sabato, 24 giugno 2006
Pubblico questa notizia sulla proposta di istituire una tassa sulle auto inquinanti. Sottoscrivo in pieno l'iniziativa ma boccio in pieno il piano di comunicazione. E' il solito masochismo della sinistra che si vuole attirare le ire del borghese medio-piccolo.

"E' dei giorni scorsi la proposta del ministro Bersani di cambiare la fiscalità delle auto adottando un sistema che penalizzi le auto che consumano di più e inquinano di più. Rientrerebbero in questa categoria i Suv, Sport Utility Vehicles che Legambiente ha più volte definito "voraci trangugiatori di petrolio e altamente inquinanti". L'associazione ambientalista plaude all'iniziativa di Bersani: "Il bollo maggiorato oltre che una risorsa aggiuntiva per le finanze pubbliche - sostiene Roberto Della Seta, presidente di Legambiente - è un favore fatto alla salute e la sicurezza dei cittadini. Disincentivare l'utilizzo di questi bestioni è importante soprattutto in città dove il loro ingombro è inutile e dannoso. Basti pensare che i 10 SUV più venduti in Italia hanno consumi urbani del 60-70% superiori rispetto quelli delle 10 auto più vendute tout court". Non solo, l'Italia è il paese europeo con il più alto tasso di auto per abitante: 58,1 veicoli ogni cento abitanti contro la media Ue di circa 50 auto: "Un'enormità. - continua Della Seta - Se si pensa, infatti, che su un parco circolante di 34 milioni di mezzi i Suv sono in costante crescita nelle vendite, arrivando oggi a quasi il 6% (2,6% nel 1998). L'elevata densità di autovetture si riflette in un livello di traffico motorizzato per abitante superiore alla media Ue, anche se con un uso meno intenso della singola vettura. Insomma, - conclude il presidente di Legambiente - i SUV sono i portabandiera di un processo di regresso tecnologico che in Italia come in gran parte dei paesi ad industrializzazione avanzata sta portando ad una perdita di efficienza energetica nel trasporto privato su gomma". (Help Consumatori)".

Meno strali e una comunicazione più semplice ed efficace avrebbero avuto un impatto molto più positivo. Del tipo "è dimostrato che l'emissione di anidride carbonica, gas responsabile del riscaldamento e del cambiamento climatico, è direttamente legata ai consumi delle vetture. Pensiamo quindi di introdurre una tassa sulle emissioni che stimoli la produzione di auto più efficienti dal punto di vista energetico, che cioè riducano consumi ed inquinamento. I primi beneficiari saranno quindi i cittadini, specialmente le classi medio-basse della popolazione. Ci impegniamo pubblicamente ad utilizzare gli introiti per incentivare la ricerca in questo senso, e per promuovere finanziamenti a supporto dei cittadini meno abbienti nel momento in cui decidono di cambiare la propria auto".
Stesso obiettivo e molti meno pruriti tra i cittadini. Difficile?
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categoria:politica italiana, sinistra, ecologia, energia
sabato, 24 giugno 2006
Secondo una stima recente il costo di una “biocasa” sarebbe superiore di soli 60 euro al mq rispetto a una casa “convenzionale”. Poco, decisamente poco, rispetto ai vantaggi diretti e indiretti di un diverso modo di costruire. Del fatto che questi 60 euro in più al metro quadrato siano un buon investimento sembrano essere convinti in molti e la rilevanza che il tema ha assunto è testimoniata dal singolare “ingorgo” di manifestazioni, convegni, workshop e seminari che si sta verificando in questi ultimi mesi. Durante la scorsa settimana, Roma è sembrata essere l’epicentro del dibattito, con almeno 5 iniziative organizzate da soggetti diversi (istituzioni, associazioni, ordini professionali). Una di queste iniziative, quella realizzata da ANAB con la Provincia di Roma, era finalizzata a lanciare l’idea di un disegno di legge sull’architettura sostenibile, che definisca gli indirizzi di rinnovamento dell’attività edilizia. Un passo che avrebbe un'importanza enorme per tutto il settore e per lo stesso “sistema paese”, dal momento che, come amano affermare con compiacimento i costruttori, proprio l’edilizia avrebbe tenuto in piedi il PIL nella non facile congiuntura economica attuale.
L’idea di un disegno di legge sembra raccogliere consenso e il documento portato alla discussione durante la tavola rotonda “Idee operative per una proposta di legge sull’architettura sostenibile” svoltasi a Roma lo scorso 26 maggio, è reperibile sul sito di ANAB.

Tornando ai 60 euro in più: a questi vanno comunque aggiunti i risparmi nei consumi energetici che un edificio ecoefficiente permette di conseguire negli anni. Ci metti qualcosa di più all’inizio, ma quel plus di investimento si ripaga, e più velocemente di quanto si pensi. Quando il mercato immobiliare inizierà a premiare anche queste differenze qualitative, l’investimento risulterà essere stato ancor più lungimirante.
Oltre a moltiplicare le occasioni di dibattito e le iniziative politiche, è ancora essenziale lavorare sulla diffusione di una diversa cultura del costruire e del progettare.

Mentre altri pensano già a quartieri sostenibili completamente indipendenti dalle fonti energetiche fossili
noi, in un’Italia ormai tutta già “costruita”, abbiamo di fronte la grande sfida di rinnovare secondo criteri di sostenibilità. E, ancor prima, di imparare come si fa.
mercoledì, 21 giugno 2006
Oggi è stata conferita la medaglia d'onore alla famiglia di Matteo Vanzan, soldato italiano e veneto morto in Iraq due anni fa. E' stata consegnata a Mestre, alla Caserma Matter, sede dei lagunari (c'è stato perfino qualcuno che si è lamentato del fatto che la cerimonia non si sia svolta nella più solenne Piazza San Marco a Venezia, come se la sostanza cambiasse). Siamo fatto così, noi italiani. Ripudiamo la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti internazionali, come sancisce la nostra Costituzione, e poi mandiamo i nostri soldati ad aggiustare i guai degli statunitensi e britannici, alleggerendogli i compiti e permettendogli di concentrarsi sui combattimenti. Mandiamo i lagunari a combattere nel deserto, dove non c'è un filo d'acqua, ad esclusione di qualche oasi e del sottosuolo. Così come abbiamo mandato gli alpini a combattere sulle pianure russe durante la Seconda Guerra Mondiale. Paghiamo tributi di sangue in Iraq e Afghanistan e poi paghiamo bollette energetiche astronomiche a causa dei prezzi del petrolio, mentre un pugno di compagnie petrolifere sguazza letteralmente nell'oro. Nemmeno per gli interessi nazionali ci muoviamo, ma per sudditanza e vanagloria.
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categoria:politica italiana, guerra, società
martedì, 20 giugno 2006
Valori di giugno vi aspetta. Inchieste, approfondimenti e tante news sui temi della finanza etica e dell’economia sociale; ecco una sintesi di quello che potrete trovare nel sesto numero del 2006.

DOSSIER: Banche etiche d’Europa. Mappa ragionata degli istituti che stanno cambiando il credito

Banca Etica, GLS Gemeinschaftsbank, Triodos, Merkur, BAS, Ekobanken, La Néf: sono solo alcune delle istituzioni finanziarie etiche nate in Europa negli ultimi anni. Diverse per storia, base sociale e dimensioni, le accomuna lo sforzo quotidiano di usare il denaro come mezzo per dare credito alla cooperazione internazionale, alla tutela dell’ambiente, alla cultura, all’integrazione sociale. Quella del credito etico, in tutto il continente, è una rivoluzione silenziosa, che punta a trasformare i meccanismi sociali e gli stili di vita, orientandoli verso una reale sostenibilità.

MAFIA: Anche Palermo cerca di uscire dal buio della paura e del ricatto

"Addio Pizzo" è un’associazione antiracket nata nel 2004, quando una trentina di giovani palermitani hanno tappezzato la città di adesivi listati a lutto con scritto "un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità". Oggi sono oltre 100 i commercianti che vi aderiscono, rendendo pubblico il loro rifiuto di subire le estorsioni mafiose. E più di settemila sono i palermitani che hanno deciso di essere solidali con i loro concittadini, sottoscrivendo l’impegno di andare a comprare nei negozi "ribelli". Una forma di commercio critico e solidale che rende liberi.

NUOVE POVERTÀ: Matera, un’anima fragile dietro il volto rassicurante

La povertà si insinua tra i Sassi di Matera: lo conferma un rapporto redatto dalla Caritas diocesana. Oggi un materano guadagna in media 11.235 euro all’anno, decisamente meno della media nazionale di 15.541 euro. Sempre ammesso che un reddito ci sia! Infatti con un tasso di disoccupazione del 12%, sono in molti a Matera a non vedere soldi a fine mese. E solo nell’ultimo anno nel territorio provinciale ben 2.200 persone hanno perso il lavoro: una cifra rilevante, su una popolazione di 55 mila abitanti. Ma Matera è bravissima a nascondere la miseria, mostrando un’immagine di sé dignitosa e rassicurante. Il disagio profondo si consuma nell’intimità delle case: spezza gli equilibri delle famiglie, provoca separazioni, violenza, ricorso a droghe e alcol.

INTERNAZIONALE: Cina. Parla il sindacalista che lotta per i diritti civili e sociali

Combatte per migliorare le condizioni di lavoro in Cina, ma lo può fare solo all’ombra della Tour Eiffele: è Cai Chongguo, sindacalista cinese scappato a Parigi dopo la strage di Tienammen. "È vero, oggi la Cina è più ricca di dieci anni fa – racconta nell'intervista rilasciata a Valori - ma il prezzo da pagare sono state la sicurezza sociale e la dignità del lavoro. In Cina i lavoratori praticamente non hanno diritti. Lavorano 12-14 ore al giorno, sette giorni su sette, senza alcuna garanzia sociale. I salari sono bassi, e spesso non vengono neanche pagati. La parola sicurezza non esiste. Basti pensare a tutte le esplosioni nelle miniere di carbone: almeno 20 mila minatori muoiono ogni anno".

AMBIENTE: Dal satellite la mappa delle foreste in via di estinzione
È un vero e proprio atlante delle foreste del pianeta quello che Greenpeace è riuscita a creare grazie alle più aggiornate immagini satellitari ad alta definizione. Una mappatura che consente di stabilire qual è lo stato attuale delle foreste in Europa, Africa e America latina. Il tasso più alto di deforestazione spetta al Brasile, che mette a rischio anche le specie animali e le popolazioni indigene.
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categoria:economia, giustizia, ecologia, energia, stili di vita, consumo etico
martedì, 06 giugno 2006
Pubblico questo appello per il ritiro delle truppe italiane. I primi firmatari sono una garanzia per quello che vi è scritto. Si può sottoscrivere qui.

"Questo appello, scritto nell’ora tragica in cui le vittime di guerra italiane dei due teatri di guerra Iraq e Afghanistan, tornano in Italia per ricevere i funerali di Stato, cade anche nel momento in cui il nuovo Parlamento della Repubblica inizia i suoi lavori. Vorremmo che fosse un nuovo inizio o meglio una svolta. Una decisa svolta in politica estera con scelte coraggiose per una vera politica di disarmo, per attuare con scelte concrete l’art.11 della nostra Costituzione.

Poiché, secondo l’art. 11, non è possibile usare la guerra come mezzo per risolvere le crisi internazionali, la prima scelta che si impone, che chiediamo al nuovo Parlamento, è quella di interrompere le missioni militari in teatri di guerra e ritirare le truppe italiane dall’Iraq e dall’Afghanistan.

L’unica verità della guerra sono le sue vittime.

Purtroppo in tanti ci accorgiamo di questa verità solo quando le vittime sono i soldati italiani e fatichiamo a realizzare questa stessa verità quando le vittime non le vediamo, sono “altre”, anche se abbiamo saputo in modo indiretto che migliaia di persone sono state trucidate a Falluja, a Ramadi, torturate ad Abu Ghraib, bombardate nei villaggi afgani o saltate in aria e mutilate dalle clusters bombs sia in Afghanistan che in Iraq.

Ma se è vero che l’unica verità della guerra sono le sue vittime, se è vero che in nome di questa verità migliaia di persone sono scese in piazza con la bandiera arcobaleno nel nostro paese, reclamando una politica di pace, allora Vi chiediamo, facendo appello alla libertà di coscienza, ed al rispetto dell’art. 11 della nostra Costituzione, di porre fine alla presenza militare italiana in Iraq e in Afghanistan, decidendo di non rifinanziare queste missioni di guerra.

Le missioni di pace devono tendere alla pacificazione e alla ricostruzione, pertanto dovrebbero essere senza armi, a nostro parere, senza eserciti, fondate sulla cooperazione con gli altri popoli, sulla diplomazia, sul dialogo e la solidarietà. L’intero sistema di intervento va ripensato all’insegna di una nuova politica estera.

Ma per l’immediato, per salvare vite umane, per interrompere la spirale di morte, per operare una pressione internazionale che provochi la fine delle occupazioni militari, chiediamo che il Parlamento italiano dia un segnale forte di discontinuità, immediatamente e senza ambiguità.
Il nostro saluto sia con le parole di Gandhi:
“Non c’è una strada che porta alla pace, la pace è la strada”

PRIMI FIRMATARI:

Luigi Ciotti, Tonio Dell’Olio, Gino Strada, Alex Zanotelli

I primi firmatari di questo appello sollecitano l’adesione di tutte le persone e le associazioni che si sentono impegnate per la pace e la difesa dell’art.11 della Costituzione per rendere visibile l’ampia unità del popolo della pace."
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categoria:iraq, politica italiana, guerra, partecipazione attiva