso modo di costruire. Del fatto che questi 60 euro in più al metro quadrato siano un buon investimento sembrano essere convinti in molti e la rilevanza che il tema ha assunto è testimoniata dal singolare “ingorgo” di manifestazioni, convegni, workshop e seminari che si sta verificando in questi ultimi mesi. Durante la scorsa settimana, Roma è sembrata essere l’epicentro del dibattito, con almeno 5 iniziative organizzate da soggetti diversi (istituzioni, associazioni, ordini professionali). Una di queste iniziative, quella realizzata da ANAB con la Provincia di Roma, era finalizzata a lanciare l’idea di un disegno di legge sull’architettura sostenibile, che definisca gli indirizzi di rinnovamento dell’attività edilizia. Un passo che avrebbe un'importanza enorme per tutto il settore e per lo stesso “sistema paese”, dal momento che, come amano affermare con compiacimento i costruttori, proprio l’edilizia avrebbe tenuto in piedi il PIL nella non facile congiuntura economica attuale.
L’idea di un disegno di legge sembra raccogliere consenso e il documento portato alla discussione durante la tavola rotonda “Idee operative per una proposta di legge sull’architettura sostenibile” svoltasi a Roma lo scorso 26 maggio, è reperibile sul sito di ANAB.

Tornando ai 60 euro in più: a questi vanno comunque aggiunti i risparmi nei consumi energetici che un edificio ecoefficiente permette di conseguire negli anni. Ci metti qualcosa di più all’inizio, ma quel plus di investimento si ripaga, e più velocemente di quanto si pensi. Quando il mercato immobiliare inizierà a premiare anche queste differenze qualitative, l’investimento risulterà essere stato ancor più lungimirante.
Oltre a moltiplicare le occasioni di dibattito e le iniziative politiche, è ancora essenziale lavorare sulla diffusione di una diversa cultura del costruire e del progettare.

Mentre altri pensano già a quartieri sostenibili completamente indipendenti dalle fonti energetiche fossili
noi, in un’Italia ormai tutta già “costruita”, abbiamo di fronte la grande sfida di rinnovare secondo criteri di sostenibilità. E, ancor prima, di imparare come si fa.
martedì, 20 giugno 2006
Valori di giugno vi aspetta. Inchieste, approfondimenti e tante news sui temi della finanza etica e dell’economia sociale; ecco una sintesi di quello che potrete trovare nel sesto numero del 2006.

DOSSIER: Banche etiche d’Europa. Mappa ragionata degli istituti che stanno cambiando il credito

Banca Etica, GLS Gemeinschaftsbank, Triodos, Merkur, BAS, Ekobanken, La Néf: sono solo alcune delle istituzioni finanziarie etiche nate in Europa negli ultimi anni. Diverse per storia, base sociale e dimensioni, le accomuna lo sforzo quotidiano di usare il denaro come mezzo per dare credito alla cooperazione internazionale, alla tutela dell’ambiente, alla cultura, all’integrazione sociale. Quella del credito etico, in tutto il continente, è una rivoluzione silenziosa, che punta a trasformare i meccanismi sociali e gli stili di vita, orientandoli verso una reale sostenibilità.

MAFIA: Anche Palermo cerca di uscire dal buio della paura e del ricatto

"Addio Pizzo" è un’associazione antiracket nata nel 2004, quando una trentina di giovani palermitani hanno tappezzato la città di adesivi listati a lutto con scritto "un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità". Oggi sono oltre 100 i commercianti che vi aderiscono, rendendo pubblico il loro rifiuto di subire le estorsioni mafiose. E più di settemila sono i palermitani che hanno deciso di essere solidali con i loro concittadini, sottoscrivendo l’impegno di andare a comprare nei negozi "ribelli". Una forma di commercio critico e solidale che rende liberi.

NUOVE POVERTÀ: Matera, un’anima fragile dietro il volto rassicurante

La povertà si insinua tra i Sassi di Matera: lo conferma un rapporto redatto dalla Caritas diocesana. Oggi un materano guadagna in media 11.235 euro all’anno, decisamente meno della media nazionale di 15.541 euro. Sempre ammesso che un reddito ci sia! Infatti con un tasso di disoccupazione del 12%, sono in molti a Matera a non vedere soldi a fine mese. E solo nell’ultimo anno nel territorio provinciale ben 2.200 persone hanno perso il lavoro: una cifra rilevante, su una popolazione di 55 mila abitanti. Ma Matera è bravissima a nascondere la miseria, mostrando un’immagine di sé dignitosa e rassicurante. Il disagio profondo si consuma nell’intimità delle case: spezza gli equilibri delle famiglie, provoca separazioni, violenza, ricorso a droghe e alcol.

INTERNAZIONALE: Cina. Parla il sindacalista che lotta per i diritti civili e sociali

Combatte per migliorare le condizioni di lavoro in Cina, ma lo può fare solo all’ombra della Tour Eiffele: è Cai Chongguo, sindacalista cinese scappato a Parigi dopo la strage di Tienammen. "È vero, oggi la Cina è più ricca di dieci anni fa – racconta nell'intervista rilasciata a Valori - ma il prezzo da pagare sono state la sicurezza sociale e la dignità del lavoro. In Cina i lavoratori praticamente non hanno diritti. Lavorano 12-14 ore al giorno, sette giorni su sette, senza alcuna garanzia sociale. I salari sono bassi, e spesso non vengono neanche pagati. La parola sicurezza non esiste. Basti pensare a tutte le esplosioni nelle miniere di carbone: almeno 20 mila minatori muoiono ogni anno".

AMBIENTE: Dal satellite la mappa delle foreste in via di estinzione
È un vero e proprio atlante delle foreste del pianeta quello che Greenpeace è riuscita a creare grazie alle più aggiornate immagini satellitari ad alta definizione. Una mappatura che consente di stabilire qual è lo stato attuale delle foreste in Europa, Africa e America latina. Il tasso più alto di deforestazione spetta al Brasile, che mette a rischio anche le specie animali e le popolazioni indigene.
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categoria:economia, giustizia, ecologia, energia, stili di vita, consumo etico
sabato, 18 febbraio 2006
Da GreenTips, Union of Concerned Scientists

Molte delle nostre azioni quotidiane incidono sull’ambiente, ma poche persone si sono fermate a considerare la più importante: il loro personale contributo al riscaldamento climatico. I combustibili fossili che bruciamo per soddisfare le nostre esigenze di trasporto ed energetiche generano anidride carbonica (CO2), il gas intrappola-calore responsabile principale del cambiamento climatico. In fatti, l’americano medio genera 20 tonnellate di CO2 ogni anno – circa la stessa quantità di tre nuove macchine.
Molti calcolatori on line sono disponibili per aiutarti a determinare la tua produzione annua di CO2, o impronta di anidride carbonica. Questi calcolatori tengono conto di specifiche scelte di stile di vita che immettono CO2 in atmosfera o, in alcuni casi, riducono C02 grazie ad azioni ecologiche che stai già compiendo. Come le seguenti strategie suggeriscono, non è difficile ridurre la tua impronta di anidride carbonica.

Trasporti. Ogni gallone (3,78 litri) di benzina bruciato da una macchina o da un camion rilascia 20 pound (9 chili) di CO2 in atmosfera.
Scegli il mezzo più efficiente dal punto di vista dei consumi per i tuoi bisogni. Se possiedi più di un veicolo, usa quello che ha i peggiori consumi solo quando puoi riempirlo con altri passeggeri o merci. E quando è tempo di cambiare l’auto o il furgone, cerca il più pulito, efficiente, ibrido o alimentato con combustibili alternativi nella sua classe.
Guida meno. Il carpooling (condivisione dell’auto) due volte alla settimana può ridurre le tue emissioni annuali di CO2 di 1.590 pound (720 chili). Raggruppare diverse commissioni in un solo viaggio può ridurre le emissioni ancora di più.

Utilizzo dell’energia. In generale ogni kilowatt-ora (kWh) di elettricità utilizzata nella tua casa genera 2,3 pound (1 chilo) di CO2.
Cambia una lampadina. Se ogni famiglia americana sostituisse solo una lampadina ad incandescenza con una a basso consumo, le emissioni di CO2 si abbatterebbero di più di 90 milioni di pound (41 mila tonnellate) – l’equivalente di togliere 7,5 milioni di auto dalla strada.
Passa al digitale. Sostituire un termostato meccanico con uno digitale ti permette di risparmiare energia programmando il tuo sistema di riscaldamento perché si accenda e si spenga ad orari programmati.
Cerca le etichette energetiche. Gli apparecchi che utilizzano queste etichette usano una quantità significativa di energia in meno rispetto a quelli che non ce l’hanno.
Acquista enegia verde. Molte società ti danno la possibilità di acquistare elettricità generata da fonti rinnovabili come il solare e l’eolico.

Altri suggerimenti
Ricicla. Ridurre i rifiuti portati in discarica riduce le emissioni di CO2 e di metano (un altro gas serra). Il riciclaggio impiega anche meno energia che produrre nuovi materiali.
Acquista localmente. Il cibo coltivato in aziende agricole locali non deve viaggiare lontano, minimizzando le relative emissioni del trasporto.

Combinando efficienza energetica e risparmio energetico con investimenti di sequesto del carbonio (progetti come la riforestazione che sequestra il carbonio dall’atmosfera) è possibile eliminare le tue emissioni di gas serra e raggiungere uno stile di vita “effetto serra-neutrale”.

venerdì, 03 febbraio 2006
Tratto da luogocomune.net. Qui trovate il video del servizio relativo. Dedicato a chi crede fermamente nell'energia atomica, ad ogni costo, e nelle guerre come mezzo di risoluzione dei conflitti.

P.S. Vi segnalo la nuova sezione: video della settimana. I documenti si commentano da soli.

"In inglese si chiama DU, che sta per depleted uranium, ovvero uranio impoverito. Detto così, il termine sa tanto di "piccola fiammiferaia", e viene quasi voglia di consolarlo rispetto al fratello benestante, EU (enriched uranium, o uranio arricchito), di cui è la "scoria naturale".

Ma anche il più povero dei poveri, in una famiglia che viaggia a 232 elettroni per atomo, è in grado di portare dei danni agli organismi viventi che nessuno di noi si augura di conoscere nemmeno da lontano. Il DU infatti ha "solo" il 60% della radioattività del fratello maggiore, e ha un tempo di decadimento "soltanto" dimezzato rispetto al primo, ovvero 4,5 miliardi di anni. Se ce l'hai in giardino, per i tuoi figli non dovrebbe fare una gran differenza.

Ebbene, il "giardino dell'Eden" di cui stiamo parlando pare sia l'intero Iraq. Dopo aver accumulato più di 500.000 tonnellate di uranio impoverito, in 50 anni di produzione di energia atomica, la "semina" da parte americana è iniziata con la prima Guerra del Golfo, nel 1991, ed è ripresa con la Seconda, che è ancora in corso. E così, mentre noi abboccavamo tutti come trote da concorso alla storiella dei bambini iracheni "staccati dalle incubatrici", i medici di quel paese riscontravano, fra le due guerre, un aumento nei tumori infantili del 400%.

All'interno del breve filmato che presentiamo - che in realtà è il trailer di un film, BEYOND TREASON (Tradimento Supremo), che di certo non verrà distribuito dalle major di Hollywood - ci sono alcune brevi immagini che non si possono guardare, ma che non si può fingere di non vedere.

Ma il DU è altamente efficace, penetra le corazze dei carri armati nemici con facilità estrema, serve a sua volta da protezione supplementare, e soprattutto non costa nulla: l'industria energetica è ben contenta di liberarsene a costo zero, facendone dono a quella bellica, che a sua volta ringrazia compiaciuta.

Anche questa è democrazia, anche questo è libero mercato.

Talmente conveniente è l'affare, visto da ambo i lati, che nel '96 Madeleine Albright, al tempo ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, intervistata sull'utilità di una guerra il cui prezzo si aggirava sul mezzo milione di bambini, rispose "E' una scelta difficile, ma il prezzo - pensiamo valga la pena pagarlo" ("it is a hard choice, but the price - we think the price is worth it." ) La trasmissione era "60 Minutes", messa in onda dalla CBS il 12 Maggio del 1996.

Sempre parte del prezzo, ovviamente, devono essere anche i 425.000 soldati americani che da allora sono morti o hanno subito danni - diretti, o sui loro figli - per la prolungata esposizione all'uranio impoverito.

Massimo Mazzucco"

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categoria:guerra, salute, energia
mercoledì, 01 febbraio 2006
Tratto da Il Sole 24 Ore.

"Ma non abbinando un motore elettrico e un propulsore a benzina per abbattere consumi ed emissioni grazie a un tandem di spinta tra due sistemi reso possibile dell’elettronica, come nel caso dell’ormai leggendaria Toyota Prius, la prima ibrida sul mercato o la Honda Insight. Psa invece punta sull’ibrido diesel ovvero sul matrimonio tra la trazione elettrica e il motore a gasolio con alimentazione common rail di ultima generazione. [...]


Le due macchine consumano 3,4 litri di gasolio per 100 km: quasi 30 chilometri con un litro. Un valore da scooter di piccola cubatura e tale da "impensiere" i giganti del petrolio. Il risulato è soprendente, anche perché raggiunto con un auto normali e non con vetture dotate di carrozzerie specifiche in materiale ultra leggeri. Il consumo delle francesi è 28% minore rispetto ai diesel classici e il 25% di meno degli ibridi a benzina. I due prototipi, secondo quanto afferma il costruttore d'Oltralpe, emettono 90 grammi di CO2 al km, meno della Prius della Toyota che con 194 grammi è ora considerata una delle auto meno inquinanti al mondo. [...]

Sull’ibrido negli ultimi 12 mesi si è scatenata una gara tra i principali costruttori mondiali. La partita agli albori dell'ibrido commerciale si giocava alla giapponese: tra Toyota e Honda, successivamente è entrata in gioco Ford con un patto con Toyota e nella primavera dello scorso anno anche case come Gm (che ha appena deciso di assemblare due Suv ibride a benzina in Texas), Volkswagen e DaimlerChrysler hanno avviato iniziative, anche con alleanze incrociate, per abbattere i costi e arrivare alla commercializzazione di massa. E ora persino Bmw, la casa che più di tutte ha investito sull’idrogeno da bruciare però in motori a benzina plurifrazionati di grande cubatura, crede nell’ibrido."

Fiat, ci sei? sei connessa? Dopo aver venduto il brevetto del common rail agli svedesi, finirà che monteremo motori francesi sulle Punto! Perdendo così anche il comparto motoristico.
postato da: civix alle ore 16:16 | Permalink | commenti
categoria:tecnologia, economia, energia