mercoledì, 25 gennaio 2006
CONTINUA LA CACCIA GIAPPONESE ALLE BALENE
È ancora in corso la battaglia tra Greenpeace e le navi baleniere giapponesi nel Mar Antartico. Da dicembre due navi di Greenpeace, "Esperanza" e "Arctic Sunrise" sono entrate in azione contro i cacciatori di balene nelle acque dell'Oceano Meridionale, dove i grandi cetacei dovrebbero essere protetti da un Santuario internazionale. Otto gommoni lanciati dalle due navi hanno ostacolato le loro manovre, riuscendo a incidere negativamente sulla quota di balene cacciate. In più occasioni l'azione si è fatta particolarmente dura: l'8 gennaio la Arctic Sunrise è stata speronata dalla Nisshin Maru, la nave-mattatoio. L'impatto ha danneggiato la prua della nave, ma per fortuna nessuno dei membri dell'equipaggio - tra i quali un'italiana, Caterina Nitto - è rimasto ferito.Nonostante i ripetuti richiami della Commissione Baleniera Internazionale che chiede al Giappone di bloccare la presunta caccia scientifica, quest'anno l'Agenzia della pesca giapponese ha più che raddoppiato la quota di balenottere minori cacciata, arrivando a 935 e aggiungendo 10 balenottere comuni, specie minacciata d'estinzione. Nei prossimi 2 anni, oltre a 50 megattere, verranno cacciati altri 40 esemplari di balenottera comune, la più grande creatura sulla Terra dopo la balenottera azzurra, che è quasi estinta per via della caccia. Di scientifico la caccia alle balene non ha nulla: come documentano le immagini di Greenpeace, nonostante la scritta "Ricerca" dipinta sulla fiancata delle navi, le balene a bordo vengono pesate, sezionate e impacchettate per raggiungere i mercati del pesce.Smettere immediatamente di cacciare le balene. E' la richiesta che è stata consegnata ai ministri degli Esteri e della Pesca del Giappone da Italia, Argentina, Australia, Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Messico, Nuova Zelanda, Portogallo, Spagna e Svezia. La protesta formale dei 17 Paesi riguarda l'aumento sconsiderato delle balene cacciate dal Giappone che ne caccia più ora che nei 31 anni precedenti la moratoria, in vigore dal 1986. I governi fanno notare anche come il Giappone non abbia rispettato gli inviti a non aumentare il numero di balene cacciate rivoltogli dalla Commissione Baleniera Internazionale.
Durante il suo lungo viaggio, l'Esperanza solcherà i mari dei 5 continenti con l'obiettivo di difendere gli Oceani e promuovere la creazione di una rete di aree marine protette. La nave è attesa in estate nel Mediterraneo. A bordo delle due navi ci sono attualmente 70 persone di equipaggio provenienti da 19 paesi.Visita il sito: http://www.greenpeace.org/italy/news/speronamento-arcticLA COMMISSIONE EUROPEA REGALA ALLA MONSANTO L'APPROVAZIONE DI 3 MAIS OGMNatale è già passato da un mese, eppure la Commissione Europea ha fatto un bel regalo alla Monsanto, approvando 3 mais Ogm: il GA21 (tollerante agli erbicidi) e l'ibrido MON863xMON810 e il famigerato MON863 per uso alimentare.Il MON863, in particolare, è stato modificato geneticamente per produrre una tossina insetticida per eliminare parassiti. Il dossier completo sui test condotti dalla Monsanto sull'alimentazione dei topi con il MON863 è stato reso pubblico solo nel giugno 2005, dopo che un tribunale tedesco ha stabilito che l'azienda non poteva tenerli segreti.Lo studio fatto dalla Monsanto sull'alimentazione a base di MON863 è stato criticato da autorevoli esperti francesi e tedeschi per la sua inconsistenza, in particolare perché lo studio è stato condotto per soli 90 giorni, contro i due anni di durata standard previsti per i pesticidi.Leggi il comunicato:
http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/comunicati/monsanto-mais
Leggi il rapporto di Greenpeace sul MON 863:
http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/rapporto-Mon863
martedì, 13 dicembre 2005
Siete attenti alla vostra salute e vorreste sapere come fare a migliorarla sensibilmente senza ricorrere a farmaci?
Siete vittima del panico da influenza aviaria e volete capire come difendervi da questa terribile "possibile" pandemia (magari non siete riusciti a vaccinarvi, anche se era sconsigliato, visto che il vaccino è esaurito e le case farmaceutiche stanno esultando)?
Temete che la BSE non è affatto un pericolo scampato e può riapparire in qualsiasi momento?
Siete terrorizzati dalle malattie del 21° secolo, come cancro, tumore, infarto, malattie cardiocircolatorie e pensate che prevenire è meglio che curare?
Avete sofferto, o soffrite, delle malattie sopra citate o di dolori, artriti, reumatismi, osteoporosi o diabete?
Temete di ingerire con la vostra alimentazione farmaci e sostanze chimiche e tossiche utilizzate in agricoltura, e volete mettervi al riparo il più possibile?
Siete dei fan accaniti dei decani dell'alimentazione che fanno regolarmente capolinea in TV spiegandoci come carne e pesce siano indispensabili per la nostra salute?
Vorresti fare qualcosa di concreto per la fame nel mondo, contro l'inquinamento ambientale e la deforestazione, senza diventare fanatici attivisti di una qualche organizzazione ambientalista e senza dover scalare qualche traliccio dell'alta tensione?
Credete che il vegetarianesimo non abbia basi scientiche ma dipenda solamente da una scelta etica nei confronti degli altri esseri viventi?
Voleve vedere un cuoco tedesco, un pezzo d'uomo largo come un armadio, che vi spiega come cucinare il seitan al posto di una bistecca di manzo?
Volete sapere cosa veramente le ricerche scientifiche hanno scoperto a proposito del consumo di prodotti animali?
Se vi ritrovate in una di queste situazioni mettetevi comodi e guardatevi questo video. Una rassegna esauriente sulle evidenze scientifiche degli effetti del consumo di carne sulla salute, basata su diverse ricerche effettuate da istituti internazionali. Marchio di garanzia di qualità tedesco!!!
lunedì, 05 dicembre 2005
Tratto da Il Corriere della Sera (nell'articolo originale potete trovare tutti i collegamenti, solo in parte riportati qui), altra puntata sul tema dell'influenza aviaria e delle lobby, questa volta dell'allevamento avicolo. Se posso comprendere le preoccupazioni del business interessato a seguito di un netto calo dei consumi per timori non molto fondati, lo spot alla "Mulino Bianco" è davvero ingannevole. La verità è che, se non per l'influenza aviaria, il consumo di carne di allevamento è comunque potenzialmente dannosa per la salute, come è già stato evidenziato in un altro post.
Petizione da 30 mila firme, nel mirino gli allevamenti intensivi
«Galline libere e felici? Non certo in Italia»
La Lega antivivisezione contesta lo spot del governo a sostegno dell'avicoltura italiana: «Sono solo immagini alla Walt Disney»
ROMA - Galline libere e felici che razzolano e parlano tra loro. E che da vere pollastrelle trovano pure il tempo di essere corteggiate dal galletto di turno. Sono loro le protagoniste del video della presidenza del consiglio dei ministri che promuove il consumo dei polli italiani (guardalo qui). I quali, soggetti a rigorosi controlli, possono essere considerati sani e quindi consumati senza preoccupazioni. Ma il clip della campagna «A cresta alta» varata da Palazzo Chigi non è piaciuto alla Lav, la Lega antivivisezione. Che denuncia come lo scenario presentato - animali in semilibertà con ampi spazi a disposizione e tutt'attorno l'aperta campagna - nella realtà ormai si ritrovi quasi esclusivamente nei cartoni animati alla Walt Disney. Perché solo il 5-10% degli allevamenti italiani di polli, secondo l'associazione animalista, che sul tema ha predisposto un ampio dossier, richiama alla mente la stia di una volta o il cortile della fattoria di Nonna Papera. Per il resto la produzione avicola italiana avviene in allevamenti intensivi dove gli animali vivono stipati l'uno sull'altro in grandi capannoni, contendendosi pochi centimetri quadrati di spazio.
«PINOCCHIETTO D'ORO» - «Chi ha commissionato e realizzato questo spot meriterebbe il premio “Pinocchietto d’oro” per aver utilizzato il denaro dei contribuenti per fornire a tutti gli italiani un’immagine più che fantasiosa, ai limiti dell’ingannevole, dei nostri allevamenti di polli – dichiara Roberto Bennati, responsabile Lav per le campagne europee –. Forse perché si vergognano a far vedere i nostri allevamenti intesivi di polli, che coprono circa il 90% della nostra produzione, con 430 milioni di volatili ammassati ogni anno nei capannoni, allevati in condizioni innaturali e per questo predisposti a numerose patologie e quindi alla somministrazione di farmaci, privi di adeguato movimento, continuamente esposti alla luce artificiale e selezionati geneticamente per crescere più in fretta? Mostrando i nostri reali allevamenti intensivi il governo non avrebbe convinto i consumatori ad acquistare nuovamente i polli italiani».
I «BRUTTI CEFFI» - «Su un tema così serio e delicato come l’influenza aviaria, crediamo che dal governo gli italiani abbiano il diritto di ricevere una campagna informativa e garanzie sulla sicurezza sanitaria collettiva, anziché uno spot pubblicitario evidentemente in favore degli allevatori – aggiunge Gianluca Felicetti, responsabile rapporti istituzionali della Lav -. Se l’intento era quello di tranquillizzare i consumatori con immagini romanzate, la scena con l’arrivo di una task force in tuta bianca, definiti i “brutti ceffi” chiamati a controllare i polli, appare invece davvero inquietante».
LA PETIZIONE - La Lav ha avviato da tempo la campagna «Conosci i tuoi polli?» per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla reale situazione degli allevamenti italiani. E ha già raccolto più di 30 mila firme a sostegno di una petizione che chiede al governo italiano di impegnarsi in sede europea a sostenere il divieto di selezioni genetiche di polli, la riduzione dell'eccesiva densità negli allevamenti, l'esposizione forzata alla luce artificiale e l'introduzione di un'etichetta obbligatoria che indichi il sistema di produzione adottato.
GLI ALLEVATORI - Sul fronte opposto l'Unione nazionale dell'avicoltura (Una) nei propri spazi web insiste sulla qualità delle carni bianche italiane. E ricorda che nel nostro paese non estistono più allevamenti in batteria: tutti gli animali sono allevati a terra. Per sostenere la bontà della produzione avicola italiana l'Una - che aveva già realizzato uno specifico sito Internet, «pianetapollo», nel quale venivano fornite informazioni nutrizionali e su igiene e sicurezza - ha attivato un nuovo spazio web: www.polloetacchino.it. Il sito è ancora in fase di ultimazione, ma contiene già una sezione specifica dedicata all'influenza aviaria, con domande e risposte sul rischio pandemia e sul consumo di prodotti di origine avicola. Anche la Amadori, una delle aziende avicole più conosciute in Italia - merito anche degli spot tv interpretati dal fondatore Francesco Amadori, che ricopre la carica vicepresidente dell'Una - che nel proprio sito dà spazio al tema dell'aviaria pubblicando, tra le altre cose, una relazione del prof. Giorgio Poli dell'università di Milano, intitolata «Influenza aviaria: rischio pandemia e terrorismo mediatico», e mettendo in rete un video tratto dalla trasmissione di Raitre Che tempo che fa con Luciana Littizzetto che ironizza sugli eccessi di allarmismo in tema di virus dei polli.
venerdì, 18 novembre 2005
Riporto per intero un articolo de Il Corriere della Sera sul tema "dell'uso" di animali per produrre pellicce. Qui trovate l'originale con tutti i link a foto e video, se avete stomaco, io non ho avuto cuore di guardarli. Non occorre agggiungere altro. Qualcuno potrebbe pensare, visto che la maggior parte dei fatti si riferisce alla Cina, che ci sono cose molto più importanti come i diritti umani da far rispettare in quel paese. A parte che le due cose (diritti umani e degli animali) non si escludono a vicenda, mi risulta difficile pensare che chi commette le atrocità descritte nell'articolo possa avere vero rispetto per la vita in generale, umana o in altra forma che sia. Qualcun'altro argomenta il fatto che questi "addetti ai lavori" vivono spesso in condizioni di povertà. Mi viene da pensare che non sono necessarie "le torture", che ci sono un sacco di lavori onesti, ma che soprattutto chi acquista le pellicce in questo caso è ancor più colpevole. Dobbiamo diffondere queste informazioni, perchè nessuno possa più di dire "non lo sapevo".
Volpi e visoni scuoiati vivi per le pellicce
MILANO - Morbide al tatto, tanto calde e, secondo alcuni, belle alla vista. Ma le pellicce che fanno bella mostra di sè nelle boutique delle grandi città nascondono spesso una storia di sofferenze e di violenze contro gli animali che sono serviti per produrle. Animali non solo allevati e cresciuti con lo scopo di fornire materia prima all'industria pellicciera. Ma sottoposti anche a crudeltà e sevizie. Fino all'estremo della scuoiatura da vivi. E questo avviene soprattutto in paesi, come la Cina, dove non esistono troppi controlli sulle modalità di produzione. Violenze lontane migliaia di chilometri ma che servono comunque per alimentare anche il mercato italiano ed europeo.APPELLO AL GOVERNO - La denuncia arriva dalla Lav, la Lega antivivisezione, che assieme alla Swiss Animal Protection e all'associazione East International ha presentato un filmato-choc realizzato dagli animalisti svizzeri nel corso di un'inchiesta in incognito condotta nel 2004 e nel 2005, che testimonia le angherie a cui sono sottoposti volpi, visoni e decine di altri animali da pelliccia. Il video è consultabile sul sito Internet www.nonlosapevo.com, dove è possibile sottoscrivere una petizione al governo italiano per chiedere un bando internazionale all'importazione e al commercio di pelli e pellicce provenienti dalla Cina. PELLICCE DI CANI E GATTI - Le immagini del filmato sono molto crude e sono l'ennesima prova di come all'estero non si vada troppo per il sottile nel recuperare le pelli che poi l'industria provvederà a trasformare in capi di abbigliamento. A finire sotto i colpi degli «allevatori» non sono solo i classici animali da pelliccia, ma anche cani e gatti i cui mantelli sono spesso utilizzati - senza che necessariamente venga dichiarato - nella produzione di vestiario, come documentato anche in un video proposto dalla Peta, la People fort ethical treatment of animals. Milioni di capi vengono allevati in condizioni brutali e scuoiati vivi in Cina (in particolare nelle province di Shandong, Heilongjiang, Jilin, Hebei), per poi finire sui mercati internazionali della pellicceria, soprattutto quelli di Italia, Europa, Stati Uniti, Giappone, Corea e Russia.«SCUOIATI VIVI» - «L’inchiesta a cui è legato il video - sottolinea Roberto Bennati, responsabile Lav per le campagne europee - documenta squallidi allevamenti, animali storditi a bastonate o sbattuti a terra, ai quali la pelliccia viene strappata via mentre sono ancora vivi: respiro, battito cardiaco, movimento direzionale del corpo e movimento dei bulbi oculari, sono evidenti per un periodo compreso tra i 5 e i 10 minuti dopo che sono stati scuoiati. Si vedono anche operai che salgono con i piedi sulla testa o il collo dell’animale per strangolarlo».LA MOBILITAZIONE DELLE STAR - Queste immagini hanno già fatto il giro del mondo e sono state rilanciate in rete da numerosi siti animalisti e da diversi blog. E stanno sensibilizzando sempre più anche personaggi famosi che decidono di aderire alle campagne anti-pellicce. Negli Usa, ad esempio, hanno accettato di sposare la causa della Peta sia la popolare presentatrice Martha Stewart, sia il rocker Tommy Lee, che si è prestto addirittura ad uno strip-tease contro le torture sugli animali. Negli Usa ha avuto anche molto risalto la campagna contro l'uccisione delle foche in Canada, testimoniata da un filmato dell'Ifaw (International fund for animal welfare), diventato a sua volta uno dei più linkati nel web.IL BUSINESS DELLA CINA - La Cina - spiegano alla Lav - è diventata la più grande produttrice ed esportatrice al mondo di pellicce e di manufatti in pelliccia: nel 2004 il valore del commercio di questo tipo di prodotti ha raggiunto i 2 miliardi di dollari statunitensi. Il Paese asiatico produce più di 1 milione e mezzo di pelli di volpi e visoni l’anno, equivalenti all’11% della produzione mondiale di visoni e al 27% della produzione mondiale di volpi, mentre il numero di procioni allevati e uccisi in un anno è di oltre 1 milione e mezzo. Milioni anche i cani e ai gatti uccisi per la pelliccia. Più del 95% dell’abbigliamento prodotto in Cina è venduto in particolare a Europa e Italia, USA, Giappone, Corea e Russia, con l’80% di pellicce esportate da Hong Kong verso Europa, Stati Uniti e Giappone.PELLICCE LOW COST - Nel settore della pellicceria è oggi possibile trovare un’infinità di capi di abbigliamento e accessori con rifiniture in pelliccia e questo, sostengono gli animalisti, proprio grazie al mercato cinese di allevamento, trasformazione e confezionamento che grazie a manodopera a basso costo e minori tutele, assenza di leggi a tutela del benessere degli animali allevati e norme che vietino atti di crudeltà, permette di proporre prezzi accessibili a un vasto pubblico e di realizzare ottimi guadagni. «I consumatori devono sapere quali atrocità si nascondono dietro tali prodotti - dice ancora Bennati -, per i quali non esiste un obbligo di etichetta che indichi il paese produttore, la specie animale, il sistema di allevamento e uccisione: a loro chiediamo di rifiutarsi di acquistare qualsiasi capo contenente spoglie di animali. Al governo italiano chiediamo di mettere fine a questo mercato di morte».DIRITTI VIOLATI - «Le condizioni di detenzione degli animali negli allevamenti cinesi violano i più elementari diritti di un essere vivente - dichiara Mark Rissi, responsabile di World Society for the Protection of Animals e di Swiss Animal Protection, le organizzazioni autrici dell’inchiesta -. In tutta la mia carriera di giornalista televisivo non ho mai visto tanta brutalità e crudeltà verso gli animali. Ora che abbiamo queste prove, vogliamo rendere nota a tutti questa terribile realtà e chiedere alle istituzioni e ai consumatori di non rendersi complici di queste violenze».PRIGIONI E MORTALITA' - In tutti gli allevamenti cinesi oggetto dell’indagine è stato riscontrato anche che la prigionia nelle anguste gabbie provoca gravi effetti sul comportamento degli animali: sono state documentate stereotipie (comportamenti ossessivamente ripetitivi come camminare ripetutamente avanti e indietro o il ripetuto annuire con la testa), completa passività acquisita (mancanza di sensibilità e inattività estrema), automutilazioni. Gli allevatori hanno segnalato problemi nella riproduzione e infanticidio. La mortalità media dei cuccioli prima dello svezzamento può arrivare fino al 50%.