venerdì, 18 agosto 2006
Ha poco da sostenere, Fassino, che questo indulto non è un colpo di spugna, quando c'erano validissime alternative al provvedimento così come è stato varato, vedi le proposte di Marco Travaglio. Questo indulto, così com'è, non lo voleva nessuno, al di fuori della cerchia politica. A pochi mesi di distranza dal precedente indulto la popolazione carceraria è aumentata rispetto a prima del provvedimento, vuol dire che l'indulto non funziona. Allora perchè vararlo? Lo spiega questo articolo apparso oggi su Repubblica: i furbetti della finanza sono bipartisan, destra e sinistra, e allora va bene così. Si tratta di una sospensione del potere rappresentativo: noi (politici) decidiamo sulla basa dei nostri interessi e di quelli di alcuni amici (Consorte, Previti, ...) e non di quelli della maggior parte degli elettori.  Ricorda molto da vicino il sistema lobbystico statunitense, solo mascherato.

"Così l'indulto salverà i "furbetti"

Niente carcere per gli scandali finanziari

di ORIANA LISO e FERRUCCIO SANSA


MILANO - L'indulto? Un affare d'oro, per chi di affari se ne intende. Finanzieri, banchieri, immobiliaristi. Indagati alcuni, imputati altri, per tutte le possibili combinazioni di reati economico-finanziari. Per semplicità: i "furbetti del quartierino". Fazio, Fiorani, Consorte, Ricucci. Ma anche Tanzi, Geronzi, Cragnotti. Per loro i tre anni di sconto di pena previsti dall'indulto hanno il sapore della certezza della libertà.

Fatti due conti, la nuova legge aiuterà tutti loro, in caso di eventuale condanna, a fare pochi o nessun giorno di carcere perché l'indulto - che copre tutti i reati commessi entro il 2 maggio scorso - "abbuona" di fatto sei, e non tre, anni di carcere, grazie alla possibilità di accedere prima del tempo all'affidamento ai servizi sociali e, in generale, alle misure alternative. Basta sfogliare il Codice penale per rendersi conto che le eventuali condanne più alte - che potrebbero aggirarsi sui dieci anni - saranno comunque ridotte sensibilmente. Considerando quanti chiederanno il giudizio abbreviato (con lo sconto di un terzo della pena) e che alcuni di loro hanno problemi di salute e di età, il gioco è fatto. Da ultimo, non va dimenticato che molte di queste indagini arriveranno a processo per il rotto della cuffia, grazie alla legge ex Cirielli, che riduce i tempi di prescrizione.

Eccessivo parlare di colpo di spugna, obiettano gli avvocati. Ma che gli effetti della nuova legge servano anche ai protagonisti di tutti gli ultimi scandali bancari è indubbio. In caso di condanna la mano al portafogli, per risarcire le parti civili, dovranno mettercela comunque, perché l'indulto su questo non ha effetti. Ma i tempi saranno lunghi e le vittime dovranno pazientare anni. Così, resteranno in piedi anche le pene accessorie, come l'interdizione dai pubblici uffici.

Gli esempi si sprecano, solo fermandosi ai nomi che hanno riempito le cronache giudiziarie recenti. L'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio è indagato a Milano per aggiotaggio (pena massima sei anni) e a Roma per abuso d'ufficio (da sei mesi a tre anni). Indagini ancora aperte e collegate, perché l'inchiesta è sempre quella sulla fallita scalata di Bpi all'Antonveneta. Se Fazio dovesse essere processato e condannato al massimo della pena, grazie all'indulto la vedrebbe ridotta a metà. Per i suoi legali sarebbe facile ottenere l'affidamento ai servizi sociali.

Per Calisto Tanzi il discorso è di poco diverso. L'ex patron della Parmalat, per motivi di salute e di età, difficilmente finirebbe in carcere, nonostante le accuse pesantissime. Ma l'indulto potrebbe fargli "saltare" o ridurre anche gli arresti domiciliari. Non ha problemi di età, invece, Gianpiero Fiorani, l'ad disarcionato della Bpi. L'inchiesta milanese è vicina alla chiusura: Fiorani è iscritto nel registro degli indagati per associazione a delinquere, aggiotaggio e riciclaggio. Anche per lui un calcolo, per quanto approssimativo, dovrebbe tenere conto di sei mesi di custodia preventiva (tra carcere e domiciliari) già scontati, dei tre anni dell'indulto e dei tre in cui utilizzare il "bonus" delle misure alternative. Questo vuol dire che anche a Fiorani (come al suo braccio destro Gianfranco Boni) rimarrebbe poco o nulla da scontare in carcere, almeno per quanto riguarda quel filone (perché, ovviamente, l'indulto si applica una volta sola, e non per ogni condanna).

Forse, alla fine, chi rischia di più è Sergio Cragnotti, ex patron della Cirio. Lo scandalo dei bond argentini ha coinvolto migliaia di risparmiatori e fatto da apripista tra le indagini economico-finanziarie degli ultimi anni. Per il finanziere si è già aperta l'udienza preliminare per il crac Cirio, a Roma: la bancarotta fraudolenta - che è solo uno dei reati contestati - prevede condanne fino a dieci anni. Ma anche per lui, lo sconto dei tre anni per l'indulto, una volta arrivati in appello, potrebbe automaticamente far scendere la sua pena fino ai fatidici tre anni. Oltre i quali resta solo l'affidamento ai servizi sociali. Che di fatto vuol dire la libertà."
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categoria:politica italiana, sinistra, corruzione
mercoledì, 26 luglio 2006
A volte mi chiedo se veramente non stiamo vivendo un'enorme commedia dell'arte. Se all'improvviso qualcuno apparira da dietro le quinte gridando "Sorridi, sei su scherzi a parte!!!". Davvero ci meritiamo questa classe politica, questi personaggi, questi VIP???

La goccia che ha fatto traboccare il vaso oggi è stata la conferenza stampa di Moggi: "Non mi faranno fuori dal calcio. Niente da farsi perdonare". Il 14 maggio, subito dopo la vittoria del 29° scudetto (poi revocato), dichiarava "Il calcio non sarà più il mio mondo". Avrà respirato, assieme alle altre squadre indagate, l'aria di indulto che tirava e avrà pensato di poterla fare franca. Tutti hanno dichiarato di volere l'assoluzione piena. Come se gli italiani cretini non avessero letto le interecettazioni. Pene comunque ridimensionate di molto, grazie ad un gruppo giudicante nominato da Carraro, l'ex presidente FIGC dimissionario e indagato. Onore al neocommissario Rossi, che ha cercato (invano, almeno finora) di rifondare il calcio.

A proposito di indulto, complimenti alla sinistra per il provvedimento, l'atto di clemenza verso i condannati, tra i quali rientrano anche quelli che hanno commesso reati contro l'amministrazione pubblica e i corruttori. Così l'amico Previti, dopo essere stato bersaglio per anni della sinistra giustizialista, tornerà in libertà, nemmeno vigilata. In quel parlamento dove siedono ben 82 tra senatori e deputati indagati, condannati in  via definitiva (25) o in primo o secondo grado, miracolati dalla prescrizione o dalle varie leggi-canaglia, quasi il 10 per cento dell’intero Parlamento. Onore solo a Di Pietro, che è sceso in piazza, e Diliberto, che ha chiesto lo stralcio dal provvedimento, di questo tipo di reati.

Il governo inizia un processo di liberalizzazione, di ammodernamento del Paese, seppur timido, e succede il 48, categorie che scendono in piazza a protestare, scioperi selvaggi, manifestazioni a Roma. Ma avete provato a notare quanti giovani ci sono a queste manifestazioni? Nessuno! Semplice, gli ordini sono delle caste semichiuse, nelle quali entri dopo anni di gavetta e sudori (pensate agli architetti) per i quali mai rinnegherai il sistema, non prima di esserti rifatto delle spese almeno.

Nel paese dell'illegalità manifesta, il nero dilaga ovunque. Capisco chi trova conveniente a volte risparmiare su certi acquisti (nessuno qui è santo) ma ad esempio nell'edilizia la cosa sta raggiungendo livelli spaventosi, tanto che il governo ha dovuto varare una legge che dice che verranno chiusi non i cantieri in cui si fa del nero, ma quei cantieri in cui il nero supera il 20%!!! Avete capito, c'è un livello fisiologico di nero accettabile anche dallo Stato!

I servizi segreti continuano le loro lotte interne, e a decidere per il popolo cos'è bene e cos'è male. Per senso dello Stato. Si scatena la guerra delle intercettazioni, servizi che intercettano terroristi, carabinieri che interccettano servizi, guardia di finanza che intercetta politici che intercettano avversari politici. Scandali a profusione, e poveri cristi si buttano dai cavalcavia, mentre il Tronchetto dell'infelicità dice che la sua compagnia è estranea, che la sua compagnia va bene, anche se è la più indebitata d'Europa e il valore delle sue azioni continua a scendere.

E i giovani, magari precari, non sanno più dove battere la testa. Magari se sei carina, puoi sempre tentare la carriera in RAI, devi scendere a qualche compromesso con la tua moralità e i tuoi sani principi. Però se ti va bene, magari dopo qualche anno finisci a condurre una trasmissione di attualità cristiana su RAI1.

L'Inter ha vinto lo scudetto (e non lo può nemmeno festeggiare), l'Italia ha vinto i mondiali. Questi sì che sono veri segnali di cambiamento. Un cucchiano di sciroppo per un malato in fase terminale.



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domenica, 23 luglio 2006
Pubblico questa lettera del ministro Antonio Di Pietro inviata a Beppe Grillo.

“Caro Beppe,

a pochi mesi dalle elezioni ho deciso di scriverti una lettera che spero tu possa pubblicare sul blog. Domani Unione e Cdl voteranno a favore di una legge, quella sull’indulto, che non era prevista nel programma dell’Unione e che io ritengo del tutto estranea alla volontà degli elettori del centrosinistra. Questa legge, nata per liberare le carceri, è stata estesa ai reati di falso in bilancio, corruzione, reati fiscali e finanziari anche nei confronti della Pubblica amministrazione.

Neppure il governo Berlusconi era arrivato a tanto. E’ un colpo di spugna che viene effettuato nel pieno del periodo estivo. Un atto gravissimo del quale è riportata un’informazione parziale, e spesso strumentale, da parte di giornali e televisioni. Il tuo blog, forse, può darne una diffusione maggiore e soprattutto libera.

Sono profondamente contrario al fatto che l’accordo per l’approvazione dell’indulto si basi su uno scambio politico con Forza Italia, in quanto prevede l’inclusione di reati per i quali vi sono processi e condanne di esponenti, anche di primo piano, della Casa delle Libertà. Se l’indulto passasse così com’è, tutti i fatti di mala amministrazione e di mala attività imprenditoriale, rimarrebbero impuniti. Si tratta di persone colpevoli di reati come tangentopoli, calciopoli, bancopoli. Persone che hanno occupato le indagini delle magistrature e le prime pagine dei giornali in questi ultimi anni.

Io ho scritto ai leader dei partiti dell’Unione per un vertice in cui discutere dell’indulto. Non ho avuto risposta. Nel Consiglio dei ministri dello scorso venerdì ho sottolineato la gravità di questa legge, contraria agli interessi dei cittadini, ma utile alle consorterie dei partiti.

Ho minacciato le dimissioni da ministro nella più totale indifferenza dei colleghi. L’Idv è il quarto partito della coalizione con 25 rappresentanti tra Camera e Senato. La sua uscita dalla coalizione può far cadere il Governo, ma io non mi sento di ritornare alle urne e, forse, di riconsegnare il Paese a Berlusconi.

L’Unione ha posto il veto sui nostri emendamenti per l’esclusione dei reati finanziari, societari e di corruzione dall’indulto. Lunedì e martedì prossimo l’Italia dei Valori farà tutto quello che è in suo potere per rallentare l’approvazione della legge sull’indulto attraverso una serie di emendamenti. L’Italia merita altri politici, altri governi. Non deve essere costretta a scegliere tra il peggio e il meno peggio, come tu spesso dici.

L’Italia dei Valori, da sola non può cambiare, questo Paese. Gli italiani devono fare sentire e forte la loro voce, in tutti i modi legittimi possibili, per evitare un ennesimo passo indietro della democrazia”.

Antonio Di Pietro.
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venerdì, 07 luglio 2006
Dal Corriere di oggi questa notizia sintomatica della brutta piega che sta predendo una certa parte dell'informazione e della politica italiana. Coinvolto anche Renato Farina, vicedirettore del quotidiano "Libero", diretto da Vittorio Feltri (nella foto i due), entrambi abituè della tv e dei dibattiti. Se volete una sua intervista da brividi (grisoi diremmo noi in Veneto) leggete qui. Speriamo che il purgatorio che sta attraversando il nostro paese (calciopoli, storaciopoli, velinopoli, ricucciopoli, ecc. ecc.) arrivi fino al midollo spinale. C'è bisogno di cambiamenti radicali.

"Si voleva spostare l'inchiesta giudiziaria Brescia

Falsi su Prodi, fascicoli sui pm. Ecco i dossier segreti del Sismi

Migliaia di file e carte negli armadi custoditi nell'attico di via Nazionale a Roma

ROMA - L'attuale presidente del Consiglio, Romano Prodi. L'ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Edmondo Bruti Liberati. E molti altri pm come Stefano Dambruoso, il primo ad aprire l'inchiesta sul sequestro del suo indagato Abu Omar. Ecco le prime vittime accertate delle variegate attività che gli inquirenti etichettano come «disinformazione», «inquinamento delle indagini», «dossieraggio» e «spionaggio abusivo».

Principale accusato è Pio Pompa, il dipendente del Sismi, fedelissimo del generale comandante Niccolò Pollari, che gestiva l'ufficio del servizio segreto militare scoperto dagli inquirenti milanesi in via Nazionale 230, nel palazzo di fronte alla questura di Roma. Negli armadi pieni di carte e materiale informatico, che ora sono sotto sequestro, magistrati e polizia hanno trovato numerosi fascicoli personali intestati a giornalisti e soprattutto a magistrati considerati «nemici» del Sismi. Tra documenti e computer (almeno 5) è spuntato anche il dossier contro Prodi che l'agente Pompa avrebbe inviato ai due giornalisti di Libero ora indagati per favoreggiamento dei sequestratori di Abu Omar.
Il vicedirettore del quotidiano, Renato Farina, sarebbe stato anche pagato dal Sismi: nell'archivio segreto gestito da Pompa sono state trovate le ricevute di almeno due versamenti, che il giornalista firmava con il suo nome in codice di informatore «Betulla». Le somme: 2.000 e 5.000 euro, che per gli inquirenti sono l'indizio di un rapporto «stabile, organico e, dunque, retribuito», col Servizio segreto. Un esempio? Il 9 giugno scorso Libero annuncia «rivelazioni» in prima pagina: sarebbe stato Prodi, quand'era presidente della Commissione europea, ad autorizzare i voli segreti della Cia in Italia. L'articolo è firmato da Farina e dal redattore Claudio Antonelli, che obbedisce al primo (sentendosi presentare al Sismi come «il mio uomo») e che ieri ha concesso ai pm un interrogatorio che è stato segretato. L'accusa a Prodi non ha trovato alcuna conferma nelle indagini internazionali.
Ma nell'ufficio di via Nazionale gli inquirenti milanesi hanno trovato l'originale del dossier trasmesso da Pompa a Farina, che corrisponde esattamente all'articolo poi pubblicato, quando Prodi era già presidente del Consiglio. Un altro obiettivo dell'attività sotterranea degli uomini del Sismi intorno al rapimento di Abu Omar era spostare l'indagine da Milano a Brescia. Come? Tentando di coinvolgere nella vicenda l'ex pm milanese Stefano Dambruoso, titolare dell'inchiesta sul sequestro fino alla primavera del 2004. Secondo la ricostruzione degli attuali pm, l'incontro del 22 maggio scorso tra Renato Farina e i procuratori aggiunti Spataro e Pomarici, avvenuto «simulando un interesse meramente giornalistico», seguiva un preciso disegno: «Porre specifici quesiti (suggeriti da Pompa al giornalista) in modo da poter apprezzare il grado di conoscenza degli inquirenti sul coinvolgimento del Sismi nella vicenda». E soprattutto «sviare gli accertamenti» della Procura fornendo ai pm «false informazioni (anche in questo caso suggerite al giornalista dal Pompa) circa presunte responsabilità organizzative nel sequestro del dr. Stefano Dambruoso e del personale della Digos di Milano».
Qualunque accertamento sull'ex inquirente milanese avrebbe costretto i magistrati a cedere l'inchiesta ai loro colleghi di Brescia. Nello stesso atto d'accusa notificato a Farina e Pompa, inoltre, si sostiene che «sempre il Pompa suggeriva a vari altri giornalisti con i quali era in stretto contatto la pubblicazione di articoli tendenti ad accreditare l'ipotesi di responsabilità del dr. Dambruoso e della Digos di Milano nell'organizzazione del sequestro». Nell'ufficio di Pompa, gli investigatori hanno trovato anche i due «rapporti» trasmessi da Farina e dal suo redattore sul colloquio con Spataro e Pomarici, che si aprì con queste domande: «Il Sismi c'entra col sequestro di Abu Omar? Voi che cosa ne sapete?».
Giovanni Bianconi
Paolo Biondani
07 luglio 2006
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categoria:politica italiana, corruzione, cospirazioni
lunedì, 30 gennaio 2006
Articolo su uno scandalo riguardante l'industria farmaceutica e il sistema sanitario nazionale. Non ho capito se riguarda anche quella serie di indagini che avevano coinvolto un sacco di medici e informatori veneti e la Glaxo. Tratto da Repubblica.

P.S. Dario Fo non ce l'ha fatta, come sapete. Mi riservo di commentare ulteriormente nei prossimi post.


"Chiesta la chiusura per otto big farmaceutiche


Nel mirino dei giudici Glaxo, Novartis, AstraZeneca, Biofutura e altre. Coinvolti informatori scientifici, medici di base e farmacisti. Ai sanitari a "libro paga" soldi, orologi, telefonini, viaggi. Un "affare" costato oltre 20 milioni di euro al servizio sanitario nazionale.

BARI - Un "affare" ben architettato, costato oltre 20 milioni di euro al sistema sanitario nazionale. Questa la truffa, compiuta fra il 2002 e il 2004 e scoperta dalla procura di Bari, per la quale è stata richiesta l'interdizione dall'attività (o, in subordine alla chiusura, la nomina di un commissario giudiziale per salvaguardare i livelli occupazionali) per otto società produttrici di farmaci, fra le quali anche alcune multinazionali.
Fra i documenti sequestrati durante le indagini, un "libro paga" con i compensi percepiti dai medici che si prestavano all'imbroglio.
La richiesta del pm riguarda solo le filiali italiane delle società.
Sul caso è intervenuto anche il ministro della Salute Francesco Storace, che ha commentato l'ennesima truffa ai danni del sistema sanitario con un secco "verificheremo".
Secondo il pubblico ministero del tribunale di Bari, Ciro Angelillis, le 126 persone per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio avevano costituito e preso parte a diversi sodalizi criminali, che agivano fra le province di Bari, Lecce, Brindisi, Foggia e Milano e facevano in modo che le case farmaceutiche lucrassero sulle iper-prescrizioni di farmaci fatte da medici di base.

Le società coinvolte
Importanti le aziende coinvolte: si tratta di Glaxo, Biofutura, Bracco, Novartis, AstraZeneca, Lusofarmaco, Recordati e Bristol. In quanto alla Pfizer, comparsa fra le società incriminate, il magistrato non ha chiesto la misura cautelare poiché la multinazionale ha prodotto documenti attraverso i quali sostiene di aver modificato, rispetto all'epoca della truffa, i propri moduli organizzativi, e di aver allontanato le persone coinvolte.

L'accusa
Il pm Ciro Angelillis contesta alle società di aver omesso, in alcuni casi, il controllo sull'attività dei propri dirigenti e dei loro subordinati; in altri casi, una fattispecie dolosa di concorso nel reato attribuito a dirigenti, capiarea e informatori scientifici di case farmaceutiche accusati (in concorso con farmacisti e medici di famiglia compiacenti) di aver truffato servizio sanitario nazionale.

Il meccanismo
I medici di base venivano corrotti dagli informatori scientifici anche su istigazione delle case farmaceutiche, e consegnavano le ricette (intestate a pazienti ignari) alle farmacie "amiche".
I farmacisti - secondo l'accusa - toglievano le fustelle dai farmaci prescritti, le apponevano sulle ricette per ottenere il rimborso dal servizio sanitario nazionale e poi gettavano nella spazzatura i farmaci, alcuni dei quali salvavita, che potevano costare fino a 700 euro a confezione.

Il guadagno
Ai medici corrotti - secondo il pm - andavano compensi in danaro (percentuali tra il 10 e il 18 per cento del prezzo dei medicinali prescritti), oppure orologi, telefoni cellulari, materiale informatico, viaggi di piacere e partecipazioni a congressi. In più di un caso - ritengono i carabinieri del Nas di Bari - tra medici e informatori scientifici c'è stata anche una trattativa sul tipo di compenso: ad esempio, 5.000 euro al mese al posto di vacanze con la famiglia in luoghi esotici o in capitali europee.

L'inchiesta
Nel corso dell'inchiesta è stato sequestrato un libro paga sul quale erano registrati i compensi percepiti dai medici e, accanto, la valutazione dell'informatore scientifico: "scarso", "sufficiente", "buono", "da tornare". Dopo il sequestro del libro-paga (il 15 aprile 2005) il pm ottenne dal gip l'arresto di sessanta persone (18 medici, 16 farmacisti, 6 dirigenti e 20 informatori scientifici di case farmaceutiche nazionali ed estere) che si aggiunsero alle 44 persone arrestate tra il 7 e il 25 luglio del 2003.

Le intercettazioni
Dalle intercettazioni telefoniche compiute sulle utenze di due capiarea di case farmaceutiche, emergono anche ammissioni di tangenti versate ai medici.
Dice un capoarea: "Io capisco se un mio informatore lavora quando mi chiede ossigeno", ossia denaro.
Ma c'è anche un'altra ammissione, che viene dagli stessi informatori scientifici, che commentano il fatto che un loro collega abbia gettato nella spazzatura una busta con una trentina di farmaci defustellati da una farmacia.
Uno dice all'altro: "Siamo tutti una razza, il migliore di noi vuole essere ammazzato".

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categoria:salute, corruzione, sanità
venerdì, 27 gennaio 2006
Mi sto rendendo conto che ormai le campagne elettorali in Italia si decidono sulla base delle simpatie ed antipatie per questo o quel candidato.

Lo ha capito bene anche Berlusconi, che ha impostato la sua campagna elettorale sul discredito dell'avversario, ad ogni costo. Anche certa parte della sinistra lo ha fatto, ma con alcune differenze per me rilevanti. Prima di tutto, l'ha fatto con una certa coerenza: quando la sinistra più radicale taccia il Presidente del Consiglio di arricchirsi alle spalle dei più poveri, lo fa seguendo la sua filosofia anticapitalistica e di maggior egualitarismo tra le persone. Non importa quanto questo sia utopistico o difficilmente realizzabile. Quando invece Berlusconi monta una vicenda giudiziaria contro i vertici della sinistra, lui che ha sempre lamentato il giustizialismo politico nei suoi confronti, vicenda senza alcuna sostanza le cui dichiarazioni sono state giudicate irrilevanti dai giudici, si contraddice grandemente.

Ma soprattutto, la maggior parte delle volte le accuse rivolte a Berlusconi sono vere e verificabili (a differenza delel sue di accuse). In campo giudiziario i reati da lui commessi sono veri e verificabili, con tanto di sentenze giudiziarie (fatevi un giretto qui). Per quanto riguarda il presunto raggiungimento degli obiettivi del suo governo, racconta un sacco di balle, e i dati sono veri e verificabili, ecco qualche esempio (i dati precisi li trovate qui, comprese imprecisioni della sinistra)
  • Berlusconi a Matrix con Rutelli dice che si ricandida perché ha rispettato il contratto con gli italiani, ma i dati ISTAT lo smentiscono (e quindi non può candidarsi)
  • Berlusconi con Rutelli a Matrix dice che ha rispettato il punto del contratto relativo ai posti di lavoro, perché l’impegno sui nuovi posti di lavoro era alternativo al dimezzamento della disoccupazione, ma il contratto dice una cosa diversa
  • Berlusconi a Matrix con Rutelli dice che con il centro-sinistra la pressione fiscale è aumentata, ma i dati ISTAT lo smentiscono
  • Berlusconi con Rutelli a Matrix dice che ha creato 1.560.000 posti di lavoro, ma i dati ISTAT lo smentiscono
  • Berlusconi con Rutelli a Matrix dice che moltissimi paesi in Europa crescono meno di noi, ma i dati OCSE lo smentiscono
  • Berlusconi con Rutelli a Matrix dice non ha aumentato le imposte indirette e non ha messo le mani nelle tasche degli italiani, ma i dati ISTAT lo smentiscono
Mi sembra che ce ne sia abbastanza perchè una persona obiettiva possa dire "ok, abbiamo provato il berlusconismo, adesso è giusto cambiare". Non che dall'altra parte ci siano dei geni, ma credo che almeno il livello di decenza sia molto più alto. Ma se davvero tutti questi fatti non fossero convincenti, allora suggerisco di considerare questi (grazie a Sara per la segnalazione).
  • Il Patrimonio di Berlusconi nel 2003 ammontava a 5,9 miliardi di dollari, 10 miliardi nel 2004 e 12 miliardi nel 2005 (fonte Forbes U.S., novembre 2005)
  • nel 2001 la Presidenza del Consiglio (Prodi) aveva commissionato 1 milione e 750 mila euro di spot a Mediaset, nel 2002 la Presidenza del Consiglio (Berlusconi) ha commissionato 9 milioni e 250 mila euro, ed ha aumentato ogni anno fino agli oltre 10 milioni di euro dell'anno scorso (Economist-London)
  • uno dei produttori italiani di apparecchi per ricevere il digitale terrestre è un'impresa controllata, attraverso la finanziaria Pbf srl, dal fratello Paolo Berlusconi, e usufruisce dei contributi statali per il digitale terrestre (Washington Post)
  • Berlusconi era nel 2001 il 48° uomo più ricco al mondo, nel 2005 è il 25°.
A questo punto c'è solo una ragione per votare nuovamente Silvio. Ambire ad avere un italiano tra i 10 più ricchi uomini al mondo entro i prossimi 5 anni.
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categoria:politica italiana, giustizia, corruzione, berlusconi
lunedì, 23 gennaio 2006
Nonostante i livelli vergognosi a cui è giunto il dibattito politico, e più in generale la qualità della politica, e dei politici, in Italia, non raggiungiamo certo gli Stati Uniti. Se ci passi una o due settimane, hai solo il tempo di restare meravigliato da questa nazione di nazioni, ammirarne la diversità e la ricchezza, in tutti i sensi (gente, razze, paesaggi, città, stili di vita, culture, lingue, tradizioni, iniziative). Se ci stai un mese inizi a farti un quadro della situazione. Se ci stai tre mesi, e ti prendi il tempo di leggere qualche giornale, guardare la tv, parlare con gli abitanti, farti un giro nei quartieri più degradati, quelli dietro l'angolo ma nascosti, o solo farti una passeggiata in downtown dopo le 10 di sera, cominci forse a capire cos'è veramente questo Paese.

Una nazione troppo grande per esserlo veramente, ha una capitale politica che vive completamente staccata dal resto del paese. E può permettersi di non guardare in faccia le conseguenze delle sue decisioni, di non dover rispondere direttamente alle persone delle proprie malefatte. Cosa che sarebbe impossibile in Europa e in Italia. E, credetemi, i repubblicani stanno facendo veramente delle cose scandalose, repellenti, improponibili, vergognose, indecenti, diaboliche, ...

Credo che i post sulla guerra in Iraq pubblicati su questo sito dimostrino in parte l'operato di questo partito allucinante. Un partito che impugna la religione per giustificare la guerra, che si sente (o si finge) investito dal divino per scacciare il male nel mondo. Che ha spaventato una nazione intera e la tiene così in pugno, con messaggi brevi, concisi e diretti allo stomaco degli americani. La Washington repubblicana è squassata dagli scandali, a partire dalla corruzione e dal caso Abramoff, che coinvolge numerosi politici del partito, che sfiora il Presidente e le più alte cariche dello stato (il leader repubblicano al Congresso si è dimesso da poco). Per non parlare delle intercettazioni ordinate da Bush, ancora prima dell' 11/9. E i casi di abuso d'ufficio e spergiuro perpetrati da repubblicani verso chi avversava la guerra e i metodi di Bush, che sono oggetto di indagini che coinvolgono Cheney (il suo capo-staff si è dimesso perchè principale indagato) e Karl Rove, mente geniale e diabolica che ha fatto vincere le ultime elezioni a George conquistando i voti degli statunitensi più conservatori, religiosi e fobici degli States interni. E che ora sta per lanciare la campagna elettorale repubblicana per le elezioni di medio termine di novembre, attaccando i democratici sulle loro posizioni riguardo alla lotta al terrorismo e intercettazioni. Senza chiaramente citare gli scandali che coinvolgono direttamente lui e il partito repubblicano.

Attaccherà i democratici perfino sulla loro avversione ad un taglio delle tasse. E' bene ricordare che il debito pubblico americano sta crescendo in maniera spaventosa, assieme al suo debito verso l'estero per il forte consumo di beni importati, e rappresenta una minaccia per la stabilità finanziaria internazionale. Inoltre il costo della guerra in Iraq per gli americani, secondo il premio nobel Stiglitz, toccherà quota 2 trilioni di dollari (1.600 miliardi di euro, 3.200.000 miliardi delle vecchie lire). Questo è il costo per non aver trovato armi di distruzione di massa, per non aver reso il mondo più sicuro, per avere il petrolio a 70 dollari al barile. Chiaramente questi soldi, pagati dagli americani tramite le tasse, sono finiti nelle tasche delle multinazionali che producono armamenti e servizi all'esercito, al sistema sanitario e ai militari arruolati. Con una sproporzione raccapricciante: mentre un soldato al fronte guadagna tra i 2.000 e i 3.000 dollari al mese, i dipendenti delle multinazionali come la Halliburton (partecipata dal vice presidente Cheeney, tra i più fervidi sostenitori della guerra), che guidano il camion che porta i pasti alle mense, arrivano a guadagnare anche 10.000 dollari al mese. Lo facessero poi bene, questo servizio all'esercito! Ultimo scandalo uscito, la Halliburton, pur sapendo, ha fornito per un anno acqua contaminata e non trattata ai soldati al fronte. Ebbene, in questa situazione assurda di crescita del debito pubblico, i repubblicani propongono un taglio delle tasse, cavalcando il motto che meno tasse uguale più dinamismo economico uguale più benessere per tutti. Quando le statistiche dimostrano che il 90% dei tagli delle tasse hanno favorito il 10% della popolazione più ricca del paese.

C'è un tale livello di corruzione, doppiogiochismo, crudeltà, violenza, insensibilità in questo partito che ha lo stomaco di mandare la gente a morire al fronte per una guerra falsa e poi guadagnarci sopra miliardi di miliardi, senza che nessuno dei loro figli sia volontario nell'esercito o anche solo arruolato, che è difficile capire come queste cose possano conciliarsi in una mente sana.

Ma la cosa che mi fa incazzare di più sono gli europei. Ciascun paese, a suo modo, cerca di fare il proprio interesse personale nella situazione. Anzichè puntare a creare una vera Unione Europeo, un continente che sia d'esempio al mondo su come un'altra via sia possibile. E a chi dice che è sempre stato così, che ciascuno fa il suo interesse, rispondo che questo è un interesse di breve termine, e che mette a serio rischio l'interesse di lungo termine di ciascuna nazione. E mi fanno incazzare quegli economisti che prendono ad esempio gli Stati Uniti, senza fare distinguo e premesse. Come questo articolo su lavoce.info sugli orari di lavoro. In cui si sostiene che noi europei dovremmo lavorare più ore, perchè gli statunitensi, che lavorano di più, hanno una crescita maggiore. Lavoreremo anche di meno, ma abbiamo praticamente la stessa produttività per ore lavorate, e abbiamo in media un anno e tre mesi in più di vita (78,2 contro 76,9), mentre negli States la popolazione sotto la soglia di povertà è il 17% (contro il 7,5% della Germania e il 5,1% della Finlandia). Senza parlare di altri indacatori QUALITATIVI, che questo tipo di economisti ignorano totalmente (interessante a proposito l'ultimo libro di Rifkin, Il sogno Europeo). E che dimenticano sempre di citare che parte di quella crescita è alimentata dall'industria militare, un'industria e una crescita inaccettabili per mio conto. Quanto pesa? Non lo so di preciso, vi faccio solo notare che il costo della guerrà in Iraq, stimato da Stiglitz, supererà di un buon 20% l'intero nostro prodottto interno lordo, e nelle stime più conservative sarà pari a circa l'80%. Questi costi andranno ad aumentare il Pil americano. Ne abbiamo di ore da lavorare!!!

P.S. Anche se qualche volta qualche termine mi scappa, cerco di usare la parola "statunitensi" al posto di "americani", perchè c'è tutto un continente, quello Sudamericano, che merita rispetto e distinguo; e "amministrazione statunitense" al posto di "statunitensi", perchè spesso una nazione non si riconosce nei suoi rappresentanti politici.
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martedì, 10 gennaio 2006
Mentre la vicenda Unipol è ancora in progress, D'Alema ammette di essere stato uno "spettatore disattento". Non mi sembra un errore talmente grave da giustificare la richiesta di dimissioni avanzate da qualcuno. La pubblicazione di intercettazioni di parlamentari, non trascritte negli atti giudiziari, da parte de il Giornale (di proprietà del Presidente del Consiglio) è un reato (è stato aperto un fascicolo nei confronti del giornalista).

Detto questo, le parole di D'Alema "noi siamo delle persone per bene" e "vorrei che nei prossimi mesi si parlasse solamente di politica e di elezioni" mi suonano piuttosto arroganti e sfrontate. Noi tutti vorremmo sentire parlare solo di elezioni e programmi politici, a partire da quello del centrosinistra che ancora latita. Ma per fare questo occorrerebbe una volta per tutte un chiarimento da parte dei politici coinvolti, anche se le notizie sono uscite in maniera illegale. Perchè il signor D'Alema e il signor Fassino si sono sentiti al telefono con Consorte?

Vogliamo trasparenza nella politica. Vogliamo vedere nero su bianco questa proposta di codice etico che Fassino e compagni hanno proposto di varare (quando? quando saranno al governo? faranno come Berlusconi con il conflitto di interessi?). Vogliamo che persone condannate in via definitiva siano escluse da incarichi politici, e quelle indagate per vicende gravi e fondate (non semplici ilazioni) si dimettano, vogliamo pubblicata ufficialmente la dichiarazione dei redditi di tutti i parlamentari e delle alte cariche dello Stato. Se i politici devono sentire imprenditori o uomini della finanza, lo facciano di persona in un luogo pubblico, come la sede del partito o qualche altra sede istituzionale, assieme ai propri collaboratori. E gli imprenditori la smettano di cercare la politica per fare affari. Sempre pronti a difendere il libero mercato e la riduzione delle tasse, ma poi  capaci solo all'inciucio per guadagnare.

E per favore, visto che fanno i poltici di professione, osservino la realtà con attenzione, si circondino di collaboratori seri e competenti, magari rinuncino a qualche giornata in barca se serve. E se anche fanno ridere, a volte diano retta ai comici, negli ultimi anni sono quelli che hanno visto più lontano. Sì, lo so, sembra proprio una battuta. Invece è la realtà!
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categoria:politica italiana, sinistra, corruzione