lunedì, 07 agosto 2006
Chi è andato nelle nostre spiagge in questi giorni si sarà certamente accorto dell'invasione di piccole meduse che impediva di fare il bagno a largo. In alcune giornate erano gli stessi bagnini a pattugliare il fronte spiaggia e ad avvisare del pericolo. La cosa si è accentuata con il passare delle giornate di caldo intenso, che hanno portato all'aumento di circa 2 gradi dell'acqua rispetto alle medie stagionali. Il problema sembra essere rientrato questa settimana, dopo le abbondanti piogge e il brusco abbassamento delle temperature (anche di 15° dell'aria). Infatti ieri in spiaggia a Bibione non c'era nessun problema meduse (ma l'acqua era freddina e c'erano pochi bagnanti). Generalmente si crede che le meduse compaiano quando l'acqua è pulita. Questo è certamente vero, ma il problema della loro insistente presenza, secondo questo articolo del Corriere della Sera, è da ricercarsi piuttosto nella riduzione della piovosità e nelle alte temperature. Cioè nel surriscaldamento del clima. A ciò si aggiunge il problema della pesca intensiva che intacca gli equilibri e la presenza di predatori naturali.

"Situazione critica in Spagna: divieto di balneazione in alcune località
Invasione di meduse in Mediterraneo
Molto vicine alla costa: «Saranno almeno 60 milioni». In Italia fenomeno meno intenso ma ci sono

In Spagna hanno fatto una stima, particolarmente allarmante per i turisti che hanno invaso le spiagge: nelle acque su cui si affacciano le località turistiche spagnole della Murcia ci sono in questi giorni almeno 60 milioni di meduse. Si tratta di una vera e propria invasione e il fenomeno, anche se in dimesnioni minori, è stato rilvato anche in altre regioni. Una situazione particolarmente temuta dagli operatori turistici perchè costituisce una pesante minaccia per i bagnanti e quindi per la loro voglia di restare ( o tornare) in un luogo di vacanza. E poco importa che non ci siano rischi gravi per la salute: perchè nessuno vuole provare il doloroso fastidio di un contatto urticante. Per la presenza di meduse ha obbligato in diversi casi a decretare il divieto di balneazione. In Catalogna le vittime delle meduse sono state già 15mila, secondo i dati forniti dalla Croce rossa, il 49% in più dell'anno scorso. A Granada domenica è stata alzata la bandiera rossa per avvisare del pericolo e la balneazione è stata proibita nelle spiagge di Calahonda e Carchuna. A essere colpita è stata anche la spiaggia di Benalmadena, vicino Malaga, dove solo nella giornata di venerdì scorso 400 persone hanno riportato dolorose bruciature dovute ai tentacoli urticanti.

IN ITALIA - E intanto anche nei mari italiani c'è un aumento di meduse. L'ultima segnalazione dalla Liguria, lungo la Riviera dei Fiori, da Ventimiglia a Savona. «Praticamente non c'è nessun posto dove non ci siano meduse», ha dichiarato Ricardo Aguilar, direttore della ricerca di Oceana in Europa, a bordo del catamarano Ranger, con il quale si sono svolte la ricerche. Secondo le indagini operate da questa Ong, infatti, sul litorale mediterraneo sono state avvistate concentrazioni di oltre dieci meduse per chilometro quadrato e appartenenti a tre diverse specie, cifra confermata, inoltre, dal direttore del Centro Oceanografico di Murcia, Julio Mas. Sono diverse le cause che contribuiscono alla proliferazione di questi carnivori dall'aspetto gelatinoso, che risalgono alle modificazioni delle caratteristiche dell'acqua, in particolar modo alla sua salinità e temperatura. Le meduse, infatti, vivono solitamente a 20-40 miglia dalla costa, dove l'acqua è più calda e salina. Secondo studi compiuti da Oceana, però, negli ultimi tempi il minore apporto di acque dolci di fiume, apporto quasi assente in particolare nel Mar Minore, avrebbe favorito l'aumento di salinizzazione delle acque costiere, permettendo alle meduse di ritrovare anche lì il loro habitat perfetto. A ciò si aggiunge l'aumento delle temperature e soprattutto un altro fattore determinante come la pesca, la quale se operata con alcune tecniche provoca la cattura di animali che si nutrono di meduse, come il tonno o il pesce spada, contribuendo così alla loro proliferazione.
07 agosto 2006"
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categoria:cambiamenti climatici
domenica, 26 marzo 2006
In queste ultime settimane le ricerche che dimostrano l'esistenza e la gravità dell'effetto serra e dei cambiamenti climatici provocati dall'uomo si sono moltiplicati (guardatevi i link a destra dell'articolo riportato oggi). Questo è l'ultimo allarme lanciato su Repubblica oggi. Più chiaro di così non poteva essere. Consideriamo che una conseguenza di quanto descritto dall'articolo sarà che i nostri figli (miei, tuoi, suoi) quando avranno cinquant'anni potrebbero essere costretti a migrare verso l'interno dell'Europa, ad affrontare condizioni climatiche estreme, a pagare il cibo dieci volte quanto lo paghiamo oggi. Siamo, in altre parole, ad una generazione dal disastro. Cosa stiamo aspettando? Le testate giornalistiche serie dedicano sempre più spazio al problema che, secondo uno studio del Pentagono (non di Greenpeace), rappresenta una minaccia più seria del terrorismo internazioanle. Questa, ad esempio, è la sezione della BBC.

Due riflessioni. La prima basata sulle evidenze scientifiche e sul parere della stragrande maggioranza di scienziati, tecnici ed esperti: non stiamo facendo abbastanza a livello di grandi istituzioni e paesi per evitare questo scenario, anzi siamo piuttosto distanti. I segnali politici a riguardo sono molto deboli. Secondo: se la situazione è questa, occorre che ci rimbocchiamo tutti le maniche, dal primo all'ultimo, giorno per giorno. Le vere armi di distruzioni di massa sono queste: inondazioni ed uragani, carestie, epidemie ed allergie legate ai cambiamenti climatici. Meglio credere ai libri di Greenpeace piuttosto che a quelli di Chricton. I secondi galleggiano, i primi vi dicono come evitare di ritrovarvi a dover nuotare!
Difficile contestare che, almeno sulla carta, il programma dell'Unione è più serio di quello della Casa delle Libertà.


"2100, Venezia e Londra sott'acqua


L'allarme di Science: "Effetto serra"

di LUIGI BIGNAMI
 
Nel 2100 Venezia potrebbe scomparire sotto il mare

ROMA - È l'ultimo allarme per il nostro pianeta, forse il peggiore tra quelli lanciati finora. Venezia e molte delle città italiane vicino alle coste scompariranno sotto il mare. Il Pantheon a Roma sarà appena sopra il livello del mare. Stessa fine per la Torre di Pisa. E così sarà anche per molte grandi megalopoli della Terra, quali Londra, New York, New Orleans. La causa è la temperatura della Terra che sta salendo ad una tale velocità che lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell'Antartide porteranno entro il 2100 ad un innalzamento dei mari di 6 metri.

Il tutto dipende dall'aumento della temperatura terrestre che al tasso attuale di crescita entro la fine del secolo si sarà alzata di poco meno di 2 gradi centigradi rispetto ad oggi. Le regioni artiche raggiungeranno una temperatura che ebbero solo 130.000 anni fa. E proprio in quel periodo il livello dei mari era più alto di oggi di ben sei metri.

Questo studio, condotto da ricercatori dell'Università dell'Arizona di Tucson e pubblicata su Science è particolarmente importante perché tiene conto contemporaneamente di quel che succederà nelle zone artiche e nelle aree antartiche. "Già ora lo scioglimento dei ghiacci è in atto, tant'è che sono molti i mari del pianeta in crescita, Mediterraneo compreso.

Ma a partire dalla seconda parte del secolo, lo scioglimento dei ghiacciai polari accelererà e sarà irreversibile", spiega Jonathan Overpeck uno degli scienziati della ricerca. L'innalzamento dei mari farà si che le tempeste avranno un impatto catastrofico lungo le coste.

Ma si è certi di queste conclusioni? I climatologi lo sono, perché hanno utilizzato un nuovo modello matematico per predire il clima. Per verificare la validità del sistema essi hanno realizzato una simulazione al computer combinando l'aumento della temperatura terrestre con lo scioglimento dei ghiacci del passato per verificare se la simulazione confermava quanto si conosceva.

Essi hanno trovato che i dati concordavano esattamente con quanto i sedimenti e i fossili indicano per il periodo compreso tra 129mila e 136mila anni fa. La conferma della bontà del modello ha dato modo di inserire i dati attuali per predire cosa avverrà nel prossimo futuro.

Nel frattempo lo scioglimento dei ghiacciai groenlandesi è confermata dall'aumento dei terremoti che avvengono sull'isola. La scomparsa del ghiaccio infatti, fa risalire verso l'alto la crosta terrestre che scarica l'energia dando origine a piccoli sismi. Tra il 1993 e il 2002, infatti, se ne verificavano non più di quindici all'anno, nel 2005 furono 36."
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categoria:cambiamenti climatici
sabato, 18 febbraio 2006
Da GreenTips, Union of Concerned Scientists

Molte delle nostre azioni quotidiane incidono sull’ambiente, ma poche persone si sono fermate a considerare la più importante: il loro personale contributo al riscaldamento climatico. I combustibili fossili che bruciamo per soddisfare le nostre esigenze di trasporto ed energetiche generano anidride carbonica (CO2), il gas intrappola-calore responsabile principale del cambiamento climatico. In fatti, l’americano medio genera 20 tonnellate di CO2 ogni anno – circa la stessa quantità di tre nuove macchine.
Molti calcolatori on line sono disponibili per aiutarti a determinare la tua produzione annua di CO2, o impronta di anidride carbonica. Questi calcolatori tengono conto di specifiche scelte di stile di vita che immettono CO2 in atmosfera o, in alcuni casi, riducono C02 grazie ad azioni ecologiche che stai già compiendo. Come le seguenti strategie suggeriscono, non è difficile ridurre la tua impronta di anidride carbonica.

Trasporti. Ogni gallone (3,78 litri) di benzina bruciato da una macchina o da un camion rilascia 20 pound (9 chili) di CO2 in atmosfera.
Scegli il mezzo più efficiente dal punto di vista dei consumi per i tuoi bisogni. Se possiedi più di un veicolo, usa quello che ha i peggiori consumi solo quando puoi riempirlo con altri passeggeri o merci. E quando è tempo di cambiare l’auto o il furgone, cerca il più pulito, efficiente, ibrido o alimentato con combustibili alternativi nella sua classe.
Guida meno. Il carpooling (condivisione dell’auto) due volte alla settimana può ridurre le tue emissioni annuali di CO2 di 1.590 pound (720 chili). Raggruppare diverse commissioni in un solo viaggio può ridurre le emissioni ancora di più.

Utilizzo dell’energia. In generale ogni kilowatt-ora (kWh) di elettricità utilizzata nella tua casa genera 2,3 pound (1 chilo) di CO2.
Cambia una lampadina. Se ogni famiglia americana sostituisse solo una lampadina ad incandescenza con una a basso consumo, le emissioni di CO2 si abbatterebbero di più di 90 milioni di pound (41 mila tonnellate) – l’equivalente di togliere 7,5 milioni di auto dalla strada.
Passa al digitale. Sostituire un termostato meccanico con uno digitale ti permette di risparmiare energia programmando il tuo sistema di riscaldamento perché si accenda e si spenga ad orari programmati.
Cerca le etichette energetiche. Gli apparecchi che utilizzano queste etichette usano una quantità significativa di energia in meno rispetto a quelli che non ce l’hanno.
Acquista enegia verde. Molte società ti danno la possibilità di acquistare elettricità generata da fonti rinnovabili come il solare e l’eolico.

Altri suggerimenti
Ricicla. Ridurre i rifiuti portati in discarica riduce le emissioni di CO2 e di metano (un altro gas serra). Il riciclaggio impiega anche meno energia che produrre nuovi materiali.
Acquista localmente. Il cibo coltivato in aziende agricole locali non deve viaggiare lontano, minimizzando le relative emissioni del trasporto.

Combinando efficienza energetica e risparmio energetico con investimenti di sequesto del carbonio (progetti come la riforestazione che sequestra il carbonio dall’atmosfera) è possibile eliminare le tue emissioni di gas serra e raggiungere uno stile di vita “effetto serra-neutrale”.

giovedì, 26 gennaio 2006
Beppe Grillo esclamerebbe "ma che c..o sta succedendo???"

Ci vengono a dire che la terra si sta riscaldando come mai negli ultimi 1000 anni e ad una velocità mai vista in passato (stasera la CNN U.S. ha dedicato uno speciale al riscaldamento climatico, e non è il primo); che il 2005 è stato dichiarato l'anno più caldo da quando le temperature vengono rilevate con regolarità (circa 1850); che gli oltre 20 uragani succedutisi nel Golfo del Messico lo scorso anno (compreso il devastante Katrina su New Orleans e su tutta la costa americana, dove mancano all'appello ancora 3.200 persone, tremiladuecento, più dei morti dell'9/11) sono dovuti all'aumento delle temperature delle acque del Golfo; che ormai la quasi totalità degli scienziati crede fermamente che le temperature si alzeranno di 4-5 gradi nei prossimi decenni se non interveniamoi decisamente, con consegueze catastrofiche per tutti; che qualche illustre scienziato crede che non ci sia più nulla da fare e che il riscaldamento globale getterà il mondo nel caos più totale.

E poi succede che in Italia non ci sia sufficiente gas per tutti, che faccia un freddo becco e che siamo (siete) costretti ad abbassare il riscaldamento e a chiuderlo prima per assicurare la continuità delle forniture. E che la produzione di energia elettrica e la fornitura di gas alle imprese sia a rischio, come dichiarato dal Governo. Che su tutta l'Italia sia ripreso a nevicare così frequentemente e a lungo come non succedeva da decenni.


Purtropo è tutto coerente. Lasciate che vi dica la mia sulla vicenda. Ho già avuto modo di dire che l'abbasamento delle temperature invernali è in linea con l'innalzamento delle temperature, perchè il progressivo scioglimento dei ghiacci in atto sta moficando la corrente del Golfo (ci sono già alcune evidenze scientifiche a riguardo) e quindi avremo inverni più freddi in Europa, controbilanciati da estati più torride. In realtà nessuno sa dire esattamente cosa succederà di preciso al clima, visto che si sono tanti fattori incidenti. Ma abbiamo informazioni a sufficienza per capire che dobbiamo agire, subito.

Quello che sta succedendo con il gas in Russia, o con il prezzo del petrolio nel mondo, è solo una piccola anticipazione delle guerre e degli scontri per le risorse che vedremo in futuro, in un mondo che ne avrà sempre meno, mentre la popolazione sarà sempre più numerosa. E visti i cambiamenti climatici, il sistema alimentare mondiale sarà più fragile. Moriranno a milioni. Ma ci rendiamo conto che oggi in Cina ci sono 15 milioni di veicoli e nel 2015 (dieci anni da oggi) ne sono previsti 150 milioni? Che i 250 milioni di cinesi ricchi oggi sono lo stesso numero degli americani, ma che rappresentano solo il 19% dei cinesi? Che Cina e India da sole nel 2030 avranno 2,5 miliardi abitanti, tutti o quasi smaniosi di raggiungere gli standard di consumo occidentali?

Siamo seduti sopra ad una bomba ad orologeria, e il conto alla rovescia è già inziato purtroppo. Qui dobbiamo muovere il c..o tutti! Darci da fare, informarci, agire, educare gli altri. Guardate cosa ha fatto il nostro governo. Esperti di energia ed ecomomisti (pochi per la verità, la maggior parte è impegnata a cercare nuovi modi di vendere e nuovi mercati) ci hanno avvisato da anni che dobbiamo intervenire sul risparmio energetico. Si poteva fare con costi contenuti, sviluppando tecnologie efficienti, che creano innovazione, occupazione e ritorni economici per le imprese e per i cittadini. Potevamo oggi avere un fabbisogno di gas molto più basso, quindi nessun problema di approvvigionamento e forse ad un prezzo minore di acquisto. Invece il nostro Governo, che è contro il protocollo di Kyoto, si è grattato gli attributi, ha continuato a sovvenzionare pesantemente le industrie energetiche più inquinanti e con minor tasso di occupazione, ha cercato di rilanciare il programma nucleare. E oggi, per risparmiare, ci costringe ad abbassare la temperatura del riscaldamento (questo non è progresso tecnologico, non è risparmio energetico, è carenza energetica, oltre che mentale). E se la situazione continuerà così farà andare le centrali eletrriche ad olio combustibile. Che è più inquinante, emette più anidride carbonica, e ci costerà 500.000 euro al giorno perchè così sforiamo ancora di più il limiti del protocollo di Kyoto, che siamo costretti a rispettare pena il pagamento di una multa.

La maggior parte delle imprese, la maggior parte dell'accademia, la quasi totalità dei politici e molti cittadini fanno finta di non conoscere la situazione (o proprio non sanno). Continuano la loro vita di sempre, perseguono interessi ed obiettivi di breve periodo, si sbattono per capire come produrre e consumare il più possibile. Questo è un vero e proprio suicidio di massa! Invece occorre il contributo di tutti, la politica da sola non basta (se mai si impegnerà a fondo sull'argomento). Quando i nostri figli saranno maggiorenni, potrebbero ritrovarsi a vivere in un mondo sempre più instabile dal punto di vista climatico, ma anche politico, con milioni se non miliardi di rifugiati, milioni di morti di fame, sete e caldo, nuove malattie, disastri climatici ed ambientali sempre più gravi (lo dicono la Nasa e il Pentagono, non Greenpeace). E non è un film di fantascienza. E' questo che vogliamo consegnare loro? Io personalmente, no. Ma non c'è modo di risolvere il problema se non con il contributo di tutti.

Date un'occhiata a questo stupendo video di Leonardo Di Caprio, molto ben fatto e ispirante. E poi iniziamo a fare qualcosa, ciascuno a suo modo. La cosa più importante è comunicare con gli altri!
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categoria:energia, cambiamenti climatici, partecipazione attiva
lunedì, 16 gennaio 2006
Tratto da Repubblica, 16 gennaio 2006.

Per lo studioso britannico, guru dell'ambientalismo, il clima è già al punto di non ritorno e per la civiltà umana non c'è futuro

LONDRA - "Prima della fine di questo secolo, miliardi di noi moriranno e le ultime persone che sopravvivranno si troveranno nell'Artico, dove il clima resterà tollerabile". Il catastrofico annuncio arriva da una fonte autorevole: James Lovelock. Il celebre scienziato inglese, guru dell'ambientalismo, negli anni '70 concepì la teoria di Gaia, il sistema attraverso il quale la Terra si autoregolamenta in modo da continuare a fornire le condizioni adatte alle forme di vita che la abitano.


L'allarme lanciato dallo scienziato sulle pagine del quotidiano The Independent non potrebbe essere più inquietante: anticipando il contenuto del suo nuovo libro, che uscirà nelle librerie britanniche il 2 febbraio con il titolo 'The Revenge Of Gaia' ('La vendetta di Gaia'), Lovelock afferma che ormai è troppo tardi per fermare il surriscaldamento globale e che sugli esseri umani si sta per abbattere una catastrofe di dimensioni peggiori di quanto finora si era previsto.

Il suo approccio olistico allo studio del 'sistema Terra' è del tutto unico: anzichè studiare singoli fattori indicativi dei cambiamenti climatici, Lovelock analizza come l'intero sistema di controllo del nostro pianeta si comporta una volta messo sotto pressione. Grazie a questo approccio, lo scienziato è riuscito ad identificare una miriade di meccanismi di reazione e controreazione che finora sono serviti a mantenere la Terra ad una temperatura più o meno fresca. Ora che il delicato equilibrio di Gaia è stato spezzato, conclude Lovelock, questi stessi meccanismi serviranno invece a rendere la Terra insopportabilmente calda.

Nel suo articolo per l'Independent, lo scienziato si sofferma su due esempi. In primo luogo, i ghiacci dei Poli sono finora serviti a riflettere i raggi solari, deflettendo così il calore. Con il loro scioglimento, la scura superficie degli Oceani aumenterà immagazzinando così più calore.

Il secondo esempio riguarda invece le polveri prodotte dalle industrie, che ricoprono con un sottile velo tutto l'emisfero settentrionale. Queste producono un fenomeno noto come 'oscuramento globale', che mantiene basse le temperature in maniera artificiale, impedendo che tutti i raggi solari raggiungano la superficie del pianeta. Ma con una riduzione dell'attività industriale e della produzione di gas inquinanti questa coltre potrebbe scomparire velocemente, causando un improvviso aumento delle temperature.

Secondo Lovelock è ormai troppo tardi per evitare la catastrofe. Anziché appellarsi ai governi mondiali affinchè si impegnino nella lotta all'effetto serra, lo scienziato consiglia invece di prepararsi al peggio e di cercare modi per assicurare la sopravvivenza della razza umana, prima che essa si trasformi in "una caotica calca governata da signori della guerra".

Tra le più scioccanti proposte contenute nel suo nuovo libro, vi è quella di "una guida per i superstiti dei cambiamenti climatici", per aiutarli a sopravvivere dopo il totale crollo della società umana. Scritta non in forma elettronica, ma "in forma cartacea e con inchiostro durevole", e dovrà contenere tutto il sapere scientifico basilare accumulato in migliaia di anni, come la posizione della Terra nel sistema solare ed il fatto che batteri e virus causano malattie infettive. Insomma un'ultima traccia dopo "la fine del mondo che conosciamo".
venerdì, 16 dicembre 2005
L'immagine che vedete qui a fianco è tratta dalla metodologia dell'Impronta Ecologica (sito ufficiale internazionale o sito italiano di spiegazione) e ci dice che ci stiamo giocando il futuro. Più precisamente la linea blu rappresenta la biocapacità del pianeta, ovvero il patrimonio di risorse disponibili di anno in anno sulla Terra, mentre la linea gialla rappresenta il consumo di risorse della popolazione mondiale (misurato in superfici necessarie alla produzione di energia, cibo ed altri beni, abitazioni e alla conservazione della biodiversità). Entrambi variano di anno in anno, il primo mediante la gestione degli ecosistemi, le pratiche agricole, il deterioramento ambientale e il tempo atmosferico, il secondo a seguito del tasso di consumo delle risorse e della crescita della popolazione mondiale. Il grafico in questione misura precisamente quanti pianeti Terra sono necessari per far fronte al fabbisgno di riorse richiesto dalla popolazione umana.

Se fino al 1990 abbiamo consumato meno di quanto avessimo a disposizione, da quell'anno stiamo intaccando il patrimonio naturale mondiale necessario alla nostra sopravvivenza. E il trend non accenna a diminuire: attualmente (2003) stiamo "sovraconsumando" il 23% delle risorse, oltre la capacità di rigenerazione delle stesse (l'anno precedente il sovracosumo era del 21%). In altri termini, se abbiamo a disposizione un solo Pianeta Terra, stiamo consumando come se ne avessimo 1,23. Semplificando al massimo, e non senza imprecisioni, è come se ci trovassimo nella situazione di un cinquantenne che smette di lavorare, ed ha un piccolo gruzzolo di risparmi. Allo stesso tempo la pensione che riceve non gli basta per coprire tutte le spese, ed intacca sistematicamente i suoi risparmi ogni mese. Quanto potrà durare?

Veniamo alle notizie positive. Svizzera, Canada, Australia e Finlandia saranno i primi paesi a far parte della "Campagna dei Dieci", l'iniziativa internazionale del Global Footprint Network per porre la metodologia dell'Impronta Ecologica allo stesso livello della misurazione del PIL, e che entro il 2015 vedrà la partecipazione di dieci paesi. Durante il primo anno della medesima campagna i report sull'Impronta Ecologica sono stati distribuiti a 400 parlamentari europei e sono utilizzati per la gestione della strategia per lo sviluppo sostenibile dell'Unione Europea. E il Global Footprint Network ha coinvolto Jose Barroso, Presidente dell'Unione Europea, e Catherine Day, nuovo Segretario Generale della Commissione Europea, in un progetto per creare sistemi di contabilità nazionale standardizzati che comprendono l'Impronta Ecologica per i 25 Stati membri. Anche l'Agenzia Europea per l'Ambiente utilizza l'Impronta Ecologica come metodologia centrale nelle sue indagini. L'Impronta Ecologica è anche stata raccomandata come uno dei dieci indicatori nella Convenzione sulla Biodiversità.

L'Impronta Ecologica è indispensabile per valutare la sostenibilità dello sviluppo economico, pur con i suoi limiti, e il fatto che inizi ad entrare a far parte dei sistemi di contabilità nazionale è una grande notizia. Però la situazione critica rimane, e saranno determinanti i tempi di adozione e sopratutto le politiche che ne seguiranno. Rimango convinto che una grossa parte del gioco dipenderà da noi singoli cittadini. Voglio fare un esempio.

Sappiamo tutti che la guerra in Iraq è stata fatta per il petrolio. Chi di noi non crede che il mondo debba essere diviso tra buoni e cattivi, forti e deboli, poveri e ricchi e non vede nello stato delle cose un ordine divino o naturale da conservare, credo sia lacerato come me dalle azioni e dal pensiero della poltica governativa degli Stati Uniti di questi anni. Proviamo disgusto nel sapere che multinazionali legate all'Amministrazione Bush ottengono contratti di ricostruzione in Iraq, magari dopo aver fornito armamenti all'esercito, mentre le compagnie petrolifere in questi anni fanno guadagni da spavento. Uno ha ragione di sentirsi impotente e frustrato, oltre che disgustato. Ad un altro livello abbiamo questi strumenti, come l'Impronta Ecologica, che ci dicono che l'uso del petrolio non solo scatena guerre, ma devasta pure l'ambiente e minaccia il nostro futuro. E uno si sente ancora peggio. Ma al livello di base, quello più importante, ci siamo noi: quando accendiamo un interruttore, quando usiamo la macchina, quando lasciamo un rubinetto aperto, quando acquistiamo il cibo, quando compriamo casa, quando compriamo da vestire, quando facciamo qualsiasi cosa che comporta un consumo mediato da uno scambio di prezzo, richiediamo direttamente o indirettamente petrolio. Petrolio per produrre plastica, per trasportare le merci, per produrre elettricità per i nostri consumi o per le aziende che ci vendono i beni (carta, vetro, malta, tessuti, cibo, mattoni, ecc.). E' così facendo diamo input a questi signori per fare quello che fanno.

Certo non possiamo fare a meno di molte cose che abbiamo. Ma possiamo inziare intanto a non sprecare (quella luce accesa in più, quella tv che non guarda nessuno, quel rubinetto aperto mentre ci laviamo i denti, quel termostato spropositamente alto per poter stare in camicia d'inverno, ecc. ecc.). Possiamo utilizzare sistemi più efficienti (lampadine a risparmio energetico, riduttori di flusso per i rubinetti, una guida più attenta in auto, il treno quando è possibile e non troppo scomodo, il consumo di prodotti locali che non comportano lunghi spostamenti di merci, i prodotti biologici ed ecologici, finestre a doppio vetro, case ben isolate, pannelli solari). Sono tutte azioni con costi crescenti di investimento, ma che rientrano in pochi mesi o anni, e dalle quali risparmiamo soldi. I primi a guadagnare siamo noi, assieme all'ambiente. Quando avremo fatto tutto questo saremo pronti per passare a fonti energetiche completamente rinnovabili. Poi certo, governi, istituzioni, organizzazioni, studiosi, devono fare la loro parte. Ma noi abbiamo un ruolo fondamentale (qui ciascuno può calcolare la propria impronta ecologica).

Tu che stai leggendo, se dissenti parla pure. Ma se sei d'accordo con me e capisci la situazione, non puoi tirarti indietro e dire che non lo sapevi.

domenica, 11 dicembre 2005
Questa sembra essere un'ottima notizia, se non altro promette molto bene (tratta da Greenplanet). Se state pensando di acquistare o costruire casa in Veneto, potreste essere molto interessati a ciò che si sta muovendo in regione.

Veneto, la regione discute sulla casa ecologica

"La terza commissione del consiglio regionale ha approvato all'unanimità il progetto di legge per la casa ecologica e una nuova etica edilizia. Ora il provvedimento, di cui è primo firmatario il consigliere bellunese Guido Trento, attende il voto nella commissione ambiente.
 
Sabato alle 10, al Centro diocesano, il gruppo regionale della Margherita lo presenterà nel corso di un convegno dal titolo «Casa ecologica: risparmiare energia, guadagnare in salute e creare lavoro». L'esponente bellunese pensa a una casa che risparmi energia, considerato il sesto carburante, e quindi riduca l'inquinamento, sul modello di quelle tedesche e di quelle altoatesine.
«Ci penso da quattro anni - racconta Guido Trento - da quando un tecnico tedesco propose una dimostrazione pratica all'ospedale di Feltre. In Germania, nel giro di dieci anni, le emissioni di anidride carbonica sono diminuite del 10 per cento, in linea col protocollo di Kyoto. Là l'energia media annua di una casa non supera mai 70 kwh per metro quadrato, mentre in Italia è di 200. In un Bellunese che sta cercando di capire perché tanti decessi per tumore e se la causa non sia l'inversione termica che in Val Belluna schiaccia al suolo l'aria con i suoi inquinanti senza che si possa evitare, il tema diventa attualissimo».
Questa legge punta alla bioedilizia e alla cosiddetta casa passiva, certificata eco-compatibile, che non consumi più di 15 kwh per metro quadrato, alla cogenerazione che riutilizza il calore disperso dalle caldaie e all'automazione che consente agli impianti elettrici di spegnersi e accendersi in base alla presenza delle persone.
La Regione, secondo la proposta, formerà le imprese, erogherà incentivi a pubblico e privato fino al 30% del costo di costruzione e istituirà un fondo di rotazione per le imprese che così potranno scontare ai committenti i lavori per l'importo pari al risparmio ottenuto."

Se passa il contributo del 30%, beh, si potrà avere una casa che, oltre ad essere molto più sana delle attuali, risparmierà da subito energia (con decreti come il conto energia per il fotovoltaico, ciò significa che il cittadino avrà delle entrate finanziarie), ad un costo pari o minore di quelle attuale (il differenziale di prezzo si aggira infatti tra il 10 e il 30%, a detta degli esperti).
I prossimi anni saranno fondamentali sul versante ambientale, perchè la cosa più difficile è iniziare a muoversi verso un nuovo paradigma energetico. Lo dimostra la difficoltà di avviare il protocollo di Kyoto, ma soprattutto delinearne il proseguo, con comportamenti opportunistici come quelli statunitensi: se ne è discusso in queste due settimane a Montreal. La strada sembra però tracciata: sono nati mercati di scambio delle quote di emissione e di efficienza energetica, diverse imprese hanno puntato decisamente al settore delle tecnologie ambientali, a livello locale le inziative sono ancora più numerose di quelle governative.
Le elezioni italiane del prossimo anno saranno importanti anche da questo punto di vista
: da una parte c'è la sinistra che presenta un programma molto interessante e ragionevole, vedremo, se mai andrà al governo, se sarà in grado di portarlo avanti con coraggio e coerenza, li giudicheremo anche su questo. Dall'altra parte c'è il Governo, che come al solito straccia e butta in un secchio la volontà popolare (l'ha fatto anche con il referendum sulla legge elettorale) e nonostante il voto di un referendum contrario a proposito, rilancia l'opzione nucleare (ci vogliono circa 15 anni per avere una nuova centrale funzionante); Governo che in questi cinque anni ha fatto poco o niente in questo settore, si potevano gettare le basi per una nuova industria. Si tratta di due paradigmi energetici completamente diversi: da una parte un sistema distribuito di produzione energetica, più democratico ed equilibrato. Dall'altra le solite grandi concentrazioni di potere (c'è già anche il nome, l'Ansaldo): il solito mito che solo grande è bello. Eppure anche studiosi come Rifkin guardano all'Europa e al primo tipo di paradigma energetico come al futuro, e all'Italia come player di punta.
Sono d'accordo che siamo alla vigilia di una nuova rivoluzione industriale, che cambierà nuovamente gli equilibri mondiali, non solo economici, ma anche politici e sociali. Credo che si possa approdare ad una civiltà più giusta ed equa, più serena. Le forze contrarie non mancano, anzi stanno facendo sentire pesantemente la loro voce, convinti di poter guadagnare ancora molto dall'auttuale paradigma e noncuranti del futuro. Ma l'era del petrolio sta inesorabilmente arrivando al capolinea, è questione di anni. Non sarà necessario prosciugare l'ultimo pozzo per vederne gli effetti economici e sociali. Per questo occorre muoversi da subito. Abbiamo il futuro davanti a noi, anche qui dalla California chi sembra essere nelle prime posizioni è l'Euopa. Le opportunità sono moltissime, dal livello nazionale al singolo individuo, come cittadino e professionista. Se dovessi scommettere su un settore oggi, non avrei alcun dubbio (se non avessi un mutuo da pagare ci investirei dei soldi).
Dal mio punto di vista gli utilimi anni non sono stati molto sereni, una serie di eventi ci hanno un po' tolto l'allegria, la fiducia, l'empatia verso gli altri. Siamo diventati più seri, sospettosi, preoccupati. E i problemi in futuro certo non mancheranno, e per la prima volta saranno veramente globali, come i cambiamenti cliamatici, non controllabili direttamente e con i quali sarà impossibile mediare. Però vedo davanti a noi un sacco di possibilità, nuovi modi di dare senso alle cose, ai progetti, alle inziative, al lavoro. So di non essere l'unico, mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i lettori di questo blog.

giovedì, 08 dicembre 2005
 
Tratto da "Dollars from Sense" del National Renewable Energy Laboratory statunitense (ehi, pensavate davvero che me la sto spassando e non faccio niente per il mio lavoro?) posto questa storia davvero emblematica e stimolante riguardo ad un altro mondo possibile.

"Un piccolo distretto scolastico nel nord ovest dell'Iowa sta guadagnando dalla vendita di elettricità generata da una piccola turbina eolica di sua proprietà. Il progetto è iniziato nel 1990 quando un gruppo di studenti di biologia alle scuole superiori ha iniziato a chiedere al sovraintendente distrettuale, Harold Overmann, di trovare una fonte di energia rinnovabile per il distretto. Invece di ignorarli, Overmann raccolse la sfida. I dirigenti distrettuali iniziarono un dialogo con l’utility locale, Iowa Electric, e analizzarono le diverse fonti di energia rinnovabile prima di decidere per l’eolico. Passarono poi all’analisi dei dati sulla velocità del vento per il sito proposto e lavorarono duro per trovare un modo di finanziare il progetto.
Tre anni più tardi, al costo di 238.000 dollari, il distretto installò un turbina eolica presso la scuola elementare. Un contributo dal Dipartimento di Energia coprì la metà del costo, e un finanziamento dal Dipartimento di Risorse Naturali dell’Iowa la restante parte. Da allora la turbina sta generando 324.000 kWh di elettricità ogni anno, per un valore di circa 25.000 dollari. La scuola elementare, tuttavia, utilizza solamente 20.000 dollari di elettricità. Il surplus è venduto alla Iowa Electric. Con i 25.000 dollari risparmiati ogni anno il prestito verrà ripagato entro 5 anni (faccio notare che, senza il fondo perduto, il tempo di rientro sarebbe stato di circa 10 anni, comunque accettabilissimo).
Una volta che il prestito sarà ripagano, tutta l’elettricità generata rappresenterà un risparmio diretto per il distretto, e quindi per i contribuenti locali. I soldi risparmiati possono essere utilizzati per progetti educativi. “Stiamo usando i nostri costi per scopi non istruttivi per coprire i costi per l’educazione” dichiara Overmann. “Con i soldi che risparmiamo possiamo equipaggiare completamente un laboratorio informatico ogni anno, invece di pagare per l’elettricità”. Il distretto non sta solamente aiutando sé stesso, ma anche l’ambiente. L’elettricità generata dalla turbina sostituisce 225 tonnellate di carbone ed evita l’emissione di 750.000 libbre (circa 350.000 chili) di anidride carbonica ogni anno. “Siamo fieri di aiutare a risolvere il problema dell’inquinamento” dice Overmann."

Pensate a quanti edifici pubblici potrebbero ripetere l'esperienza, magari con altre fonti alternative. L'eolico è particolarmente vantaggioso perchè produce energia anche quando l'edificio non è utilizzato (es. durante la notte) ma la stessa cosa è probabilmente possibile per il fotovoltaico, ad esempio durante il pomeriggio o nel week end (pensate ad una scuola del sud Italia).
Faccio infine notare che l'inziativa è partita localmente, da gente comune (non politici) e il beneficio ricade quasi esclusivamente a livello locale. Direttori didattici armatevi!!!

postato da: civix alle ore 13:21 | Permalink | commenti
categoria:energia, sviluppo sostenibile, cambiamenti climatici