mercoledì, 15 febbraio 2006
Molti medici mi stanno simpatici, ammiro chi si batte per salvare vite umane, specie se in casi urgenti e disperati, con condizioni molto dure da sopportare per paziente, ma anche per il medico. La scienza medica in questo secolo ha raggiunto grandi risultati e salvato molte vite.

Detto questo a me sembra che la medicina oggi sotto molti punti di vista vada messa in discussione. L’intreccio con il business farmaceutico è preoccupante. Sono in corso indagini e processi per corruzione di medici e informatori: la sola inchiesta sulla Glaxo, in Veneto, nel 2004 portò alla denuncia di 4.713, quattromilasettecentotredici persone, tra cui 60 oncologi.  Invece vengono emarginati medici che forse possono dare un contributo decisivo alla cure delle malattie del secolo. Se le scoperte non passano per l'ospedalizzazione e l'uso massiccio di farmaci, non hanno la stessa dignità di sperimentazione. A volte un paziente esce dall'ospedale che sta peggio di prima, a volte nemmeno esce più.

Nello stesso tempo le cure naturali e le cosiddette medicine alternative sono messe all’indice, più volte si è cercato e si sta cercando di varare leggi restrittive e di concedere la possibilità di esercizio solo a medici laureati, mentre i corsi di laurea non sono preparati a formare su queste materie. E gli oltre sette milioni di italiani che si affidano all’omeopatia sono ritenuti quantomeno creduloni.

La nuova generazione di cibi ogm, secondo il New York Times, non sarà più indirizzata a contenere l’uso di pesticidi e prodotti chimici (e non siamo sicuri si possa ottenere nemmeno questo) ma a curare direttamente l’uomo, con principi attivi e nutritivi innestati direttamente nella pianta. Si continuano ad ignorare a riguardo il numero crescente di studi allarmistici. Avrete anche sentito della multa inflitta dal WTO (l’organismo per il commercio internazionale) all’Unione Europea, su pressione di Stati Uniti, Canada e Argentina, per il suo regolamento sull’introduzione degli ogm, che violerebbe i trattati internazionali di libero scambio. Le normative europee non vietano l’introduzione di ogm, ma ne regolamentano l’approvazione. In pratica non siamo più padroni di decidere cosa vogliamo mangiare o meno. Se in un paese del WTO vige una legislazione meno rigorosa della nostra, secondo questi signori ci dobbiamo adattare tutti. Io propongo che per ogni nuovo cibo ogm da introdurre si faccia una sperimentazione sugli stessi scienziati favorevoli, alimentandoli sempre con il prodotto che vogliono introdurre. E resta il fatto che se io voglio continuare a mangiare non ogm, se non fosse altro per avere il diritto di farmi le sementi in casa e non doverle comprare ogni anno, devo poterlo fare. C…o, vogliamo privatizzare tutto, tutto!

Il tutto in nome di una scienza medica sempre più pervasive e invadente, che vuole decidere al posto nostro, mettere tutto in laboratorio.
Guardate il caso aviaria: i giornali hanno intitolato “l’aviaria arriva in Italia”. Sbagliato, nei nostri allevamenti il virus dell’influenza aviaria, un’altra variante rispetto a questa, è presente da diversi anni, specie in Veneto. Allevamenti che sembrano lager, ambienti asettici, artificiali e infarciti di chimica dove l’animale non solo perde la sua dignità di essere vivente, ma anche le più basilari capacità di autodifesa, e dipende da antibiotici e ormoni per sopravvivere. Se è vero che noi siamo quello che mangiamo, ci dobbiamo preoccupare parecchio.

Questa scienza subdola, che vuole convincerci che la chimica è necessaria, è buona, è l’unica soluzione. Guardate questo nuovo servizio Il Corriere della Sera sugli antibiotici, con questo fantomatico presentatore, che parla come la fata turchina di Pinocchio, e il medico “buon padre di famiglia”, che dispensa consigli e mette in guardia i cittadini. “E’ vero che gli antibiotici buttano giù?” “No, la malattia butta giù, non gli antibiotici. E’ una leggenda popolare…” “Perfetto! Ma perchè allora bisogna prendere i fermenti lattici?” “Certo, gli antibiotici uccidono i batteri cattivi, ma anche quelli buoni…” (in pratica fanno tabula rasa dei “biotici”) “Ma I fermenti lattici vanno presi prima, durante o dopo?” “Prima non servono a niente…” (a niente? E tutti sti prodotti a base di yoghurt per “sentirti in forma” e “vivere più a lungo?”) “Se prendiamo due dosi ravvicinate di antibiotici…?” “Ah no! Perchè non aumentano gli effetti diretti, ma possono aumentare gli effetti collaterali”; “Può farmi una breve lista di semplici raccomandazioni da seguire sempre quanto si prendono antibiotici?” “Ah, sarebbe una lista chilomentrica…” Chilometrica? 


E' ora di smetterla di considerare il medico un guru, uno dotato di poteri soprannaturali che non si può discutere. La guarigione e la salute dipende soprattutto dalla persona, che deve prendere in mano la sua situazione. Se mi rompo un braccio vado al pronto soccorso, se mio figlio ha la febbre a 39 cerco di abbassarla, ma se ho mal di stomaco, cerco di capire cosa mi sta dicendo il mio corpo. Se mi va via la voce, cerco di capire se non sia il caso di parlare meno. Se mi viene l'influenza e non posso andare al lavoro, cerco di capire se non ho bisogno di riposo. Non vado in cerca di un vaccino per l'influenza, per andare a lavorare lo stesso. Magari togliendo la possibilità ad un anziano di comprarlo.
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categoria:salute, sanità, allevamenti intensivi, partecipazione attiva
giovedì, 26 gennaio 2006
I cibi convenzionali e industriali sarebbero legati alle malattie mentali

I risultati ottenuti da studi recenti aggiungono consistenza all’ipotesi che il cibo possa essere in una stretta correlazione con lo stato mentale e comportamentale delle persone, e che questo legame sia immediato e duraturo, dato l’effetto che esplica sul cervello umano. E’ quanto presentano gli autori di una ricerca condotta dalla Fondazione sulla Salute Mentale inglese, i quali mettono in relazione il metodo di produzione dei cibi con la composizione degli stessi e quindi con i loro effetti sulla salute.

I cibi industriali posseggono, in misura significativa, un minore contenuto di acidi grassi essenziali, vitamine e minerali, inoltre presentano un alterato bilancio dei nutrienti. Il ricorso ad un’agricoltura intensiva ha introdotto fertilizzanti e antiparassitari di sintesi, ed ha inoltre alterato la composizione dei grassi corporei negli animali da allevamento modificando la loro alimentazione. Come risultato, il quantitativo di acidi grassi omega 3 assunto dalla popolazione è diminuito, mentre è incrementato quello di omega 6. Questa sostituzione sembra essere una delle maggiori cause di incremento delle malattie mentali nel Regno Unito, con costi per lo stato che superano i 100 miliardi di sterline ogni anno.

Il rapporto presentato dalla fondazione afferma che sono numerosi i nutrienti in grado di migliorare la salute mentale umana, e che i cambiamenti di regime alimentare potrebbero essere la chiave di volta per combattere disturbi specifici quali la depressione, la schizofrenia, la sindrome da deficit di attenzione ed il morbo di Alzheimer. Alcuni sondaggi effettuati a livello nazionale dimostrano che le persone maggiormente affette da disturbi di natura mentale mangiano minori quantità di cibi salutari (frutta e verdura fresca, cibi biologici e pasti fatti in casa) e in misura maggiore cibi dannosi (patatine fritte, snack, cibi pronti, cibi da asporto, dolciumi). I report completi possono essere scaricati dai siti: www.mentalhealth.org.uk/feedingminds o www.sustainweb.org. (Sustain Web)

Fonte BioAgricoltura Notizie, www.aiab.it
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categoria:salute, alimentazione, autoproduzione, allevamenti intensivi
lunedì, 05 dicembre 2005
Tratto da Il Corriere della Sera (nell'articolo originale potete trovare tutti i collegamenti, solo in parte riportati qui), altra puntata sul tema dell'influenza aviaria e delle lobby, questa volta dell'allevamento avicolo. Se posso comprendere le preoccupazioni del business interessato a seguito di un netto calo dei consumi per timori non molto fondati, lo spot alla "Mulino Bianco" è davvero ingannevole. La verità è che, se non per l'influenza aviaria, il consumo di carne di allevamento è comunque potenzialmente dannosa per la salute, come è già stato evidenziato in un altro post.


Petizione da 30 mila firme, nel mirino gli allevamenti intensivi

«Galline libere e felici? Non certo in Italia»

La Lega antivivisezione contesta lo spot del governo a sostegno dell'avicoltura italiana: «Sono solo immagini alla Walt Disney»

ROMA - Galline libere e felici che razzolano e parlano tra loro. E che da vere pollastrelle trovano pure il tempo di essere corteggiate dal galletto di turno. Sono loro le protagoniste del video della presidenza del consiglio dei ministri che promuove il consumo dei polli italiani  (guardalo qui). I quali, soggetti a rigorosi controlli, possono essere considerati sani e quindi consumati senza preoccupazioni. Ma il clip della campagna «A cresta alta» varata da Palazzo Chigi non è piaciuto alla Lav, la Lega antivivisezione. Che denuncia come lo scenario presentato - animali in semilibertà con ampi spazi a disposizione e tutt'attorno l'aperta campagna - nella realtà ormai si ritrovi quasi esclusivamente nei cartoni animati alla Walt Disney. Perché solo il 5-10% degli allevamenti italiani di polli, secondo l'associazione animalista, che sul tema ha predisposto un ampio dossier, richiama alla mente la stia di una volta o il cortile della fattoria di Nonna Papera. Per il resto la produzione avicola italiana avviene in allevamenti intensivi dove gli animali vivono stipati l'uno sull'altro in grandi capannoni, contendendosi pochi centimetri quadrati di spazio.

«PINOCCHIETTO D'ORO» - «Chi ha commissionato e realizzato questo spot meriterebbe il premio “Pinocchietto d’oro” per aver utilizzato il denaro dei contribuenti per fornire a tutti gli italiani un’immagine più che fantasiosa, ai limiti dell’ingannevole, dei nostri allevamenti di polli – dichiara Roberto Bennati, responsabile Lav per le campagne europee –. Forse perché si vergognano a far vedere i nostri allevamenti intesivi di polli, che coprono circa il 90% della nostra produzione, con 430 milioni di volatili ammassati ogni anno nei capannoni, allevati in condizioni innaturali e per questo predisposti a numerose patologie e quindi alla somministrazione di farmaci, privi di adeguato movimento, continuamente esposti alla luce artificiale e selezionati geneticamente per crescere più in fretta? Mostrando i nostri reali allevamenti intensivi il governo non avrebbe convinto i consumatori ad acquistare nuovamente i polli italiani».

I «BRUTTI CEFFI» - «Su un tema così serio e delicato come l’influenza aviaria, crediamo che dal governo gli italiani abbiano il diritto di ricevere una campagna informativa e garanzie sulla sicurezza sanitaria collettiva, anziché uno spot pubblicitario evidentemente in favore degli allevatori – aggiunge Gianluca Felicetti, responsabile rapporti istituzionali della Lav -. Se l’intento era quello di tranquillizzare i consumatori con immagini romanzate, la scena con l’arrivo di una task force in tuta bianca, definiti i “brutti ceffi” chiamati a controllare i polli, appare invece davvero inquietante».

LA PETIZIONE - La Lav ha avviato da tempo la campagna «Conosci i tuoi polli?» per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla reale situazione degli allevamenti italiani. E ha già raccolto più di 30 mila firme a sostegno di una petizione che chiede al governo italiano di impegnarsi in sede europea a sostenere il divieto di selezioni genetiche di polli, la riduzione dell'eccesiva densità negli allevamenti, l'esposizione forzata alla luce artificiale e l'introduzione di un'etichetta obbligatoria che indichi il sistema di produzione adottato.

GLI ALLEVATORI - Sul fronte opposto l'Unione nazionale dell'avicoltura (Una) nei propri spazi web insiste sulla qualità delle carni bianche italiane. E ricorda che nel nostro paese non estistono più allevamenti in batteria: tutti gli animali sono allevati a terra. Per sostenere la bontà della produzione avicola italiana l'Una - che aveva già realizzato uno specifico sito Internet, «pianetapollo», nel quale venivano fornite informazioni nutrizionali e su igiene e sicurezza - ha attivato un nuovo spazio web: www.polloetacchino.it. Il sito è ancora in fase di ultimazione, ma contiene già una sezione specifica dedicata all'influenza aviaria, con domande e risposte sul rischio pandemia e sul consumo di prodotti di origine avicola. Anche la Amadori, una delle aziende avicole più conosciute in Italia - merito anche degli spot tv interpretati dal fondatore Francesco Amadori, che ricopre la carica vicepresidente dell'Una - che nel proprio sito dà spazio al tema dell'aviaria pubblicando, tra le altre cose, una relazione del prof. Giorgio Poli dell'università di Milano, intitolata «Influenza aviaria: rischio pandemia e terrorismo mediatico», e mettendo in rete un video tratto dalla trasmissione di Raitre Che tempo che fa con Luciana Littizzetto che ironizza sugli eccessi di allarmismo in tema di virus dei polli.
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categoria:animali, alimentazione, allevamenti intensivi
mercoledì, 02 novembre 2005
Allevamenti intensivi

Parlare di vegetarianesimo (sono vegetariano da un paio d'anni) non è proprio facile: molti ti guardano con diffidenza quando affermi "non mangio carne per scelta". Ci sono decine di motivi per cui diventare vegetariano - in effetti ci sono decine di motivi per non farlo (evidentemente i primi sono maggiori dei secondi nel mio caso!). Quando il tuo interlocutore pensa alle tue motivazioni etiche, solitamente il discorso non prosegue oltre: si tratta di una scelta personale, piuttosto radicale, che difficilmente può essere alla base di una discussione, vista la distanza delle posizioni in campo (spesso si tratta di mettere a confronto il piacere personale dato dalla carne con la privazione della vita ad un essere vivente). Per questo il rispetto reciproco è sacrosanto.

Non voglio quindi affrontare il discorso dal punto di vista etico, bensì salutistico ed ecologico. Mi riservo in un succesivo intervento di parlare di onnivorismo (secondo la scienza, l'uomo non è onnivoro!!!), apporti nutritivi ed altri aspetti legati alla dieta del vegetariano. Voglio invece affrontare il tema della salubrità della carne, per l'uomo e per l'ambiente. Perchè penso che molti dei consumatori di carne e di prodotti di allevamento (come lo ero io un tempo) credano veramente che il loro consumo faccia bene.

Un piccolo appunto sulla frequenza con la quale si consumano prodotti di origine animale. Molti mi dicono spesso "io mangio carne raramente". Dovendo stare attento agli ingredienti dei cibi che acquisto ho imparato a leggere sempre le etichette, e credo non tutti abbiano idea di quanti derivati animali (oltre a carne, uova, strutto e lattoderivati) vengano utilizzati nell'alimentazione "moderna". Andrebbero tutti messi in conto. Qualcuno poi, per un qualche schema mentale credo inculcato da piccolo, tende a considerare diversamente carne e affettati. Questa la racconto per simpatia: eravamo ospiti di parenti lontani da parte di mia moglie, molto gentili e simpatici, e dopo avergli comunicato che non mangiamo carne, ci siamo seduti a tavola; cinque minuti dopo è arrivato un bel melone... con il prosciutto crudo!!! Immaginate il loro disappunto (e la nostra sorpresa) quando abbiamo detto che non mangiamo nemmeno affettati!!!

Ma soprattutto credo si debba attentamente considerare come vengono allevati gli animali da cui viene ricavata la carne. Non volendo considerare le loro sofferenze (su Internet ci sono migliaia di fonti informative, ma le immagini possono essere piuttosto crude; potete partire piuttosto dal sito della LAV) pensate piuttosto alle conseguenze sulla vostra salute dei metodi di allevamento intensivi, dove gli animali sono trasformati in puri fattori produttivi, in un ambiente totalmente artificiale e sempre più distante dalla loro biologia. Ciò comporta effetti negativi non solo per gli animali, ma anche per l'uomo: più basso contenuto nutritivo, residui di farmaci e stress a cui sono sottoposti incidono direttamente sulla nostra salute (ad esempio l'assuefazione agli antibiotici ingeriti attraverso la carne indebolisce anche il nostro sistema immunitario). Ma non solo. Uno dei pericoli più grossi a mio avviso è la prevalenza degli interessi economici sulla salute e la qualità del cibo: pensate al caso dell'influenza aviaria. Quanti sanno che in Veneto e Lombardia l'influenza aviaria è presente e viene mantenuta a livello endemico da 6 anni?!!!. Che tra l'altro è un gran bel affare per le case farmaceutiche e attorno a cui si sta probabilmente creando un eccessivo allarmismo. Se non volete rinunciare alla carne, almeno cercate di consumare quella di casa (se prodotta con criterio) o quella biologica, che assieme a cereali e verdure sono molto più sane. In più quest'ultima riduce gli impatti ambientali della vostra alimentazione.


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categoria:alimentazione, allevamenti intensivi