mercoledì, 22 novembre 2006
Vi segnalo che da un po' di tempo sto curando un nuovo blog (e trascurando questo)

www.rivoluzioneverde.wordpress.com

su temi dell'ecologia, innovazione verde e sostenibilità. Non so che fine farà Piassa, al momento i mie sforzi sono concentrati su rivoluzioneverde.
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categoria:
mercoledì, 18 ottobre 2006

C'è poco da commentare queste due notizie. C'è solo da sperare che nelle prossime elezioni di novembre, per il rinnovo di una parte del congresso, questa amministrazione venga sconfitta e la maggioranza passi ai democratici, perl quelli più savi e intelligenti (non sono certo dei santi nemmeno loro).

Bush "Spazio vietato ai nostri nemici"

Guantanamo, Bush firma la legge sui processi per terrorismo

Film come "V for vendetta" e "Syriana" aiutano a capire a cosa possa mai servire impedire l'accesso allo spazio ai "nemici" degli USA, o l'uso della tortura nelle interrogazioni. Propedeutici
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categoria:politica americana
martedì, 17 ottobre 2006
E pensare che hanno bloccato il servizio delle Iene sugli stupefacenti parlamentari per questione di privacy...

Londra, 9 ott . (Ign) - Mosche robot in grado di volare nelle postazioni nemiche per spiarne i movimenti. Le stanno mettendo a punto gli scienziati militari britannici. Il progettista, Rafal Zbikowski, ritiene che potrebbero essere operative entro una decina d'anni. Lo riferisce il quotidiano 'Scotsman'. Zbikowski - che ha già realizzato un prototipo che riproduce il battito d'ali d'una mosca in volo - pensa che i minuscoli robot-insetti, in grado di aggirarsi per spazi chiusi e affollati come palazzi, trombe delle scale, tunnel e grotte, potrebbero essere utilizzati per individuare terroristi nascosti o per localizzare le vittime di disastri naturali come i terremoti. Mentre l'esercito degli Stati Uniti, che in parte finanzia la ricerca, ha interesse all'uso delle mosche volanti per il trasporto di piccole cariche d'esplosivo. I piccoli robot, infatti, potrebbero essere l'ultima arma 'intelligente', capace cioè di distruggere un obbiettivo specifico - ad esempio un computer - senza dover bombardare l'intera struttura.

(Adnkronos)
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categoria:tecnologia, guerra
giovedì, 12 ottobre 2006

Godetevi la ramazzata che Beppe Grillo ha dato alla categoria dei giornalisti oggi a RepubblicaRadioTV sul caso Telecom.

Il link alla trasmissione

Inoltre un aggiornamento delle attività di Franca Rame al Senato.

I primi mesi di Franca al Senato sono stati dedicati a preparare la campagna contro lo spreco (vedi convegno a Alcatraz) e a presentare il primo disegno di legge sulla responsabilita' dei funzionari pubblici. Si tratta di una piccola legge che puo' avere ricadute enormi. L'idea, come Franca aveva annunciato, e' quella di rivolgersi a chi, nella societa' civile, da tempo ha proposte di razionalizzazione da fare ma non trova nella politica nessuno che lo ascolti. E questa proposta di legge segue proprio questa filosofia: e' stata proposta da un gruppo di 150 giudici della Corte dei Conti che da tempo, inascoltati, cercano di ottenere leggi che gli permettano di fare bene il loro lavoro. Puoi firmare in favore di questo disegno di legge cliccando qui.
Sempre sul blog di Franca e' in corso la discussione sulle proposte uscite dal convegno che ora verranno via via trasformate in disegni di legge.
Grandi energie sono state poi spese da Franca per capire i meccanismi di un mondo veramente complesso e strano come quello parlamentare...
Per far capire come ci si trova e come si vive in parlamento Franca ha iniziato a pubblicare sul suo blog un diario con il titolo Racconto di vita.
Ora Franca sta lavorando per ottenere l'adesione a questo progetto di singoli, associazioni e parlamentari e cerchera' di tirare le fila in un convegno che si terra' a Roma entro novembre.
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categoria:politica italiana, beppe grillo
mercoledì, 20 settembre 2006
Riporto interamente questo post tratto dal sito di Beppe Grillo. E' la dimostrazione di cosa è diventato il partito dei DS, un'oligarchia completamente staccata dalla base e dagli elettori, cosa che si era già vista in occasione delle primarie a Milano. Un partito incapace di mettersi in discussione e incapace di uscire dal complesso di Berlusconi. Qui il video dell'accaduto descritto nell'articolo.

"I meet up di Beppe Grillo di Pavia e Milano insieme a Piero Ricca sono andati alla Festa dell'Unità per discutere dell'indulto. Ecco come è andata.

"Rivoglio il mio microfono.
Potrei iniziare da qui, con involontaria citazione dal Santoro rockpolitik, questa cronachetta dalla serata fassiniana alla festa dell'Unità di Milano.
Il microfono del mio megafono Ikarus, intendo, che mi è stato strappato da un militante diessino violento e ladro.
Non è stato semplice, lunedì sera, alla festa dei 'democratici di sinistra' esprimere il nostro democratico diritto al dissenso. Meglio: esprimere l'opinione della maggioranza degli italiani sull'indulto vip di mezza estate. Ma l'avevamo messo in conto. E tutto sommato ci è andata di lusso: siamo rincasati sani e salvi. Ecco com'è andata.
Alle 20,20 ci ritroviamo, come convenuto con i grilli milanesi, alla fermata del metro Lampugnano. Siamo una quindicina, con duemila volantini e i soliti cartelli. In pochi minuti raggiungiamo lo spazio antistante il palamazda (quel palamazda, dove con l'amico Ric Farina sfidammo la tribù forzista, che oggi quasi rivaluto al confronto di tanti militanti diessini). Indossati i cartelli, iniziamo a volantinare a tutto spiano. A un certo punto, in attesa di Fassino, annuncio la nostra presenza al megafono, con breve comizietto. In un attimo mi arrivano addosso in tre o quattro, c'è anche una donna, con la voce roca, i capelli biondastri e l'aria della padrona di casa. Segue un'accesa discussione: nel senso che loro ci aggrediscono e noi cerchiamo di toglierceli di torno. Vogliono impedirci di parlare al megafono e di filmare. Un tizio prende alcuni volantini e li strappa. La biondastra rocamente mi intima di smettere di megafonare. Gli altri ringhiano senza sosta.
Rispondo con le pacate argomentazioni di sempre:
1 - Questa è una piazza pubblica
2 - La festa dell'Unità non è luogo extraterritoriale
3 - Anche qui, dunque, vige l'articolo 21 della Costituzione italiana, che garantisce la libertà di espressione
4 - Peraltro sIamo anche noi elettori del centrosinistra: possiamo criticare o andiamo bene solo alle elezioni?
5 - In tema di indulto, inoltre, la maggioranza degli elettori del governo Prodi è con noi.
Le repliche dei sempre più agitati compagni sono un campionario di ritardo culturale. Eccole riassunte:
1 - Questa è una festa privata
2 - Questa piazza l'abbiamo affittata noi, per questa sera è nostra
3 - Ma a voi chi vi paga, Berlusconi?
4 - Se lo andaste a fare alle feste delle destra, questo lavoro, vedreste cosa vi capita
5 - Andate fuori dai c…ni brutti str…zi!

Volti, espressioni, modi sono incarogniti, minacciosi, penosi. Gli amici della Digos vigilano in disparte, inutile è il mio tentativo di farli intervenire per difendere i nostri diritti. Alle feste 'private' dei Partiti-Stato la vera forza pubblica è il servizio d'ordine. Il primo assalto si conclude con la sospensione del mio comizio al megafono. Poi inizia l'entusiasmante esternazione fassiniana; la seguiamo da uno schermo esterno continuando a volantinare e a esporre i cartelli. C'è il tempo di uno scambio di battute con l'uomo di punta della Quercia a Milano: il presidente della provincia Filippo Penati. Provo a scuoterlo dal suo lugubre torpore obiettando che in un'epoca di corruzione dilagante varare come primo provvedimento parlamentare un indulto esteso ai vip del crimine e a reati non ancora scoperti.. Mi risponde: l'indulto è servito ai poveri cristi, tanto i vip in galera non ci andranno mai, Consorte non è stato ancora condannato. Ha capito tutto.
Verso le 23 Fassino s'avvia al ristorante Valtellina per il rituale saluto ai volontari della festa. Lo avviciniamo chiedendogli di prendere il volantino e di rispondere alle nostre critiche. Lui tira dritto, mesto e indifferente.
A quel punto riprendo il megafono, salgo su una panca e riassumo le nostre ragioni, anche evocando la figura di Enrico Berlinguer e la sua battaglia sulla questione morale.
Apriti cielo. Evocare la questione morale alla festa dei diesse? Peggio che bestemmiare in chiesa! Si leva una sorta di boato, un frastuono indistinto di insulti, minacce, fischi e ululati. I più esagitati ci vengono addosso. Fisico tracagnotto, mezz'età, volti ottusi: il giorno dopo me li ricordo così, gli ultimi residui della vecchia guardia stalinista. Nuovo parapiglia. Si sfiora il linciaggio. Questa volta i gendarmi si mettono in mezzo, limitando i danni. Nel trambusto uno degli stalinisti tracagnotti, protetto dalla massa, per zittirmi mi strappa il microfono del megafono. Non son più riuscito a recuperarlo. Naturalmente i poliziotti - ben attenti a proteggere Fassino dal terribile rischio di una pernacchia - fanno finta di non vedere, benché siano a mezzo metro di distanza. Alle feste 'private' dei Partiti-Chiesa si può aggredire e derubare impunemente un dissenziente sotto lo sguardo vigile della Digos. Ma questa storia non finisce qui. Anche le maggioranze, dopo tutto, hanno diritto a far sentire la propria voce". Piero Ricca."
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categoria:politica, politica italiana, sinistra, partecipazione attiva
lunedì, 18 settembre 2006
I tifosi della politica mi fanno riflettere molto ultimamente. Molti di loro sono convinti che la loro parte politica sia il meglio, e faticano a vedere errrori, o peggio, doppio giochi e astuzie dei loro leader. In questo momento penso ai tifosi della sinistra, a chi inneggia ai vari Fassino, Rutelli, Dalema. Ecco un ottimo articolo di Giavazzi sul Corriee di oggi, che spiega non solo alcuni colpi di finanza creativa del buon Tremonti, ma come la sinistra li abbia ripresi alla grande. Capisco le difficoltà finanziarie del momento, ma vista la campagna elettorale mi sarei aspettato qualcosa di diverso, più rischio e intraprendenza. Certo, ipotizzando che quel che si dice in campagna elettorale corrisponda almeno un po' agli intenti veri!!!!

"I telefoni e il ritorno dello statalismo

Le tentazioni della cassa

di
Francesco Giavazzi

È possibile che il ministro dell’Economia sia faticosamente alla ricerca di 30 miliardi di euro con i quali far tornare i conti della legge finanziaria e negli stessi giorni i consiglieri del presidente del Consiglio pensino di spenderne 10 per acquistare un pezzo di Telecom Italia, e così consentire a qualche privato di rimborsare i propri debiti con i denari dello Stato? È una coincidenza curiosa e che desta stupore e incredulità nei cittadini. Questa incongruenza è possibile solo perché esiste la Cassa depositi e prestiti. È la Cassa la «madre di tutte le tentazioni ». Senza la Cassa il progetto di scorporo della Telecom ideato da Angelo Rovati e da altri collaboratori di Prodi non sarebbe stato neppure immaginabile.

Fino a qualche anno fa la Cassa — che è una specie di banca dello Stato — esercitava una sua tranquilla funzione: raccoglieva i risparmi delle famiglie presso gli sportelli postali e li usava per concedere mutui ai Comuni. Cinque anni fa Giulio Tremonti scoprì che i regolamenti europei non esigevano il consolidamento della Cassa nel bilancio dello Stato. Per ridurre il debito non era più necessario privatizzare imprese pubbliche: era sufficiente spostare le loro azioni dal bilancio dello Stato a quello della Cassa. Ed era anche possibile finanziare alcuni investimenti pubblici senza pesare sul bilancio: bastava chiedere alla Cassa di farsene carico. Evidentemente si trattava di illusioni contabili, pur legittimate da Bruxelles, e Tremonti le usò con disinvoltura. Con il tempo il risparmio postale non fu più sufficiente: Tremonti chiese alle Fondazioni bancarie di fare un prestito alla Cassa.
Con questi denari il ministero dell’Economia, padrone della Cassa, acquistò da se stesso azioni di Eni, Enel, Terna e StMicroelectronics, chiamandole privatizzazioni. In cambio le Fondazioni ebbero la garanzia di un buon rendimento (privo di rischio perché nella Cassa esse godono del diritto di recesso), qualche posto in consiglio di amministrazione e soprattutto la speranza che Tremonti abbandonasse la coraggiosa battaglia che da anni conduceva contro queste istituzioni. (L’aspetto poco elegante ed eticamente discutibile sta nel fatto che le risorse delle Fondazioni sono gestite da consigli di amministrazione autonominati, come se il loro patrimonio non fosse un bene pubblico). Due sono le implicazioni.
Ormai per privatizzare davvero Eni ed Enel non è più sufficiente una decisione del governo: bisogna convincere la Cassa, dove le Fondazioni contano molto. Inoltre, la nuova Cassa non è più una tranquilla istituzione priva di rischio: le sue passività sono titoli a reddito fisso, ma oggi i suoi investimenti sono, almeno in parte, azioni. Immagino che la Vigilanza della Banca d’Italia la terrà sotto osservazione. Dopo aver tuonato per cinque anni contro la finanza creativa di Giulio Tremonti, il governo dell’Unione non ha saputo resistere alla tentazione. Perché non ricorrere alla Cassa per statalizzare qualche impresa privata e difenderne così l’italianità? La Cassa non ha risorse sufficienti? Non è un problema: dopo le Fondazioni si può ricorrere alla nuova grande banca nazionale, Intesa- San Paolo, che non a caso Prodi chiama «la banca dello sviluppo».
Anche in questo caso basterà garantire un buon rendimento e nessun rischio, il tutto a carico dei contribuenti. Intanto il ministro dell’Economia fatica a trovare i soldi anche per finanziare la missione di pace in Libano.
18 settembre 2006"
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categoria:politica italiana, sinistra
venerdì, 15 settembre 2006
Interessante descrizione di come funzionano i TG sulla rete pubblica in termini di dibattito politico (naturalmente, essendo un articolo tratto da un giornale di sinistra, il pezzo è un po' più morbido con la propria parte). Speriamo che il buon Riotta sappia trovare una formula innovativa e un po' più neutrale rispetto al passato.


Tratto da Repubblica di oggi.

"La formula ha sostituito in video e alla radio il pastone politico. E ora il Palazzo chiede al nuovo direttore del Tg1 di abolirla

"Ultima parola sempre alla Cdl"

Così Mimun inventò il panino. Quando l'Ulivo vinse fu rovesciata la ricetta: parola all'opposizione due volte

di SEBASTIANO MESSINA

ROMA - L'augurio di Fausto Bertinotti: "Caro Riotta, spero davvero che lei riesca ad abolire il "panino" dal Tg1". La certezza di Carlo Rognoni: "Riotta innoverà, cominciando a togliere di mezzo pratiche indigeste come il famigerato "panino"... ". L'avvertenza di Franco Giordano: "Per noi il pluralismo non è il cosiddetto "panino"del Tg1". Di quale panino parlano, il presidente della Camera, il consigliere d'amministrazione della Rai e il segretario di Rifondazione? Di un panino virtuale, naturalmente. Nulla che abbia a che fare con la pausa pranzo dei giornalisti del Tg1. Nulla di commestibile. E neanche nulla di buono.

Cos'è il "panino"? E' un'invenzione di Clemente Mimun, un'idea che lo illuminò negli anni in cui dirigeva il Tg2 (è passato tanto tempo: c'era il primo governo Berlusconi). Una formula che non consiste nello sminuzzare, cuocere e servire le opinioni di quindici partiti in un minuto - questo era il "pastone", che risale alla preistoria dei nostri telegiornali - ma nel confezionare una specialissima nota politica nella quale il ruolo del pane e quello del companatico sono assegnati in partenza: la prima fetta di pane spetta al governo, in mezzo c'è la fettina di mortadella dell'opposizione (che in genere "protesta", "attacca", "contesta" o si produce in altre attività negative) e poi arriva, puntualmente, la seconda fetta di pane, quella della maggioranza.

La bravura di Mimun - se così si può dire - è stata quella di adattare questa ricetta, creata inizialmente per il primo governo del Polo, anche alla stagione del centro-sinistra. Rovesciando la parti, si capisce: durante il governo D'Alema, per esempio, nel suo Tg2 la prima e l'ultima parola spettava sempre all'opposizione berlusconiana.


Ma il trionfo del "panino", la sua definitiva consacrazione a sistema ufficiale per lo schiacciamento del centro-sinistra, è arrivato con il secondo governo Berlusconi, quando Mimun è passato dal Tg2 al Tg1. Approdato al primo telegiornale italiano, lui ha perfezionato la formula rendendo tassativo l'ordine delle opinioni. Mai, neanche per sbaglio, l'ultima parola doveva toccare all'opposizione.

E se nessun ministro aveva detto una parola? Si faceva chiudere, comunque, a un capogruppo della maggioranza. E se poi, disgraziatamente, l'attesa dichiarazione governativa era arrivata dopo il montaggio del servizio, allora toccava al conduttore incollarla subito dopo la nota politica (memorabili le facce della Busi o di Sassoli, più di una volta costretti a leggere in diretta, senza preavviso, le urgentissime parole di Bondi, di Cicchitto o di Schifani).

Ora, poteva anche capitare - in linea teorica - che i commenti a una vicenda politica fossero solo due, e che il primo in ordine di tempo fosse quello berlusconiano. E' capitato. Capitò, per l'esattezza, ad Andrea Montanari. Il quale un giorno si trovò a scrivere di una polemica tra l'avvocato Taormina (Forza Italia) e il suo collega Calvi (Ds). Montanari, essendo un cronista di vecchia scuola e un giornalista dalla schiena dritta, rispettò l'ordine cronologico (oltre che logico), e montò prima la battuta di Taormina e poi la risposta di Calvi. "Non va - gli dissero - devi invertire l'ordine". Lui si rifiutò: "Non posso dare prima la risposta e poi la domanda". Risultato: il servizio venne sfilato dall'edizione delle 20 e mandato in onda solo a mezzanotte. Quanto a Montanari, per un anno fu tenuto fuori dal video - senza che nessuno gli affidasse più un servizio - a riflettere sulla sua testardaggine.

Dice Mimun: ma il panino non l'ho inventato io, c'era già prima di me. Non è così. Prima c'era un'altra cosa. C'era il "bidone". Nei telegiornali dell'Ulivo, per esempio, ogni giorno un cronista seguiva il centro-sinistra e un altro si occupava del centro-destra. Poi, a fine giornata, ciascuno dei due impastava le notizie sul suo schieramento (in un "bidone", come fu subito soprannominato questo contenitore dalla forma elastica) e il Tg mandava in onda i due servizi uno dopo l'altro. Neanche quello era un metodo esaltante, però almeno non annullava il ruolo del cronista politico e non prevedeva il divieto per il giornalista di fare domande al politico.

Perché - al di là del "panino" che rimane il suo capolavoro - la mossa di Mimun che ha provocato una mutazione genetica dell'informazione politica nei tg è proprio l'abolizione dell'intervista come genere giornalistico. Il contraddittorio tra il cronista e il politico è stato abolito, e lui ha riservato solo a se stesso il diritto di intervistare i leader.

Quando vedevamo Bonaiuti o Vito che parlavano al Tg, pensavamo che stessero rispondendo a un giornalista. E invece no, avevano davanti solo un telecineoperatore, mandato lì a raccogliere (da solo) le dichiarazioni spontanee dell'interessato. A tutti, centro-sinistra compreso, stava bene così. Solo una volta - che si sappia - un ministro protestò. Quando Gianni Alemanno vide arrivare il telecineoperatore chiese, incavolato: "E il giornalista, dov' è?". "Ma lei sa già tutto, mi hanno detto..." rispose l'altro, imbarazzatissimo. "No, io non so niente. E non mi piace farmi le interviste da solo". L'"intervista" non si fece. Ma rimase un caso isolato."
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categoria:politica, società
giovedì, 07 settembre 2006
Questa notizia la posto perchè mi ha fatto tanto ridere la storia di questa ragazza squattrinata che ha avuto fortuna, e la domanda ingenua che si è posta "perché non si dovrebbe poter dormire in mezzo alle spighe?". In bocca al lupo a tutti gli squattrinati in cerca di un lavoro romantico!


In Germania la prima struttura open air: 15 «stanze» in un campo coltivato.

Si dorme sotto baldacchini, coperti di fieno. «È il nuovo turismo ecologico», né radio, né tv: solo grilli e civette. 7 euro a notte.

BERLINO — «Un letto nel grano è sempre libero, i grilli cantano e c'è profumo di fieno», cantava nel 1976 Jürgen Drews, ibrido tedesco tra Gianni Morandi e i Righeira.
Ma se passate dalle parti di Bad Kissingen, cittadina dell'Alta Baviera, forse è meglio prenotare.
Perché tra le spighe, di questi tempi, lo spazio rischia di essere limitato. Bett im Kornfeld, «Letto nel grano»: il primo vero open-air hotel del mondo, quindici stanze senza pareti — tre metri per tre di campo su cui le spighe sono state spianate per lasciar spazio a un letto matrimoniale in ferro battuto; al posto delle coperte, mucchi e mucchi di fieno.
La reception è una tenda da circo a spicchi colorati, sopra ogni «camera» un baldacchino di tela per ripararsi dalla pioggia.
Chi vuole si porta sacco a pelo o lenzuola — in campagna, di notte, fa freschino —, altrimenti ci si seppellisce tra l'erba secca, lasciandosi inondare da profumi e sensazioni, e ci si addormenta nel silenzio più assoluto (frinire di grilli e richiami di civette, ovviamente, non fanno testo).
Niente luci, niente radio, figuriamoci cellulari o televisioni: chi sceglie di trascorrere una o più notti al «Bett im Kornfeld» non cerca comodità da grande albergo, ma un contatto più profondo con la natura.
Lontano dalla pazza folla.
La fuga, ora, è possibile; e gli ospiti si precipitano qui da tutta la Germania, conquistati da un semplice passaparola.

Gli amanti del riposo senza muri devono paradossalmente ringraziare la crisi economica: «Era l'estate del 2002 — racconta oggi Monika Fritz alla Süddeutsche Zeitung — ed ero completamente spiantata. Volevo fare qualcosa di emozionante, romantico e legato alla natura — ma che non mi costasse niente».

Il Letto nel grano è nato così, dal desiderio di vacanze di una «ecotropologa», come si definisce lei, senza lavoro e senza soldi.
Che una mattina alla radio si è trovata a riascoltare quella vecchia canzone, hit di un'estate di ormai trent'anni fa, «e ho pensato: perché non si dovrebbe poter dormire in mezzo alle spighe?».

L'idea ha conquistato Otto Funck, consigliere comunale e agricoltore, che ha messo a disposizione oltre 600 metri quadrati di campo coltivato a cereali.
Doveva durare due settimane; questo è il quarto anno.

«Da nessun'altra parte al mondo è possibile dormire in un campo di grano, è fantastico», raccontano gli ospiti. E l'albergo di Monika e Otto (www.bett-im-kornfeld.de) rischia davvero di essere unico: perfino i lodge «open air» più sperduti, nella savana o nelle foreste pluviali, hanno abdicato alle pareti, ma non a tetti e pavimenti in legno, bar e piscine.
Qui al Bett im Kornfeld, niente di tutto questo.
La sera ci si riunisce intorno al fuoco, per un barbecue a base di würstel e patate; alle 22 scatta il «silenzio», all'aria aperta anche un sussurro diventa un grido.
La mattina, tutti sotto la tenda centrale per una colazione a base di müsli biologico, marmellate fatte in casa, formaggi e salumi tipici. I bambini si rincorrono da una stanza all'altra, collegate da «corridoi» che assomigliano a un labirinto dorato, si tuffano nei covoni, si imbrattano col fango dello stagno.
Costo di una notte sotto le stelle, sulle orme dei vagabondi che popolano la letteratura tedesca, dal medievale Till Eulenspiegel ai personaggi di Hermann Hesse: 7 euro.
Costo della colazione: 8 euro.
Il profumo della libertà non ha prezzo, è vero; ma se può essere addirittura economico, allora il tutto esaurito del Letto nel grano si spiega da sé.

Corriere della sera, 10 agosto 2006
postato da: civix alle ore 03:45 | Permalink | commenti
categoria:divertimento, buone notizie, stili di vita, sviluppo sostenibile