martedì, 29 novembre 2005
La scienza è una delle più grandi invenzioni dell'uomo, tra le poche che gli hanno permesso di fare un vero e proprio balzo in avanti nell'evoluzione della specie. Quella di fine millennio, e ancor di più quella del 21° secolo, però, sono pericolosamente sempre più collegate ad interessi economici e politici. Purtroppo la ricerca si fa sempre di più nei laboratori delle aziende, oppure nei laboratori pubblici ma con cospicui finanziamenti privati. Anche per il fatto che spesso nei paesi occidentali sembra imperante la fobia dell'intervento pubblico: nella migliore tradizione repubblicana, ciò che fa lo stato è sempre circondato da un'alone di diffidenza, di presunta inefficienza ed incapacità. Se a ciò aggiungiamo il pessimo stato dei conti pubblici e delle risorse per università e ricerca, specialmente nel nostro paese, ci rendiamo conto che la situazione non è delle migliori.

Succede così che, come è stato evidenziato in un post precedente, un noto oncologo ed ex ministro della salute, che nel 2000 si esprime a favore dei prodotti biologici, indicati come una delle migliori soluzioni per la prevenzione del cancro, qualche anno dopo li attacca con termini quasi talebani, "i cibi biologici sono un regresso", sono più pericolosi per la salute, "la polenta fa venire il cancro" (ma non era la gotta?!!), promuovendo a pieni voti i cibi OGM come "futuro dell'umanità". Badate bene che la specializzazione di Veronesi, oncologia, non ha nulla a che fare con agricoltura, alimentazione o epidemiologia. Eppure può benissimo succedere, con la complicità dei media, che un normale cittadino faccia due più due e pensi che Veronesi stia parlando con cognizione di causa. Vi segnalo questo caso, dove si mettono bene in evidenza anche tutti gli errori e le imprecisioni commesse da Veronesi. Chi pensa male non può non ricollegarle al fatto che a settembre 2003 è entrato a far parte del capitale della società biotech Genextra e ne è stato nominato vice-presidente (chi pensa bene dirà che crede talmente tanto agli OGM da investirci anche dei soldi, ed è liberissimo di farlo). Quando poi un sedicente scienziato attacca contiunamente una (sola) parte politica in maniera aperta e veemente, la scienza tocca il fondo: qui trovate l'esempio dell'ormai mitico fisico Franco Battaglia, che oramai ha messo in cantiere una vera e propria pioggia di fuoco, specie contro la sinistra, su OGM, energia, ambiente, agricoltura (vi stupite che scriva per "il Giornale"?). Qui sostiene che il biologico fa ammalare e che l'effetto serra non esiste.

Altro modo di fare disinformazione scientifica è quello di dire che, ad esempio, gli americani hanno introdotto gli OGM su vasta scala e non è successo niente. Questo è proprio un comportamento antiscientifico: non potendo più isolare i soggetti che mangiano OGM con quelli che non lo fanno, non si può ottenere un controllo incrociato sui loro effetti. Gli studi sugli effetti dannosi sulla salute si moltiplicano, l'ultimo è di qualche giorno fa.
O sostenere che una ricerca dimostra che la metà degli agricoltori italiani è favorevole agli OGM (vedi la nota della redazione a fondo pagina).

La sperimentazione sugli OGM viene fatta in massima parte nei laboratori di pochi grandi multinazionali, interessate a ricavare profitto dagli esperimenti e poco propense alla "ricerca di base". Le autorità di controllo si limitano spesso a controllare i dati forniti dalle stesse aziende, anche perchè i controlli e le ricerche in questo campo richiederebbero un sacco di soldi, visto che per la maggior parte delle volte si procede a tentativi. Infatti le conoscenze a disposizione sulle modificazioni genetiche a livello di DNA sono poche rispetto ad un mondo molto vasto e complesso. Per questo non si può parlare di "tecnologie biotech": una tecnologia è data da un insieme di conscenze che mi permette, dato un certo input, di ottenere un determinato output predeterminato, in maniera replicabile ovunque e in qualunque momento. Non è così per gli OGM.

C'è poi la mancata scienza, ovvero la possibilità negata di fare ricerca: restando nel tema degli OGM si può citare Ignacio Chapela, che lavora qui a Berkeley (l'ho potuto sentire di persona un paio di settimane fa ad una conferenza pubblica) e che è stato sospeso tre anni dal suo impiego per la pubblicazione di una ricerca che contesta gli OGM (l'Università di Berkeley aveva ricevuto un finanziamento di 25 milioni di dollari dalla Novartis per sperimentazioni sugli OGM). Chapela non è il solo. Ancora peggio è l'impossibilità di pubblicare i risultati delle proprie ricerche e di metterli al vaglio della comunità scientifica internazionale: penso ai molti dubbi che riguardano la sperimentazione Di Bella, oppure la persecuzione che da anni si abbatte sul dottor Hamer, che ha una teoria molto interessante sull'origine del cancro, supportata da ampie sperimentazioni, e che vorrei una volta per tutte sottoposta alla scienza in maniera obiettiva. Cosa che non è mai stata fatta, per esplicito rifiuto dei suoi superiori (che sono sempre uomini, quindi potenzialmente fallibili).

Senza dimenticare infine, che il metodo scientifico, pur essendo il miglior strumento conoscitivo di cui disponiamo oggi, non è perfetto, nel senso che ci dice qualcosa solo a proposito di ciò che con esso indaghiamo. Difficilmente può dirci se sia vero o meno qualcosa di cui ignoriamo l'esistenza, e che quindi non indaghiamo.
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categoria:scienza, alimentazione, ogm
lunedì, 28 novembre 2005
Che il vicepresidente di una regione (Calabria) viene ucciso al seggio elettorale dalla mafia. Regione direttamente interessata da una serie di appalti pubblici di nuova approvazione, tra cui il più visibile è quello del ponte sullo Stretto, opera di dubbia utilità e fattibilità, con impiego di risorse che potrebbero venir destinate ad altri usi in maniera più proficua. Ma è spesso su questi appalti che la mafia fa i giochi più sporchi. Il Presidente del Consiglio non ritiene di dover partecipare ai funerali.

Che il Governo presenta una proposta di legge per rivedere la normativa sulla confisca dei beni alla mafia, che tanti buoni risultati ha prodotto dal 1996: degli oltre 6.500 beni confiscati ne sono stati destinati oltre 2.500; in Sicilia sono nate molte cooperative e altre ne stanno per nascere in altre regioni. La proposta di riforma permetterebbe a chiunque di ricorrere contro l'eventuale confisca. Governo che affida la difesa della proposta a Ghedini, contemporaneamente parlamentare (quindi legislatore) e avvocato difensore (ovvero invocatore di una certa interpretazione della legge) del Premier nei processi penali a suo carico.

Che un gruppo di cittadini, coordinati da Beppe Grillo, a sue spese, fa pubblicare su una rivista internazionale, l'unica disposta, il link (solo il link) all'elenco dei parlamentari italiani condannati in via definitiva, ovvero un dato pubblico, ma che nessun giornale italiano è disposto ad ospitarlo. E che i diretti interessati si risentono e si indignano del fatto. Questo è un vero e proprio insulto ed offesa a tutti noi cittadini. Cittadini che per farsi assumere devono avere la fedina penale pulita e un curriculum vitae in cui si dimostra di avere le capacità per fare quel determinato lavoro.

La cosa più diretta ed efficace che noi semplici cittadini possiamo fare in questi casi è innanzitutto far sentire la nostra voce. A partire dalla petizione per modificare la proposta di legge sulla confisca. Rinnovo il mio invito a frequentare il blog di Beppe Grillo, un MUST assoluto su queste cose. Qui negli States l'attivismo dei cittadini ha ottenuto grandi risultati, contro iniziative governative o comportamenti scorretti di imprese. Il voto politico è un'altro strumento importante, anche se è più strumentabilizzabile dagli stessi politici.
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categoria:corruzione, politica americana
domenica, 27 novembre 2005
Il settore della produzione di energia è tra i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici in atto, in particolare per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Il protocollo di Kyoto, la prima e più importante, anche se non risolutiva iniziativa a livello internazionale su questo fronte, prevede una serie di meccanismi che stimolano comportamenti virtuosi nella riduzione delle emissioni attraverso investimenti e implementazioni di tecnologie più efficienti e pulite. L'obiettivo è quello di cogliere l'occasione non solo per migliorare la situazione ambientale, ma per promuovere anche sistemi economici più sostenibili. Uno dei meccanismi più interessanti è quello dello scambio di quote di emissione: viene fissato un tetto massimo di emissioni che ciascun paese deve rispettare, quasi per tutti più basso rispetto all'anno di riferimento che è generalmente il 1990. Un soggeto (paese, impresa, privato) può decidere se impegnarsi a ridurre le emissioni anche oltre il limite ad esso assegnato, e in questo caso ottiene dei "certificati", ovvero dei crediti che può cedere a soggetti che invece non hanno rispettato il limite loro assegnato e che sono costretti ad acquistare certificati di emissione dai soggetti più virtuosi.
La scelta dal punto di vista economico è completamente diversa: chi decide per il comportamento virtuoso investe un capitale che, oltre a mitigare i cambiamenti climatici, entra in circolo nel sistema economico e genera stimolo all'innovazione, occupazione (nelle imprese che producono tecnologie pulite o riducono gli sprechi energetici) ed entrate fiscali sugli scambi di tecnologia e sui salari generati. Chi decide di acquistare i crediti di emissione da altri sostiene un costo puro; se in più è lo Stato a fare tale scelta, esso non stimola in nessun modo l'economia, sussidia le imprese inquinanti e lo fa utilizzando fondi pubblici, cioè i nostri.
E' esattamente quello che ha deciso di fare il nostro governo: ha già prenotato un equivalente di 100 milioni di euro di crediti di emissione. Lo ha fatto ora che questi crediti possono essere acquistati ad un prezzo basso (5-7 dollari per tonnellata di co2 emessa anzichè i 21 del mercato), un tipico esempio di speculazione finanziaria. Ciliegina sulla torta, questo è stato possibile grazie alla Banca Mondiale. 100 milioni di euro che potevano essere messi in circolo nell'economia, per stimolare lo sviluppo e l'adozione di tecnologie efficienti e pulite, per contributi a chi migliora l'efficienza energetica della propria casa, per chi utilizza biocombustibili, per chi installa pannelli solari, per chi compra un'auto ibrida, per imprese che offrono consulenze energetiche, e via dicendo, e che invece sono stati trasferiti dalle nostre tasche a quelle delle imprese più inquinanti, che risparmieranno così nel costo d'acquisto dei diritti ad inquinare. I settori maggiormente interessati sono il termoelettrico, la siderurgia, la chimica, la raffinazione, il cartario, vetro, cemento e prodotti minerari, ovvero settori dove c'è grande concentrazione di capitali, quindi interessi di pochi, e che non rappresentano per niente le produzioni di punta del Made in Italy. Bell'esempio di redistribuzione economica e di incentivo all'economia.
Io ho un sogno, in campo energetico: che la mia casa produca più energia di quella che consuma, che non sia una casa "passiva" ma una casa "attiva"; che non sia io a dover pagare la bolletta ad un'impresa, ma che siano le imprese ad acquistare energia da me; che sia libero di scegliere come produrmi l'energia e di non dover dipendere da terzi, da grandi impianti centralizzati controllati da grandi imprese inquinanti. E' un sogno tecnicamente possibile: basta che la mia casa sia ben isolata, che utilizzi impianti ed elettrodomestici ad alta efficienza, che sia costruita con un certo criterio, che utilizzi pannelli solari e fotovoltaici o altre tecnologie pulite. Economicamente fare questo oggi richiede tra il 10 e il 20% dei costi iniziali rispetto ad una casa tradizionale, e un tempo di rientro variabile tra 10 e 20 anni, dopo di che inizio a guadagnare (esatto, la mia casa diventa ATTIVA). Mi aspetterei che il mio governo facesse il possibile perchè i tempi e i costi si abbassino, in modo che per molti questo sogno diventi realtà. Invece continua ad alimentare un'incubo.
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categoria:economia, energia, sviluppo sostenibile
sabato, 26 novembre 2005
Mentre in Italia scoppia il caso del latte Nestlè per bambini contaminato, l'azienda e l'Agenzia euopea per la sicurezza alimentare minimizzano il problema - bisognerà pure che questi bambini si abituino alle sostanze chimiche, con tutte quelle che ci becchiamo ogni giorno! - e il ministro della Salute italiano cerca di giustificare i suoi incomprensibili ritardi, pubblico questa interessante intervista a Franco Berrino, Direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto per lo Studio e la Cura dei Tumori, su una corretta alimentazione preventiva dei tumori. Quello che vorrei mettere in evidenza è che difficilmente sentirete un'intervista del genere in TV: molti medici vengono intervistati su cosa significhi una dieta equilibrata, e generalmente sostengono che si tratta di una dieta variegata, "un po' di tutto senza esagerare", spesso aggiungendo che si dovrebbero introdurre ogni giorno proteine nobili (carne, pesce, uova, formaggio). Qui si dice qualcosa di diverso. Ma i vari Amadori, Aia, Rovagnati, ecc. ecc., sarebbero disposti a farsi pubblicità in trasmissioni che danno simili consigli? Avete mai sentito Umberto Veronesi parlare in tv del fatto di essere vegetariano? Veronesi che recentemente ha attaccato il biologico, e ha dichiarato che la polenta è più pericolosa dello smog (sarà perchè la Fiat sponsorizza il suo istituto?) e che gli ogm sono sicuri. Eppure qualche tempo fa era di parere contrario: leggete in neretto le sue dichiarazioni sui cibi biodinamici, il top del biologico, in questo articolo molto interessante sul nostro rapporto con il cibo sano. Oramai in TV quasi sempre la scienza viene messa abilmente e furbescamente al servizio della grande industria, visto che la pubblicità è diventata per tutti la prima entrata. Dobbiamo imparare a diffidare di quella falsa aurea di verità che spesso si vuole fare passare in certe trasmissioni, e privilegiare un mezzo di diffusione delle informazioni libero ed indipendente come la rete, dove il contraddittorio è sempre possibile.

P.S. Come avrete capito, faccio anch'io parte del racket dei vegetariani, ma non ditelo a Giovanardi.
 
Cosa è consigliato mettere – o non mettere - nel piatto per prevenire i tumori?
Quello che noi consigliamo è molto simile a quello che consigliano i cardiologi per prevenire le malattie di cuore e metaboliche, malattie frequenti nelle popolazioni occidentali che hanno a che fare con un’alimentazione troppo “ricca” in quantità, ma povera di qualità. Si mangia troppo, si ingrassa, e quindi la prima raccomandazione è quella di essere prudenti sulla quantità. Sul piano scientifico la valutazione fatta dai ricercatori in questo campo è quella di basare la propria alimentazione prevalentemente su cibi vegetali non industrialmente raffinati. Cibi integrali, quindi. Meglio se biologici. Nei corsi che facciamo utilizziamo solo cibi da agricoltura biologica, ma chi non ha la possibilità di comprare biologico non si preoccupi, gli alimenti vegetali si possono mangiare lo stesso. Sono gli alimenti di origine animale quelli ad essere più facilmente contaminati dalle sostanze chimiche. Si tratta di riscoprire i piatti della tradizione popolare della nostra e di altre culture: la pasta e fagioli, il riso con le lenticchie, ma anche il cus cus con i ceci del Nord Africa, il riso con la soia che si mangia in Oriente, il mais con i fagioli neri del Messico e così via. In tutto il mondo l’alimentazione tradizionale si è evoluta allo stesso modo: una base fatta di cereali con un po’ di legumi, verdure, e occasionalmente prodotti animali.

L’abbinamento cereali/legumi che importanza ha? E’ paragonabile per qualità proteica alla carne? La può sostituire?
Assolutamente sì. Cereali e legumi possono sostituire la carne. Comunque noi non consigliamo di evitare completamente la carne, ma di ridurne il consumo ad una volta la settimana. Quando una persona mangia cereali e legumi ha tutte le proteine di cui ha bisogno. I cereali sono poveri di un aminoacido, la lisina, che è invece contenuta nei legumi; i legumi sono poveri di aminoacidi solforati: se li mettiamo insieme abbiamo tutto quello di cui c'è bisogno, senza andare all'eccesso. L’alimentazione troppo ricca di proteine animali provoca un eccesso di acidificazione nell'organismo. Mangiare troppa carne, troppo formaggio o latte è una delle cause dell’osteoporosi, perché l’ambiente acido fa perdere calcio dalle ossa.

La dieta mediterranea è consigliata?
Certamente, ma quella di una volta però, con tante verdure diverse, pochi grassi animali, legumi e i cereali integrali. Oggi, invece, si tende a mangiare tutti i giorni quello che un tempo erano i piatti riservati ai giorni di festa. Non sto dicendo che bisogna mangiare con monotonia, come il contadino siciliano che tutti i giorni si cibava di pasta con le fave e solo durante le feste poteva mangiare qualcosa di diverso. Bisogna avere una grande varietà di cibo, scegliendo tra i piatti vegetali della dieta mediterranea, ma va detto che non c’è bisogno di mangiare tutti i giorni il pesce (bastano 2 volte la settimana), né la carne (basta una volta la settimana). I cereali sono alimenti che consigliamo tutti i giorni.

Veniamo agli zuccheri. Quali sono i danni per la salute se ne mangiamo troppi?
La nostra alimentazione è caratterizzata da troppi zuccheri e da troppi alimenti raffinati. La farina 00 ne è un esempio. Si può dire che questa farina sia anche peggio della zucchero: fa aumentare troppo velocemente la glicemia. Questo aumento fa aumentare a sua volta di molto l’insulina e questa fa alzare i fattori di crescita che determinano la maggior parte dei tumori. Infine questi picchi di insulina favoriscono l’obesità, perché ci mandano in ipoglicemia, e questa ci fa venire fame di zuccheri. Più mangiamo zuccheri e più abbiamo fame di zuccheri. Nella nostra cucina, all'Istituto dei Tumori, prepariamo dolci tutti i giorni, ma li facciamo senza zucchero. Sono dolci buonissimi, nei quali usiamo la frutta (uvetta, fichi secchi) per dolcificare e farine non raffinate.

Fonte Lifegate.it
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categoria:alimentazione
venerdì, 25 novembre 2005
Avete mai pensato cosa significhi perdere la risorsa più importante per la nostra sopravvivenza, l’acqua? Potremmo chiederlo alle centinaia di migliaia di cinesi e russi che in questi giorni sono costretti alla fuga dalle loro case o all’acquisto da privati di acqua per ogni necessità, a causa di un incidente in un impianto chimico cinese che sta devastando i fiumi Songhua e Amur.
Ci stiamo maledettamente abituando anche a questo nuovo termine: sfollati. Sfollati dalle città alluvionate, sfollati da un sito contaminato, sfollati per fame e carestia, tra qualche anno saremo sfollati dal nostro pianeta, se non ci diamo una mossa.
L’acqua è un simbolo ed emblema molto potente del rapporto tra uomo e natura: grazie ad essa è iniziata la vita sulla terra, noi non ne possiamo fare a meno, tutte le grandi civiltà e le città si sono sviluppate lungo le rive di corsi d’acqua, da essa ricaviamo cibo, energia, ristoro, con essa produciamo un sacco di prodotti. E via dicendo. Ma l’acqua simboleggia anche un rapporto tra uomo e ambiente sempre più corrotto e squilibrato: alluvioni e siccità legate ai cambiamenti climatici, inquinamento delle falde acquifere e dei mari, perfino fenomeni come lo Tsunami ci avvertono di un equilibrio sempre più fragile e precario.
Voglio parlare brevemente del rapporto che può sembrare più remoto, quello tra responsabilità umane e Tsunami: non sostengo che il maremoto sia una punizione per le colpe degli uomini. Sono gli uomini che si autopuniscono. E’ l’urbanizzazione sregolata e un’agricoltura intensiva, al servizio di puri interessi economici, che hanno amplificato moltissimo i danni e le perdite di questo disastro naturale, trascurando conoscenze millenarie delle popolazioni locali. La prova lampante riguarda le foreste di mangrovie, queste piante spettacolari che hanno protetto la terra e i suoi abitanti laddove sono state conservate. In tutta l’area del sud est asiatico esse portano il nome di Alaithi Kadukal che in lingua Tamil vuol dire proprio "la foresta che controlla le onde". Le mangrovie sono un ecosistema caratteristico dell’area tropicale, che storicamente copriva circa la metà dell’area costiera di questi paesi, con una funzione decisiva per l’alimentazione e la riproduzione delle specie marine e per la stabilizzazione della linea di costa. Alla fine degli anni ’90 si stima che l’estensione dell’ecosistema delle mangrovie sia stato quasi dimezzato. Dal 1975 a oggi, in Thailandia è stata convertita circa l’85% della superficie a mangrovie, mentre in Messico tra gli anni ’70 e gli anni ’90 se ne è perso il 65%. La distruzione di questo ecosistema trova origine prevalentemente nell’urbanizzazione (anche turistica), nell’agricoltura, nella creazione di allevamenti di gamberetti, nel taglio del legname.
Anche gli animali ci hanno insegnato qualcosa: gli elefanti, percepito l’arrivo del maremoto, sono fuggiti in massa sulle colline, salvando così anche i loro padroni e molta gente del luogo. A chi crede che un animale non sia un semplice organismo biologico, questa storia riscalderà il cuore. La tribù tailandese degli “zingari del mare” gli Moken è l’unica che non ha avuto vittime, perchè vive del mare ed anche sul mare e quando i suoi membri videro i segnali strani di scimmie urlare nei loro villaggi sulle rive del mare e gli uccelli invertire improvvisamente la rotta, presero le barche e si allontanarono dalla riva verso il mare aperto, dove l’onda viaggia veloce sotto la superficie.
Tornando al discorso dell’acqua come risorsa, oltre ai pericoli delle catastrofi naturali e della diretta responsabilità dell’uomo, non dobbiamo sottovalutare un altro rischio, molto insidioso ma all’opera da tempo anche da noi: sto parlando della privatizzazione dell’acqua. Viene da chiedersi come mai la Cina, sul cui territorio si concentrano più del 40 per cento delle risorse idriche mondiali, si trova ad affrontare una grave penuria d'acqua potabile e irrigua: mettendo al primo posto la crescita industriale, il governo di Pechino non si è infatti preoccupato di tutelare le risorse ambientali, con il risultato che attualmente un terzo dei corsi d'acqua è inquinato, mentre nelle città il 50 per cento dell'acqua non è potabile. E le vendite dell'acqua in bottiglia delle multinazionali come Danone e Nestlé esplodono grazie alla preoccupazione dei consumatori per la scarsa qualità dell'acqua del rubinetto.
Molte multinazionali stanno investendo da anni nel settore dei rifornimenti idrici. I “giganti dell’acqua” sono soprattutto due imprese francesi: la Vivendi, ex Générale des Eaux, e la Ondeo, ex Lyonnaise des Eaux. In Gran Bretagna ci sono Seven-Trent e la Thames Water, in Germania la RWE, in Italia, in seguito alla legge Galli, aziende come la romana Acea, la milanese Aem e la torinese Amt si sono estese sul territorio nazionale e in altri paesi. 
In Francia, dove la privatizzazione si configura come delega della gestione di un servizio pubblico a un’impresa privata, si è avuto un aumento medio del prezzo dell’acqua del 50%, a Parigi del 154%; gli utili delle imprese sono lievitati al 60-70% degli utili totali. Si aggiunga la scarsa trasparenza delle concessioni con il relativo incremento delle occasioni di corruzione.
 Nel Regno Unito la privatizzazione prevede l’esproprio di un bene comune e le imprese hanno fatto registrare utili esorbitanti, addirittura in altri paesi i costi dell’acqua sono diminuiti per i ricchi e aumentati per i poveri: è il caso di Manila, capitale delle Filippine. In Italia recentemente a Beppe Grillo e padre Alex Zanotelli è stato impedito di parlare del problema a Napoli, dove è in corso una controversia proprio sull’acqua e, cosa incredibile, dove sia città che regione sono in mano alla sinistra!
Non è possibile mercificare anche la più importante delle risorse, non è civiltà questa. Fortunatamente molte popolazioni iniziano a ribellarsi a questa situazione, a partire dall’America Latina, come ad esempio in Nicaragua o in Bolivia. Cosa si può fare localmente? Bere acqua di rubinetto, anziché in bottiglia, quando le condizioni locali lo consentono: costa molto meno, inquina molto meno (non ci sono camion sulle strade che la trasportano e imballaggi da smaltire) e generalmente è più sana. Si può sempre pensare di installare un filtro o un depuratore domestico, si ripagano in poco tempo. Da noi l’acqua costa ancora poco, ma sarebbe buona prassi sprecarne il meno possibile, sia con comportamenti accorti che con apparecchiature semplici e poco costose, come i riduttori di flusso, che permettono anche un notevole risparmio energetico.
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categoria:natura, inquinamento, sviluppo sostenibile
giovedì, 24 novembre 2005
Di rientro da una tre giorni nel sud della California (lunedì c'erano 25°C!!!) e in attesa della cena del Thanksgiving Day, pubblico anch'io, come  Beppe Grillo, questa lettera di Dario Fo sulla sua candidatura a sindaco di Milano. Sullo sfondo si può leggere il pessimo stato di buona parte della sinistra italiana, rappresentata dal candidato "ufficiale" ed ex prefetto Ferrante, che ha dimenticato come si faccia politica in mezzo alla gente anzichè negli uffici e nei palazzi (sarà per questo che piace anche alla destra). E' chiaro che se venisse eletto Fo si potrebbero vedere in azione alcune iniziative molto interessanti anche in tema di ecologia, sviluppo sostenibile, risparmio energetico, equità sociale (ci si può fare un'idea fin da ora qui). Il programma di Ferrante, invece, è bello a parole, ma lui ha già dimostrato nei fatti di non rispettarlo.

"Cari amici,

sono Dario Fo e vengo a dirvi che in un attimo di follia mi sono buttato in questa avventura: concorro alle primarie per essere scelto come sindaco di Milano, insieme ad altri tre candidati.

Da tempo mi sono reso conto che la situazione fisica e umana di Milano è a dir poco tragica.
Qualcuno in seguito al mio gesto mi ha quasi aggredito, chiedendomi: “Ma chi te lo fa fare? Dove vuoi arrivare? Che t’importa di diventar sindaco? Sei un uomo che ha goduto di tutte le fortune: le tue opere sono rappresentate in tutto il mondo, hai ricevuto riconoscimenti straordinari, sei pure Nobel… ma che vuoi ancora!?”.

E io rispondo: “Voglio vedere la mia città un po’ più civile, un po’ più vivibile, meno caotica, con una periferia meno triste, anzi disperata.

Non posso soffrire il proliferare di furbi e incoscienti che pensano solo a far cassa, svendendo palazzi e beni del Comune, comprese l’aria, l’acqua e la terra. Per questo mi sono buttato e mi sto dando da fare come un pazzo.”

Qualche giorno fa c’è stata una grande manifestazione con migliaia di ragazzi delle scuole che protestavano contro i tagli imposti dal Ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, e contro il progetto che li vuole selezionati in cittadini di prima, seconda e terza categoria. Sono andato in mezzo a quei giovani vocianti e giustamente incazzati.
Speravo di trovarci anche il mio antagonista maggiore, l’ex prefetto Bruno Ferrante, ma non c’era.
Ho pensato: “Forse teme le intemperanze dei ragazzi.”

Il giorno appresso mi sono trovato al quartiere Isola fra una folla di cittadini che manifestavano contro le speculazioni edilizie che il Comune sta realizzando in quella zona dove ha in programma di distruggere un parco dal nome poetico, il Bosco di Gioia, abbattendo ogni pianta per farci crescere palazzi enormi e grattacieli.
Ho cercato il mio antagonista appoggiato dai Ds e dalla Margherita… ma lui non c’era.

Mi dicono che è stato visto in un palazzo del centro a conversare con grandi imprenditori del mattone e della calce.

Qualche giorno dopo dei compagni hanno chiamato me e Franca perché ci recassimo subito in Via Lecco, dove dei rifugiati politici, fuggiti da Eritrea, Somalia, Sudan, disperati hanno occupato un palazzo abbandonato da sedici anni. Il Comune ha in progetto di buttarli fuori all’immediata. Anche il mio concorrente Ferrante è stato chiamato per offrire la propria solidarietà a quei 273 diseredati.
Ma lui non c’era. Ha dichiarato che non sarebbe venuto a parlare coi rifugiati politici. E ha aggiunto: “Non è così che si risolvono i problemi. Quel palazzo è di privati, l’occupazione è illegale.”

Ma se c’è qualcuno che è illegale è lo stato e il comune, che non permettono loro, pur avendo il permesso di soggiorno di ottenere un lavoro, una casa e una dignità. Pure il contributo mensile di 400 euro è stato loro da mesi sospeso.

Accidenti! Ma quando riuscirò a vedere il mio antagonista, o almeno qualcuno dei Ds e della Margherita che lo sostengono?!
Al Comune sta passando il progetto per la costruzione di altri grattacieli alla vecchia fiera… un disastro per la popolazione che abita intorno. Il quartiere si ribella al progetto e ha indetto una riunione pubblica per discutere della situazione grave alla quale era invitato anche Ferrante. Io ci vado, ma Ferrante non c’è.

Dov’è Ferrante?

Ieri hanno deciso di vendere a privati, un enorme antico palazzo di proprietà comunale, già casa popolare, invece di restituirlo ai legittimi inquilini che lo abitavano prima della ristrutturazione durata 20 anni, e che oggi vivono in abitazioni fatiscenti.

Bisogna protestare, muoversi: Ferrante vieni anche tu? Ferranteeee!… Non mi risponde…
Finisce che mi toccherà andarci da solo."

Dario Fo
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categoria:politica italiana, corruzione
sabato, 19 novembre 2005
Sono reduce da un comizio tenuto da Cindy Sheehan a Berkeley sulla necessità del ritiro delle truppe americane dall'Iraq. La cosa che mi colpisce di più degli americani è il trasporto che ci mettono nei discorsi. Potete poi immaginare la forza delle parole di una madre che ha perso il figlio in una guerra che non crede giusta. Sentimenti espressi in questa lettera in inglese mandata alla madre di Bush.
L'evento, organizzato dalla sinistra radicale, ha visto anche la partecipazione di Peter Camejo, leader del partito verde californiano - ancor più estremista del nostro. Nonostante la radicalità di questi movimenti, le idee che esprimono rispetto alla guerra in Iraq sono ormai quelle della maggioranza degli americani.

Sappiamo che il supporto a Bush è sceso ai livelli storici (eguagliati solo da Nixon): negli ultimi due mesi in più di 30 sondaggi è sempre risultato che la maggior parte degli americani disapprova la condotta di Bush, in media il 55% (l'inversione si è avuta questa primavera). In riferimento all'Iraq, l'ultimo sondaggio di Pollingreport, un organo di informazione indipendente, mostra che il 63% degli americani disapprova la gestione della guerra, e il 54% crede che sia stato un errore intervenire. Credo che anche in Italia la sensazione sia chiara rispetto a cosa pensano gli americani.
In questo scenario, l'altro giorno il senatore democratico John P. Murtha, veterano del Vietnam, interviene alla Camera chiedendo il ritiro delle truppe, non immediato, ma appena possibile e con un tempo minimo di sei mesi. Quindi suona strano che ieri la stessa camera abbia bocciato con 403 voti contrari e 3 favorevoli la proposta (dove sono finiti i democratici? si chiede uno). Quello che mi sembra non essere troppo chiaro dalla lettura dei giornali italiani è che i repubblicani - a dimostrazione della disinvoltura con la quale usano le istituzioni democratiche e le regole istituzionali - hanno fatto votare una loro mozione che chiede il ritiro immediato senza condizioni delle truppe, quindi non la proposizione di Murtha. Quasi scontato, dunque, il dietrofront dei democratici, che sarebbero andati incontro ad un suicidio politico.
Questo giochetto non è stato messo in luce a sufficienza dai giornali italiani, Repubblica e Corriere della Sera in primis. L'articolo più completo e veritiero è uscito su Rainew24 (come avrete capito sto fortemente rivalutando questa emittente televisiva). In realtà alla Camera è scoppiata una vera e propria bagarre, potete leggerne il resoconto in inglese sul Washington Post e vederne una parte in questo video: vi avviso, alcuni interventi sono un insulto all'intelligenza, quindi sono sconsigliate a chi crede ancora alla teoria di Darwin sull'evoluzione delle specie.
Ad aumentare l'assurdità del comportamento dei repubblicani contribuisce il fatto che il Governo sta già valutando una serie di piani di ritiro, dopo le elezioni irachene del 15 dicembre, come testimonia la CNN. Fologorato sulla via di Damasco? No, semplicemente si avvicinano le elezioni congressuali americane del 2006.

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categoria:politica americana
venerdì, 18 novembre 2005
Riporto per intero un articolo de Il Corriere della Sera sul tema "dell'uso" di animali per produrre pellicce. Qui trovate l'originale con tutti i link a foto e video, se avete stomaco, io non ho avuto cuore di guardarli. Non occorre agggiungere altro. Qualcuno potrebbe pensare, visto che la maggior parte dei fatti si riferisce alla Cina, che ci sono cose molto più importanti come i diritti umani da far rispettare in quel paese. A parte che le due cose (diritti umani e degli animali) non si escludono a vicenda, mi risulta difficile pensare che chi commette le atrocità descritte nell'articolo possa avere vero rispetto per la vita in generale, umana o in altra forma che sia. Qualcun'altro argomenta il fatto che questi "addetti ai lavori" vivono spesso in condizioni di povertà. Mi viene da pensare che non sono necessarie "le torture", che ci sono un sacco di lavori onesti, ma che soprattutto chi acquista le pellicce in questo caso è ancor più colpevole. Dobbiamo diffondere queste informazioni, perchè nessuno possa più di dire "non lo sapevo".

Volpi e visoni scuoiati vivi per le pellicce

MILANO - Morbide al tatto, tanto calde e, secondo alcuni, belle alla vista. Ma le pellicce che fanno bella mostra di sè nelle boutique delle grandi città nascondono spesso una storia di sofferenze e di violenze contro gli animali che sono serviti per produrle. Animali non solo allevati e cresciuti con lo scopo di fornire materia prima all'industria pellicciera. Ma sottoposti anche a crudeltà e sevizie. Fino all'estremo della scuoiatura da vivi. E questo avviene soprattutto in paesi, come la Cina, dove non esistono troppi controlli sulle modalità di produzione. Violenze lontane migliaia di chilometri ma che servono comunque per alimentare anche il mercato italiano ed europeo.


APPELLO AL GOVERNO - La denuncia arriva dalla Lav, la Lega antivivisezione, che assieme alla Swiss Animal Protection e all'associazione East International ha presentato un filmato-choc realizzato dagli animalisti svizzeri nel corso di un'inchiesta in incognito condotta nel 2004 e nel 2005, che testimonia le angherie a cui sono sottoposti volpi, visoni e decine di altri animali da pelliccia. Il video è consultabile sul sito Internet www.nonlosapevo.com, dove è possibile sottoscrivere una petizione al governo italiano per chiedere un bando internazionale all'importazione e al commercio di pelli e pellicce provenienti dalla Cina.
 
PELLICCE DI CANI E GATTI - Le immagini del filmato sono molto crude e sono l'ennesima prova di come all'estero non si vada troppo per il sottile nel recuperare le pelli che poi l'industria provvederà a trasformare in capi di abbigliamento. A finire sotto i colpi degli «allevatori» non sono solo i classici animali da pelliccia, ma anche cani e gatti i cui mantelli sono spesso utilizzati - senza che necessariamente venga dichiarato - nella produzione di vestiario, come documentato anche in un video proposto dalla Peta, la People fort ethical treatment of animals. Milioni di capi vengono allevati in condizioni brutali e scuoiati vivi in Cina (in particolare nelle province di Shandong, Heilongjiang, Jilin, Hebei), per poi finire sui mercati internazionali della pellicceria, soprattutto quelli di Italia, Europa, Stati Uniti, Giappone, Corea e Russia.

«SCUOIATI VIVI» - «L’inchiesta a cui è legato il video - sottolinea Roberto Bennati, responsabile Lav per le campagne europee - documenta squallidi allevamenti, animali storditi a bastonate o sbattuti a terra, ai quali la pelliccia viene strappata via mentre sono ancora vivi: respiro, battito cardiaco, movimento direzionale del corpo e movimento dei bulbi oculari, sono evidenti per un periodo compreso tra i 5 e i 10 minuti dopo che sono stati scuoiati. Si vedono anche operai che salgono con i piedi sulla testa o il collo dell’animale per strangolarlo».

LA MOBILITAZIONE DELLE STAR - Queste immagini hanno già fatto il giro del mondo e sono state rilanciate in rete da numerosi siti animalisti e da diversi blog. E stanno sensibilizzando sempre più anche personaggi famosi che decidono di aderire alle campagne anti-pellicce. Negli Usa, ad esempio, hanno accettato di sposare la causa della Peta sia la popolare presentatrice Martha Stewart, sia il rocker Tommy Lee, che si è prestto addirittura ad uno strip-tease contro le torture sugli animali. Negli Usa ha avuto anche molto risalto la campagna contro l'uccisione delle foche in Canada, testimoniata da un filmato dell'Ifaw (International fund for animal welfare), diventato a sua volta uno dei più linkati nel web.

IL BUSINESS DELLA CINA - La Cina - spiegano alla Lav - è diventata la più grande produttrice ed esportatrice al mondo di pellicce e di manufatti in pelliccia: nel 2004 il valore del commercio di questo tipo di prodotti ha raggiunto i 2 miliardi di dollari statunitensi. Il Paese asiatico produce più di 1 milione e mezzo di pelli di volpi e visoni l’anno, equivalenti all’11% della produzione mondiale di visoni e al 27% della produzione mondiale di volpi, mentre il numero di procioni allevati e uccisi in un anno è di oltre 1 milione e mezzo. Milioni anche i cani e ai gatti uccisi per la pelliccia. Più del 95% dell’abbigliamento prodotto in Cina è venduto in particolare a Europa e Italia, USA, Giappone, Corea e Russia, con l’80% di pellicce esportate da Hong Kong verso Europa, Stati Uniti e Giappone.

PELLICCE LOW COST - Nel settore della pellicceria è oggi possibile trovare un’infinità di capi di abbigliamento e accessori con rifiniture in pelliccia e questo, sostengono gli animalisti, proprio grazie al mercato cinese di allevamento, trasformazione e confezionamento che grazie a manodopera a basso costo e minori tutele, assenza di leggi a tutela del benessere degli animali allevati e norme che vietino atti di crudeltà, permette di proporre prezzi accessibili a un vasto pubblico e di realizzare ottimi guadagni. «I consumatori devono sapere quali atrocità si nascondono dietro tali prodotti - dice ancora Bennati -, per i quali non esiste un obbligo di etichetta che indichi il paese produttore, la specie animale, il sistema di allevamento e uccisione: a loro chiediamo di rifiutarsi di acquistare qualsiasi capo contenente spoglie di animali. Al governo italiano chiediamo di mettere fine a questo mercato di morte».

DIRITTI VIOLATI - «Le condizioni di detenzione degli animali negli allevamenti cinesi violano i più elementari diritti di un essere vivente - dichiara Mark Rissi, responsabile di World Society for the Protection of Animals e di Swiss Animal Protection, le organizzazioni autrici dell’inchiesta -. In tutta la mia carriera di giornalista televisivo non ho mai visto tanta brutalità e crudeltà verso gli animali. Ora che abbiamo queste prove, vogliamo rendere nota a tutti questa terribile realtà e chiedere alle istituzioni e ai consumatori di non rendersi complici di queste violenze».

PRIGIONI E MORTALITA' - In tutti gli allevamenti cinesi oggetto dell’indagine è stato riscontrato anche che la prigionia nelle anguste gabbie provoca gravi effetti sul comportamento degli animali: sono state documentate stereotipie (comportamenti ossessivamente ripetitivi come camminare ripetutamente avanti e indietro o il ripetuto annuire con la testa), completa passività acquisita (mancanza di sensibilità e inattività estrema), automutilazioni. Gli allevatori hanno segnalato problemi nella riproduzione e infanticidio. La mortalità media dei cuccioli prima dello svezzamento può arrivare fino al 50%.
postato da: civix alle ore 16:54 | Permalink | commenti
categoria:animali, consumo etico