domenica, 26 febbraio 2006
Una serie di evidenze scientifiche sulla superiorità dei cibi biologici. Il problema del maggior prezzo resta tutto, anche se l'agricoltura convenzionale dovrebbe mettere in conto gli impatti ambientali che causa. Tratto da Greenplanet.

"Il primo allarme è stato lanciato nel 1993 dal rapporto “Pesticidi nelle dieta dei neonati e dei bambini” del National research council Usa, dopo 5 anni di studi: i criteri di valutazione del rischio tossicologico da pesticidi non prendevano in considerazione i bambini.

I residui ammessi per legge negli alimenti erano (e -ahimè -sono) calcolati sulla base di un “adulto medio” teorico di 60 kg, senza valutazioni in termini di sicurezza per l’età e per le specifiche caratteristiche metaboliche dei bambini, per il fatto che assumono molto più cibo di un adulto (in proporzione al peso corporeo) e sono a maggior rischio di accumulo di contaminanti tossici.

Lo studio del 1999 “Monitoraggio biologico dell’esposizione ad antiparassitari organofosforati nei bambini italiani” realizzato dall’Istituto di pediatria preventiva e neonatologia dell’Università di Siena e dal dipartimento di Tossicologia occupazionale e Igiene industriale dell’Usl scopriva nelle urine di tutti i bambini “valori di residui significativamente più elevati” rispetto agli adulti, residui che scomparivano quando fosse stato consumato in mensa biologica anche un solo pasto al giorno.

Nel 2000 al forum organizzato dal Petrini institute i pediatri concordavano sul fatto che l'alimentazione a base di prodotti biologici soddisfa in misura completa ed equilibrata i fabbisogni nutrizionali del bambino.

Al congresso 2002 della Società italiana di nutrizione umana si raccomandava fortemente il biologico: “è un cibo pulito, controllato e ben si adatta al delicato metabolismo dei bambini e degli adolescenti. Grazie al metodo produttivo contiene meno acqua ed è più ricco di elementi essenziali nella crescita come vitamine, sali minerali e fibre”.

Sempre nel 2002 il Centro di alimentazione infantile per la prevenzione delle malattie dell’adulto dell’Ospedale Melloni di Milano, scriveva nelle conclusioni dell’esperienza clinica condotta sul divezzamento con prodotti biologici: “I vantaggi che si possono ottenere nei bambini con un utilizzo regolare e costante nel tempo dei prodotti biologici sono sicuramente enormi. Rispetto agli alimenti convenzionali, i prodotti biologici forniscono un apporto significativamente maggiore di molte componenti nutrizionali, una qualità migliore per altre e un minore apporto di pesticidi, antibiotici, nitrati, OGM e additivi”.

Nel 2003 il Dipartimento di salute ambientale della School of public health and community medicine dell’Università di Washington concludeva lo studio “Esposizione a pesticidi organofosforati da parte di bambini in età prescolare con alimentazione convenzionale e biologica” con le parole “Lo studio ha rilevato che i bambini con dieta prevalentemente biologica presentano livelli di esposizione ai pesticidi organofosforati significativamente inferiori a quelli che consumano prevalentemente alimenti convenzionali (…) Il consumo di prodotti biologici costituisce un mezzo relativamente semplice a disposizione dei genitori per ridurre l’esposizione dei loro bambini ai pesticidi ”.

Nel 2004 “Chemical trespass: pesticides in our bodies and accountability” , analisi dei dati del Center for disease control degli Stati Uniti, riscontrava la maggior presenza di antiparassitari oltre che nella componente ispano-americana (da cui proviene la maggior parte dei braccianti agricoli degli Usa) in donne e bambini. "I bambini sono i più vulnerabili, e sono esposti ai maggiori livelli di organofosfati, deleteri per il sistema nervoso”: lo studio dimostrava nella fascia d’età tra i 6 e gli 11 anni l’esposizione agli organofosforati in misura 4 volte superiore a quella ritenuta “accettabile” dall’Agenzia statunitense per la protezione ambientale.

Nel 2005 l'Organizzazione mondiale della sanità calcolava che le sostanze chimiche uccidessero 5 milioni di bambini ogni anno: "In quanto soggetti in via di sviluppo i bambini sono particolarmente vulnerabili all'impatto dell'inquinamento: la loro capacità di respirare, mangiare e bere più degli adulti rispetto alla loro massa corporea, fa sì che ingeriscano in maggior misura sostanze potenzialmente tossiche”
Tra le sostanze più nocive diossine, pesticidi, nitriti e nitrati.

Sempre nel 2005 una ricerca della Emory University ha rivelato che nell'urina di chi consuma prodotti alimentari da agricoltura industriale si individuano residui degli antiparassitari organofosforati malathion e chlorpyrifos (possono comportare disordini neurologici negli animali e nell’uomo), che scompaiono dopo pochi giorni con un’alimentazione a base di cibi biologici. I ricercatori indicano espressamente che acquistare alimenti biologici diminuisce il carico corporeo di pesticidi per l’intera famiglia."
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categoria:alimentazione, stili di vita, biologico
martedì, 31 gennaio 2006
"NAIROBI - Aiuti sì ma non esattamente umanitari, almeno nella loro destinazione d'uso. Il governo del Kenya, per bocca del suo portavoce ufficiale Alfred Mutua, ha infatto rifiutato l'offerta di 42 tonnellate di «polvere altamente nutriente» utilizzata nella produzione di biscotti per cani che un'azienda neozelandese ha proposto di inviare nel Paese africano, in particolare per i bambini delle aree maggiormente colpite dalla siccità e dalla carestia che sta minacciando milioni di persone in almeno sette paesi dell'Africa orientale [...]

SITUAZIONE DRAMMATICA - La situazione del Kenya (33 milioni di abitanti, circa il 60 per cento dei quali 'vivè con meno di un dollaro al giorno) si fa sempre più drammatica. Quasi quattro milioni di persone sono a rischio per la tremenda siccità che sconvolge il Paese (già una cinquantina di morti per inedia e malattie connesse, soprattutto bimbi), mentre il governo è travolto da un'ondata di scandali relativi a sperperi (di ieri la notizia che in 18 mesi ha speso 10 milioni di euro per il parco auto governative) e corruzione. Al punto che oggi la Banca Mondiale ha deciso la sospensione di un finanziamento di 19 miliardi di scellini keniani (circa 215 milioni di euro) in attesa di verificare iniziative concrete dell'esecutivo contro la corruzione."

Questa sintesi di un articolo de Il Corriere della Sera è paradigmatica della disastrosa situazione del continente Africano, ma soprattutto dello stato degli aiuti allo sviluppo. A parte il fatto che sarebbe interessante capire quanto di questa spaventosa siccità sia imputabile ai cambiamenti climatici, faccio notare che gli aiuti alimentari, quando diventano permanenti, creano una situazione perversa. Sono certamente indispensabili nelle situazioni di emergenza, quando non è possibile reperire cibo in loco. Ma se diventano la prassi, finiscono per distruggere completamente le economie locali in condizionii di normalità, perchè i soldi degli aiuti vengono impiegati per acquistare cibo nei paesi industrializzati e spedirlo in Africa, anzichè avviare attività produttive e sostenere l'agricoltura in loco, rafforzando l'economia e l'autonomia locali. Pensate che ad oggi non un dollaro degli aiuti governativi degli Stati Uniti, la più grande potenza economica mondiale, viene speso in Africa, tutto il cibo è acquistato nella stessa nazione. A tutto vantaggio delle imprese statunitensi. Molto spesso poi si rincara la dose, spedendo nel terzo mondo aiuti alimentari con cibi OGM (molto peggio dell'articolo citato, nel quale l'impresa accusata sembra in buona fede, visto che il titolare consumerebbe lui stesso il preparato perchè altamente nutriente, splendido esempio di acquisto "in economia").

E ce ne sarebbe da dire anche sulla corruzione dei governi locali e sulle loro politiche volte a favorire le grandi multinazionali, sul commercio internazionale e sui sussidi ai sistemi agricoli occidentali, anche se qualcosa sta cambiando. Per chi ha voglia, questo è un articolo interessante.

Pur non essendo un esperto, credo che la situazione degli aiuti a livello di organizzazioni non governative e Nazioni Unite sia migliore, con diversi progretti per costruire pozzi d'acqua, sistemi energetici autonomi e sostenibili, incentivazione delle economie e dell'agricoltura locali. Quindi il consiglio personale è di valutare con un minimo di attenzione i progetti per cui si chiedono donazioni e contributi in denaro. Ci sono un sacco di iniziative meritevoli.
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categoria:politica, giustizia, africa, alimentazione
giovedì, 26 gennaio 2006
I cibi convenzionali e industriali sarebbero legati alle malattie mentali

I risultati ottenuti da studi recenti aggiungono consistenza all’ipotesi che il cibo possa essere in una stretta correlazione con lo stato mentale e comportamentale delle persone, e che questo legame sia immediato e duraturo, dato l’effetto che esplica sul cervello umano. E’ quanto presentano gli autori di una ricerca condotta dalla Fondazione sulla Salute Mentale inglese, i quali mettono in relazione il metodo di produzione dei cibi con la composizione degli stessi e quindi con i loro effetti sulla salute.

I cibi industriali posseggono, in misura significativa, un minore contenuto di acidi grassi essenziali, vitamine e minerali, inoltre presentano un alterato bilancio dei nutrienti. Il ricorso ad un’agricoltura intensiva ha introdotto fertilizzanti e antiparassitari di sintesi, ed ha inoltre alterato la composizione dei grassi corporei negli animali da allevamento modificando la loro alimentazione. Come risultato, il quantitativo di acidi grassi omega 3 assunto dalla popolazione è diminuito, mentre è incrementato quello di omega 6. Questa sostituzione sembra essere una delle maggiori cause di incremento delle malattie mentali nel Regno Unito, con costi per lo stato che superano i 100 miliardi di sterline ogni anno.

Il rapporto presentato dalla fondazione afferma che sono numerosi i nutrienti in grado di migliorare la salute mentale umana, e che i cambiamenti di regime alimentare potrebbero essere la chiave di volta per combattere disturbi specifici quali la depressione, la schizofrenia, la sindrome da deficit di attenzione ed il morbo di Alzheimer. Alcuni sondaggi effettuati a livello nazionale dimostrano che le persone maggiormente affette da disturbi di natura mentale mangiano minori quantità di cibi salutari (frutta e verdura fresca, cibi biologici e pasti fatti in casa) e in misura maggiore cibi dannosi (patatine fritte, snack, cibi pronti, cibi da asporto, dolciumi). I report completi possono essere scaricati dai siti: www.mentalhealth.org.uk/feedingminds o www.sustainweb.org. (Sustain Web)

Fonte BioAgricoltura Notizie, www.aiab.it
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categoria:salute, alimentazione, autoproduzione, allevamenti intensivi
mercoledì, 25 gennaio 2006
CONTINUA LA CACCIA GIAPPONESE ALLE BALENE

È ancora in corso la battaglia tra Greenpeace e le navi baleniere giapponesi
nel Mar Antartico. Da dicembre due navi di Greenpeace, "Esperanza" e "Arctic Sunrise" sono entrate in azione contro i cacciatori di balene nelle acque dell'Oceano Meridionale, dove i grandi cetacei dovrebbero essere protetti da un Santuario internazionale. Otto gommoni lanciati dalle due navi hanno ostacolato le loro manovre, riuscendo a incidere negativamente sulla quota di balene cacciate. In più occasioni l'azione si è fatta particolarmente dura: l'8 gennaio la Arctic Sunrise è stata speronata dalla Nisshin Maru, la nave-mattatoio. L'impatto ha danneggiato la prua della nave, ma per fortuna nessuno dei membri dell'equipaggio - tra i quali un'italiana, Caterina Nitto - è rimasto ferito.

Nonostante i ripetuti richiami della Commissione Baleniera Internazionale che chiede al Giappone di bloccare la presunta caccia scientifica, quest'anno l'Agenzia della pesca giapponese ha più che raddoppiato la quota di balenottere minori cacciata, arrivando a 935 e aggiungendo 10 balenottere comuni, specie minacciata d'estinzione. Nei prossimi 2 anni, oltre a 50 megattere, verranno cacciati altri 40 esemplari di balenottera comune, la più grande creatura sulla Terra dopo la balenottera azzurra, che è quasi estinta per via della caccia. Di scientifico la caccia alle balene non ha nulla: come documentano le immagini di Greenpeace, nonostante la scritta "Ricerca" dipinta sulla fiancata delle navi, le balene a bordo vengono pesate, sezionate e impacchettate per raggiungere i mercati del pesce.

Smettere immediatamente di cacciare le balene. E' la richiesta che è stata consegnata ai ministri degli Esteri e della Pesca del Giappone da Italia, Argentina, Australia, Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Messico, Nuova Zelanda, Portogallo, Spagna e Svezia. La protesta formale dei 17 Paesi riguarda l'aumento sconsiderato delle balene cacciate dal Giappone che ne caccia più ora che nei 31 anni precedenti la moratoria, in vigore dal 1986. I governi fanno notare anche come il Giappone non abbia rispettato gli inviti a non aumentare il numero di balene cacciate rivoltogli dalla Commissione Baleniera Internazionale.

Durante il suo lungo viaggio, l'Esperanza solcherà i mari dei 5 continenti con l'obiettivo di difendere gli Oceani e promuovere la creazione di una rete di aree marine protette. La nave è attesa in estate nel Mediterraneo. A bordo delle due navi ci sono attualmente 70 persone di equipaggio
provenienti da 19 paesi.

Visita il sito: http://www.greenpeace.org/italy/news/speronamento-arctic


LA COMMISSIONE EUROPEA REGALA ALLA MONSANTO L'APPROVAZIONE DI 3 MAIS OGM

Natale è già passato da un mese, eppure la Commissione Europea ha fatto un bel regalo alla Monsanto, approvando 3 mais Ogm: il GA21 (tollerante agli erbicidi) e l'ibrido MON863xMON810 e il famigerato MON863 per uso alimentare.

Il MON863, in particolare, è stato modificato geneticamente per produrre una tossina insetticida per eliminare parassiti. Il dossier completo sui test condotti dalla Monsanto sull'alimentazione dei topi con il MON863 è stato reso pubblico solo nel giugno 2005, dopo che un tribunale tedesco ha stabilito che l'azienda non poteva tenerli segreti.

Lo studio fatto dalla Monsanto sull'alimentazione a base di MON863 è stato criticato da autorevoli esperti francesi e tedeschi per la sua inconsistenza, in particolare perché lo studio è stato condotto per soli 90 giorni, contro i due anni di durata standard previsti per i pesticidi.

Leggi il comunicato:
http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/comunicati/monsanto-mais
Leggi il rapporto di Greenpeace sul MON 863:
http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/rapporto-Mon863

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categoria:natura, animali, salute, alimentazione
domenica, 18 dicembre 2005
Volete iniziare alla grande la giornata, fare qualcosa per la vostra salute, dare un "watt" al vostro umore, contribuire a ridurre l'inquinamento e il degrado ambientale, divertirvi e riscoprire le proprie capacità di prodursi qualcosa da soli,  alimentare l'economia locale, il tutto contribuedo a diminuire il PIL? Sì, allora fatevi lo yogurt in casa!

Io ho iniziato a farlo da qualche settimana e devo dire che in una cosa semplicissima si può trovare un piacere profondo. Oltre a mangiare un cibo sano e salutare per tutti, inizio la giornata con un tocco di dolcezza e prelibatezza. Si può mangiare bianco oppure aggiungerci, a piacimento, frutta secca, muesli, granola, uvetta, riso soffiato, cioccolata, cacao, caffe o qualsiasi altro gusto vi vada di sperimentare. Consiglio vivamente di utilizzare latte fresco e yougurt biologici, si ottengono i risultati migliori. Anzi, l'idea di farmi lo yogurt in casa (lo faceva anni fa mia mamma) mi è venuto in mente quando ho aperto un mezzo litro di latte biologico dimenticato in frigo e quindi scaduto, e invece di trovarvi la muffa ho trovato yogurt! A dimostrazione di quanto il biologico sia sano e vitale.

Il procedimento è facilissimo, basta: 
  • portare a ebollizione il latte fresco per un tot di minuti (consultate i tempi qui, io seguo questo procedimento),
  • versarlo in un contenitore di vetro, farlo raffreddare fino a 40-44° (ho acquistato un semplice termometro da cucina per misurare la temperatura),
  • aggiungerci lo yougur fresco, biologico e con fermenti lattici vivi (lo trovate in ogni supermercato, è scritto sulla confezione, e vi basta acquistarlo la prima volta, poi per fare altro yogurt potrete usare il vostro),
  • rivestire il contenitore in un panno di lana (io uso il pile) e riporlo in un luogo tiepido (il forno va benissimo, se è a gas ancora meglio) per un tot di tempo (io uso la combinazione 5 minuti di ebollizione e 18 ore di fermentazione, per uno yogurt piuttosto denso).
Il gioco è fatto. Qui negli States si trova anche il latte "half and half", ovvero mezzo latte e mezza panna. Usandolo si ottiene uno yogurt su-per-la-ti-vo, cremosissimo, più buono di quello della Mùller senza dover aggiungere zucchero o quant'altro; potete rovesciare il contenitore e non cade. Non so se l'half and half si trova anche in Italia, ma si può sempre unire latte e panna acquistate separatamente. Comunque è piuttosto grasso, quindi preferisco riservarlo per occasioni speciali o per fare dolci, altrimenti utilizzo latte normale, magari con un terzo di panna aggiunta.

Dovete provare, è veramente piacevole e gratificante. Costa molto poco in termini economici (sicuramente meno che acquistarlo) e di tempo, e fate del bene a voi stessi (per chi, come me, ha problemi intestinali, è una manna) e all'ambiente: non ci sono camion che girano per l'Italia e per l'Europa per trasportare yogurt, vasetti, imballaggi, ecc. (qui trovate una simpatica e provocatoria analisi del mangiare yogurt fatto in casa piuttosto che acquistato). Per questo l'ideale è fare lo yogurt con latte biologico prodotto nelle vicinanze.
martedì, 13 dicembre 2005
Siete attenti alla vostra salute e vorreste sapere come fare a migliorarla sensibilmente senza ricorrere a farmaci?

Siete vittima del panico da influenza aviaria e volete capire come difendervi da questa terribile "possibile" pandemia (magari non siete riusciti a vaccinarvi, anche se era sconsigliato, visto che il vaccino è esaurito e le case farmaceutiche stanno esultando)?

Temete che la BSE non è affatto un pericolo scampato e può riapparire in qualsiasi momento?

Siete terrorizzati dalle malattie del 21° secolo, come cancro, tumore, infarto, malattie cardiocircolatorie e pensate che prevenire è meglio che curare?

Avete sofferto, o soffrite, delle malattie sopra citate o di dolori, artriti, reumatismi, osteoporosi o diabete?

Temete di ingerire con la vostra alimentazione farmaci e sostanze chimiche e tossiche utilizzate in agricoltura, e volete mettervi al riparo il più possibile?

Siete dei fan accaniti dei decani dell'alimentazione che fanno regolarmente capolinea in TV spiegandoci come carne e pesce siano indispensabili per la nostra salute?

Vorresti fare qualcosa di concreto per la fame nel mondo, contro l'inquinamento ambientale e la deforestazione, senza diventare fanatici attivisti di una qualche organizzazione ambientalista e senza dover scalare qualche traliccio dell'alta tensione?

Credete che il vegetarianesimo non abbia basi scientiche ma dipenda solamente da una scelta etica nei confronti degli altri esseri viventi?

Voleve vedere un cuoco tedesco, un pezzo d'uomo largo come un armadio, che vi spiega come cucinare il seitan al posto di una bistecca di manzo?

Volete sapere cosa veramente le ricerche scientifiche hanno scoperto a proposito del consumo di prodotti animali?

Se vi ritrovate in una di queste situazioni mettetevi comodi e guardatevi questo video. Una rassegna esauriente sulle evidenze scientifiche degli effetti del consumo di carne sulla salute, basata su diverse ricerche effettuate da istituti internazionali. Marchio di garanzia di qualità tedesco!!!
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categoria:animali, alimentazione
lunedì, 05 dicembre 2005
Tratto da Il Corriere della Sera (nell'articolo originale potete trovare tutti i collegamenti, solo in parte riportati qui), altra puntata sul tema dell'influenza aviaria e delle lobby, questa volta dell'allevamento avicolo. Se posso comprendere le preoccupazioni del business interessato a seguito di un netto calo dei consumi per timori non molto fondati, lo spot alla "Mulino Bianco" è davvero ingannevole. La verità è che, se non per l'influenza aviaria, il consumo di carne di allevamento è comunque potenzialmente dannosa per la salute, come è già stato evidenziato in un altro post.


Petizione da 30 mila firme, nel mirino gli allevamenti intensivi

«Galline libere e felici? Non certo in Italia»

La Lega antivivisezione contesta lo spot del governo a sostegno dell'avicoltura italiana: «Sono solo immagini alla Walt Disney»

ROMA - Galline libere e felici che razzolano e parlano tra loro. E che da vere pollastrelle trovano pure il tempo di essere corteggiate dal galletto di turno. Sono loro le protagoniste del video della presidenza del consiglio dei ministri che promuove il consumo dei polli italiani  (guardalo qui). I quali, soggetti a rigorosi controlli, possono essere considerati sani e quindi consumati senza preoccupazioni. Ma il clip della campagna «A cresta alta» varata da Palazzo Chigi non è piaciuto alla Lav, la Lega antivivisezione. Che denuncia come lo scenario presentato - animali in semilibertà con ampi spazi a disposizione e tutt'attorno l'aperta campagna - nella realtà ormai si ritrovi quasi esclusivamente nei cartoni animati alla Walt Disney. Perché solo il 5-10% degli allevamenti italiani di polli, secondo l'associazione animalista, che sul tema ha predisposto un ampio dossier, richiama alla mente la stia di una volta o il cortile della fattoria di Nonna Papera. Per il resto la produzione avicola italiana avviene in allevamenti intensivi dove gli animali vivono stipati l'uno sull'altro in grandi capannoni, contendendosi pochi centimetri quadrati di spazio.

«PINOCCHIETTO D'ORO» - «Chi ha commissionato e realizzato questo spot meriterebbe il premio “Pinocchietto d’oro” per aver utilizzato il denaro dei contribuenti per fornire a tutti gli italiani un’immagine più che fantasiosa, ai limiti dell’ingannevole, dei nostri allevamenti di polli – dichiara Roberto Bennati, responsabile Lav per le campagne europee –. Forse perché si vergognano a far vedere i nostri allevamenti intesivi di polli, che coprono circa il 90% della nostra produzione, con 430 milioni di volatili ammassati ogni anno nei capannoni, allevati in condizioni innaturali e per questo predisposti a numerose patologie e quindi alla somministrazione di farmaci, privi di adeguato movimento, continuamente esposti alla luce artificiale e selezionati geneticamente per crescere più in fretta? Mostrando i nostri reali allevamenti intensivi il governo non avrebbe convinto i consumatori ad acquistare nuovamente i polli italiani».

I «BRUTTI CEFFI» - «Su un tema così serio e delicato come l’influenza aviaria, crediamo che dal governo gli italiani abbiano il diritto di ricevere una campagna informativa e garanzie sulla sicurezza sanitaria collettiva, anziché uno spot pubblicitario evidentemente in favore degli allevatori – aggiunge Gianluca Felicetti, responsabile rapporti istituzionali della Lav -. Se l’intento era quello di tranquillizzare i consumatori con immagini romanzate, la scena con l’arrivo di una task force in tuta bianca, definiti i “brutti ceffi” chiamati a controllare i polli, appare invece davvero inquietante».

LA PETIZIONE - La Lav ha avviato da tempo la campagna «Conosci i tuoi polli?» per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla reale situazione degli allevamenti italiani. E ha già raccolto più di 30 mila firme a sostegno di una petizione che chiede al governo italiano di impegnarsi in sede europea a sostenere il divieto di selezioni genetiche di polli, la riduzione dell'eccesiva densità negli allevamenti, l'esposizione forzata alla luce artificiale e l'introduzione di un'etichetta obbligatoria che indichi il sistema di produzione adottato.

GLI ALLEVATORI - Sul fronte opposto l'Unione nazionale dell'avicoltura (Una) nei propri spazi web insiste sulla qualità delle carni bianche italiane. E ricorda che nel nostro paese non estistono più allevamenti in batteria: tutti gli animali sono allevati a terra. Per sostenere la bontà della produzione avicola italiana l'Una - che aveva già realizzato uno specifico sito Internet, «pianetapollo», nel quale venivano fornite informazioni nutrizionali e su igiene e sicurezza - ha attivato un nuovo spazio web: www.polloetacchino.it. Il sito è ancora in fase di ultimazione, ma contiene già una sezione specifica dedicata all'influenza aviaria, con domande e risposte sul rischio pandemia e sul consumo di prodotti di origine avicola. Anche la Amadori, una delle aziende avicole più conosciute in Italia - merito anche degli spot tv interpretati dal fondatore Francesco Amadori, che ricopre la carica vicepresidente dell'Una - che nel proprio sito dà spazio al tema dell'aviaria pubblicando, tra le altre cose, una relazione del prof. Giorgio Poli dell'università di Milano, intitolata «Influenza aviaria: rischio pandemia e terrorismo mediatico», e mettendo in rete un video tratto dalla trasmissione di Raitre Che tempo che fa con Luciana Littizzetto che ironizza sugli eccessi di allarmismo in tema di virus dei polli.
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categoria:animali, alimentazione, allevamenti intensivi
martedì, 29 novembre 2005
La scienza è una delle più grandi invenzioni dell'uomo, tra le poche che gli hanno permesso di fare un vero e proprio balzo in avanti nell'evoluzione della specie. Quella di fine millennio, e ancor di più quella del 21° secolo, però, sono pericolosamente sempre più collegate ad interessi economici e politici. Purtroppo la ricerca si fa sempre di più nei laboratori delle aziende, oppure nei laboratori pubblici ma con cospicui finanziamenti privati. Anche per il fatto che spesso nei paesi occidentali sembra imperante la fobia dell'intervento pubblico: nella migliore tradizione repubblicana, ciò che fa lo stato è sempre circondato da un'alone di diffidenza, di presunta inefficienza ed incapacità. Se a ciò aggiungiamo il pessimo stato dei conti pubblici e delle risorse per università e ricerca, specialmente nel nostro paese, ci rendiamo conto che la situazione non è delle migliori.

Succede così che, come è stato evidenziato in un post precedente, un noto oncologo ed ex ministro della salute, che nel 2000 si esprime a favore dei prodotti biologici, indicati come una delle migliori soluzioni per la prevenzione del cancro, qualche anno dopo li attacca con termini quasi talebani, "i cibi biologici sono un regresso", sono più pericolosi per la salute, "la polenta fa venire il cancro" (ma non era la gotta?!!), promuovendo a pieni voti i cibi OGM come "futuro dell'umanità". Badate bene che la specializzazione di Veronesi, oncologia, non ha nulla a che fare con agricoltura, alimentazione o epidemiologia. Eppure può benissimo succedere, con la complicità dei media, che un normale cittadino faccia due più due e pensi che Veronesi stia parlando con cognizione di causa. Vi segnalo questo caso, dove si mettono bene in evidenza anche tutti gli errori e le imprecisioni commesse da Veronesi. Chi pensa male non può non ricollegarle al fatto che a settembre 2003 è entrato a far parte del capitale della società biotech Genextra e ne è stato nominato vice-presidente (chi pensa bene dirà che crede talmente tanto agli OGM da investirci anche dei soldi, ed è liberissimo di farlo). Quando poi un sedicente scienziato attacca contiunamente una (sola) parte politica in maniera aperta e veemente, la scienza tocca il fondo: qui trovate l'esempio dell'ormai mitico fisico Franco Battaglia, che oramai ha messo in cantiere una vera e propria pioggia di fuoco, specie contro la sinistra, su OGM, energia, ambiente, agricoltura (vi stupite che scriva per "il Giornale"?). Qui sostiene che il biologico fa ammalare e che l'effetto serra non esiste.

Altro modo di fare disinformazione scientifica è quello di dire che, ad esempio, gli americani hanno introdotto gli OGM su vasta scala e non è successo niente. Questo è proprio un comportamento antiscientifico: non potendo più isolare i soggetti che mangiano OGM con quelli che non lo fanno, non si può ottenere un controllo incrociato sui loro effetti. Gli studi sugli effetti dannosi sulla salute si moltiplicano, l'ultimo è di qualche giorno fa.
O sostenere che una ricerca dimostra che la metà degli agricoltori italiani è favorevole agli OGM (vedi la nota della redazione a fondo pagina).

La sperimentazione sugli OGM viene fatta in massima parte nei laboratori di pochi grandi multinazionali, interessate a ricavare profitto dagli esperimenti e poco propense alla "ricerca di base". Le autorità di controllo si limitano spesso a controllare i dati forniti dalle stesse aziende, anche perchè i controlli e le ricerche in questo campo richiederebbero un sacco di soldi, visto che per la maggior parte delle volte si procede a tentativi. Infatti le conoscenze a disposizione sulle modificazioni genetiche a livello di DNA sono poche rispetto ad un mondo molto vasto e complesso. Per questo non si può parlare di "tecnologie biotech": una tecnologia è data da un insieme di conscenze che mi permette, dato un certo input, di ottenere un determinato output predeterminato, in maniera replicabile ovunque e in qualunque momento. Non è così per gli OGM.

C'è poi la mancata scienza, ovvero la possibilità negata di fare ricerca: restando nel tema degli OGM si può citare Ignacio Chapela, che lavora qui a Berkeley (l'ho potuto sentire di persona un paio di settimane fa ad una conferenza pubblica) e che è stato sospeso tre anni dal suo impiego per la pubblicazione di una ricerca che contesta gli OGM (l'Università di Berkeley aveva ricevuto un finanziamento di 25 milioni di dollari dalla Novartis per sperimentazioni sugli OGM). Chapela non è il solo. Ancora peggio è l'impossibilità di pubblicare i risultati delle proprie ricerche e di metterli al vaglio della comunità scientifica internazionale: penso ai molti dubbi che riguardano la sperimentazione Di Bella, oppure la persecuzione che da anni si abbatte sul dottor Hamer, che ha una teoria molto interessante sull'origine del cancro, supportata da ampie sperimentazioni, e che vorrei una volta per tutte sottoposta alla scienza in maniera obiettiva. Cosa che non è mai stata fatta, per esplicito rifiuto dei suoi superiori (che sono sempre uomini, quindi potenzialmente fallibili).

Senza dimenticare infine, che il metodo scientifico, pur essendo il miglior strumento conoscitivo di cui disponiamo oggi, non è perfetto, nel senso che ci dice qualcosa solo a proposito di ciò che con esso indaghiamo. Difficilmente può dirci se sia vero o meno qualcosa di cui ignoriamo l'esistenza, e che quindi non indaghiamo.
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categoria:scienza, alimentazione, ogm