giovedì, 24 agosto 2006
Oggi vorrei fare due proposte di lettura.

La prima è un'intervista ad Hugo Chàvez, presidende del Venezuela ed artefice di alcuni interessanti cambiamenti nel business petrolifero e non solo.

La seconda è l'ultimo libro di Maurizio Pallante, la Decrescita Felice, che ho piacevolmente letto sotto l'obrellone e che mi è piaciuto molto, anche se all'inizio ero scettico. Eccone un abstract

"I segnali sulla necessità di rivedere il parametro della crescita su cui si fondano le società industriali continuano a moltiplicarsi: l'avvicinarsi dell'esaurimento delle fonti fossili di energia e le guerre per averne il controllo, l'innalzamento della temperatura terrestre, i mutamenti climatici, lo scioglimento dei ghiacciai, la crescita dei rifiuti, le devastazioni e l'inquinamento ambientale. Eppure gli economisti e i politici, gli industriali e i sindacalisti conl'ausilio dei mass media continuano a porre nella crescita del prodotto interno lordo il senso stesso dell'attività produttiva.
In un mondo finito, con risorse finite e con capacità di carico limitate, una crescita infinita è impossibile, anche se le innovazioni tecnologiche venissero indirizzate a ridurre l'impatto ambientale, il consumo di risorse e la produzione di rifiuti. Queste misure sarebbero travolte dalla crescita della produzione e dei consumi in paesi come la Cina, l'India e il Brasile, dove vive circa la metà della popolazione mondiale.
Forse è arrivato il momento di smontare il mito della crescita, di definire nuovi parametri per le attività economiche e produttive, di elaborare un'altra cultura, un altro sapere e un altro saper fare, di sperimentare modi diversi dirapportarsi col mondo, con gli altri e con se stessi. "

Qui c'è una bella intervista all'autore.
postato da: civix alle ore 08:47 | Permalink | commenti
categoria:economia, stili di vita, sviluppo sostenibile, autoproduzione
martedì, 11 luglio 2006
Vicino a casa mia è stata costruita una casa in paglia. Ora, prima che iniziate a ridere, leggete un attimo. Si tratta di una tecnica antica di costruzione, ed esistono diversi edifici in paglia in giro per il mondo, anche di ottima fattura. L'aspetto rilevante di questa tecnica, oltre a permettere di realizzare un ambiente domestico salubre, un edificio efficiente dal punto di vista del consumo energetico ed ecologico e tempi di realizzazione molto veloci, è che garantisce un risparmio iniziale non indifferente. Per la costruzione al grezzo della casa presentata nel sito si sono spesi circa 15.000 euro, mentre con tecniche tradizionali in muratura si arriva oltre gli 80.000 euro. Il tutto funziona se si organizza un gruppo di autocostruzione (l'associazione da tutta l'assistenza). Anche chi ha già acquistato casa non disperi: tra qualche anno può costruirsene una in paglia, nel frattempo vendere la sua e incassare il differenziale di prezzo! Al tempo stesso si ritrova una casa che consuma molto meno e una liquidazione (intesa come TFR), che di questi tempi non è affatto male, specie per chi è precario!
L'associazione organizza anche dei corsi per imparare a costruire con la paglia e in futuro altri sistemi, quali pannelli solari termici, sistemi di raccolta di acqua piovana, fitodepurazione, ecc. Per chi pensa che la decrescita e la sobrietà non siano solo delle boutade stile hippy, l'autocostruzione è oltre che un fenomeno in netta crescita e
un mezzo per risparmiare soldi e vivere in maniera più sostenibile, un modo di riappropriarsi di conoscenze e capacità pratiche molto interessante.

postato da: civix alle ore 01:34 | Permalink | commenti
categoria:stili di vita, sviluppo sostenibile, autoproduzione
giovedì, 26 gennaio 2006
I cibi convenzionali e industriali sarebbero legati alle malattie mentali

I risultati ottenuti da studi recenti aggiungono consistenza all’ipotesi che il cibo possa essere in una stretta correlazione con lo stato mentale e comportamentale delle persone, e che questo legame sia immediato e duraturo, dato l’effetto che esplica sul cervello umano. E’ quanto presentano gli autori di una ricerca condotta dalla Fondazione sulla Salute Mentale inglese, i quali mettono in relazione il metodo di produzione dei cibi con la composizione degli stessi e quindi con i loro effetti sulla salute.

I cibi industriali posseggono, in misura significativa, un minore contenuto di acidi grassi essenziali, vitamine e minerali, inoltre presentano un alterato bilancio dei nutrienti. Il ricorso ad un’agricoltura intensiva ha introdotto fertilizzanti e antiparassitari di sintesi, ed ha inoltre alterato la composizione dei grassi corporei negli animali da allevamento modificando la loro alimentazione. Come risultato, il quantitativo di acidi grassi omega 3 assunto dalla popolazione è diminuito, mentre è incrementato quello di omega 6. Questa sostituzione sembra essere una delle maggiori cause di incremento delle malattie mentali nel Regno Unito, con costi per lo stato che superano i 100 miliardi di sterline ogni anno.

Il rapporto presentato dalla fondazione afferma che sono numerosi i nutrienti in grado di migliorare la salute mentale umana, e che i cambiamenti di regime alimentare potrebbero essere la chiave di volta per combattere disturbi specifici quali la depressione, la schizofrenia, la sindrome da deficit di attenzione ed il morbo di Alzheimer. Alcuni sondaggi effettuati a livello nazionale dimostrano che le persone maggiormente affette da disturbi di natura mentale mangiano minori quantità di cibi salutari (frutta e verdura fresca, cibi biologici e pasti fatti in casa) e in misura maggiore cibi dannosi (patatine fritte, snack, cibi pronti, cibi da asporto, dolciumi). I report completi possono essere scaricati dai siti: www.mentalhealth.org.uk/feedingminds o www.sustainweb.org. (Sustain Web)

Fonte BioAgricoltura Notizie, www.aiab.it
postato da: civix alle ore 22:15 | Permalink | commenti
categoria:salute, alimentazione, autoproduzione, allevamenti intensivi
domenica, 18 dicembre 2005
Volete iniziare alla grande la giornata, fare qualcosa per la vostra salute, dare un "watt" al vostro umore, contribuire a ridurre l'inquinamento e il degrado ambientale, divertirvi e riscoprire le proprie capacità di prodursi qualcosa da soli,  alimentare l'economia locale, il tutto contribuedo a diminuire il PIL? Sì, allora fatevi lo yogurt in casa!

Io ho iniziato a farlo da qualche settimana e devo dire che in una cosa semplicissima si può trovare un piacere profondo. Oltre a mangiare un cibo sano e salutare per tutti, inizio la giornata con un tocco di dolcezza e prelibatezza. Si può mangiare bianco oppure aggiungerci, a piacimento, frutta secca, muesli, granola, uvetta, riso soffiato, cioccolata, cacao, caffe o qualsiasi altro gusto vi vada di sperimentare. Consiglio vivamente di utilizzare latte fresco e yougurt biologici, si ottengono i risultati migliori. Anzi, l'idea di farmi lo yogurt in casa (lo faceva anni fa mia mamma) mi è venuto in mente quando ho aperto un mezzo litro di latte biologico dimenticato in frigo e quindi scaduto, e invece di trovarvi la muffa ho trovato yogurt! A dimostrazione di quanto il biologico sia sano e vitale.

Il procedimento è facilissimo, basta: 
  • portare a ebollizione il latte fresco per un tot di minuti (consultate i tempi qui, io seguo questo procedimento),
  • versarlo in un contenitore di vetro, farlo raffreddare fino a 40-44° (ho acquistato un semplice termometro da cucina per misurare la temperatura),
  • aggiungerci lo yougur fresco, biologico e con fermenti lattici vivi (lo trovate in ogni supermercato, è scritto sulla confezione, e vi basta acquistarlo la prima volta, poi per fare altro yogurt potrete usare il vostro),
  • rivestire il contenitore in un panno di lana (io uso il pile) e riporlo in un luogo tiepido (il forno va benissimo, se è a gas ancora meglio) per un tot di tempo (io uso la combinazione 5 minuti di ebollizione e 18 ore di fermentazione, per uno yogurt piuttosto denso).
Il gioco è fatto. Qui negli States si trova anche il latte "half and half", ovvero mezzo latte e mezza panna. Usandolo si ottiene uno yogurt su-per-la-ti-vo, cremosissimo, più buono di quello della Mùller senza dover aggiungere zucchero o quant'altro; potete rovesciare il contenitore e non cade. Non so se l'half and half si trova anche in Italia, ma si può sempre unire latte e panna acquistate separatamente. Comunque è piuttosto grasso, quindi preferisco riservarlo per occasioni speciali o per fare dolci, altrimenti utilizzo latte normale, magari con un terzo di panna aggiunta.

Dovete provare, è veramente piacevole e gratificante. Costa molto poco in termini economici (sicuramente meno che acquistarlo) e di tempo, e fate del bene a voi stessi (per chi, come me, ha problemi intestinali, è una manna) e all'ambiente: non ci sono camion che girano per l'Italia e per l'Europa per trasportare yogurt, vasetti, imballaggi, ecc. (qui trovate una simpatica e provocatoria analisi del mangiare yogurt fatto in casa piuttosto che acquistato). Per questo l'ideale è fare lo yogurt con latte biologico prodotto nelle vicinanze.