sabato, 08 luglio 2006

È emergenza sanitaria, spostate intere fabbriche - da Repubbica del 03.07.2006

Federico Rampini
Era da vent´anni che non avevo un´influenza o una bronchite, e neppure un banale raffreddore. Da un mese invece mi affligge una tosse fastidiosa e tenace, con catarro, mal di gola, abbassamento della voce, bruciori agli occhi. Sono stato a farmi visitare dai medici di Bailey, un ospedale privato usato dagli stranieri a Pechino nel quartiere delle ambasciate. Il primo responso dello specialista, un giovane professore formato a Hong Kong, di fronte alla radiografia dei miei polmoni è stato: «Smetta subito di fumare». Ho obiettato di aver già smesso molti anni fa a San Francisco, costretto dal proibizionismo anti-fumo californiano. Il medico ha allargato le braccia sconsolato. «Ah, lei vive in permanenza a Pechino da più di due anni? Allora tutto si spiega: benvenuto fra noi». Stare un giorno in mezzo allo smog di Pechino equivale a fumare almeno un pacchetto di sigarette. La patologia che ora colpisce anche me è la sindrome cinese, ben nota a tutti gli stranieri che si sono trasferiti ad abitare qui.
Migliaia di occidentali sono già passati attraverso la stessa "rivelazione" prima di me. Alcune multinazionali americane stanno decidendo di accorciare i periodi di rotazione dei loro dirigenti in Cina, per paura di essere trascinate in tribunale con richieste di indennizzi miliardari di fronte al primo caso di un manager che si prenda il cancro ai polmoni dopo essere stato qualche anno a Pechino, Shanghai o Canton. A noi stranieri i medici vietano tassativamente di fare esercizio fisico all´aperto, un consiglio ignorato da milioni di cinesi che ogni mattina all´alba invadono parchi e giardini per il rito del tai-chi. Pechino con oltre venti milioni di abitanti è già vicina ad avere tre milioni di automobili, eppure la motorizzazione privata è solo agli inizi: si stima che le vetture in circolazione quintuplicheranno nei prossimi 15 anni. Già così il solo traffico rovescia ogni giorno nel cielo della capitale 3.600 tonnellate di emissioni carboniche e particelle cancerogene. L´aria di Pechino - come quella di Shanghai, Canton, Shenzhen, Chongqing, Nanchino, Tianjin, Chengu e decine di megalopoli cinesi che ormai superano la soglia dei dieci o anche venti milioni di abitanti - è quasi irrespirabile in tutte le stagioni, con punte di emergenza estreme quando l´afa estiva accentua il disagio dell´ozono e dello smog «fotochimico» aggravato dall´intensità dei raggi ultravioletti.
Sedici delle venti città più inquinate del pianeta oggi sono cinesi, secondo i dati della Banca Mondiale. All´inizio della sua rincorsa al capitalismo globale e alla crescita economica la Cina era il regno della bicicletta - nei primi anni Ottanta c´era mezzo miliardo di ciclisti - oggi si avvicina ai 30 milioni di auto. Ne avrà 130 milioni entro il 2020. Quanto ossigeno avremo ancora da respirare, per allora?
Eppure su Pechino il governo cinese sta investendo sforzi e risorse eccezionali, in vista delle Olimpiadi del 2008: un appuntamento decisivo per la consacrazione del prestigio internazionale della Nuova Cina, ma che rischia di essere rovinato da una nube tossica di smog che può rendere la capitale impraticabile sia per gli atleti che per i milioni di visitatori stranieri. Consapevoli di questa minaccia, le autorità hanno iniziato a muoversi con largo anticipo, per esempio inaugurando il trasloco forzato di quasi tutti i grandi impianti industriali: fino a poco tempo fa infatti dentro il perimetro urbano di Pechino c´erano ancora altiforni siderurgici e impianti petrolchimici. Ma i rimedi adottati si stanno rivelando dei palliativi inefficaci.
In questa «delocalizzazione interna» al paese molte fabbriche si sono spostate di poche centinaia di chilometri, scaricando nelle regioni limitrofe un inquinamento che il più delle volte i venti restituiscono alla stessa Pechino. Di recente la capitale ha registrato una lunga serie di giornate irrespirabili, avvolte in una nebbia marrone densa e acre. Le autorità hanno dato la colpa ai contadini dello Hebei, la provincia immediatamente circostante a Pechino: ignorando i divieti, al termine dei raccolti gli agricoltori bruciano la paglia provocando gigantesche colonne di fumo che invadono l´atmosfera (anche questo è un sottoprodotto del benessere perché un tempo la paglia veniva conservata per scaldarsi d´inverno, oggi anche i contadini possono permettersi il carbone). Ma gli imputati restituiscono l´accusa con sdegno: con che coraggio la capitale fa queste prediche all´agricoltura, dopo aver trasformato lo Hebei nel suo immondezzaio industriale trasferendo le fabbriche che non vuole più in città? In ogni caso quest´anno il governo ha fallito clamorosamente i suoi obiettivi di risanamento fissati in vista delle Olimpiadi. Le «giornate cieli azzurri» su Pechino sono diminuite invece di salire.
Dall´inizio del 2006 solo 60 giorni hanno registrato una qualità dell´aria accettabile per la salute degli abitanti. Le conseguenze di questo sviluppo economico sugli esseri umani sono drammatiche. Ogni anno 600.000 cinesi muoiono di cancro ai polmoni, che è balzato in testa alla classifica dei tumori nella grandi città: rappresenta il 50% della mortalità per cancro fra gli uomini e il 35% fra le donne. Inoltre l´età media in cui il tumore ai polmoni colpisce sta abbassandosi velocemente. Negli ultimi trent´anni l´apparizione di questa malattia nei pazienti si è anticipata di dieci anni. Nel 1977 il cancro ai polmoni rappresentava il 18% dei tumori, oggi il 30%.
L´inquinamento preoccupa i dirigenti della Repubblica popolare anche perché è sempre più spesso una fonte di conflittualità sociale che in prospettiva potrebbe destabilizzare il regime. Secondo gli stessi dati ufficiali forniti dal Congresso nazionale dal 2001 al 2005 le autorità hanno ricevuto 2,53 milioni di petizioni di protesta per cause legate all´inquinamento. Si verificano con una frequenza crescente gli scontri violenti con le forze dell´ordine nei casi in cui i disastri ambientali contaminano le acque potabili e distruggono terreni coltivabili.
Il degrado ecologico della Cina non è soltanto un problema che riguarda un miliardo e trecento milioni di abitanti della nazione più popolosa del pianeta. Per molti anni l´Occidente ha contribuito ad aggravare questi problemi esportando in Cina le sue produzioni più inquinanti. Tuttora tra le motivazioni inconfessate che spingono molte multinazionali europee, americane e giapponesi a produrre in Cina, oltre al minor costo della manodopera c´è anche una legislazione ambientale meno severa della nostra. Ma oggi il fenomeno si ritorce contro di noi. Lo smog cinese - ivi compresi 26 milioni di tonnellate di anidride solforosa - viaggia sui jetstreams, attraversa i continenti e arriva anche nei polmoni di chi vive in Europa o in America. Le piogge acide che avvelenano i terreni agricoli cinesi arrivano sulle nostre tavole, incorporate nelle mele e in tutti i prodotti ortofrutticoli di cui la Cina è diventata il primo esportatore mondiale.
Salvare la Cina da un´apocalisse ambientale è una sfida mondiale. Da molti anni il Giappone dedica la maggior parte dei suoi finanziamenti pubblici alla Cina a progetti di cooperazione «verde». Ora anche l´Italia fa lo stesso. Si apre oggi a Pechino una settimana dedicata alla cooperazione italo-cinese per la tutela dell´ambiente. Sono già in stato di attuazione avanzata 57 progetti per la conservazione delle risorse, il risparmio energetico, la gestione delle acque, i nuovi sistemi di trasporto, l´agricoltura biologica. Tra le operazioni-pilota più interessanti: il nuovo edificio della facoltà di scienze ambientali dell´università di Pechino realizzato con tecnologie d´avanguardia made in Italy per il risparmio energetico e l´uso di fonti rinnovabili; l´uso delle biomasse come il letame suino per produrre energia; progetti forniti «chiavi in mano» dall´azienda dei trasporti pubblici di Roma (Atac) per un monitoraggio elettronico del traffico nei grandi centri urbani e la riduzione delle punte di smog automobilistico; gli impianti verdi forniti da grandi aziende italiane come la Merloni; la valutazione dell´impatto ambientale di mega-progetti come la controversa diversione delle acque dal Fiume Azzurro al Fiume Giallo per rispondere alla desertificazione di tutta la Cina settentrionale.
Sono iniziative importanti che avvengono su un frontiera cruciale per i nostri interessi vitali. Il nodo decisivo resta il modello di sviluppo cinese. Nonostante che le tematiche ambientali appaiano sempre più spesso in cima alle priorità nei discorsi dei massimi leader come il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao, nelle scelte quotidiane dell´apparato dirigente la realtà è diversa. A livello locale l´industrializzazione massiccia continua a fare premio perché appare come la scorciatoia più rapida per diffondere il benessere. Ottocento milioni di cinesi ancora oggi vivono nelle campagne, con un reddito che è un quarto degli abitanti delle città. La spinta irresistibile verso l´urbanizzazione fa esplodere i consumi energetici e l´inquinamento. E´ di questi giorni una significativa battuta d´arresto negli obiettivi di governo: Pechino ha ufficialmente rinunciato a misurare nella sua contabilità nazionale un Prodotto interno lordo «verde» che tenga conto dei costi ambientali dello sviluppo. Il Pil verde sarebbe risultato sensibilmente inferiore al Pil tradizionale, la cui crescita è un simbolo dell´ascesa della Cina come superpotenza mondiale.
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categoria:inquinamento, ecologia, sviluppo sostenibile
venerdì, 07 luglio 2006
Per fortuna c'è la UE! Tratto da Eco dalle Città.

"Proposta della Commissione UE: entro dieci anni la tassa d´immatricolazione delle auto con una tassa annuale di circolazione a livello europeo

La Commissione Ue ha proposto al parlamento europeo di sostituire entro dieci anni la tassa d´immatricolazione delle auto con una tassa annuale di circolazione a livello europeo. La tassa intelligente varierà secondo il livello d´inquinamento prodotto dalle autovetture, per incentivare l´acquisto di auto "pulite".

Insomma, occhio ai prossimi prezzi di listino, ai quali bisognerà aggiungere una pesante tassa d´immatricolazione se l’auto acquistata consuma ed inquina troppo. Il 21 giugno la proposta ha ricevuto il sostegno dei membri della commissione economica e monetaria del parlamento europeo, ma i deputati vorrebbero andare oltre: secondo loro dovrebbero essere presi in considerazione altri tipi d´inquinamento, e non solo la CO2.

Finora, il problema era come districarsi tra 25 diversi sistemi di tassazione: secondo il paese, il costo d´immatricolazione varia dallo 0% al 180% della media Ue. Con la proposta della Commissione l´acquisto di una macchina nuova non sarà mai più tassato, esisterà solo la tassa di circolazione annuale del paese dove la macchina è registrata.

«Le nuove misure – dice la Commissione Ue - dovrebbero permettere ai fabbricanti di realizzare economie di scale perché non sarà più necessario tenere conto di criteri tecnici di base diversi, ad esempio ambientali, secondo i sistemi nazionali di tassazione. La commercializzazione sarà così più facile eliminando la frammentazione del mercato attuale. Questi fattori dovrebbe quindi portare alla riduzione dei prezzi delle automobili».

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categoria:economia, ecologia, buone notizie, sviluppo sostenibile
sabato, 24 giugno 2006
Pubblico questa notizia sulla proposta di istituire una tassa sulle auto inquinanti. Sottoscrivo in pieno l'iniziativa ma boccio in pieno il piano di comunicazione. E' il solito masochismo della sinistra che si vuole attirare le ire del borghese medio-piccolo.

"E' dei giorni scorsi la proposta del ministro Bersani di cambiare la fiscalità delle auto adottando un sistema che penalizzi le auto che consumano di più e inquinano di più. Rientrerebbero in questa categoria i Suv, Sport Utility Vehicles che Legambiente ha più volte definito "voraci trangugiatori di petrolio e altamente inquinanti". L'associazione ambientalista plaude all'iniziativa di Bersani: "Il bollo maggiorato oltre che una risorsa aggiuntiva per le finanze pubbliche - sostiene Roberto Della Seta, presidente di Legambiente - è un favore fatto alla salute e la sicurezza dei cittadini. Disincentivare l'utilizzo di questi bestioni è importante soprattutto in città dove il loro ingombro è inutile e dannoso. Basti pensare che i 10 SUV più venduti in Italia hanno consumi urbani del 60-70% superiori rispetto quelli delle 10 auto più vendute tout court". Non solo, l'Italia è il paese europeo con il più alto tasso di auto per abitante: 58,1 veicoli ogni cento abitanti contro la media Ue di circa 50 auto: "Un'enormità. - continua Della Seta - Se si pensa, infatti, che su un parco circolante di 34 milioni di mezzi i Suv sono in costante crescita nelle vendite, arrivando oggi a quasi il 6% (2,6% nel 1998). L'elevata densità di autovetture si riflette in un livello di traffico motorizzato per abitante superiore alla media Ue, anche se con un uso meno intenso della singola vettura. Insomma, - conclude il presidente di Legambiente - i SUV sono i portabandiera di un processo di regresso tecnologico che in Italia come in gran parte dei paesi ad industrializzazione avanzata sta portando ad una perdita di efficienza energetica nel trasporto privato su gomma". (Help Consumatori)".

Meno strali e una comunicazione più semplice ed efficace avrebbero avuto un impatto molto più positivo. Del tipo "è dimostrato che l'emissione di anidride carbonica, gas responsabile del riscaldamento e del cambiamento climatico, è direttamente legata ai consumi delle vetture. Pensiamo quindi di introdurre una tassa sulle emissioni che stimoli la produzione di auto più efficienti dal punto di vista energetico, che cioè riducano consumi ed inquinamento. I primi beneficiari saranno quindi i cittadini, specialmente le classi medio-basse della popolazione. Ci impegniamo pubblicamente ad utilizzare gli introiti per incentivare la ricerca in questo senso, e per promuovere finanziamenti a supporto dei cittadini meno abbienti nel momento in cui decidono di cambiare la propria auto".
Stesso obiettivo e molti meno pruriti tra i cittadini. Difficile?
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categoria:politica italiana, sinistra, ecologia, energia
sabato, 24 giugno 2006
Secondo una stima recente il costo di una “biocasa” sarebbe superiore di soli 60 euro al mq rispetto a una casa “convenzionale”. Poco, decisamente poco, rispetto ai vantaggi diretti e indiretti di un diverso modo di costruire. Del fatto che questi 60 euro in più al metro quadrato siano un buon investimento sembrano essere convinti in molti e la rilevanza che il tema ha assunto è testimoniata dal singolare “ingorgo” di manifestazioni, convegni, workshop e seminari che si sta verificando in questi ultimi mesi. Durante la scorsa settimana, Roma è sembrata essere l’epicentro del dibattito, con almeno 5 iniziative organizzate da soggetti diversi (istituzioni, associazioni, ordini professionali). Una di queste iniziative, quella realizzata da ANAB con la Provincia di Roma, era finalizzata a lanciare l’idea di un disegno di legge sull’architettura sostenibile, che definisca gli indirizzi di rinnovamento dell’attività edilizia. Un passo che avrebbe un'importanza enorme per tutto il settore e per lo stesso “sistema paese”, dal momento che, come amano affermare con compiacimento i costruttori, proprio l’edilizia avrebbe tenuto in piedi il PIL nella non facile congiuntura economica attuale.
L’idea di un disegno di legge sembra raccogliere consenso e il documento portato alla discussione durante la tavola rotonda “Idee operative per una proposta di legge sull’architettura sostenibile” svoltasi a Roma lo scorso 26 maggio, è reperibile sul sito di ANAB.

Tornando ai 60 euro in più: a questi vanno comunque aggiunti i risparmi nei consumi energetici che un edificio ecoefficiente permette di conseguire negli anni. Ci metti qualcosa di più all’inizio, ma quel plus di investimento si ripaga, e più velocemente di quanto si pensi. Quando il mercato immobiliare inizierà a premiare anche queste differenze qualitative, l’investimento risulterà essere stato ancor più lungimirante.
Oltre a moltiplicare le occasioni di dibattito e le iniziative politiche, è ancora essenziale lavorare sulla diffusione di una diversa cultura del costruire e del progettare.

Mentre altri pensano già a quartieri sostenibili completamente indipendenti dalle fonti energetiche fossili
noi, in un’Italia ormai tutta già “costruita”, abbiamo di fronte la grande sfida di rinnovare secondo criteri di sostenibilità. E, ancor prima, di imparare come si fa.
martedì, 20 giugno 2006
Valori di giugno vi aspetta. Inchieste, approfondimenti e tante news sui temi della finanza etica e dell’economia sociale; ecco una sintesi di quello che potrete trovare nel sesto numero del 2006.

DOSSIER: Banche etiche d’Europa. Mappa ragionata degli istituti che stanno cambiando il credito

Banca Etica, GLS Gemeinschaftsbank, Triodos, Merkur, BAS, Ekobanken, La Néf: sono solo alcune delle istituzioni finanziarie etiche nate in Europa negli ultimi anni. Diverse per storia, base sociale e dimensioni, le accomuna lo sforzo quotidiano di usare il denaro come mezzo per dare credito alla cooperazione internazionale, alla tutela dell’ambiente, alla cultura, all’integrazione sociale. Quella del credito etico, in tutto il continente, è una rivoluzione silenziosa, che punta a trasformare i meccanismi sociali e gli stili di vita, orientandoli verso una reale sostenibilità.

MAFIA: Anche Palermo cerca di uscire dal buio della paura e del ricatto

"Addio Pizzo" è un’associazione antiracket nata nel 2004, quando una trentina di giovani palermitani hanno tappezzato la città di adesivi listati a lutto con scritto "un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità". Oggi sono oltre 100 i commercianti che vi aderiscono, rendendo pubblico il loro rifiuto di subire le estorsioni mafiose. E più di settemila sono i palermitani che hanno deciso di essere solidali con i loro concittadini, sottoscrivendo l’impegno di andare a comprare nei negozi "ribelli". Una forma di commercio critico e solidale che rende liberi.

NUOVE POVERTÀ: Matera, un’anima fragile dietro il volto rassicurante

La povertà si insinua tra i Sassi di Matera: lo conferma un rapporto redatto dalla Caritas diocesana. Oggi un materano guadagna in media 11.235 euro all’anno, decisamente meno della media nazionale di 15.541 euro. Sempre ammesso che un reddito ci sia! Infatti con un tasso di disoccupazione del 12%, sono in molti a Matera a non vedere soldi a fine mese. E solo nell’ultimo anno nel territorio provinciale ben 2.200 persone hanno perso il lavoro: una cifra rilevante, su una popolazione di 55 mila abitanti. Ma Matera è bravissima a nascondere la miseria, mostrando un’immagine di sé dignitosa e rassicurante. Il disagio profondo si consuma nell’intimità delle case: spezza gli equilibri delle famiglie, provoca separazioni, violenza, ricorso a droghe e alcol.

INTERNAZIONALE: Cina. Parla il sindacalista che lotta per i diritti civili e sociali

Combatte per migliorare le condizioni di lavoro in Cina, ma lo può fare solo all’ombra della Tour Eiffele: è Cai Chongguo, sindacalista cinese scappato a Parigi dopo la strage di Tienammen. "È vero, oggi la Cina è più ricca di dieci anni fa – racconta nell'intervista rilasciata a Valori - ma il prezzo da pagare sono state la sicurezza sociale e la dignità del lavoro. In Cina i lavoratori praticamente non hanno diritti. Lavorano 12-14 ore al giorno, sette giorni su sette, senza alcuna garanzia sociale. I salari sono bassi, e spesso non vengono neanche pagati. La parola sicurezza non esiste. Basti pensare a tutte le esplosioni nelle miniere di carbone: almeno 20 mila minatori muoiono ogni anno".

AMBIENTE: Dal satellite la mappa delle foreste in via di estinzione
È un vero e proprio atlante delle foreste del pianeta quello che Greenpeace è riuscita a creare grazie alle più aggiornate immagini satellitari ad alta definizione. Una mappatura che consente di stabilire qual è lo stato attuale delle foreste in Europa, Africa e America latina. Il tasso più alto di deforestazione spetta al Brasile, che mette a rischio anche le specie animali e le popolazioni indigene.
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categoria:economia, giustizia, ecologia, energia, stili di vita, consumo etico
mercoledì, 31 maggio 2006
Dal 5 giugno al 16 luglio LifeGate organizza la campagna Un messaggio per l'ambiente per celebrare il World Environment Day, istituito dall'ONU nel 1972 quando prese forma il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (U.N.E.P.).
Ogni anno, il 5 giugno, si svolgono manifestazioni in tutto il mondo per sensibilizzare governi e istituzioni, aziende e cittadini sulle grandi tematiche ambientali: il tema dell'anno 2006 è 'Deserti e Desertificazione'.

Dal 5 giugno 2006 fai sentire la tua voce e testimonia la tua partecipazione per un obiettivo comune: la tutela delle foreste, la necessità di preservare un patrimonio che è di tutti. Sul sito www.impattozero.it potrai pubblicare un messaggio, un commento, una poesia, un dubbio, una domanda: pensa alla natura e dai spazio alla creatività e 'che l'unione faccia... la foresta!'
Per ogni messaggio pubblicato LifeGate provvederà alla riforestazione di 1 mq nel Parco del Ticino.
Tessa Gelisio, Fabio Treves, Eugenio Finardi, Saturnino, Max Gazzè, Max Pisu, il Presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, il Presidente del Parco del Ticino Milena Bertani… sono i primi ad aver lanciato il proprio messaggio!

Ogni settimana, la redazione selezionerà, tra i messaggi pervenuti, i quattro più originali o propositivi. Gli autori riceveranno il libro fotografico a Impatto Zero Groenlandia in slitta, per mare, per aria di Cartman Edizioni e avranno la possibilità di registrare personalmente il proprio commento, che verrà trasmesso nell'eco-GR delle 8.30 e 15.30, ogni venerdì, su LifeGate Radio (Milano e Lombardia FM 105.1 e 88.7; Roma e Lazio FM 90.9; Torino FM 88.75; www.lifegateradio.it).

Media partner dell’iniziativa è il quotidiano Metro, che, oltre a supportare la campagna, pubblicherà i nomi dei premiati, tutti i venerdì fino al 16 luglio.

Un messaggio per l'ambiente ringrazia inoltre il Parco del Ticino e Cartman Edizioni.

Un caro saluto,

Lo staff di LifeGate
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categoria:ecologia