martedì, 31 gennaio 2006
"NAIROBI - Aiuti sì ma non esattamente umanitari, almeno nella loro destinazione d'uso. Il governo del Kenya, per bocca del suo portavoce ufficiale Alfred Mutua, ha infatto rifiutato l'offerta di 42 tonnellate di «polvere altamente nutriente» utilizzata nella produzione di biscotti per cani che un'azienda neozelandese ha proposto di inviare nel Paese africano, in particolare per i bambini delle aree maggiormente colpite dalla siccità e dalla carestia che sta minacciando milioni di persone in almeno sette paesi dell'Africa orientale [...]

SITUAZIONE DRAMMATICA - La situazione del Kenya (33 milioni di abitanti, circa il 60 per cento dei quali 'vivè con meno di un dollaro al giorno) si fa sempre più drammatica. Quasi quattro milioni di persone sono a rischio per la tremenda siccità che sconvolge il Paese (già una cinquantina di morti per inedia e malattie connesse, soprattutto bimbi), mentre il governo è travolto da un'ondata di scandali relativi a sperperi (di ieri la notizia che in 18 mesi ha speso 10 milioni di euro per il parco auto governative) e corruzione. Al punto che oggi la Banca Mondiale ha deciso la sospensione di un finanziamento di 19 miliardi di scellini keniani (circa 215 milioni di euro) in attesa di verificare iniziative concrete dell'esecutivo contro la corruzione."

Questa sintesi di un articolo de Il Corriere della Sera è paradigmatica della disastrosa situazione del continente Africano, ma soprattutto dello stato degli aiuti allo sviluppo. A parte il fatto che sarebbe interessante capire quanto di questa spaventosa siccità sia imputabile ai cambiamenti climatici, faccio notare che gli aiuti alimentari, quando diventano permanenti, creano una situazione perversa. Sono certamente indispensabili nelle situazioni di emergenza, quando non è possibile reperire cibo in loco. Ma se diventano la prassi, finiscono per distruggere completamente le economie locali in condizionii di normalità, perchè i soldi degli aiuti vengono impiegati per acquistare cibo nei paesi industrializzati e spedirlo in Africa, anzichè avviare attività produttive e sostenere l'agricoltura in loco, rafforzando l'economia e l'autonomia locali. Pensate che ad oggi non un dollaro degli aiuti governativi degli Stati Uniti, la più grande potenza economica mondiale, viene speso in Africa, tutto il cibo è acquistato nella stessa nazione. A tutto vantaggio delle imprese statunitensi. Molto spesso poi si rincara la dose, spedendo nel terzo mondo aiuti alimentari con cibi OGM (molto peggio dell'articolo citato, nel quale l'impresa accusata sembra in buona fede, visto che il titolare consumerebbe lui stesso il preparato perchè altamente nutriente, splendido esempio di acquisto "in economia").

E ce ne sarebbe da dire anche sulla corruzione dei governi locali e sulle loro politiche volte a favorire le grandi multinazionali, sul commercio internazionale e sui sussidi ai sistemi agricoli occidentali, anche se qualcosa sta cambiando. Per chi ha voglia, questo è un articolo interessante.

Pur non essendo un esperto, credo che la situazione degli aiuti a livello di organizzazioni non governative e Nazioni Unite sia migliore, con diversi progretti per costruire pozzi d'acqua, sistemi energetici autonomi e sostenibili, incentivazione delle economie e dell'agricoltura locali. Quindi il consiglio personale è di valutare con un minimo di attenzione i progetti per cui si chiedono donazioni e contributi in denaro. Ci sono un sacco di iniziative meritevoli.
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categoria:politica, giustizia, africa, alimentazione
lunedì, 30 gennaio 2006
Articolo su uno scandalo riguardante l'industria farmaceutica e il sistema sanitario nazionale. Non ho capito se riguarda anche quella serie di indagini che avevano coinvolto un sacco di medici e informatori veneti e la Glaxo. Tratto da Repubblica.

P.S. Dario Fo non ce l'ha fatta, come sapete. Mi riservo di commentare ulteriormente nei prossimi post.


"Chiesta la chiusura per otto big farmaceutiche


Nel mirino dei giudici Glaxo, Novartis, AstraZeneca, Biofutura e altre. Coinvolti informatori scientifici, medici di base e farmacisti. Ai sanitari a "libro paga" soldi, orologi, telefonini, viaggi. Un "affare" costato oltre 20 milioni di euro al servizio sanitario nazionale.

BARI - Un "affare" ben architettato, costato oltre 20 milioni di euro al sistema sanitario nazionale. Questa la truffa, compiuta fra il 2002 e il 2004 e scoperta dalla procura di Bari, per la quale è stata richiesta l'interdizione dall'attività (o, in subordine alla chiusura, la nomina di un commissario giudiziale per salvaguardare i livelli occupazionali) per otto società produttrici di farmaci, fra le quali anche alcune multinazionali.
Fra i documenti sequestrati durante le indagini, un "libro paga" con i compensi percepiti dai medici che si prestavano all'imbroglio.
La richiesta del pm riguarda solo le filiali italiane delle società.
Sul caso è intervenuto anche il ministro della Salute Francesco Storace, che ha commentato l'ennesima truffa ai danni del sistema sanitario con un secco "verificheremo".
Secondo il pubblico ministero del tribunale di Bari, Ciro Angelillis, le 126 persone per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio avevano costituito e preso parte a diversi sodalizi criminali, che agivano fra le province di Bari, Lecce, Brindisi, Foggia e Milano e facevano in modo che le case farmaceutiche lucrassero sulle iper-prescrizioni di farmaci fatte da medici di base.

Le società coinvolte
Importanti le aziende coinvolte: si tratta di Glaxo, Biofutura, Bracco, Novartis, AstraZeneca, Lusofarmaco, Recordati e Bristol. In quanto alla Pfizer, comparsa fra le società incriminate, il magistrato non ha chiesto la misura cautelare poiché la multinazionale ha prodotto documenti attraverso i quali sostiene di aver modificato, rispetto all'epoca della truffa, i propri moduli organizzativi, e di aver allontanato le persone coinvolte.

L'accusa
Il pm Ciro Angelillis contesta alle società di aver omesso, in alcuni casi, il controllo sull'attività dei propri dirigenti e dei loro subordinati; in altri casi, una fattispecie dolosa di concorso nel reato attribuito a dirigenti, capiarea e informatori scientifici di case farmaceutiche accusati (in concorso con farmacisti e medici di famiglia compiacenti) di aver truffato servizio sanitario nazionale.

Il meccanismo
I medici di base venivano corrotti dagli informatori scientifici anche su istigazione delle case farmaceutiche, e consegnavano le ricette (intestate a pazienti ignari) alle farmacie "amiche".
I farmacisti - secondo l'accusa - toglievano le fustelle dai farmaci prescritti, le apponevano sulle ricette per ottenere il rimborso dal servizio sanitario nazionale e poi gettavano nella spazzatura i farmaci, alcuni dei quali salvavita, che potevano costare fino a 700 euro a confezione.

Il guadagno
Ai medici corrotti - secondo il pm - andavano compensi in danaro (percentuali tra il 10 e il 18 per cento del prezzo dei medicinali prescritti), oppure orologi, telefoni cellulari, materiale informatico, viaggi di piacere e partecipazioni a congressi. In più di un caso - ritengono i carabinieri del Nas di Bari - tra medici e informatori scientifici c'è stata anche una trattativa sul tipo di compenso: ad esempio, 5.000 euro al mese al posto di vacanze con la famiglia in luoghi esotici o in capitali europee.

L'inchiesta
Nel corso dell'inchiesta è stato sequestrato un libro paga sul quale erano registrati i compensi percepiti dai medici e, accanto, la valutazione dell'informatore scientifico: "scarso", "sufficiente", "buono", "da tornare". Dopo il sequestro del libro-paga (il 15 aprile 2005) il pm ottenne dal gip l'arresto di sessanta persone (18 medici, 16 farmacisti, 6 dirigenti e 20 informatori scientifici di case farmaceutiche nazionali ed estere) che si aggiunsero alle 44 persone arrestate tra il 7 e il 25 luglio del 2003.

Le intercettazioni
Dalle intercettazioni telefoniche compiute sulle utenze di due capiarea di case farmaceutiche, emergono anche ammissioni di tangenti versate ai medici.
Dice un capoarea: "Io capisco se un mio informatore lavora quando mi chiede ossigeno", ossia denaro.
Ma c'è anche un'altra ammissione, che viene dagli stessi informatori scientifici, che commentano il fatto che un loro collega abbia gettato nella spazzatura una busta con una trentina di farmaci defustellati da una farmacia.
Uno dice all'altro: "Siamo tutti una razza, il migliore di noi vuole essere ammazzato".

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categoria:salute, corruzione, sanità
sabato, 28 gennaio 2006
Ricordate "Nato il quattro luglio", "Platoon" o "Full Metal Jacket" a proposito della guerra in Vietnam? Beh, la storia continua a ripetersi ai giorni nostri. Se conoscete qualcuno che crede ancora nella guerra o in questa amministrazione americana, fateglielo leggere. Tratto da Peacereporter

Al diavolo tutto
La tragica fine di un soldato come tanti, rovinato dalla guerra in Iraq
Douglas BarberSette mesi di Iraq l’avevano piegato, ma non sconfitto. E’ stato il ritorno in patria a peggiorare la situazione. Quella che doveva essere la vita normale di un uomo di 35 anni non era più tale. L’insonnia, gli incubi, il divorzio dalla moglie dopo 11 anni. I lavori persi perché non riusciva più a stare in mezzo alla gente, i debiti da pagare. E soprattutto la sensazione di essere stato dimenticato dallo stesso Stato che gli aveva rovinato la vita mandandolo in guerra. Douglas Barber, un riservista dell’Alabama, a un certo punto ha capito che non ce la faceva più. Ha mandato le ultime e-mail ai suoi amici, ha avvertito la polizia delle sue intenzioni e ha registrato un messaggio d’addio nella segreteria telefonica: “Se state cercando Doug, sappiate che lascio questo mondo. Ci vediamo dall’altra parte”. E dopo mezz’ora di inutili tentativi di dissuaderlo da parte degli agenti accorsi a casa sua, clic. Douglas Barber si è sparato un colpo di fucile alla testa.
 
Soldati americani scherzano con due bambini iracheniLa malattia. Ovviamente, non si tratta del primo veterano americano che si toglie la vita. Quelli suicidatisi dopo il Vietnam si contano a decine di migliaia, per quanto riguarda l’Iraq la macabra cifra si aggira al momento sulle 100 unità. E la sua storia sembra quella di tanti altri soldati della “guerra al terrorismo”. Ci vanno entusiasti, convinti di difendere la patria, ma a poco a poco l’idea che si fanno di questa guerra è un’altra. Ma a differenza di tanti casi simili, quando chi sta male tende a tenere tutto dentro di sè, i problemi di Doug erano conosciuti da molti. Lui ne parlava apertamente a chiunque. Partecipava ai forum dei veterani, si faceva intervistare volentieri, non si vergognava delle sue ansie. “Se sono in pubblico mi innervosisco subito”, aveva detto in un recente sfogo. “Non sopporto stare al chiuso con altra gente, e non mi piace neanche all’aperto. Sono sempre all’erta, se vedo un movimento improvviso in una folla mi insospettisco”. Sintomi tipici del PTSD, il disordine post-traumatico da stress. La depressione che colpisce almeno il 20 per cento dei soldati di ritorno dall’Iraq e dall’Afghanistan, cioè decine di migliaia di persone
 
L’esperienza in Iraq. Barber, un camionista riservista della Guardia Nazionale, fu richiamato in servizio attivo nella primavera 2003, allo scoppio della guerra in Iraq. Dopo due mesi di addestramento fu mandato di stanza nel cosiddetto “triangolo sunnita”, l’area più colpita dagli attacchi dei guerriglieri. Portava rifornimenti dalla base all’aeroporto di Baghdad, di conseguenza ogni giorno sapeva che il suo veicolo sarebbe potuto saltare su una mina, o essere centrato da un colpo di mortaio. Alcuni iracheni che facevano piccoli lavoretti alla base americana venivano uccisi dagli insorti. “Il ragazzo da cui compravi sigarette la mattina poteva essere quello che sparava contro di te alla sera. Era impossibile capire di chi fidarsi e di chi no. Cercavo di aiutare molti di loro, ma a volte mi domandavo: questo è un uomo con una famiglia da mantenere o un ribelle che vorrebbe uccidermi? E’ un mio amico o un feddayn?”, aveva raccontato in un’intervista. Dettagli che potevano costare la vita a tutti i soldati. “Ma molti dei miei compagni non si confrontavano con gli altri. Imbottigliavano i loro sentimenti, per paura di sembrare deboli. Uno dei motti dei militari è ‘Fuck it, drive on’. ‘Fanculo tutto, bisogna andare avanti’. Lo si scriveva anche sui muri della base: F.I.D.O.”.
 
La delusione del ritorno. Ritornato a casa, nel gennaio 2004, Douglas aveva cercato l’aiuto psicologico nelle strutture mediche per veterani. Ma la risposta era stata deludente: gli fu concessa una seduta ogni cinque mesi, uno psichiatra gli prescrisse otto diversi anti-depressivi di cui imbottirsi. “Mi sento così solo e abbandonato”, confessò a un giornalista. “Avrebbero dovuto prendersi cura di me al mio ritorno. Bush aveva addirittura detto che nessun soldato sarebbe stato lasciato indietro, una volta tornato a casa. E’ la bugia più grande che abbia mai sentito”. Alla fine, dopo tante battaglie, aveva ottenuto l’invalidità del 50 per cento, che sarebbe diventata del 100 per cento in breve tempo. I suoi amici pensavano fosse in ripresa. Ma i demoni dentro di lui c’erano ancora. “Quando abbiamo lasciato gli Usa eravamo...innocenti. Quello che abbiamo visto in Iraq ci ha tolto l’innocenza”. A lui, anche la voglia di vivere. Fanculo tutto. Ma di andare avanti, non ne aveva più la forza.
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categoria:iraq, guerra, politica americana
venerdì, 27 gennaio 2006
Mentre Silvio si arricchisce l'Italia va sempre peggio, tra i tanti, anche l'Eurispes. Ma occhio alla ricetta, sottolineata in grassetto. Finalmente qualcuno che dica cose serie e sensate! Speriamo siano solo i primi. Tratto da Repubblica.

Il Rapporto Eurispes 2006 denuncia l'immobilismo dell'economia e il conseguente arretramento del Paese, in attesa di 'soluzioni'

L'Italia spreca il talento e declina tra Don Gesualdo, Cassano e debiti

Paese che si mostra incapace di esprimere tutte le sue risorse
. E si indebita: prestiti per mantenere il livello di vita precedente

di ROSARIA AMATO

ROMA - Un Paese che non riesce a trasformare la propria potenza in energia. Che accumula 'robba' che non si traduce in ricchezza collettiva. Che perde per strada, per incapacità di valorizzarli, talenti propri e importati. Per spiegare il declino dell'Italia l'Eurispes, nel Rapporto 2006, tira in ballo la filosofia aristotelica, Mastro Don Gesualdo, protagonista dell'ominimo romanzo di Giovanni Verga, e infine un personaggio dei giorni nostri, Cassano.

Aristotele. Per declinare in questo modo la metafora: di Aristotele si cita la fisica, la trasformazione dell'essere in potenza ad un essere in atto. L'Italia, spiega il presidente dell'Eurispes Gian Maria Fara, è "un Paese dalle grandi risorse e dalle grandi potenzialità che non riesce ad esprimere e ad affermare un progetto di crescita e di sviluppo. Che non riesce ad individuare un percorso orginale al quale affidare il proprio futuro".

Mastro Don Gesualdo. Per cui la ricchezza accumulata, non traducendosi in benessere e progresso per il Paese, diventa inutile come la 'robba' di Mastro Don Gesualdo, che avrebbe dovuto garantire al personaggio verghiano la sognata elevazione sociale, e invece rimane lì, pronta per essere dilapidata dal genero nobile e squattrinato.

Cassano. E così anche quello che avrebbe pregio, che meriterebbe di essere valorizzato diventa inutile, improduttivo. Come il giocatore della Roma Cassano, ricorda l'Eurispes, acquistato dalla Roma nel 2001 per 30 milioni di euro, un talento poco o nulla valorizzato dalla squadra, alla quale alla fine non rimane che venderlo.

Il declino. In opposizione all'ultimo Rapporto Censis che nega che in atto ci sia un declino del Paese, e che parla anzi di segnali, sia pur deboli, di cambiamento, l'Eurispes afferma senza mezzi termini che "l'Italia è già 'declinata'", almeno quella alla quale eravamo abituati, e ne sta nascendo un'altra che gli osservatori stranieri non vedono e non considerano". E alla quale, contesta Fara, si applicano inutilmente "analisi a scoppio ritardato e ricette politiche bipartisan ancora legate ai modelli della tradizione economica, che hanno mostrato il loro sostanziale fallimento nel corso degli ultimi cinquant'anni".

I segnali: l'indebitamento delle famiglie. I più ampi ed espliciti segnali di declino sono naturalmente la stagnazione economica, il cattivo andamento della produzione industriale, la dimuzione delle esportazioni, il debito pubblico...Tutti dati già ampiamente noti, mentre vale la pena di soffermarsi sulla crisi dei bilanci familiari, e sul conseguente aumento esponenziale dell'indebitamento delle famiglie stesse. Nel 2005, si legge nel Rapporto Eurispes, il credito al consumo ha avuto una crescita del 23,4%, pari quasi a 47 miliardi di euro. Ma all'impennata dei debiti non ne corrisponde una analoga dei consumi, cresciuti a malappena nello stesso periodo dell'1%. Questo perché le famiglie vi fanno ricorso "solo per mantenere il vecchio, dignitoso livello di vita".

Prestiti anche per i consumi alimentari. Negli ultimi anni si registra inoltre un allungamento dei crediti al consumo: quelli la cui restituzione è prevista entro i cinque anni sono passati dai 5.802 milioni di euro del 2001 ai 17,5 miliardi del 2005, con un aumento del 200%. Le famiglie ricorrono al credito "soprattutto per far fronte ai bisogni essenziali (cure mediche e specialistiche, automobili, elettrodomestici, servizi per la casa, ecc) piuttosto che per acquistare beni e servizi voluttuari quali, ad esempio, viaggi e vacanze. Peraltro si sta diffondendo sempre più la pratica di credito al consumo per l'acquisto di beni di prima necessità come quelli alimentari". Pertanto, prevede l'Eurispes, nel 2006 la percentuale delle famiglie italiane che vi farà ricorso aumenterà dell'11,8%.

Più poveri, più ricchi. Come segnalato anche da altre ricerche, l'arretramento dell'economia ha schiacciato la classe media, aumentando il divario tra ricchi e poveri. Alle 2.674.000 famiglie (l'11,7 %) povere rilevate dall'Istat secondo l'Eurispes ne vanno aggiunge due milioni e mezzo a rischio povertà. Si ottengono così 5.200.000 nuclei familiari, il 23% del totale, in situazioni di indigenza. Che hanno tagliato le spese per il tempo libero (61,5%), viaggi e vacanze (64%), destinate ai regali (72%) o ai pasti fuori casa (oltre il 66%).

Mentre i nuovi ricchi vanno cercati, rilevano gli autori del Rapporto, "nei settori finanziario, assicurativo, immobiliare e dei servizi alle imprese". E poi tra i "commercianti all'ingrosso e al dettaglio, imprenditori nel settore dell'edilizia, immobiliaristi e agenti immobiliari, produttori e rivenditori di beni di lusso, titolari di centri estetici e beauty farm". E ancora, tra le "diverse tipologie di liberi professionisti come avvocati e consulenti legali dei settori finanziario, assicurativo e immobiliare, medici specialisti e dentisti, commercialisti e tributaristi", categorie che "hanno potuto sfruttare il ciclo economico di elevata inflazione adeguando verso l'alto in maniera pesante onorari, tariffe e parcelle professionali". Mentre a perdere sono stati i piccoli risparmiatori, i piccoli imprenditori, tra i quali gli artigiani, gli impiegati a stipendio fisso.

Cala la fiducia nelle istituzioni. Nei vari sondaggi che registrano la fiducia dei cittadini nelle istituzione il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi è quasi sempre in testa alle preferenze, e infatti anche per l'Eurispes non fa eccezione. E tuttavia, fa notare l'istituto di ricerca, anche la credibilità personale del presidente rischia di venire travolta dalla sempre più dilagante sfiducia degli italiani nei confronti di chi li governa: infatti Ciampi passa dall'80% per dell'anno scorso e di due anni fa al 65,6% attuale. Il 49,2% degli intervistati è "meno fiducioso verso le istituzioni" rispetto allo scorso anno. Dopo Ciampi registra i maggiori consensi la magistratura (38,6%), seguita dal Parlamento e dal governo con, rispettivamente, il 24,6 e il 23%. Anche queste ultime sono percentuali in ribasso (l'anno scorso erano al 44, 34 e 32,9%).

L'Italia in potenza. Il Rapporto Eurispes dopo una disamina impietosa del declino passa a parlare delle potenzialità. A cominciare dal patrimonio culturale che, nelle stime dell'Unesco, assomma al 60-70% di quello mondiale. E poi il turismo, e il suo matrimonio fruttuoso con l'agricoltura. "La via d'uscita dalla crisi è legata - afferma Fara - alla riscoperta e alla valorizzazione delle peculiarità e delle vere vocazioni del nostro Paese. Trasformare la potenza in atto significa dunque realizzare il passaggio da un sistema produttivo orientato alla produzione di beni di consumo individuali, materiali o immateriali, verso la produzione di 'ben vivere collettivo' in termini di riqualificazione urbana; energie pulite e rinnovabili; salvaguardia del territorio, dell'acqua e dell'aria; salute e prevenzione sanitaria; agricoltura e sicurezza alimentare; ristrutturazione della mobilità dei passeggeri e delle merci; ristrutturazione disinquinante dei processi produttivi e uso più efficiente delle risorse".

La raccomandazione: esecrabile ma gradita. In una situazione piuttosto nera nella quale le prospettive lavorative più rosee sono quelle di un precariato a vita, l'italiano medio, pur vedendo la raccomandazione come "una pratica negativa e discutibile per entrare nel mondo del lavoro", la considera, nel 65% dei casi "un'occasione d'inserimento", che per il 67,4% (con punte del 73,4% tra i più giovani) risulta "necessaria".
venerdì, 27 gennaio 2006
Mi sto rendendo conto che ormai le campagne elettorali in Italia si decidono sulla base delle simpatie ed antipatie per questo o quel candidato.

Lo ha capito bene anche Berlusconi, che ha impostato la sua campagna elettorale sul discredito dell'avversario, ad ogni costo. Anche certa parte della sinistra lo ha fatto, ma con alcune differenze per me rilevanti. Prima di tutto, l'ha fatto con una certa coerenza: quando la sinistra più radicale taccia il Presidente del Consiglio di arricchirsi alle spalle dei più poveri, lo fa seguendo la sua filosofia anticapitalistica e di maggior egualitarismo tra le persone. Non importa quanto questo sia utopistico o difficilmente realizzabile. Quando invece Berlusconi monta una vicenda giudiziaria contro i vertici della sinistra, lui che ha sempre lamentato il giustizialismo politico nei suoi confronti, vicenda senza alcuna sostanza le cui dichiarazioni sono state giudicate irrilevanti dai giudici, si contraddice grandemente.

Ma soprattutto, la maggior parte delle volte le accuse rivolte a Berlusconi sono vere e verificabili (a differenza delel sue di accuse). In campo giudiziario i reati da lui commessi sono veri e verificabili, con tanto di sentenze giudiziarie (fatevi un giretto qui). Per quanto riguarda il presunto raggiungimento degli obiettivi del suo governo, racconta un sacco di balle, e i dati sono veri e verificabili, ecco qualche esempio (i dati precisi li trovate qui, comprese imprecisioni della sinistra)
  • Berlusconi a Matrix con Rutelli dice che si ricandida perché ha rispettato il contratto con gli italiani, ma i dati ISTAT lo smentiscono (e quindi non può candidarsi)
  • Berlusconi con Rutelli a Matrix dice che ha rispettato il punto del contratto relativo ai posti di lavoro, perché l’impegno sui nuovi posti di lavoro era alternativo al dimezzamento della disoccupazione, ma il contratto dice una cosa diversa
  • Berlusconi a Matrix con Rutelli dice che con il centro-sinistra la pressione fiscale è aumentata, ma i dati ISTAT lo smentiscono
  • Berlusconi con Rutelli a Matrix dice che ha creato 1.560.000 posti di lavoro, ma i dati ISTAT lo smentiscono
  • Berlusconi con Rutelli a Matrix dice che moltissimi paesi in Europa crescono meno di noi, ma i dati OCSE lo smentiscono
  • Berlusconi con Rutelli a Matrix dice non ha aumentato le imposte indirette e non ha messo le mani nelle tasche degli italiani, ma i dati ISTAT lo smentiscono
Mi sembra che ce ne sia abbastanza perchè una persona obiettiva possa dire "ok, abbiamo provato il berlusconismo, adesso è giusto cambiare". Non che dall'altra parte ci siano dei geni, ma credo che almeno il livello di decenza sia molto più alto. Ma se davvero tutti questi fatti non fossero convincenti, allora suggerisco di considerare questi (grazie a Sara per la segnalazione).
  • Il Patrimonio di Berlusconi nel 2003 ammontava a 5,9 miliardi di dollari, 10 miliardi nel 2004 e 12 miliardi nel 2005 (fonte Forbes U.S., novembre 2005)
  • nel 2001 la Presidenza del Consiglio (Prodi) aveva commissionato 1 milione e 750 mila euro di spot a Mediaset, nel 2002 la Presidenza del Consiglio (Berlusconi) ha commissionato 9 milioni e 250 mila euro, ed ha aumentato ogni anno fino agli oltre 10 milioni di euro dell'anno scorso (Economist-London)
  • uno dei produttori italiani di apparecchi per ricevere il digitale terrestre è un'impresa controllata, attraverso la finanziaria Pbf srl, dal fratello Paolo Berlusconi, e usufruisce dei contributi statali per il digitale terrestre (Washington Post)
  • Berlusconi era nel 2001 il 48° uomo più ricco al mondo, nel 2005 è il 25°.
A questo punto c'è solo una ragione per votare nuovamente Silvio. Ambire ad avere un italiano tra i 10 più ricchi uomini al mondo entro i prossimi 5 anni.
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categoria:politica italiana, giustizia, corruzione, berlusconi
giovedì, 26 gennaio 2006
I cibi convenzionali e industriali sarebbero legati alle malattie mentali

I risultati ottenuti da studi recenti aggiungono consistenza all’ipotesi che il cibo possa essere in una stretta correlazione con lo stato mentale e comportamentale delle persone, e che questo legame sia immediato e duraturo, dato l’effetto che esplica sul cervello umano. E’ quanto presentano gli autori di una ricerca condotta dalla Fondazione sulla Salute Mentale inglese, i quali mettono in relazione il metodo di produzione dei cibi con la composizione degli stessi e quindi con i loro effetti sulla salute.

I cibi industriali posseggono, in misura significativa, un minore contenuto di acidi grassi essenziali, vitamine e minerali, inoltre presentano un alterato bilancio dei nutrienti. Il ricorso ad un’agricoltura intensiva ha introdotto fertilizzanti e antiparassitari di sintesi, ed ha inoltre alterato la composizione dei grassi corporei negli animali da allevamento modificando la loro alimentazione. Come risultato, il quantitativo di acidi grassi omega 3 assunto dalla popolazione è diminuito, mentre è incrementato quello di omega 6. Questa sostituzione sembra essere una delle maggiori cause di incremento delle malattie mentali nel Regno Unito, con costi per lo stato che superano i 100 miliardi di sterline ogni anno.

Il rapporto presentato dalla fondazione afferma che sono numerosi i nutrienti in grado di migliorare la salute mentale umana, e che i cambiamenti di regime alimentare potrebbero essere la chiave di volta per combattere disturbi specifici quali la depressione, la schizofrenia, la sindrome da deficit di attenzione ed il morbo di Alzheimer. Alcuni sondaggi effettuati a livello nazionale dimostrano che le persone maggiormente affette da disturbi di natura mentale mangiano minori quantità di cibi salutari (frutta e verdura fresca, cibi biologici e pasti fatti in casa) e in misura maggiore cibi dannosi (patatine fritte, snack, cibi pronti, cibi da asporto, dolciumi). I report completi possono essere scaricati dai siti: www.mentalhealth.org.uk/feedingminds o www.sustainweb.org. (Sustain Web)

Fonte BioAgricoltura Notizie, www.aiab.it
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categoria:salute, alimentazione, autoproduzione, allevamenti intensivi
giovedì, 26 gennaio 2006
Beppe Grillo esclamerebbe "ma che c..o sta succedendo???"

Ci vengono a dire che la terra si sta riscaldando come mai negli ultimi 1000 anni e ad una velocità mai vista in passato (stasera la CNN U.S. ha dedicato uno speciale al riscaldamento climatico, e non è il primo); che il 2005 è stato dichiarato l'anno più caldo da quando le temperature vengono rilevate con regolarità (circa 1850); che gli oltre 20 uragani succedutisi nel Golfo del Messico lo scorso anno (compreso il devastante Katrina su New Orleans e su tutta la costa americana, dove mancano all'appello ancora 3.200 persone, tremiladuecento, più dei morti dell'9/11) sono dovuti all'aumento delle temperature delle acque del Golfo; che ormai la quasi totalità degli scienziati crede fermamente che le temperature si alzeranno di 4-5 gradi nei prossimi decenni se non interveniamoi decisamente, con consegueze catastrofiche per tutti; che qualche illustre scienziato crede che non ci sia più nulla da fare e che il riscaldamento globale getterà il mondo nel caos più totale.

E poi succede che in Italia non ci sia sufficiente gas per tutti, che faccia un freddo becco e che siamo (siete) costretti ad abbassare il riscaldamento e a chiuderlo prima per assicurare la continuità delle forniture. E che la produzione di energia elettrica e la fornitura di gas alle imprese sia a rischio, come dichiarato dal Governo. Che su tutta l'Italia sia ripreso a nevicare così frequentemente e a lungo come non succedeva da decenni.


Purtropo è tutto coerente. Lasciate che vi dica la mia sulla vicenda. Ho già avuto modo di dire che l'abbasamento delle temperature invernali è in linea con l'innalzamento delle temperature, perchè il progressivo scioglimento dei ghiacci in atto sta moficando la corrente del Golfo (ci sono già alcune evidenze scientifiche a riguardo) e quindi avremo inverni più freddi in Europa, controbilanciati da estati più torride. In realtà nessuno sa dire esattamente cosa succederà di preciso al clima, visto che si sono tanti fattori incidenti. Ma abbiamo informazioni a sufficienza per capire che dobbiamo agire, subito.

Quello che sta succedendo con il gas in Russia, o con il prezzo del petrolio nel mondo, è solo una piccola anticipazione delle guerre e degli scontri per le risorse che vedremo in futuro, in un mondo che ne avrà sempre meno, mentre la popolazione sarà sempre più numerosa. E visti i cambiamenti climatici, il sistema alimentare mondiale sarà più fragile. Moriranno a milioni. Ma ci rendiamo conto che oggi in Cina ci sono 15 milioni di veicoli e nel 2015 (dieci anni da oggi) ne sono previsti 150 milioni? Che i 250 milioni di cinesi ricchi oggi sono lo stesso numero degli americani, ma che rappresentano solo il 19% dei cinesi? Che Cina e India da sole nel 2030 avranno 2,5 miliardi abitanti, tutti o quasi smaniosi di raggiungere gli standard di consumo occidentali?

Siamo seduti sopra ad una bomba ad orologeria, e il conto alla rovescia è già inziato purtroppo. Qui dobbiamo muovere il c..o tutti! Darci da fare, informarci, agire, educare gli altri. Guardate cosa ha fatto il nostro governo. Esperti di energia ed ecomomisti (pochi per la verità, la maggior parte è impegnata a cercare nuovi modi di vendere e nuovi mercati) ci hanno avvisato da anni che dobbiamo intervenire sul risparmio energetico. Si poteva fare con costi contenuti, sviluppando tecnologie efficienti, che creano innovazione, occupazione e ritorni economici per le imprese e per i cittadini. Potevamo oggi avere un fabbisogno di gas molto più basso, quindi nessun problema di approvvigionamento e forse ad un prezzo minore di acquisto. Invece il nostro Governo, che è contro il protocollo di Kyoto, si è grattato gli attributi, ha continuato a sovvenzionare pesantemente le industrie energetiche più inquinanti e con minor tasso di occupazione, ha cercato di rilanciare il programma nucleare. E oggi, per risparmiare, ci costringe ad abbassare la temperatura del riscaldamento (questo non è progresso tecnologico, non è risparmio energetico, è carenza energetica, oltre che mentale). E se la situazione continuerà così farà andare le centrali eletrriche ad olio combustibile. Che è più inquinante, emette più anidride carbonica, e ci costerà 500.000 euro al giorno perchè così sforiamo ancora di più il limiti del protocollo di Kyoto, che siamo costretti a rispettare pena il pagamento di una multa.

La maggior parte delle imprese, la maggior parte dell'accademia, la quasi totalità dei politici e molti cittadini fanno finta di non conoscere la situazione (o proprio non sanno). Continuano la loro vita di sempre, perseguono interessi ed obiettivi di breve periodo, si sbattono per capire come produrre e consumare il più possibile. Questo è un vero e proprio suicidio di massa! Invece occorre il contributo di tutti, la politica da sola non basta (se mai si impegnerà a fondo sull'argomento). Quando i nostri figli saranno maggiorenni, potrebbero ritrovarsi a vivere in un mondo sempre più instabile dal punto di vista climatico, ma anche politico, con milioni se non miliardi di rifugiati, milioni di morti di fame, sete e caldo, nuove malattie, disastri climatici ed ambientali sempre più gravi (lo dicono la Nasa e il Pentagono, non Greenpeace). E non è un film di fantascienza. E' questo che vogliamo consegnare loro? Io personalmente, no. Ma non c'è modo di risolvere il problema se non con il contributo di tutti.

Date un'occhiata a questo stupendo video di Leonardo Di Caprio, molto ben fatto e ispirante. E poi iniziamo a fare qualcosa, ciascuno a suo modo. La cosa più importante è comunicare con gli altri!
postato da: civix alle ore 00:52 | Permalink | commenti
categoria:energia, cambiamenti climatici, partecipazione attiva
mercoledì, 25 gennaio 2006

Caro Dario
sono veneto e sto scrivendo da Berkeley, California, dove mi trovo fino a Marzo. Quindi sono quanto più lontano possibile da Milano e dalle primarie. Ma mi sento di dire, riprendendo le parole di uno dei più grandi politici della storia, che "siamo tutti milanesi". Sì, perchè la tua vittoria aprirebbe un ciclo nuovo nella politica italiana, e non solo. Movimenti come il tuo e quello di Beppe Grillo sono meccanismi di controbilanciamento necessari, direi ormai indispensabili, nella politica di oggi, che si è dimenticata della sua funzione principale: essere a servizio della gente, soprattutto quella che ha meno voce e rappresentanza. E non al servizio dei poteri forti.

E tu stai facendo quello che ogni politico serio dovrebbe fare: stare in mezzo alla gente, e prima di salire su un palco per leggere un discorso pre-confezionato, sedersi tra il pubblico ed ascoltare.

Alle persone che non si fidano di te vorrei dire che è il momento di fare scelte coraggiose, dopo anni di lamentele e insulti verso la politica, sul fatto che i politici sono tutti uguali, che fanno tutti i loro interessi, e bla bla bla. E' solo una scusa per continuare a piangersi addosso. E poi sappiano che ti stai circondando di persone intelligenti e competenti, esperte sui temi che contano (energia, traffico, immigrazione, ecc.), pragmatiche e decise a portare avanti progetti efficaci. Come sta facendo tuo figlio Jacopo, ad esempio con la città di Padova, protagonista di una rivoluzione quasi silenziosa su energia e ambiente. Sappiano che il sindaco di Londra è venuto a parlare a Milano di come regolamentare il traffico grazie a te. Londra che ha avuto il coraggio di chiudere il centro della città e renderlo a pagamento, potenziando i servizi pubblici e diminuendo traffico ed inquinamento fin da subito. Sappiano che gente come te e Grillo è citata dai giornali internazionali, messa ai vertici delle classifiche dei personaggi dell'anno, mentre i nostri politici fanno delle figure pessime, anche nel paese dell'"amico" George.

Permettimi ancora una cosa. Ho una speranza: che chiunque vinca le primarie per il candidato di sinistra domenica prossima, avrà il buon senso di accogliere gli altri candidati nella propria squadra. Sarebbe una dimostrazione di buona fede e buon senso. Sono sicuro che tu sarai disponibile a farlo, non so se tutti gli altri lo saranno altrettanto.

Ed un invito. A tutti i non residenti a Milano, come me: sicuramente avrete qualche amico e/o parente milanese. Chiamatelo, mandategli una lettera, accertatevi che sappia della candidatura di Dario Fo e di quanto importante potrebbe essere una sua vittoria.
Siamo tutti milanesi.

Con affetto
Matteo Civiero
postato da: civix alle ore 16:21 | Permalink | commenti
categoria:politica italiana, sinistra, dario fo, partecipazione attiva